Proteggiamoci sempre nel modo giusto

Nella scelta della mascherina bisogna valutare con attenzione l’indice di filtrazione o BFE del tessuto, sia in entrata che in uscita

di Gloria Ciabattoni

Mascherine chirurgiche, FFP 2 o 3, mascherine di moda, mascherine fatte in casa: dopo quasi un anno di battaglia contro il contagio da Covid-19, sulle mascherine è ancora bufera. Come scegliere un modello che tuteli al massimo la propria salute e quella delle persone che avviciniamo, con missione zero contagi? Dobbiamo fare attenzione all’indice di filtrazione o BFE del tessuto, che non deve comunque essere tossico, e all’indice di respirabilità. Ce ne parla un’esperta dell’azienda A&R Pharma, specializzata in dispositivi medici.

Il BFE è la misura della capacità della mascherina di stoppare i bacilli che potremmo inalare e assorbire e pure quelli che potremmo diffondere intorno a noi. Con la norma 14683 i valori minimi sono stati fissati a 95%. Quindi prima di tutto dobbiamo essere sicuri che il dispositivo che indossiamo abbia un BFE misurato da enti credibili e adeguato. No quindi a tutte le mascherine senza certificazioni verificabili. La chirurgica non serve per proteggere se stessi, perché in entrata ha un BFE quasi nullo (20%). Indossandola proteggiamo solo gli altri. Questo se è stata realizzata secondo la normale se è viene indossata al massimo per 4 ore, poi finiscono nei rifiuti indifferenziati. Le FFP3 hanno un buon BFE in generale, ma sono state concepite per un uso individuale e professionale. Le mascherine A&R Pharma hanno un indice di filtrazione che è il massimo testato sia in entrata, del 98,7%, sia in uscita, del 98,5. Basta pensare che la chirurgica in uscita ha solo 95 che è il requisito minimo. Sulla confezione delle mascherine A&R Pharma si trovano le informazioni che indicano le sue proprietà (nelle foto, alcuni dei modelli disponibili).

Le mascherine A&R Pharma sono un dispositivo medico di Classe 1 CE registrato al Ministero della Salute al numero 1945649. L’impermeabilizzante è conforme a OEKO-TEX, requisiti standard 100 e ZDHC. Il test sull’indice di filtrazione è eseguito con lo stafilococco aureo, secondo norme EU 14683:2019.

L’attività antimicrobica è ottenuta con un tessuto in doppio strato tubolare, innocuo per la salute umana, sottoposto a specifici trattamenti a base di Zinco Pyritone (testato ISO 22196 OR ISO 20743- EPA Registered). Gli studi sono stati eseguiti dagli autorevoli laboratori Biochem. A&R Pharma è anche garanzia di maggior rispetto per l’ambiente, perché la mascherina A&R Pharma dura 8 ore al giorno, è lavabile e si riusa per 20 giorni. È comoda da indossare (è elasticizzata) e ha un’ottima respirabilità. Si può acquistare in farmacia o comodamente sul sito www.arpharma.it. È consigliata anche per le aziende e le scuole perché le mascherine A&R Pharma proteggono più delle chirurgiche e risultano più economiche in quanto ognuna dura 1 giorno ed è riutilizzabile 20 volte, al costo di 0,10 cent. Infine, è brandizzabile con il logo dell’azienda.


Diagnosi tempestiva e terapie per battere l’artrite reumatoide

La patologia può essere curata e tenuta sotto controllo fino alla remissione clinica nel 50-60% dei casi

L’artrite reumatoide è oggi una malattia potenzialmente gestibile, anche se troppo spesso viene sottovalutata, fino alla comparsa delle lesioni più gravi. Una diagnosi tempestiva è fondamentale per contrastare la progressione, consentendo la remissione clinica: controllo, riduzione o scomparsa dei sintomi in un’elevata percentuale di casi. Per sensibilizzare la collettività sull’importanza della remissione dell’artrite reumatoide, migliorando la qualità di vita di chi ne è affetto, ha preso le mosse una campagna patrocinata da Anmar (Associazione Nazionale Malati Reumatici Onlus), declinazione italiana della rete internazionale «Talk over RA», con l’obiettivo di promuovere la collaborazione e il dialogo tra il paziente e lo specialista reumatologo.

«La remissione clinica dell’artrite reumatoide è un traguardo possibile – ha aggiunto il professor Luigi Sinigaglia, Past President della Società Italiana di Reumatologia (SIR) – si tratta di una patologia che può essere curata e tenuta sotto controllo, e ora persino fermata prima che porti alla progressiva perdita di funzioni fondamentali che comportano, negli anni, l’invalidità. Noi specialisti reumatologi abbiamo a disposizione cure efficaci, messe a punto negli ultimi 15-20 anni, che possono consentire, in un’elevata percentuale di casi, la remissione completa. Il problema resta, però, la diagnosi precoce che, nel nostro caso, può avvenire anche due anni dopo la comparsa dei sintomi. Oggi riusciamo a raggiungere la remissione nel 50-60% dei pazienti se la malattia viene diagnosticata entro un anno dalla comparsa dei primi segni».

Dunque, stretta collaborazione tra medico e paziente per condividere il percorso di cura. Roberto Gerli, presidente della Società Italiana di Reumatologia (SIR) sottolinea che le linee guida sul trattamento dell’artrite reumatoide hanno cominciato a nominare la remissione negli ultimi anni, da quando si sono resi disponibili farmaci efficaci. «La prognosi è decisamente migliorata – ha spiegato il medico – siamo passati dal sollievo sintomatico al rallentamento, fino alla possibilità di ottenere la remissione. Oggi, l’innovazione continua a offrire opzioni in grado di fare la differenza. Parliamo di nuovi farmaci biotecnologici e JAK inibitori, molto efficaci e ben tollerati, che saranno in prima linea per il trattamento precoce di questa patologia volto a raggiungere l’obiettivo della remissione. Oltre a un armamentario terapeutico, noi clinici abbiamo anche a disposizione strumenti diagnostici multidisciplinari e molto sofisticati, dalle tecniche di imaging ai test di laboratorio, per mettere a punto terapie tempestive e tailor-made, cucite su misura». Alessandro Malpelo