L’antica disciplina per il corpo e la mente

Tanti stili di yoga diversi (e un po’ troppa competizione), ma un unico obiettivo: l’equilibrio psicofi sico per tutti

di Franca Ferri

«YOGA chitta vritti nirodha», ovvero «lo yoga calma le fl uttuazioni della mente». Non c’è riferimento al corpo, nel verso più celebre degli Yoga Sutra di Patanjali, il testo millenario (circa 500 a.C., ma la datazione non è certa) che ogni insegnante non manca mai di citare. E a sua volta yoga viene tradotto con ‘unione’, sottinteso: fra corpo, respiro e mente. Eppure nelle tante versioni di questa pratica nel III millennio la fi sicità è un aspetto sempre più evidente: basta seguire su Facebook o Instagram alcune delle tante ‘yoga star’ che dispensano pillole di saggezza, posizioni acrobatiche e equilibri improbabili (per i comuni mortali). Come siamo arrivati così lontano dall’origine? E sopratutto: cosa è, e a cosa può servire davvero, lo yoga? Come lo conosciamo oggi in Occidente, lo yoga ‘nasce’ all’inizio del ‘900, quando il maestro indiano Krishnamacharya combinò la pratica fi sica più vigorosa con le radici più spirituali dello yoga. Quasi tutti gli stili dell’hatha yoga (che signifi – ca ‘fi sico’) di oggi discendono dalla diversa interpretazione data da due dei suoi discepoli più famosi, B.K.S. Iyengar e Sri K. Pattabhi Jois. Il primo enfatizzato la precisione delle ‘asana’ (in sanscrito, che è la lingua uffi ciale dello yoga, signifi ca ‘posizioni’), anche con l’utilizzo di piccoli attrezzi, mentre il secondo, creando le sequenze dell’Ashtanga Vinyasa Yoga, ha reso centrale la fl uidità del movimento legato al respiro. Veniamo al presente: gli stili dello yoga sono talmente tanti, che un principiante ne rimane disorientato. Lento o veloce, con la musica o in silenzio assoluto, con o senza attrezzi, basato su una sequenza fi ssa di movimenti o diverso ogni volta, più dinamico o più statico… Quel che conta è la sensazione di benessere che questa pratica fi – sica crea nel corpo. Corpo che, con l’andare del tempo si modifi – ca, anche se lo yoga è comunque una disciplina dolce: ci si allunga, si impara a distendere i muscoli e le articolazioni, a fare quei piccoli movimenti che fanno raddrizzare la schiena e le spalle. L’obiettivo non è (almeno, non dovrebbe essere) raggiungere posizioni estreme, anzi: mai come in questa pratica ‘quel che conta’ è il percorso, il viaggio e non la meta fi nale. È una consapevolezza in primo luogo fi sica («quando mi piego non riesco a toccare a terra con le mani»), che diventa conoscenza di se stessi: «come posso allungarmi di un altro millimetro? cosa mi spinge a farlo? qual è il mio limite? dove provo dolore?». Si prende coscienza del respiro e si impara a gestirlo: quando è corto e contratto o lento e profondo, e quanto sia fondamentale nell’”aprire” il fi sico e nel calmare la mente. Ed ecco che siamo tornati a chitta (mente): focalizzarsi su se stessi per il tempo della lezione risulta un modo sorprendente per alleggerire lo stress. Per ricaricarsi o calmarsi. Insomma per ritrovare l’equilibrio che conta di più: quello interiore.


SOLSTIZIO D’ESTATE

Il 21 giugno e i saluti al sole dello ‘yoga day’

Una breve sequenza di posizioni che servono a risvegliare l’energia, oltre ai muscoli: il ‘saluto al sole’ è uno dei cardini in quasi tutti gli stili di yoga. Non è un caso che l’International Yoga Day cada, ogni anno, nel giorno del solstizio d’estate, il giorno del sole per eccellenza. Come ‘festeggiare’? I più temerari (e ‘allenati’) con 108 saluti al sole, perché 108 è il numero sacro nell’induismo e nel buddismo.


Prova costume
Il grande freddo vince sul grasso

La criolipolisi è la nuova tecnica estetica
Agisce a una temperatura sotto lo zero e uccide le cellule adipose localizzate

di Gloria Ciabattoni

PANCETTA e ciccia sui fianchi, ovvero i nemici giurati della prova costume ormai alle porte: nemici per le donne, ma anche per molti uomini. L’ultima frontiera contro questi inestetismi si chiama criolipolisi: ne parliamo con il dottor Fabrizio Vignoli, medico estetico bolognese dello Studio Vignoli, che da un paio d’anni pratica questa tecnica. Dottore, di cosa si tratta? «La criolipolisi è stata ideata da medici statunitensi del Massachusetts General Hospital e della Harvard University di Boston, che nel 2008 hanno pubblicato il risultato di esperimenti per “uccidere” le cellule adipose attraverso il freddo. Questa tecnica è approdata in Italia circa nel 2015 e oggi sta dando buoni risultati». Come funziona? «Elimina le adiposità localizzate. Sull’area interessata si cosparge del gel che protegge la cute, quindi si applica un apparecchio che tramite il Vacuum – una sorta di sottovuoto- aspira il tessuto e raffredda la zona, con una temperatura dai -7 ai -10 gradi. Il freddo uccide le cellule grasse, gli adipociti, che l’organismo poi elimina naturalmente, tramite le urine e il normale processo metabolico». È un procedura dolorosa? «No, si avverte solo una pressione quando il tessuto viene risucchiato, poi un leggero bruciore dachirurto dal freddo, ma lo stesso freddo poi anestetizza la zona, quindi il fastidio è minimo». Quanto dura una seduta? «Dai 50 agli 80 minuti, dipende dalla zona. Prima si individua la percentuale di grasso da eliminare con uno strumento che è una sorta di calibro, il plicometro. Poi si delinea l’area da trattare e si applica l’apparecchio». Una tecnica valida per uomini e donne? «Sì, anche se gli uomini sono privilegiati. Infatti quando si tratta l’adipe su addome e fi anchi ci si trova in presenza di grasso “puro”, quindi sensibile all’eliminazione con il freddo. In una seduta si possono perdere 2 centimetri di adipe, e in un paio di sedute per zona si raggiunge la forma ottimale. Per la donna è diverso». Perché? «Perché la conformazione del tessuto adiposo femminile è differente, la componente fi brosa delle cellule fa sì che vi sia meno grasso “puro” quindi occorrono più sedute rispetto all’uomo. Ma con 3 o 4 applicazioni per zona si hanno ottimi risultati su pancia, fi anchi e “culottes de cheval” ovvero l’adipe localizzata sul lato esterno della coscia». Ci sono limiti di età per la criolipolisi? «No, tutto dipende dall’elasticità cutanea e dal profi lo metabolico. Le cellule adipose “uccise” vengono eliminate sia tramite le urine, quindi i reni devono avere un’ottima funzionalità, sia con il normale processo metabolico, ed è per questo che si richiedono le analisi del sangue prima di sottoporre una persona alla criolipolisi ». Ci sono controindicazioni? «Un po’ di infi ammazione o un eritema in soggetti dalla pelle molto chiara. Le vere controindicazioni sono per chi soffre di orticaria da freddo o della sindrome di Raynaud, una sorta di allergia al freddo. Sconsigliabile anche a chi soffre di diabete scompensato e di lupus. Ma si tratta di casi davvero rari. Se si ha una buona funzionalità renale ed epatica non ci sono problemi». I costi? «Sui 400 euro a seduta, dipende dalle zone da trattare».


La strada della ‘vecchia’ scuola è la liposuzione

È un vero e proprio intervento chirurgico
La versione mini è meno invasiva

LA CRIOLIPOLISI può sostituire la liposuzione? «La lipo consente di eliminare gli inestetismi di cellulite o adipe in un’unica seduta, ma si tratta di un vero intervento chirur gico,che si esegue in sala operatoria, con anestesia» spiega il dottor Fabrizio Vignoli. In cosa consiste la liposuzione? E’ l’eliminazione, con aspirazione attraverso cannule sottili, di depositi di grassolocalizzati in zone del corpo. Nell’uomo sono più interessati ventre, fi anchi e regione mammaria, nella donna cosce interne ed esterne, glutei e ginocchia. La liposuzione classica può essere eseguita in anestesia peridurale (solo se si trattano zone nella parte inferiore del corpo), oppure in anestesia generale. C’è anche la mini-liposuzione, che si esegue quando occorre eliminare piccole imperfezioni a fi anchi, cosce, glutei, addome. Meno invasiva rispetto alla tradizionale, dura al massimo 45 minuti ed è eseguita in anestesia locale.

G.C.


Un colpo di bisturi prima della tintarella

Ecco i trattamenti di microchirurgia estetica per prendersi cura della pelle del viso in vista dei prossimi bagni di sole

di Letizia Cini

IL SOLE, amico della salute, se preso con le giuste cautele. Un vero moltiplicatore di bellezza, facendo ricorso a fi ltri, protezione e una certa dose di buon senso. Ma sul fronte chirurgico-estetico, esistono controindicazioni o trattamenti consigliati, in vista della tanto agognata tintarella? «Prima dell’estate è importante riservare cure speciali alla pelle del viso, per prepararla all’esposizione solare, ma anche intervenire con piccoli ritocchi mirati che ci fanno apparire al meglio», assicura Fabio Quercioli, specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica con studio a Firenze.

Dottore, ci sono trattamenti di medicina estetica, effi caci e mini invasivi, adatti a questo periodo dell’anno?

«Moltissimi, e si possono effettuare a qualsiasi età».

Ad esempio?

«Per rendere la pelle più luminosa, migliorare e uniformare la texture, eliminare le discromie, il miglior rimedio sono i peeling depigmentanti, come Dermamelan, che prevedono una seduta ambulatoriale e il proseguimento del trattamento a casa».

Come tempi?

«È bene effettuare questi trattamenti a qualche settimana di distanza dalle vacanze, perché, per non vanifi care il risultato ottenuto, è molto importante proteggersi dal sole con un fi ltro ad altissima protezione nelle prime settimane ».

La biorivitalizzazione?

«Questo è un altro trattamento ‘di base’ che ben si adatta alla stagione estiva, serve non solo a curare la pelle, fornendole acido ialuronico e altre sostanze preziose per la salute e bellezza, ma anche a ripristinare un livello ottimale di idratazione profonda, indispensabile prima di esporsi ai raggi solari. L’acido ialuronico infatti è una molecola naturale che ha il potere di attrarre e trattenere nel derma la giusta quantità di acqua».

Alternative possibili?

«I fi ller a base di acido ialuronico, in questo caso in forma di gel cross linkato, per rallentarne il riassorbimento, sono un altro trattamento estremamente effi cace e non invasivo, che possiamo impiegare per cancellare rughe e depressioni e rimodellare i volumi del volto. Il fi ller richiede pochi minuti, non lascia segni e permette l’immediata ripresa delle attività. Possiamo intervenire su rughe più o meno profonde, ma anche rimodellare il contorno delle labbra o aumentarne il volume, ridefi nire la linea mandibolare e molto altro».

Sole e botox possono andare d’accordo?

«Molto amato e sempre fra i più richiesti è il trattamento con tossina botulinica, che permette di attenuare le rughe del contorno occhi, del sopracciglio e della fronte, ma in alcuni casi anche di altre aree del viso. Grazie al suo meccanismo di azione, che consiste nell’inibire temporaneamente l’attività di alcuni muscoli responsabili del corrugamento, la tossina botulinica è in grado di riportare il sopracciglio in una posizione più elevata, rendere lo sguardo meno accigliato e più aperto, far apparire il viso ringiovanito senza interferire con la sua espressività naturale».

In caso di tintarella?

«Il botulino non ha alcuna controindicazione specifi ca legata alla stagione, anche se nelle prime ore dopo il trattamento, per prudenza, è bene evitare di surriscaldare le aree trattate anche mediante l’esposizione diretta al sole».


Giovinezza hi-tech con il laser
Ma l’abbronzatura è rinviata

Occorre qualche settimana di ‘riposo’ per evitare effetti indesiderati

IL FOTO-RINGIOVANIMENTO. Ovvero, le più moderne tecnologie di bellezza per eliminare rughe, macchie, capillari dilatati. Ma in vista dell’abbronzatura? «I laser possono essere utili per rinnovare e ringiovanire la pelle, eliminando gli inestetismi superfi ciali con una semplice seduta ambulatoriale, sono tecnologie medicali, come ad esempio il laser Co2 frazionato – spiega lo specialista Fabio Quercioli -. Questo laser emette un fascio luminoso suddiviso in piccoli punti, che colpisce la cute in maniera mirata e meno traumatica rispetto a vecchi laser, provocando la vaporizzazione dello strato superfi ciale dell’epidermide. L’effetto dopo un’unica seduta è un rinnovamento totale della cute, che assicura maggiore compattezza e luminosità. Ma è fondamentale effettuare questo trattamento qualche settimana prima di esporsi alla luce solare, perché la pelle deve essere assolutamente protetta durante la fase di guarigione per ottenere un buon risultato e evitare effetti indesiderati». Effetti altrettanto importanti si possono raggiungere anche con i trattamenti a ultrasuoni e radiofrequenza: «Stimolano il naturale metabolismo cellulare, migliorando il tono e la compattezza della pelle e attenuando le rughe espressive del volto – sottolinea l’esperto -. Per ottenere risultati degni di nota sono però necessarie varie sedute, a distanza di almeno una settimana l’una dall’altra, perché questi trattamenti elettromedicali si basano sulla stimolazione e riattivazione della naturale produzione di collagene e elastina a livello del derma». «Per ottenere un effetto di ringiovanimento a 360° si possono intervallare le sedute con ultrasuoni e radiofrequenza a particolari trattamenti di biorivitalizzazione senza aghi, come il Prx T-33 – conclude il dottor Quercioli -. Sono cure effi caci e non invasive, senza controindicazioni specifi che in estate, e non sono foto sensibilizzanti».

L.C.


Otto domande

Paura e fobia, istruzioni per l’uso emotivo

La prima è un sentimento umano, la seconda manifesta qualche angoscia sepolta profondamente nella nostra psiche

1
Perché non sopporto gli spazi chiusi?

CHI È AFFETTO da una fobia spesso non sa spiegarne le cause: un percorso terapeutico aiuta a superarla. Una delle fobie più famose, quella degli spazi chiusi si defi nisce claustrofobia. Chi ne soffre ha la sensazione di soffocare anche quando si trova in luoghi affollati, in presenza di tante persone. La causa va ricercata in traumi legati alla sensazione di non avere via d’uscita. A esempio, un adulto che da bambino è rimasto chiuso in una stanza o ha subito ripetutamente minacce tipo ‘adesso arriva l’uomo nero e ti porta via’.

2
Aiuto, c’è un ragno!
Come mi difendo?

LA FOBIA degli insetti è conosciuta come entomofobia. È legata al timore ancestrale dell’uomo di essere punto, aggredito e avvelenato senza potersi difendere. Può riguardare tutti gli insetti neri, ad esempio gli scarafaggi o quelli che volano come mosche, mosconi e persino le coccinelle. Molto comune è anche l’aracnofobia, il timore ossessivo dei ragni, tra gli insetti più diffusi all’interno delle abitazioni. È curioso notare che nei Paesi anglosassoni, dove questi animali sono considerati forieri di fortuna, l’aracnofobia è rara.

3
Non amo nessuno, eviterò il dolore?

I PAZIENTI affetti da philofobia temono le relazioni. Hanno talmente tanta paura di essere abbandonati dal partner che iniziano le relazioni sempre con molte riserve. Per esorcizzare l’ansia da abbandono si legano spesso a persone impegnate o si lanciano in situazioni sentimentali che mostrano sin dall’inizio poche possibilità di riuscita. Il trauma va ricercato nelle relazioni della primissima infanzia in particolare nel rapporto con il ‘materno’. Una psicoterapia analitica breve, di solito 12 incontri, aiuta ad affrontare e superare il problema.

4
Da dove viene l’ansia di cadere nel vuoto?

LA ACROFOBIA, molto diffusa, consiste nel timore violento, affacciandosi da un luogo elevato, di cadere o di subire la tentazione di lanciarsi nel vuoto. Le persone che ne sono affette evitano gli appartamenti e le camere d’albergo ai piani elevati. È riconducibile alla paura di non ‘stare’ nella mente delle persone che si amano, di non esserne in qualche modo contenuti. «Un trauma vissuto nella primissima infanzia determinato da una delle due fi gure genitoriali o “caregiver” che non hanno fatto sentire il bambino pienamente accolto e sostenuto», spiega Lucattini. La paura di volare e di nuotare nell’acqua alta sono riconducibili all’acrofobia.

5
Mai a luci spente, cosa mi succede?

LA FOBIA del buio in età adulta si defi nisce acluofobia. Può comparire dopo un lutto o una grave perdita, quando si smarriscono punti di riferimento importanti affettivi o esistenziali. I soggetti affetti da acluofobia hanno bisogno di esercitare continuamente il controllo su tutto ciò che li circonda. Hanno paura di non trovare la propria strada nella vita e di non riuscire a raggiungere i propri obiettivi. «Banalmente – suggerisce l’esperta – tenere sempre accesa qualche piccola luce, tipo quelle che si utilizzano per i bambini, aiuta a dissipare l’angoscia legata al buio. Ovvio che è necessario intraprendere un percorso terapeutico».

6
I microbi nascosti mi faranno male?

I RUPOFOBICI sono terrorizzati dallo sporco. «Non da quello che si vede – puntualizza Lucattini – ma da quello invisibile». Chi è affetto da rupofobia ha paura di essere contaminato e lo sporco rappresenta quelle situazioni che possono fare del male in modo subdolo. Gli autobus, gli alberghi e tutti i luoghi dove c’è condivisione di spazi con estranei sono altamente ansiogeni per i rupofobici. «Si tratta di adulti ‘maltrattati’ durante la prima infanzia – conclude l’esperta –. Nei casi più gravi questi soggetti costringono fi gli e familiari a soggiacere alle loro regole di pulizia estrema. La convivenza può rivelarsi molto problematica».

7
Sto per morire? No, è solo un raffreddore

LA PAURA OSSESSIVA delle malattie, legata alla paura di morire, è tra le più diffuse. Gli ipocondriaci interpretano in modo errato le sensazioni corporee che vengono sempre attribuite a patologie gravi. «A un piccolo disturbo – precisa l’esperta – viene dato un grande signifi cato». Si tratta di persone che possono avere avuto malattie gravi da bambini o allevati da genitori molto apprensivi che hanno trasmesso ai fi gli la loro ansia, o al contrario. può essere generata dall’assenza di adeguate cure da parte dei genitori. «Gli ipocondriaci spesso si tranquillizzano dopo avere visto gli esiti negativi degli esami clinici».

8
Cosa rischio se vado in piazza?

L’AGORAFOBIA, letteralmente ‘paura della piazza’, è il timore di ritrovarsi in ambienti non familiari, in ampi spazi, all’aperto. L’angoscia di fondo è non riuscire a controllare le situazioni e gli altri, di essere sopraffatti. Chi ne soffre ha sempre necessità di avere una rapida via di fuga verso un luogo percepito come ‘sicuro’. È una delle fobie più invalidanti perché impedisce di uscire di casa. Nasce dalla paura di non essere visto, di essere ‘invisibile’ e quindi non poter essere salvato. Alla base c’è un forma depressiva riconducibile a traumi infantili, nel non sentirsi protetto o amato. La terapia è sempre necessaria.