Medicina

Così l’intelligenza artificiale
‘aiuterà’ a leggere i raggi X

Il futuro della diagnostica per immagini sfrutta le nuove tecnologie

QUANTO TEMPO è passato, più di 120 anni. E, come spesso accade in medicina, tutto è nato quasi per caso. Protagonisti, un marito ed una moglie. L’8 novembre del 1895, il fisico tedesco Wilhelm Roentgen realizzò la prima radiografia sfruttando i raggi X, che immortalava le ossa della mano della moglie e della sua vera. Un’immagine opaca, di molto lontana da quelle delle tecnologie attuali e legata a raggi sconosciuti, tanto da essere chiamati raggi X. Da allora, tuttavia, la radiologia ha fatto davvero tanta, tantissima strada. Un percorso che lo stesso Roentgen magari nemmeno ipotizzava. A provarlo sono gli esperti riuniti a Genova, in occasione del Congresso della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM), che hanno chiarito come il futuro passerà attraverso le moderne tecnologie per la conoscenza e la condivisione, prima tra tutte l’intelligenza artificiale. «L’impiego dell’intelligenza artificiale in campo diagnostico-strumentale rappresenterà nel prossimo futuro la nuova alleata della radiologia e consentirà ai medici di migliorare le diagnosi, organizzare meglio le cure e, soprattutto, dedicare più tempo ai pazienti» precisa il Presidente del Congresso Giacomo Garlaschi. Il timore iniziale che l’avvento di tali sistemi potessero segnare la fine della radiologia e dei suoi operatori è completamente decaduto ed, anzi, si va sempre più delineando la consapevolezza della loro utilità. L’ingegno umano del radiologo sarà amplificato e valorizzato dalla velocità e precisione della macchina. Con l’impiego dell’intelligenza artificiale, insomma, i radiologi del futuro potranno avere a disposizione una sorta di ‘parere’ superiore, sulla scorta di algoritmi sempre più efficaci che potranno ‘mescolare’ in tempo reale informazioni relative ad un determinato controllo. «Il numero sempre più crescente di esami radiologici da un lato e la progressiva diminuzione di medici radiologi dall’altro ha fatto sì che il radiologo dovesse migliorare la produttività – conclude Garlaschi –. Grazie all’apprendimento profondo ed utilizzando algoritmi sempre più sofisticati che consentiranno una analisi superiore a quella dell’occhio umano, sarà possibile identificare già in una fase preclinica anomalie anatomiche di natura tumorale, il che si tradurrà in un significativo guadagno in termini di sicurezza del paziente e di diagnosi sempre più accurate e tempestive». In attesa di questa ‘rivoluzione’, in ogni caso, già oggi si vede come la radiologia non sia più limitata solamente al controllo della forma degli organi, ma inizi a dare informazioni anche sulla loro funzionalità e sull’irrorazione del sangue che ricevono. Una prova? Pensate solo alla cardiologia. Grazie allo sviluppo tecnologico delle apparecchiature TC ed RM, il cuore è stato rimesso al centro della diagnostica per immagini. Il numero di esami di imaging non invasivo eseguiti per lo studio del cuore è in crescita esponenziale in Italia, riflettendo i dati di mortalità che riportano le malattie cardiache come principale causa di decessi anche nel nostro paese. In base a rilevamenti pubblicati nei registri italiani, si stima come da noi vengano eseguiti annualmente non meno di 15000 esami di TC ed RM cardiaca, con coinvolgimento di oltre 50 centri specializzati dal nord al sud ed un trend in ulteriore aumento nell’ultimo biennio. Lo spettro di potenziali applicazioni diagnostiche dell’imaging cardiaco è molto variegato: si va dalle malattie congenite, alle cardiopatie genetiche fino allo studio delle coronarie.


NUOVA TECNICA

Meno sangue dalle arterie per
bloccare il fibroma uterino

TOGLIERE l’alimentazione ai fibromi uterini bloccando le arterie che li nutrono. Così si possono trattare queste patologie benigne, che interessano fino a quattro donne su dieci in età fertile. L’embolizzazione, come spiega Maurizio Cariati, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Radiologia dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, Presidio San Carlo Borromeo, è un’alternativa importante alla chirurgia, «sia perché consente di evitare, nel caso di voluminosi e plurimi fibromi, l’asportazione dell’utero, sia perché non è un intervento chirurgico e non è ovviamente gravato dalle complicanze specifiche della chirurgia». L’obiettivo è l’occlusione delle arterie che riforniscono di sangue l’utero. L’intervento si esegue pungendo l’arteria femorale, senza incisioni o accessi chirurgici e consente di ridurre sensibilmente l’apporto del sangue all’utero, ciò determina la riduzione volumetrica del fibroma (o dei fibromi). Non si tratta di un intervento che può essere effettuato in tutti i casi: è importante la pianificazione.


AD ALTA INTENSITÀ LA PROCEDURA PREVEDE l’UTILIZZO DI UN ’CASCO’ PARTICOLARE

Ultrasuoni contro i tremori del Parkinson

GLI ULTRASUONI focalizzati ad alta intensità per trattare il tremore della malattia di Parkinson e non solo. Si tratta di una procedura medica ad alta precisione, indicata in casi specifici, che propaga specifici ultrasuoni attraverso la teca cranica raggiungendo una certa temperatura che consente di interrompere il sintomo. Nei tremori essenziali c’è uno stop del tremore in oltre il 90 per cento dei casi, in quello secondario a Parkinson oscilla intorno al 60-65 per cento. Nella rimanente percentuale c’è una riduzione dell’intensità del tremore. In una percentuale molto piccola può riprendere dopo 2-3 anni, secondo l’esperienza dei centri che già lo utilizzano e la procedura si può ripetere senza nessun problema. A dirlo sono gli esperti presenti al Congresso SIRM. «La tecnologia HIFU (High Intensity Focused Ultrasound)–- spiega il professor Carlo Masciocchi, past president della Società – è stata recentemente approvata e utilizzata in tre centri in Italia e nove all’estero, per il trattamento del tremore, sia moderato che quello più grave che è un sintomo invalidante, grazie allo sviluppo di un particolare ‘casco’ ».

IL CASCO contiene 1024 elementi trasduttori che propagano gli ultrasuoni attraverso la teca cranica, montato su macchinario di Risonanza Magnetica 3 Tesla. La risonanza magnetica permette la visualizzazione anatomica delle aree considerate come bersaglio ed il monitoraggio delle temperature raggiunte, grazie a particolari immagini termometriche. Nel caso del tremore la lesione viene creata a livello di un nucleo nervoso detto VIM (Ventralis intermedius nucleus) nel talamo, struttura cruciale nei circuiti neuronali sottostanti il tremore. Durante la procedura, della durata di circa 2-3 ore, il paziente rimane sveglio per monitorare gli effetti del trattamento e l’eventuale comparsa di effetti collaterali. L’interruzione del tremore è immediata, un volta che il trattamento colpisce alla temperatura giusta l’area individuata come target». La gestione di questo tipo di trattamento richiede la presa in carico del paziente da parte di un team di specialisti, in sinergia col radiologo.

2018-11-23T12:20:44+00:00 Categories: FAMIGLIA|Tags: |