Ripartire? Sì, ma con lo sprint giusto

Iperattività, rabbia o apatia: così la natura aiuta a trovare e mantenere l’equilibrio fra diversi stati emotivi

di Susanna Messaggio

Da pochi giorni le persone sono potute uscire per ogni lavoro, risistemarsi dal parrucchiere o per un caffè, il che sa di riequilibrio sociale. Ritrovare le abitudini ha il sapore di qualcosa di nuovo, di un piacere da ridefinire. Quasi un valore, che dovrebbe essere un motivo per avere la forza di ricominciare. In un clima surreale, dove la mascherina cela sentimenti contrastanti e dove non sempre si prova empatia, ognuno di noi, ha dovuto superare un danno; la mente ha lavorato di più, provocando stati emozionali contrastanti. Chi si sente abbattuto per la situazione e non riesce a gestire la rabbia, perché ricominciare richiede forza, resilienza, determinazione e controllo e chi sa che ancora nulla è normale, ma lo accetta. Il lavoro psicologico di fronte alle avversioni della vita è un compito non facile che determina la maturità delle persone, non tutte sagge o consapevoli che la vita non sarà più la stessa e che questo non dipende dall’età, ma dall’ambiente, dai lavoro e dagli affetti. Dall’epigenetica, quindi, cioè da come il nostro stile di vita influenza i nostri geni. Arginare lo stato di profonda demotivazione e di apatia, è un processo che necessita di elaborazione. Questa libertà vigilata può farci sentire ’vincolati nelle nostre emozioni, non facendoci vivere appieno la vita. Per questo alcuni psicologi, dell’associazione EMDR con approccio psicoterapico strutturato, facilitano il trattamento di problemi legati ad eventi traumatici, sostenendo l’interazione tra persone e terapeuti, rilevando un numero maggiore nel trattamento di psicopatologie, quali l’ansia, le fobie, i sintomi somatici e le dipendenze. È interessante rilevare quanto sia determinante avere tempo per noi stessi. Coltivando quel che si chiama “ozio creativo”. Ossia la disponibilità di pensare ad un tempo utile che ci faccia stare meglio, perché questo favorisce i pensieri laterali e ci aiuta a pensare in modo propositivo. È quanto sostiene anche Teresa Belton, scienziata inglese esperta in problemi dell’apprendimento e della noia, definendola «la culla della fantasia», nel suo libro “In pausa”. L’ossessione del fare ha fatto anche danni alle menti, perché il cervello deve godere di pause di riposo, anche se la nostra psiche è sviluppata per reggere attività intense. Il cervello per poter funzionare meglio, ha bisogno anche di inattività, perché uno stato cronico d’impegno attivo lo può danneggiare, compromettendo la salute. Nel linguaggio zen questi periodi si chiamano “maggesi”, periodi di inattività che servono per riprendere il contatto con la nostra natura. Dopo il lockdown l’aria è più pulita e la natura ha ripreso, ad avere uno spazio. Così anche la mente deve ritrovare la creatività attiva, grazie anche all’aiuto di una più profonda meditazione, di diete depurative, di integratori che aiutano il nostro cervello. Sopratutto chi deve studiare o avviare un nuovo progetto di lavoro o diversificarlo trova supporto nell’utilizzo di vitamine come la B1-2-3-6 e la C, che contribuiscono al funzionamento del sistema nervoso, poi di amminoacidi (L-Fenilalanina, L-Tirosina, L-Glutammina) e Colina. È importante l’euterococco, pianta tonico-adattogena che favorisce la memoria e le funzioni cognitive, come suggerisce la psicologa clinica dott.ssa Giada Caudullo, vicepresidente e direttore didattico- scientifico del Centro Studi Bendessere di Solgar Italia. Gli omega-3, spiega la dottoressa, e in particolare il DHA, contribuisce al mantenimento della funzione cerebrale e della capacità visiva, aspetto da non sottovalutare specie se si trascorrono tante ore davanti al computer. La scelta dell’integratore adatto può sostenere il normale tono dell’umore, favorire le funzioni cognitive e rendere più produttiva la nostra giornata.


Principi attivi, eccipienti, qualità
Come scegliere gli integratori

Evitare il fai-da-te: meglio il parere autorevole del medico o del farmacista

Come si sceglie un integratore? Gli ingredienti sono elencati in ordine decrescente, cioè il primo è quello presente in maggiore quantità, i successivi sono presenti in quantità minori. Oltre agli ingredienti attivi, vengono riportati gli eccipienti, ossia i componenti che non hanno funzioni fisiologiche, ma sono necessari per realizzare tecnologicamente i prodotti. Bisogna accertarsi che vitamine ed sali minerali siano di qualità: queste molecole possono essere sintetiche, o purificate, oppure essere contenute in modo naturale nella pianta o nel frutto che viene proposto. Gli integratori possono contenere anche estratti vegetali, probiotici e altre sostanze ad effetto nutritivo o fisiologico come il coenzima Q10, l’acido alfa-lipoico, la teanina o il resveratrolo. Leggere le etichette è una sana abitudine, sia per gli integratori che per gli alimenti. Tra i più apprezzati ci sono gli integratori al 100% naturali. Il vetro scuro di grado farmaceutico è il materiale in grado di garantire la qualità e la sicurezza nel tempo. È importante conoscerci e capire di cosa abbiamo bisogno. Le sinergie di alcuni prodotti sono in grado di aiutarci per ogni nostro disturbo. Il parere autorevole del medico e del farmacista o di altro operatore qualificato ci può essere di supporto per scegliere l’integratore più adatto alle nostre esigenze, sia nel dosaggio, che nella qualità.

Susanna Messaggio


L ’ A L T E R N A T I V A

MAIS E SOIA, ECCO
LE BASI DI UN ENORME IMPERO ECONOMICO

di Ciro Vestita

Nel 1956 l’Inghilterra, forte dei successi militari della seconda guerra mondiale dichiara, per il possesso del canale di Suez, guerra all’Egitto senza interpellare il suo storico alleato, l’America. Grave errore: chi aveva vinto la guerra erano gli Usa e non certo francesi ed inglesi. Il presidente Eisenhower però vuole evitare conflitti armati e quindi incarica i suoi ambasciatori di far deporre le armi agli europei. Non accadde nulla. L’alterigia dei governanti dei due Paesi europei non prevedeva il ritiro delle truppe: il canale di Suez era troppo importante per il commercio con l’estremo oriente. Eisenhower puntò sulla leva economica: incaricò la Borsa americana di rendere carta straccia ben 260 milioni di titoli sterline. Un trauma per gli inglesi, che intravidero così una terribile crisi economica. Dopo sette giorni le truppe inglesi si ritirarono e l’Inghilterra capì che ormai il suo impero territoriale ed economico era nulla di fronte alla potenza degli Usa. Una guerra vinta grazie alla alta finanza che spesso conta più delle armi. La superiorità americana ben presto si tradusse anche in campo agricolo; se gli inglesi erano abituati a vivere con derrate alimentari provenienti dalle colonie (vedi tè, riso, zucchero, grano) gli Americani facevano tutto da soli. Attualmente i prodotti più usati al mondo nella alimentazione umana, ma soprattutto in zootecnia, sono mais e soia e sono quasi del tutto prodotti negli Usa in immense distese, ove per ogni ettaro gli americani piantano ormai ben 75.000 piante di granturco contro le diecimila dei paesi caraibici ancora sotto l’influenza inglese. E dal mais gli americani sono riusciti ad estrarre di tutto: farina, fibre tessili, zuccheri di vario tipo, carburante, alcol etc, etc. È anche con la soia che gli Usa hanno creato un vero impero agroalimentare. Questa leguminosa ha una quantità di proteine nobili superiore alla carne con un costo di produzione bassissimo. E ormai tutti i mangimi usati in zootecnia per miliardi di polli, vitelli, trote, sono a base di mais e soia.


La riscoperta dei fornelli e degli avanzi

Col lockdown, pizza e dolci fatti in casa a gogo, e le ricette della nonna per non sprecare nulla

di Massimo Cutò

Consumi alimentari aumentati, ma diminuiscono gli sprechi. Sette e mezzo in pagella per gli italiani alle prese con la tavola al tempo della quarantena, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Waste Watcher in tandem con Swg. Analisi sorprendente per molti motivi. Uno su tutti: al di là delle percezioni pessimistiche e delle paure per il girovita, la quarantena non ha influito negativamente sul peso corporeo, malgrado la valanga di torte e pizze fatte in casa. E questa è sicuramente una buona notizia, soprattutto per chi temeva più di sempre la prova costume davanti allo specchio. Sulla bilancia, il 41 per cento degli intervistati è rimasto com’era. E gli altri? Se l’8 per cento è addirittura dimagrito, il 24 per cento deve smaltire più di due chili di troppo. Compito meno complicato per il 20 per cento: l’eccedenza è sotto la soglia fatidica dei due chili. Il dato fa riflettere. E sottolinea come nell’emergenza gli italiani abbiano superato l’esame, dopo il corso accelerato di educazione alimentare aggiunta all’economia domestica. C’è stata maggiore attenzione alla catena spesa-conservazione- cucina. E abbiamo fatto acquisti ponderati, al di là del primo momento di accaparramento compulsivo. Ci siamo nutriti in primo luogo con i prodotti base: pane, pasta, uova e latticini. Quanto a frutta e verdura, molti hanno scelto la formula chilometro zero rivolgendosi direttamente al contadino: la filiera del mini-network ha funzionato con consegna a domicilio. Così come hanno fatto i negozi di prossimità: 4 clienti su 10 hanno preferito fornaio, fruttivendolo, macellaio o pescheria di fiducia trovandosi la spesa sulla porta di casa. La parte del leone l’hanno fatta comunque i supermarket, catturando fino al 76 per cento dei consumatori. Che però hanno dimostrato quant’è importante guardare il cibo negli occhi per la spesa: solo il 18 per cento si è affidato agli acquisti on line. E il food delivery? «Un italiano su due ha detto no al cibo cotto portato a domicilio, ordinato solo una volta a settimana», sottolinea Andrea Segrè, agronomo ed economista, docente all’università di Bologna, ideatore del metodo SprecoZero e inventore del Last minute market. C’è un motivo. Spiega il professore: «Ci siamo riscoperti cuochi e i masterchef spadellatori, che ormai si vedono a tutte le ore e in tutte le tv, nel periodo di lockdown sono stati utilissimi. Con molto più tempo a disposizione durante la giornata, la gente si è ritrovata protagonista in cucina, e non più solo spettatrice. Sette su dieci hanno provato il piacere di stare ai fornelli con tutta la famiglia, una abitudine che almeno in parte sarebbe bene conservare anche in regime di semilibertà». Ultimo capitolo, gli sprechi durante la detenzione forzata: il cibo finito nella pattumiera equivale a 430 grammi per famiglia a settimana. Non è poco, ma si conferma il trend in calo. «Nella hit negativa – commenta Segrè – al primo posto figurano i legumi, tallonati da frutta e verdura. Seguono pasta e riso: ne cuociamo troppo e tanto va buttato. E il pane avanzato supera i 40 grammi a porzione». Ma anche qui il bicchiere è mezzo pieno. «Con meno soldi in tasca per la spesa e una sensibilità ecologista cresciuta, gli italiani hanno saputo cucinare con gli avanzi. È una tradizione che viene dai vecchi ricettari aurei: non importa se è tornata di moda per necessità, l’importante è che sia tornata».


IN PRATICA

Il primo segret?
La lista della spesa

Mangiare bene senza rinunciare alla linea, per di più limitando gli sprechi: fa bene al corpo, al portafoglio e al pianeta. Già, ma come. Il segreto viene da lontano: compilare una lista della spesa chiara e dettagliata. Facevano così anche Michelangelo e Leopardi. Scrivendo su un foglio o sullo smartphone solo i cibi esatti da comprare, evitiamo di imbottire il carrello di prodotti superflui, tentazione immanente tra gli scaffali del supermercato. La ricetta funziona, a patto di fare scelte intelligenti. Qualche esempio? Meglio le verdure in caspi (anziché già pulite e imbustate), preferire pesce intero ai soliti filetti e non trascurare i tagli di carne grassa, ideali per brodo e bollito.


Mai buttare via il pane, e nemmeno la pasta

Dalla pappa al pomodoro alla ribollita. E per la carne c’è un mondo di polpette

L’arte di utilizzare gli avanzi della mensa: la Bibbia del menu anti sprechi è un delizioso libro di Olindo Guerrini, pubblicato ai primi del ‘900 dall’editore modenese Formiggini. Si comincia dal pane raffermo, il più indiziato a finire tra i rifiuti. E invece ci sono ricette facili e gustose che lo esaltano come pappa al pomodoro, ribollita, panzanella, acquasala, cialledda a seconda delle denominazioni regionali. Il pangrattato poi si usa dappertutto, a partire da polpette e crocchette. Anche la pasta in eccesso finisce spesso e malvolentieri nella spazzatura. Errore gravissimo: in padella diventa frittata e passata in forno un ricco sformato. Idem per il riso avanzato: supplì e arancini sono la morte sua. Infine la carne rimasta nei piatti, che può rinascere a nuova vita: basta macinarla o sminuzzarla avvolgendola nelle foglie di verza scartate, tenendo tutto insieme con uno stuzzicadenti, e poi cuocere a fuoco lento nel tegame coperto per cinque minuti. E buon appetito.

M. C.


La voglia di leggerezza si colora di verde

Asparagi, bietole, piselli, fagiolini, taccole, insalata: le verdure di stagione depurano e diventano la base per un gustoso piatto unico

di Gloria Ciabattoni

Siamo in primavera avanzata e mai come in questa stagione l’orto dà il meglio di sé, ed è una vera manna in questo periodo post-quarantena, quando si esce da oltre un paio di mesi praticamente chiusi in casa, durante i quali a tavola abbiamo abbondato con pizze, tagliatelle, ravioli, lasagne e torte di ogni tipo, tanto da far tabula rasa, negli scaffali dei supermercati, di farina e di lievito di birra. Quindi ora ci si trova alle prese con una «fase 2» che ci permette di uscire da casa (seppure con le dovute cautele) e anche di prepararci alle vacanze e alla prova-costume, che per alcuni vuole anche dire dover «buttare giù» un paio di chili. Perciò è il momento di abbandonare la dieta a base di carboidrati, grassi, eccesso di proteine, di zuccheri e così via, per un’alimentazione che privilegi la verdura di stagione: bietole, asparagi, zucchine, pomodori, fagiolini, piselli, taccole, pomodori, insalata e legumi. La maggior parte di questi prodotti è accomunata dal colore verde, e sono loro a favorire il drenaggio dei liquidi in eccesso che si sono accumulati durante la stagione invernale e a sostenere la funzionalità dei reni, organi sottoposti a un maggiore stress in un questo periodo di qualche eccesso a tavola. Una grande importanza ha la frutta. Quella per eccellenza? Fragole, albicocche, pesche e i primi meloni. In cosa si differenzia l’alimentazione primaverile di oggi rispetto a quella di un anno fa? Premesso che non ci sono cibi anti Covid-19, ci sono invece quelli che aiutano a disintossicarci da qualche eccesso alimentare, a ritrovare la linea, e aiutano il benessere della pelle e dei capelli. Sono loro, i prodotti dell’orto e del frutteto che, ricchi di vitamine e sali minerali, rappresentano un toccasana per la depurazione del nostro organismo. E poi non è detto che un piatto di verdure rappresenti un pranzo o una cena «penalizzante», anzi il contrario: se le verdure con formaggio e uova (e sale, pepe, aromi e spezie, ecc.) sono ottime per una frittata, lo sono altrettanto se cotte al forno (in una teglia foderata con carta da forno) per uno sformato senza olio, quindi con un notevole risparmi di consideriamo che un cucchiaio di olio ne apporta 90. Un piatto di pasta alle zucchine, o alle melanzane, o con le verdure preferite, meglio se con una grattugiata di formaggio, è un ottimo piatto unico, ma può essere anche dietetico. Come? Mettendo in tavola la pasta fredda, nella quale l’amido resiste di più agli enzimi che operano nei processi di digestione, ovvero ‘digerisce’ i carboidrati, rompendoli e rilasciando il glucosio nel sangue. Il trattamento termico della cottura e del raffreddamento bloccano la capacità del nostro stomaco di assorbire lo zucchero, l’amido resistente passa nell’intestino e i batteri da esso nutriti producono butirrato, importantissimo e in grado di riparare la mucosa intestinale. In pratica basta cuocere il riso o la pasta, scolarli un po’ al dente, risciacquarli nell’acqua fredda e metterli in frigo ancora caldi. Poi li riscalderemo e condiremo al momento dell’uso. Infine, via libera a centrifugati: c’è da ricordare infatti che frutta e verdura servono anche a favorire il drenaggio dei liquidi in eccesso che si sono accumulati durante la stagione invernale e a sostenere la funzionalità dei reni, organi sottoposti a un maggiore stress in questo periodo.


Acqua, la miglior amica della pelle
Un vero elisir di salute e bellezza

Disintossica, depura e mantiene i tessuti elastici rallentando la comparsa dei segni dell’invecchiamento

Indispensabile sempre per la nostra salute, l’acqua diventa ancora più preziosa in questi mesi di primavera avanzata, quando dopo la quarantena abbiamo desiderio di stare all’aria aperta e di fare sport, e di conseguenza con la traspirazione si ha una maggiore dispersione di questo prezioso liquido. Con uno svantaggio anche e soprattutto per la nostra pelle che, come già dicevano i nostri nonni, «è lo specchio della nostra salute ». Infatti il 20-30 per cento dell’acqua contenuta nel nostro organismo viene immagazzinato nell’epidermide, pertanto senza il continuo apporto di questo elemento vitale la pelle si deteriora, perdendo elasticità e consistenza. Rocchetta, Acqua della Salute, è un’acqua «amica della pelle» perché contribuisce a preservare l’idratazione della cute dall’interno. È leggera e le sue proprietà detossicanti favoriscono la luminosità della pelle. Una pelle che in oltre due mesi di «clausura» può essere disidratata e poco tonica: lo possiamo notare su gambe e braccia dove l’epidermide appare ispessita, e soprattutto sul viso: un vero peccato perché con la pelle ben idratata ed elastica è possibile contrastare la comparsa delle rughe di espressione e rallentare così i processi di invecchiamento. Acqua dunque come alleata non solo della nostra salute ma anche della bellezza. Il consiglio da seguire, per mantenere una pelle bella e sana, è quello di assicurare all’organismo l’assunzione di almeno 1 litro e mezzo/due (6/8 bicchieri) d’acqua al giorno. L’acqua inoltre aiuta a disintossicarsi, riducendo gli effetti dannosi non solo di qualche eccesso alimentare, ma anche della luce solare e delle sostanze inquinanti a cui la pelle, barriera naturale del nostro corpo, è sottoposta quotidianamente. Garantire all’organismo e alla pelle il giusto apporto di acqua è quindi essenziale per mantenersi in salute, e allo stesso tempo per avere cura della propria bellezza. Non a caso il claim storico di Acqua Rocchetta è «puliti dentro e belli fuori». Per dare informazioni e favorire nei consumatori la conoscenza del rapporto fra acqua minerale e benessere della pelle, nel mese di giugno Rocchetta inaugura la campagna «Rocchetta la tua amica per la pelle» in collaborazione con la SIDeMaST (Società Italiana di Dermatologia). In cosa consiste? Dal 1 al 30 giugno sarà possibile usufruire di un consulto dermatologico gratuito con uno specialista della SIDeMaST accedendo al sito www.acquedellasalute. it.