Gusto alle stelle e salute al top: il gelato è servito

Uno studio dell’Igi elenca tutte le risorse nutrizionali dell’alimento più tipico e più consumato dell’estate

di Maria Cristina Righi

A qualcuno potrà anche sembrare il parente povero del cono o della coppetta confezionata artigianalmente e acquistata in negozi o in chioschi che a volte paiono autentiche boutique. Ma la diffusione, la comodità e anche la bontà del gelato confezionato nulla hanno spesso da invidiare ai parenti da passeggio. L’Istituto del Gelato Italiano, nato nel 1991 per riunire i maggiori produttori italiani, ha realizzato con il contributo di un pool di esperti di nutrizione il dossier Nutrizione & Gelato (disponibile su www.istitutodelgelato. it) con l’obiettivo di mettere in luce le virtù di questo alimento e sfatare falsi miti e fake news. «Nell’alimentazione estiva il gelato ha un posto privilegiato – spiega Michelangelo Giampietro, presidente dell’IGI, nonché medico dello sport e nutrizionista –. È freddo e dona sollievo, specialmente nelle giornate più calde. Ma il gelato confezionato o industriale è anche ricco d’acqua e contiene zuccheri che ci evitano di andare incontro a disidratazione e ipoglicemia. È sano perché non ha conservanti (grazie alla catena del freddo). Vale la pena di ricordare che dal 1993 esiste un codice di autodisciplina per i produttori che vieta di utilizzare acidi grassi trans nocivi alla salute. Anche per questo può essere consumato in vari momenti della giornata, a fine pasto o come snack, senza dimenticare la meravigliosa abitudine siciliana della colazione. Da solo non può costituire un vero e proprio pasto ma può arricchirlo, accompagnando per esempio un’insalata fredda con legumi e uova».
È adatto a tutte le età?
«Il ghiacciolo, composto da acqua, frutta e poco zucchero può aiutare a vincere la ritrosia dei bambini a bere, ma anche per gli adulti è un’ottima soluzione per aiutarli a reidratarsi. Perfetto anche per chi pratica sport, per gli anziani che tendono a mangiare e a bere poco, e faticano a masticare e deglutire. Lo consiglio anche in fasi delicate come la gravidanza e l’allattamento. Non ci sono controindicazioni: anche chi è diabetico può mangiarlo, magari scegliendo quelli con carboidrati complessi (come cialda o biscotto) che contribuiscono a rallentare l’assorbimento degli zuccheri. Infatti, il gelato di fatto ha un indice glicemico medio basso».
Si può mangiare senza paura di introdurre troppe calorie?
«Il gelato confezionato ha in etichetta le caratteristiche nutrizionali e le calorie, un ulteriore contributo a un consumo consapevole. Ci sono proposte per vegetariani e vegani. Anche chi è intollerante al lattosio trova soluzioni adatte. Sono fondamentali gli ingredienti di buona qualità e i produttori non possono derogare dalle regole del disciplinare che prevedono anche un contenuto minimo di alcuni ingredienti. Inoltre, ci sono sistemi e controlli di sicurezza strettissimi durante il ciclo produttivo».
Il gelato (specialmente quello al cioccolato) può anche diventare un momento di gratificazione perché stimola alcune aree cerebrali responsabili del tono dell’umore. Per gli sportivi serve a completare l’alimentazione…
«Subito dopo l’attività fisica reidrata, fornisce carboidrati e proteine. Inoltre, quello confezionato offre maggiori garanzie di igiene e sicurezza. Le varietà di gusti e formati sono quasi infinite. Dalla vaschetta al cono, dalla coppetta allo stecco fino alle mono e miniporzioni che permettono di concedersi un momento gratificante anche con poche calorie». Sul sito dell’istituto, oltre a questo nuovissimo dossier, si trova tantissimo materiale, dal vademecum dell’alimentazione dello sportivo, ai contributi per l’età pediatrica, e quella geriatrica.


VISITE GUIDATE

Al Museo si scopre la sua evoluzione

Per i cultori della storia, della cultura e della tecnologia di un alimento che rappresenta un’eccellenza italiana esiste anche il Gelato Museum che ha riaperto alle visite guidate nella sua sede di Anzola Emilia (Bologna). Dalle 9 alle 18 ogni mercoledì e giovedì i visitatori potranno degustare ma anche partecipare a laboratori, scoprire attraverso un percorso interattivo l’evoluzione nel tempo e la storia dei luoghi e dei modi di consumarlo. Prenotazione obbligatoria su www.gelatomuseum.com


L’abbinamento più nuovo è con il panettone

Simone De Feo lancia una limited edition da farcire con creme e granita

Con cioccolato, albicocca candita e cannella. O profumato al lime con mandorla e canditi di zenzero. Potrebbe sembrare una nuova variante introdotta da un estroso gelatiere. E, in un certo senso, lo è. Solo che non riguarda l’impasto di latte, zucchero e gusti vari mantecato e refrigerato, ma del panettone che Capolinea di Reggio Emilia e il maestro Simone De Feo hanno lanciato come inedito abbinamento estivo con un’edizione limited edition del tipico dolce natalizio. Fino a settembre ogni mese sia in gelateria che nello shop on line (cremeriacapolinea. com/negozio) il prodotto artigianale diventerà il gustoso contenitore dove spalmare il gelato o la granita. Come dessert a fine pasto o come merenda, ogni palato gourmande potrà trovare l’abbinamento più giusto per un lievitato che ormai sfora dalla stagionalità per diventare una prelibatezza crossover. Anche stuzzicante e davvero curiosa come pare la proposta di settembre a base di pepe, cioccolato e canditi di pera. Provare per credere.


Tuffi-relax dove l’acqua è più blu

L’estate è l’ideale per trovare svago nelle attività natatorie, a patto di osservare alcune regole di sicurezza

di Roberto Baldi

L’acqua è fatta della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, scrisse qualcuno a significare quel che di celestiale e di miraggi c’è nello sport acquatico. Il nostro legame con l’acqua è apparso indissolubile fin dall’antichità, un po’ per necessità e un po’ per superare i propri limiti fisici. Di attività natatorie (in alcuni casi anche coreografiche, quindi antesignane del nostro moderno nuoto sincronizzato) si parla anche nell’Iliade, nell’Odissea e nella Bibbia: nuoto, tuffi e immersioni sembra siano sempre stati praticati. Il nuoto in particolare compare nei Giochi Olimpici di Atene nel 1896, ma anticamente ebbe senza dubbio un ruolo fondamentale nell’addestramento militare prima ancora che una connotazione ludico-sportiva. La nostra madre acqua, si direbbe. Ma c’è anche qualcosa di ostile che ti si para davanti soprattutto quando intendi raggiungere certi obiettivi: è la resistenza di un fluido incompressibile, l’acqua appunto, che assorbe parte dell’energia meccanica del nuotatore a causa dell’attrito frontale. Per superare questo ostacolo ci sono due tipi di approccio, a seconda dei traguardi da perseguire: quello di tipo agonistico rivolto alla prestazione con un incremento graduale e costante dell’intensità di allenamento; e quello di tipo per così dire ludico. In questo secondo caso si devono evitare, soprattutto per i più giovani, sistemi e metodi da allenamento specialistico per sviluppare invece orientamenti generali e multidirezionali che saranno utili nella fase di maturità psico-fisica. Nell’età verde acquistano importanza particolare la scioltezza e l’ampiezza articolare da inserire in un processo pedagogico che esalti la consapevolezza, l’autostima e la determinazione, senza sfruttare la tendenza a “sforare” caratteristica dei giovanissimi. Da tenere presente che complessivamente, il cosiddetto costo energetico del nuoto ovvero sport acquatico prevalente, è molto alto: pari a cinque volte quello della corsa o della marcia. Ma anche la canoa e altri mezzi di sport acquatico richiedono impegno fisico particolare, come si può osservare dal raffronto tra il primato mondiale maschile della corsa sui 100 m, 9”77, e quello sulla stessa distanza per i quattro stili di nuoto: stile libero, dorso, farfalla/delfino, rana. Per quanto riguarda gli stili, quello più economico è lo stile libero, seguito di poco dal dorso; rana e farfalla/delfino risultano più “costosi” del 50% circa. Esistono anche regole basilari prima di affrontare un qualunque sport acquatico: fra l’immersione in acqua e il pasto devono intercorrere circa tre ore. Indispensabili: gradualità di approccio, divieto di passaggio brusco da temperature troppo calde al fresco dell’acqua, esecuzione di qualche esercizio motorio preliminare. Utile un controllo clinico periodico per tuffi, tuffi dalle grandi altezze, pallanuoto e masters, sport remieri (canottaggio, canoa/kayak e canoa fluviale) e quelli non remieri quali lo sci nautico, la vela o il windsurf. Da evitare anche la semplice nuotata o la gita in pattino negli orari post prandiali, quando il sole è allo zenit e lo stomaco è ’impegnato’. Importante è serbare allo sport acquatico anche quell’aspetto ludico e rilassante, che fa dell’impegno motorio in acqua anche una sorta di recupero psichico occasionale in un ambiente silenzioso e di grande appagamento naturalistico.


GLI SPORT ESTREMI

Adrenalina libera sulla tavola da Flyboard

Ci sono sport acquatici nuovi ed estremi. Fra i primi c’è il SUP ossia lo Stand Up Paddle, in voga dalla scorsa estate: lo sforzo consiste nello stare in piedi su una tavola avanzando con l’aiuto di un remo. Dà la sensazione di camminare sull’acqua. Fra i cosiddetti estremi per la loro forte componente adrenalinica, vale la pena provare il Flyboard che consente di compiere evoluzioni sull’acqua grazie a una tavola su cui sono innescati degli stivali. Altri: BASE Jumping, Heli- Skiing, Free Diving, Slack Lining, Volo dell’angelo, Rafting.

R. B.


Le avvertenze

In mare si galleggia bene ma attenti alle meduse
Insidia virus in piscina

Non c’è scelta obbligata per quanto riguarda mare, piscina o lago, tranne patologie particolari per cui serve il parere medico. Sono tuttavia da ricordare alcune caratteristiche che possono diversificare l’impegno motorio, soprattutto per quanto riguarda il mare dove c’è maggiore galleggiamento per la componente salina; dove la temperatura dell’acqua è generalmente più fredda di quella di una piscina (tra i 26 e i 29°C) e quindi prevede un riscaldamento preliminare. Oltre a ciò: le acque libere sono più mosse, costringendo a un ritmo irregolare sia nelle bracciate che nella respirazione. In mare attenzione alla puntura da meduse. Il rimedio: lavare la parte colpita con acqua di mare, applicare gel astringente al cloruro d’alluminio. Da evitare i rimedi della nonna come ammoniaca, urina, aceto, alcol, che possono aggravare il processo infiammatorio. La piscina è riparo accessibile a tutti, ma può offrire anch’essa presenze sgradite come virus, batteri, parassiti, funghi che suggeriscono igiene personale a cominciare dalla doccia. Per quanto riguarda il lago, oltre alla visione del paesaggio naturalistico circostante, si moltiplicano le occasioni di sport acquatici quali vela, surf, immersioni, canyoning, kitesurf, canoa ecc. che richiedono vigilanza e consumo energetico con precauzioni preliminari di cui si parla in altra parte del giornale. Il lago si usa dire che non si addice ai depressi. Ma gli afflitti che amano gli sport acquatici traggono sicuro giovamento anche dal lago.

Roberto Baldi