Quando il sole fa ’venir sete’ alla pelle

L’idratazione è fondamentale per mantenere l’abbronzatura e rallentare il fotoinvecchiamento

di Chiara Bettelli

I momenti del ‘doposole’ o del ‘non sole’ regalano un grande piacere: quello dell’ombra. E abbandonarsi alla frescura e al relax va a tutto vantaggio della salute e della bellezza della pelle. L’ora che precede il tramonto, al rientro dalla spiaggia o dalle escursioni, è anche quella dedicata ai rituali di benessere: docce e shampoo rinfrescanti e rigeneranti (meglio sceglierli a base di olii vegetali perché hanno una base lavante delicata e poco schiumogena che emulsiona le impurità senza scolorire l’abbronzatura), e applicazione di creme ed emulsioni lenitive e restitutive. Sono gli alleati delle vacanze, una sorta di album dei ricordi dove raccogliere solo il meglio del sole sulla pelle, scordandone le aggressioni. Se è fondamentale reidratare la cute, quali prodotti utilizzare? Un semplice idratante non basta. «Il doposole, oltre a rinfrescare la pelle surriscaldata dal sole e a lenire gli arrossamenti, contiene principi attivi che aiutano a riparare i danni cellulari provocati dai raggi ultravioletti. Importante scegliere un prodotto che si adatti alle specifiche esigenze della propria pelle» spiega il professor Antonino Di Pietro, dermatologo plastico a Milano e Fondatore e Direttore Istituto Dermoclinico Vita Cutis. «L’acido ialuronico è tra le molecole più performanti e consigliate per mantenere l’epidermide fresca e idratata. Se è secca e molto secca sono ottime le formulazioni con glucosamina e fosfolipidi che, oltre a preoccuparsi dell’idratazione superficiale e profonda, si occupano di rigenerare e mantenere il film idrolipidico cutaneo». Indicati anche i trattamenti a base di principi attivi naturali, quali aloe vera, burro di karitè, oli di oliva, cocco ed estratti da lavanda, argan o semi di lino. Qualunque scelta si faccia, tutti i prodotti doposole sono indispensabili, evitando le desquamazioni, anche per mantenere a lungo l’abbronzatura e renderla più omogenea e luminosa. A questo scopo – solo se la pelle non è arrossata e soprattutto al rientro in città – altra mossa giusta è quella di eliminare le cellule morte e stimolare il ricambio cellulare con un trattamento esfoliante ‘soft’ a base di ingredienti vegetali. Importante reidratare la pelle anche dall’interno con una dieta ricca di frutta e verdura e, soprattutto, di agrumi, kiwi, pomodori, ricchi di vitamina C dall’azione antistress e antiossidante. Non dimentichiamo che l’esposizione al sole accelera il processo d’invecchiamento della pelle e i trattamenti doposole specifici anti age sono in grado di attenuarne gli effetti più evidenti. «Dopo lunghe giornate esposti al sole (anche se protetti da una crema solare) è facile sentire la pelle poco elastica –, sottolinea il professor Di Pietro. – Perché l’azione dei raggi UV la secca e la disidrata, facendole produrre più radicali liberi, responsabili dello stress ossidativo, il fenomeno propedeutico dell’invecchiamento cutaneo. La pelle perde morbidezza e turgore, presentando con il passare del tempo rughe più evidenti ». Questo stato d’invecchiamento cutaneo provocato dai raggi ultravioletti si chiama, infatti, fotoinvecchiamento o photoaging. L’esposizione al sole a lungo andare provoca alterazioni cutanee e veri danni al Dna delle cellule della pelle che si sommano a quelli dell’invecchiamento fisiologico. «Il danno cronico causato dai raggi UV è chiamato dermatoeliosi» come riferisce uno studio dell’Istituto Clinico Humanitas. «Il danneggiamento del collagene si traduce in rughe profonde e diffuse, perdita di elasticità, pelle secca e ruvida, capillari dilatati su guance, naso e orecchie, macchie solari, desquamazione, cheratosi attinica, fino ai tumori della pelle ».


CARNAGIONE CHIARA

Non esiste il 100% di protezione

Le carnagioni chiare e sensibili partono svantaggiate. Occorre difenderle con alti indici ma, soprattutto, evitare l’esposizione al sole. Come ha sottolineato la Commissione Europea, non esiste un prodotto che fornisca il 100 % di protezione dai raggi UV e la dicitura ‘schermo totale’ non è più permessa. Le pelli di luna, per ottenere una lieve doratura, possono ricorrere agli auto- abbronzanti. Grazie all’azione del diidrossiacetone sulla cheratina, scuriscono l’epidermide e, agendo sullo strato corneo superficiale, non hanno controindicazioni.


Creme schiarenti, peeling o laser contro le macchie

Si formano per eccesso di melanina nelle zone più esposte ai raggi UV

Dopo il sole possono apparire le lentigo solari: macchie causate da un eccesso di melanina – di solito aumentano con l’avanzare dell’età – che compaiono sulla pelle del viso, del decolleté, del dorso delle mani e, in generale, delle zone più esposte ai raggi solari. Le cause frequenti che interagiscono con gli UV sono fattori ormonali o l’utilizzo di alcuni medicinali, profumi o particolari procedure cosmetiche prima dell’esposizione. I trattamenti per eliminare queste discromie variano a seconda della loro tipologia e profondità. Per questo è importante rivolgersi al dermatologo – magari approfittando per farsi fare una necessaria mappatura dei nei – che saprà indicare come curarle nel modo più appropriato. «Solitamente si interviene con prodotti cosmetici specifici, quali creme depigmentanti e schiarenti» ricorda Umberto Borellini, cosmetologo. «Oppure, nel caso di macchie più profonde, si può agire con peeling chimici, crioterapia, trattamenti laser e a luce pulsata».


Stress da rientro? No, grazie!

Gli inglesi la chiamano Post Vacation Blues, è la sindrome del ritorno alla routine: stanchezza, insonnia, nevrosi

di Roberto Baldi

Qualcuno è ormai a due passi dal rientro post-ferie; qualche altro, trascorsa la settimana dopo agosto, è già in ripresa lavorativa. Anziché essere rinfrancati e vogliosi, può darsi si cominci ad avvertire una stanchezza sottile, bassi livelli di umore, difficoltà di concentrazione, irritabilità, disturbi del sonno. Come se più lunga e appagante è stata la vacanza, maggiore sia la difficoltà di rientro nella realtà quotidiana. Si chiama ‘sindrome da rientro’, o, all’anglosassone, Post Vacation Blues. Secondo studi recenti un italiano su 3 torna dalle ferie più stressato di prima, soprattutto per vacanze marine, meno per quelle montane; secondo i dati Istat, sono circa 6 milioni gli italiani che oltre alla Post Vacation Blues, sono minacciati dallo stress anche nei giorni che precedono la ripresa lavorativa. I motivi? Il 63% dei vacanzieri teme la routine casa-lavoro, seguita dalle ansie da riaffrontare sul posto di impiego (57%), i colleghi (49%), la vita da pendolare (34%) e gli inevitabili obblighi familiari (19%). Al rientro, il 24% degli italiani è convinto che le vacanze siano troppo corte (42%), vivendo così gli ultimi giorni con insoddisfazione (25%) e preoccupazione (23%). «È un disturbo dell’adattamento – spiega Claudio Mencacci, direttore del dipartimento neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli di Milano – che può presentarsi con diversi sintomi nella fase di passaggio tra un periodo di allentamento delle tensioni e la ripresa delle abitudini ordinarie ». Spiegato in termini fisiologici: entra in causa un meccanismo complesso originato dallo stress che viene a trasferirsi sul cosiddetto asse ipotalamo-ipofisi- surrene: l’ipotalamo controlla il rilascio di sostanze da parte dell’ipofisi con azione sulle ghiandole surrenali, che producono i cosiddetti ormoni dello stress, come adrenalina e cortisolo. In genere durante un periodo di allentamento delle tensioni, come accade in vacanza, questo sistema si mette un po’ a riposo rispetto al ritmo abituale. Il rientro alla vita normale, specie se repentino, costringe però il sistema e, in particolare i surreni, a un superlavoro, a cui il soggetto non è immediatamente pronto, e così diventa normale qualche difficoltà a rispondere alle esigenze della vita di sempre. Il rischio di sviluppare la sindrome da rientro è tanto maggiore quanto più il lavoro è di tipo intellettuale. Occhio dunque all’eventuale corteo di sintomi quali apatia, stanchezza, anoressia, mancato rendimento nelle attività quotidiane e soprattutto ai disturbi del sonno, che prima delle vacanze era scarso di sussulti onirici, e al rientro fonte possibile di prostrazione a occhi chiusi, perché il letto non è più una rosa – come diceva nostra nonna – dove chi non dorme si riposa. Perciò, a letto presto, non impostando la prima sveglia post-vacanza alle 6: dopo molte giornate di lunghe dormite, occorre riassettare il ritmo sonno-veglia per rientrare nei parametri pre-vacanze con gradualità. Alcuni avvertimenti utili: stanza, temperatura, umidità, rumori, ma anche materasso e cuscino, sono fattori che influenzano il modo in cui dormiamo. Notti brave e lunghe dormite fino all’ora di pranzo, bruscamente interrotte da orari più rigidi (seppur normali a ferie finite), creano nell’ organismo un curioso «effetto fuso orario», a cui occorre riadattarsi gradualmente per non alterare la cosiddetta igiene del sonno e non incorrere in stress.


LE REAZIONI INFANTILI

I bambini di nuovo in città con anticipo rispetto alle lezioni

Il bambino ha eclettismo e adattabilità particolari anche dopo il ritorno dalla vacanza. Utili comunque alcuni accorgimenti: evitare il rientro in città nell’immediata vigilia della ripresa scolastica; sforzarsi di stare all’aria aperta ove possibile, programmando uscite divertenti; evitare l’abuso di videogiochi, tablet, televisione soprattutto nelle ore che precedono il sonno serale in modo da non indurre eccitabilità; riprendere i compiti per le vacanze con gradualità; effettuare attività motorie in discipline gradite.

R. B.


Le contromisure

Se in città è ancora caldo vestirsi di chiaro e mangiare con sobrietà

Lavoro, scuola, attività domestiche si traducono in un aumento dello stress al ritorno dalle vacanze e si ripercuotono sulla qualità del nostro riposo se non affrontate gradualmente. Fortunatamente nella maggior parte dei soggetti i disturbi di insonnia, ansia e apatia, si risolvono spontaneamente nel giro di qualche giorno, se si seguono regole di buonsenso. Occhio intanto alle temperature. Può darsi che quest’appendice di estate con un clima impazzito ci veda ancora in mutande abbracciati al ventilatore. Nuova ondata di caldo ci potranno dire le previsioni. Domani è un altro forno. E allora vigilare sull’abbigliamento che deve essere ancora chiaro per assorbire meno i raggi solari; leggero, preferibilmente di cotone per favorire l’evaporazione. Attenzione anche all’alimentazione, da improntare alla sobrietà, con prevalenza di frutta e verdura. Preoccupiamoci anche della cosiddetta integrazione idro-salina soprattutto nei bambini, che hanno un’acqua tissutale più alta dell’adulto (78% circa) e sono più sensibili agli abbassamenti del livello per la sudorazione; sviluppare le attività sportive più gradite, ricordando che a livello basso di disidratazione, equivalente a meno del 2% di perdita di peso, diminuisce il rendimento: si può andare in tilt con inappetenza, stancabilità, crisi ipotensive. Da ricordare anche che per ogni chilogrammo perduto con l’attività, si deve bere un litro di acqua in più fasi a temperatura fresca (mai fredda). Altri accorgimenti: evitare il passaggio brusco dalle 8-10 ore di sonno del periodo vacanziero alle 6-7 che ci si concedono al rientro; gradualità nella ripresa lavorativa; trascorrere più tempo possibile all’aria aperta per evitare il contrappunto con le ore di spiaggia; compiti vacanze e scuola con gradualità; ove possibile concedersi un weekend di relax.

Roberto Baldi