Giulia Grillo «Garantiamo a tutti
i cittadini il diritto alle cure»

Il ministro della Salute: «Una democrazia si valuta anche dall’assistenza sanitaria che riesce ad offrire. E i nostri livelli sono un modello internazionale»

di Franca Ferri

Ministro Grillo, come sta il nostro Sistema Sanitario Nazionale?

«Meglio di come si è portati a pensare comunemente. Il Sistema sanitario nazionale è la più grande infrastruttura democratica che abbiamo. Garantisce ogni giorno un diritto fondamentale – quello alla salute – attraverso le prestazioni che eroga. Il nostro sistema universalistico è un modello per molti paesi, siamo un benchmark internazionale. Certo è che, avendo già compiuto 40 anni mostra alcuni limiti e di icoltà, necessita di alcuni correttivi».

Quali sono le principali criticità, a suo avviso?

«Riguardano soprattutto la mancanza di una programmazione lungimirante nel passato. Ora dobbiamo lavorare pensando al futuro, alla sostenibilità del sistema.

I primi obiettivi?

«Alcuni nodi vanno sciolti subito, non si può aspettare: l’accesso alla specializzazione post laurea dei medici, la digitalizzazione e la riduzione delle liste di attesa, l’ammodernamento di ospedali e strumentazioni. Sono sicura che, soprattutto grazie all’eccellente qualità umana e professionale di chi ci lavora, riusciremo presto a correggere anche le storture di oggi, per un Servizio sanitario ancora più e iciente e sempre più all’avanguardia, in tutto il Paese».

Che cosa vuol dire per Lei ‘servizi alla Salute’?

«Signiica garantire diritti, dare sostanza ogni giorno a valori come l’uguaglianza nell’accesso alle cure. A volte ce ne dimentichiamo, ma la Repubblica tutela il diritto alla salute nell’interesse dell’individuo e della collettività. Noi garantiamo cure a tutti, sembra scontato ma non è così, chieda all’estero. Consentitemi un gioco di parole, ma lo “stato di salute” di una democrazia si valuta anche dal livello di assistenza sanitaria che riesce ad o rire ai suoi cittadini. Un paese in salute è un paese che sta bene e che fa bene».

Cosa si sta facendo per garantire il diritto alla salute anche a chi non può permettersi il pagamento dei ticket?

«Vogliamo abolire il superticket, cioè quella quota che si aggiunge al ticket ordinario il cittadino paga per le prestazioni specialistiche e gli esami di laboratorio. Non possono esistere tasse sulla salute. Troveremo altri modi per inanziare le Regioni. Prima i cittadini. L’Emilia Romagna lo ha abolito e altre regioni si stanno organizzando per eliminare questa gabella iniqua».

Spesso fanno notizia le di erenze di prestazioni del SSN su base territoriale: cosa ne pensa?

«Non esistono cittadini di serie A e di serie B. Noi già oggi garantiamo prestazioni di eccellenza ovunque, anche in quel Sud che inisce sempre nelle cronache per brutte notizie. Si pensi alla bravura dei medici che a Napoli hanno curato la piccola Noemi, ma non solo. Le eccellenze ci sono in tutto il Paese, l’e icienza complessiva di alcuni Servizi sanitari regionali è però molto carente. Dobbiamo lavorare su questo, lo stiamo facendo, il decreto Calabria ne è un esempio. A situazioni di emergenza occorre dare risposte in grado di cambiare rotta.

Par di capire che le autonomie regionali non la convincono…

«Sulle autonomie regionali non ho un pregiudizio. Le richieste di autonomia sono assolutamente legittime e derivano dalla incapacità da parte dello Stato e dei Governi precedenti di produrre dei cambiamenti negli anni passati. Quelle delle autonomie sono richieste molto giuste perché servono a soddisfare problemi reali. Un assessore non può chiudere un pronto soccorso perché Parlamento o Governo non hanno fatto una legge per far sì che ci sia il giusto numero di medici. Con le autonomie, le Regioni potrebbero risolvere domani questi problemi facendo il loro dovere, ovvero assicurando servizi essenziali. Inoltre, buona parte di questi interventi potrebbero essere fatti anche senza risorse aggiuntive».

Qual è l’integrazione ideale fra sanità pubblica e privata?

«Gli operatori della sanità privata rendono un grosso servizio al sistema salute. Ma il privato non può sostituirsi al pubblico. Abbiamo il dovere di mantenere il sistema sanitario nazionale in vita nel migliore dei modi, dando il giusto riconoscimento alla professionalità di tutti gli operatori».

Come si misura la ‘qualità’ di un servizio sanitario?

«Do solo qualche numero. Siamo uno dei paesi con l’aspettativa di vita più alta al mondo. Il nostro livello di benessere psicosociale è in aumento anche grazie alla maggiore attenzione che riusciamo a porre ad aspetti non squisitamente sanitari. Siamo un modello in tutto il mondo. Siamo sicuramente al top, grazie anche al nostro personale. Sia anche lei ottimista insieme a me…»

Una delle sue battaglie è la trasparenza del prezzo dei farmaci: a che punto siamo?

«La risoluzione dell’Italia presentata all’Organizzazione Mondiale della Sanità sulla trasparenza dei prezzi dei farmaci è stata approvata con il supporto di altri 22 Stati e accolta da 194 Paesi (Germania e Gran Bretagna hanno detto di no) come una rivoluzione che aprirà scenari di maggiore equità nell’accesso alle cure. Un successo internazionale che rappresenta il primo passaggio per un sistema più equo e trasparente»


IL PIANO NAZIONALE PER IL MONITORAGGIO

«Ridurre le liste d’attesa è una priorità
Puntiamo sulla digitalizzazione dei Cup»

Le liste d’attesa sono un argomento sempre scottante, con casi che possono diventare eclatanti: cosa si sta facendo su questo fronte? «Una cura e icace è una cura che arriva al momento giusto, non si può attendere quando si sta male – dice il ministro Giulia Grillo -. Ridurre le liste di attesa è la mia priorità. In questi mesi abbiamo elaborato un nuovo Piano Nazionale Liste d’Attesa fermo da 10 anni, mai monitorato e applicato prima. Stiamo spingendo forte sulla digitalizzazione dei CUP. Abbiamo creato l’Osservatorio Nazionale con il compito di implementare il piano e di a iancare regioni e province autonome nella sua realizzazione. Osserveremo così l’andamento degli interventi previsti dal piano, rilevando le criticità e fornendo indicazioni per uniformare comportamenti, superare le disuguaglianze e rispondere in modo puntuale ai bisogni dei cittadini. E non dimentichiamolo, essere in grado di erogare cure velocemente, consente anche di evitare ai cittadini di rivolgersi a sistemi privati, che hanno il loro costo…»


Sanità SÌ e NO

«Serve il medico scolastico: sarà un riferimento per i giovani e per le famiglie»

La sanità non è solo cura, ma anche prevenzione come stile di vita: come si fa crescere questa consapevolezza?

«È un lavoro culturale, che si fa ogni giorno attraverso tutti i presidi sociali ed educativi di cui disponiamo. In questo senso i mezzi di informazione e il sistema scolastico ci sono di grande aiuto. Rendere consapevoli sui corretti stili di vita necessita il coinvolgimento di tutti: cittadini, istituzioni, medici di base, operatori della salute. Molto è stato fatto, molto faremo. Gli u ici del ministero lavorano a questo con progetti, campagne informative, collaborazioni con altri ministeri. Consapevolezza è la cura».

C’è una fascia d’età che oggi più che mai richiede attenzione: gli adolescenti. Droga e bullismo sono i due grandi pericoli, cosa si può fare?

«Sto lavorando col ministero dell’Istruzione alla creazione della igura del medico scolastico. Qualcuno che possa essere un punto di riferimento per i più giovani non solo per l’informazione sanitaria, ma anche per il sostegno psicologico in fasi della vita in cui i nostri giovani sono più fragili. Penso all’incidenza dei disturbi dell’alimentazione. Insegnare a volersi bene è un processo che comincia da piccoli. Bisogna spiegare ai nostri ragazzi, riuscire a ascoltare i loro silenzi, indicare una strada. Il servizio sanitario nazionale e il sistema scolastico sono sistemi che devono lavorare sinergicamente, perché sono i pilastri fondanti della nostra società. Assieme riusciremo a parlare al futuro».

Deibrillatori in luoghi pubblici, conoscenza di usa delle tecniche di primo soccorso: quanto sono importanti?

Come svilupparli? «Sono fondamentali. Ho già chiesto di realizzare una campagna di informazione che a ronta il tema del primo soccorso, stiamo pensando inoltre ad un’app che aiuti i cittadini a individuare il deibrillatore più vicino. Questi strumenti nei luoghi pubblici assieme a una corretta formazione orizzontale, per tutti i cittadini, possono salvare la vita. Dobbiamo lavorare con le associazioni, medici, operatori, istituzioni locali. L’alleanza per la salute deve essere trasversale».