Claudio Borghi «Prevenzione, diagnosi precoce e nuovi farmaci per il cuore»

«Leggendo il genoma possiamo individuare una predisposizione all’ipertensione e agire per tempo. Effetti promettenti dai moderni antidiabetici»

IL PROFILO

Claudio Borghi, ordinario di Medicina Interna all’Università di Bologna, dirige l’Unità operativa di Medicina Interna nel Policlinico S.Orsola Malpighi, è direttore del Centro di eccellenza per l’ipertensione arteriosa, del Centro aterosclerosi e dislipidemie e del Centro per lo Scompenso Cardiaco, afferenti alla stessa struttura. Ha guidato la Società Italiana Ipertensione Arteriosa, ed è uno degli ospiti abituali, in Rai, nella trasmissione Tutta Salute.

di Alessandro Malpelo

Fanno scalpore tumori e malattie infettive, da mesi seguiamo con ansia le statistiche ballerine dei contagiati da Coronavirus, dimenticando che il grande malato della nostra società è l’apparato cardiovascolare, cuore e arterie. Gli epidemiologi considerano che nelle società occidentali, tra dieci anni, potrebbe raddoppiare l’incidenza di inconvenienti quali infarto, angina, ictus, aterosclerosi, coronaropatie, complici anche la sedentarietà, l’inquinamento e la cattiva alimentazione. «Oggi la scommessa è fare vera prevenzione – afferma Claudio Borghi, docente dell’Alma Mater e direttore dell’Unità di medicina interna del Policlinico Sant’Orsola Malpighi di Bologna – perché quando parliamo di cuore manca la percezione dell’allarme sociale. I danni legati all’ipertensione, all’eccesso di colesterolo, al diabete e all’uricemia, ad esempio, vengono spesso trascurati o sottovalutati, si trascinano così per anni. Quando poi la malattia si manifesta in tutta la sua gravità si cerca di correre ai ripari, ma le contromisure andrebbero prese prima ». A volte, aggiungiamo noi, il copione va avanti come un dramma di Shakespeare, irrompe in scena lo scompenso cardiaco, la pompa che muove il sangue arranca, perde colpi, ed ecco netta la percezione che il sipario potrebbe chiudersi da un momento all’altro.
Professor Borghi, che cosa possiamo fare per impedire il lento ma inesorabile declino delle funzioni del cuore?
«L’approccio moderno allo scompenso cardiaco, condizione che affligge milioni di persone nel mondo, fa perno sulla diagnosi precoce e richiede l’organizzazione di una rete di professionisti in grado di intercettare i fatidici campanelli d’allarme. I progressi della medicina e della farmacologia sono oggi in grado di prevenire l’aggravarsi di un problema paragonabile a un’epidemia, a patto però di individuare per tempo i soggetti a rischio, cosa che oggi non sempre avviene».
Quindi un dialogo più stretto tra medici di famiglia e strutture specialistiche che cosa comporterebbe?
«Aiuterebbe a individuare tempestivamente tutte quelle condizioni cosiddette predisponenti, che col tempo possono portare all’insufficienza cardiaca. Riconoscere i sintomi iniziali di questa sofferenza è basilare per iniziare un percorso che, grazie anche alle nuove opzioni di trattamento farmacologico, consente di ridurre la mortalità, le ospedalizzazioni, e migliora la qualità di vita».
Quali scoperte recenti possono fare la differenza?
«Leggendo il genoma abbiamo acquisito nuove conoscenze sul valore della familiarità e siamo oggi in grado di intuire se siamo predisposti, nella nostra vita, a soffrire di ipertensione, in modo da cautelarci per tempo. Altro esempio, abbiamo imparato che i valori del colesterolo, tanto vituperati per la influenza sulla placca aterosclerotica delle arterie, dipendono molto di più dalla genetica che dalla dieta».
I segnali che devono destare allarme?
«Sono parecchi e non sempre specifici o univocamente interpretabili. Il principale resta il dolore o il peso retrosternale, quel senso di sconforto toracico presente nell’angina. L’esecuzione di un elettrocardiogramma puó essere diagnostico nelle condizioni acute con sintomi specifici mentre a riposo spesso il suo potere diagnostico e limitato».
Dopo le statine abbiamo sempre nuove scoperte in campo farmaceutico?
«Una novità impattante risiede nei nuovi farmaci ad azione su cuore, rene e arterie come sacubutril- valsartan o i nuovi antidiabetici (dapagliflozin, empagliflozin, e altri) che si stanno dimostrando efficaci anche nella gestione dei danni cardiovascolari in maniera indipendente dal controllo glicemico. Nuove evidenze in questo ambito sono state presentate all’ESC, il congresso della Società europea di cardiologia, dove si è confermato come queste classi di farmaci siano in grado di ridurre in maniera considerevole mortalità e ospedalizzazione in caso di insufficienza cardiaca. Per tutti questi farmaci la novità risiede nell’innovativo meccanismo d’azione che intercetta in maniera più efficace il meccanismo di malattia e la sua progressione. Un altro aspetto emerso dal congresso è che l’inquinamento atmosferico e acustico incide nei processi di invecchiamento delle arterie aprendo un nuovo ambito di prevenzione del tutto inatteso».
Quali altre sorprese sono, per così dire, dietro l’angolo?
«C’è un filone promettente, legato agli studi pionieristici del cardiologo americano Valentin Fuster, che guarda al futuro, alla ricerca di biomarcatori, alla medicina traslazionale, a nuovi format che sfruttano la telemedicina. Strategie proattive e screening a distanza, progressi che il lockdown sta di fatto accelerando. La prospettiva è di realizzare una sorta di ambulatorio in remoto che permetta di prendere in carico il paziente a rischio, iperteso o ipercolesterolemico, e quello sintomatico. Oggi le politiche sanitarie sono molto polarizzate sul Covid, ma la prospettiva di ridurre le malattie cardiovascolari resta in primo piano e punta di prevenire precocemente la sclerosi delle arterie e certe alterazioni ineluttabili che portano all’invecchiamento biologico del cuore, superando gli atteggiamenti attendisti, per guadagnare in salute abbassando i profili di rischio».


IN EUROPA NE SONO AFFETTE 15 MILIONI DI PERSONE

Conoscere meglio lo scompenso cardiaco è fondamentale per prevenire danni importanti

L’insufficienza cardiaca colpisce oltre 15 milioni di persone in Europa, prima causa di ospedalizzazione dopo i 65 anni. I sintomi vengono spesso confusi come fattori legati all’età. Una delle realtà che si prodigano nel diffondere informazioni su cause e modalità di intervento nello scompenso cardiaco è l’associazione Icaro (www.icarocuore.it). Sempre in ambito onlus doveroso citiare il ruolo svolto dal Coordinamento nazionale delle associazioni di volontariato del cuore (www.conacuore.it) che da anni porta avanti campagne di sensibilizzazione unendo l’impegno di vari sodalizi. In particolari condizioni e􀌀 possibile trattare le cause dello scompenso. Nella maggior parte dei casi, la terapia si basa sui farmaci, talvolta in tandem con sofisticati dispositivi, che sostengono il lavoro del cuore, e abbinati alle tecnologie indossabili per monitorare le condizioni dei soggetti trattati. Anche il controllo dell’alimentazione agisce a scopo preventivo sull’insorgenza dei fattori di rischio cardiovascolare nel paziente scompensato.