Specchio dell’anima… e anche della salute

Gli occhi possono dare indicazioni su patologie dl tutto il corpo, come malattie circolatorie, allergie, diabete, colesterolo e Alzheimer

di Antonio Alfano

Proverbialmente gli occhi sono lo specchio dell’anima. In realtà rappresentano una porta d’ingresso per accedere ad importanti informazioni sulla salute. Chiaro l’appello degli esperti della statunitense Mayo Clinic: «mantieni gli occhi sani e la vista acuta… a qualsiasi età. L’occhio è complesso come il più moderno dei computer e prezioso come un gioiello. Senza una vista chiara, la tua vita sarebbe radicalmente diversa». L’importanza dell’occhio fu compresa anche nell’antichità nel periodo degli Egizi, Greci, Romani, senza dimenticare gli oculisti della Scuola Medica Salernitana nel Medioevo. Il primo ospedale per la cura degli occhi fu fondato nel 1254 in Francia da Luigi IX. La struttura dell’occhio è particolarmente delicata. Il bulbo oculare è contenuto e protetto dalla cavità ossea orbitaria che è formata da tre tonache concentriche. Una esterna, attraversata dal nervo ottico, formata dalla sclera e dalla cornea; una media, detta uvea, formata dalla coroide, dal corpo ciliare e dal cristallino e una interna, la retina. La visita oculistica non serve solo a valutare lo stato della vista. «Un attento esame degli occhi – sostengono all’unisono gli specialisti della Mayo Clinic e dell’American Academy of Ophtalmology – può essere il primo rilevatore di patologie critiche, come malattie circolatorie, diabete, colesterolo alto, fino ad arrivare al tumore del cervello». Un recente studio spagnolo dell’Università di Saragozza conferma che l’esame della macula, zona centrale della retina può permettere l’identificazione di possibili disturbi della vista collegabili con la malattia di Alzheimer. «Anche se la malattia di Alzheimer è frequentemente associata a deficit di memoria e deterioramento cognitivo – sostengono gli studiosi spagnoli – i pazienti affetti da questa patologia mostrano alterazioni nella percezione sensoriale, legate alla vista». Un attento esame degli occhi, che bruciano o appaiono gonfi e arrossati, possono rivelare forme particolari di allergie come reazioni a polvere, pollini o in presenza di animali. La percezione di ombre o lampi di luce può indicare danni alla retina. La così detta secchezza oculare può dipendere dalla somministrazione di particolari farmaci come come sonniferi, antidolorifici, ansiolitici o dovuta a un prolungato uso del computer. «Con l’allungamento della vita media – sostengono gli oftalmologi della Mayo Clinic – le malattie degli occhi legate all’età sono diventate più comuni. Fortunatamente, le terapie hanno fatto grandi progressi». Nelle malattie dell’occhio, necessaria la prevenzione. Anche se fattori di rischio come l’invecchiamento o la predisposizione genetica non possono essere evitati, è opportuno non fumare, evitare l’abuso di alcolici, il sovrappeso.


Diottrie, tonometria e riflesso pupillare
Tutti i test della visita oculistica

Oltre alla capacità visiva lo specialista valuta diverse funzionalità e i possibili fattori di rischio

L’unico modo per accertare l’effettivo stato di salute dei propri occhi è la visita oculistica. Una calcolata sequenza di test clinici consente di valutare non solo la capacità visiva, ma di esaminare anche i segmenti anteriori e posteriori dell’occhio che, con un esame biomicroscopico, possono rivelare malattie oculari in atto o possibili fattori di rischio. Utile per accertare la eventuale presenza di patologie oculari che possano causare una riduzione o perdita della vista o altre malattie che possono arrecare danni oculari, senza contare la necessità di evidenziare fattori di rischio che, a lungo termine, possono portare allo sviluppo di patologie come la degenerazione maculare o il glaucoma. «Durante la visita – sostengono gli esperti della Mayo Clinic nella loro Guida rivolta ai pazienti per una “better vision”, una visione migliore –, l’oculista può utilizzare una varietà di strumenti, far brillare le luci direttamente davanti agli occhi e chiederti di guardare attraverso una vasta gamma di lenti». Durante un esame oculistico ogni test valuta un diverso aspetto della visione o della salute degli occhi. Normalmente per una visita oculistica sono previsti vari passaggi: dopo le informazioni sulla storia clinica agli attuali problemi di vista, l’oculista misurerà l’acutezza visiva per determinare se hai bisogno di occhiali o lenti a contatto per migliorare la vista. Se già si utilizzano occhiali è sempre meglio portarli con sè. Solitamente vengono utilizzate gocce di collirio per facilitare la rilevazione della pressione oculare e l’esame della parte interna degli occhi. Dopo l’utilizzo delle gocce, potrebbe essere opportuno non guidare nelle due ore successive alla visita. I test utilizzati durante la visita oculistica sono vari: sinteticamente, da quello per controllare il movimento degli occhi e dell’acuità visiva, a quello per la valutazione della rifrazione e del campo visivo, senza trascurare l’analisi della visione dei colori. Una particolare lampada a fessura, consente all’oculista di esaminare le palpebre, le ciglia, la cornea, l’iride, la lente e la camera del fluido tra la cornea e l’iride. La tonometria misura la pressione del fluido all’interno dell’occhio (pressione intraoculare). Questo è un test che aiuta l’oculista a rilevare il glaucoma, una malattia che danneggia il nervo ottico.

Antonio Alfano


PER I GIOVANI

Anche lo sport scende in campo

Diffondere la cultura della prevenzione nei giovani per proteggere gli occhi. Nasce su queste basi AIOS (Associazione Italiana Occhi e Sport) onlus presieduta da Maria Elisa Scarale, medico oculista del Gruppo CLK. «Abbiamo avviato accordi con le giovanili della Juventus e dell’Inter per effettuare screening e visite nei giovani sportivi – ha dichiarato la presidente a Torino in occasione del congresso di oftalmologia (info www.oftatodate2019.it) – l’auspicio è di convolgere sempre più le nuove generazioni». Secondo Aios vederci bene non basta, occorre anche salvaguardare il campo visivo, testare la percezione delle forme, dei colori, misurare l’abilità nel valutare le distanze, agire sul coordinamento posturale e l’equilibrio.


Salvare la retina dall’usura degli anni

Due forme di degenerazione maculare senile: contro quella ’umida’ c’è una terapia efficace

di Maurizio Maria Fossati

SEMPRE più anziani in questa nostra Italia. L’aspettativa di vita è aumentata, diventa quindi fondamentale conservare nel tempo la buona salute e la migliore funzionalità possibile. E senza dubbi ’vederci bene’ è un elemento fondamentale per una buona qualità della vita. «È per questo che abbiamo istituito il mese di prevenzione e diagnosi della maculopatia – afferma Lucio Buratto, chirurgo oftalmico specializzato in chirurgia della cataratta e della miopia, e direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) –. Qualcosa bisognava fare per arginare una situazione che sta diventando un grave problema sociale. Così abbiamo pensato a una campagna di sensibilizzazione su tutto il territorio per spiegare agli italiani non più giovani i rischi della maculopatia, rendendoli consapevoli della necessità di sottoporsi agli esami diagnostici che permettono di rilevare l’eventuale presenza di malattia».
Che cos’è la maculopatia senile?
«Detta anche degenerazione maculare senile – spiega Buratto – è una patologia degenerativa che colpisce l’area centrale della retina, detta macula. Causa una diminuzione progressiva della visione centrale e la distorsione delle immagini. E, secondo l’OMS, è responsabile del 45% dei casi di perdita irreversibile della visione centrale. Coinvolge in Italia oltre un milione di persone, soprattutto dopo i 65 anni, ma i numeri sono in crescita. E colpisce soprattutto le donne ».
Non tutte le maculopatie senini sono uguali, però…
«Sono due le forme di questa patologia – spiega Buratto –: la cosiddetta “secca” che ha una progressione lenta, ma inarrestabile. E la forma cosiddetta “umida” (o essudativa) che ha una minor frequenza (circa il 20% dei casi) e contro la quale esistono terapie efficaci».
Quali sono queste terapie?
«La forma umida è causata da vasi sanguigni anomali che compromettono la funzione visiva della retina. Il gold standard terapeutico per la malattia nella sua forma umida è rappresentato da un trattamento continuativo a base di iniezioni intravitreali (di farmaci anti-VEGF), una classe di molecole che agisce inibendo la proliferazione di nuovi vasi sanguigni all’interno della retina».
Come si ’scopre’ di avere la maculopatia?
«La diagnosi è facile, in quanto consiste in un esame non invasivo, indolore e che dura pochi minuti: la tomografia ottica a radiazione coerente (OCT), un test che viene eseguito senza alcun farmaco e senza alcun contatto con l’occhio. Questa tecnica, utilizzando un raggio luminoso, permette l’analisi delle strutture retiniche in sezioni tomografiche (strati), fornendo moltissime informazioni sullo stato della retina centrale. Partendo dalla certezza che la miglior cura è sempre quella più precoce, arrivare rapidamente alla diagnosi nelle malattie croniche degenerative oculistiche risulta fondamentale ». Il CAMO, in collaborazione con gli ospedali San Raffaele e Fatebenefratelli- Sacco di Milano, promuove nel mese di febbraio 2020 la “Campagna di prevenzione e diagnosi della maculopatia” con visite gratuite in 26 centri di 13 regioni italiane (per prenotarsi: www.curagliocchi.it). L’iniziativa ha il patrocinio del ministero della Salute, della Società Oftalmologica Italiana (SOI) e dell’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della cecità (IAPB).


LA RETINOPATIA

Così il diabete rovina la vista

ANCHE la vista paga spesso il conto del diabete. La retinopatia diabetica, infatti, è una delle cause più frequenti di cecità acquisita nei Paesi industrializzati. «È una progressiva disfunzione e alterazione del sistema vascolare della retina – spiega il dottor Buratto – determinata dall’iperglicemia cronica del diabetico. Più tempo si trascorre col colesterolo in eccesso nel sangue, maggiore è la probabilità di sviluppare retinopatia diabetica. E’ stato rilevato che la malattia affligge circa il 25% dei pazienti con diabete da 5 anni, il 60% a 10 anni, e può salire all’80% dopo i 15 anni di diabete».

M.M.F.


Lacrime artificiali per avere la corretta

I casi di secchezza oculare aumentano anche a causa di inquinamento e allergie

BRUCIORE, prurito, sensazione di sabbia agli occhi. Quando le lacrime scarseggiano, ecco in agguato la ’sindrome dell’occhio secco’. I casi di secchezza oculare sono oggi aumentati in modo significativo anche a causa dell’inquinamento atmosferico, testimonia Francesco Bandello, direttore della Clinica Oculistica dell’Università Vita- Salute, ospedale San Raffaele di Milano. Anche lo stile di vita condiziona in modo importante la funzionalità lacrimale, per esempio, il lavoro in ambienti con aria condizionata o molto ventilati o secchi per l’eccessivo riscaldamento e l’attività continuativa al pc. Non dobbiamo trascurare, inoltre, la relazione con la crescita dei casi di allergia degli ultimi anni. Ma allora, che fare? Le lacrime artificiali risultano essere l’unico sostituto del film lacrimale precorneale. Sono colliri a base di sostanze che possiedono l’azione detergente, lubrificante e umettante delle lacrime naturali.

Maurizio M. Fossati


«Lo stomaco e l’intestino ci ’parlano’»

Dal dolore lieve al disturbi gastrointestinali più seri: quali sono i campanelli d’allarme

di Loredana Del Ninno

Mal di pancia, dolori allo stomaco, nausea e gonfiore persistenti. Sintomi che accomunano molti disturbi gastrointestinali, talvolta cronici. Quando è possibile recuperare affidandosi a una dieta idonea o ricorrendo a rimedi ’da banco’ e quando invece è più opportuno rivolgersi a uno specialista? Ne parliamo con Michele Rubbini, chirurgo e docente di Medicina Culinaria all’Università di Ferrara e International Fellow dell’American Society of Colon and Rectal Surgeons.
Professore, esistono campanelli d’allarme nel campo dei disturbi gastrointestinali?
«Ci sono una serie di parametri di cui tenere conto: caratteristiche del dolore, la sede, l’insorgenza e il momento in cui si presenta ».
Come classificarli?
«Il dolore può essere, profondo, sordo, poco intenso ma continuativo. Può presentarsi intorno all’ombelico, nella parte destra o sinistra dell’addome o in corrispondenza dello stomaco, comparire all’improvviso, in maniera violenta o lentamente. È importante anche tenere conto se si manifesta subito dopo i pasti o lontano dall’assunzione di cibo ».
Partiamo dal mal di stomaco.
«Se il dolore si manifesta a livello epigastrico, cioè centralmente subito sotto lo sterno, dopo aver mangiato, si può pensare a un’irritazione della mucosa dovuta molteplici cause tra cui alimentazione scorretta stati di tensione, intolleranze alimentari o assunzione di farmaci. Quando invece compare a stomaco vuoto e si attenua mangiando, può trattarsi probabilmente di un’irritazione del duodeno. In questo caso, concordando la terapia con una specialista, è consigliabile assumere antiacidi e seguire una dieta opportuna. Come primo rimedio casalingo contro l’acidità può funzionare anche sorso di latte».
Talvolta in menopausa i sintomi di un infarto potrebbero essere scambiati per un banale mal di stomaco. Quando preoccuparsi?
«Quando il dolore addominale alto si irradia a livello toracico e oltre al male compaiono un senso di costrizione, affanno e difficoltà respiratorie (dispnea)».
Oltre l’infarto, quali sono le peculiarità del mal di stomaco che devono indurre a consultare immediatamente un medico?
«Quando il dolore insorge improvvisamente, acuto e forte e non si attenua con nessun tipo di antidolorifico».
Passiamo al mal di pancia.
«Se il dolore è localizzato intorno all’ombelico, in generale, fa riferimento all’intestino tenue e può far pensare a un’enterite. Se compare a destra, sempre generalizzando, può essere dovuto a disturbi del colon destro o a una appendicopatia. Se si presenta a sinistra può essere dovuto a diverticoli o ad altre cause ».
L’intestino è considerato l’organo bersaglio per eccellenza e i disturbi dovuti al colon irritabile risultano piuttosto diffusi.
«Oltre al dolore, chi è affetto da colon irritabile presenta altri sintomi cronici come gonfiore, diarrea, stitichezza anche alternate. Queste manifestazioni non vanno trascurate ed è bene concordare una terapia e una dieta adeguata con uno specialista ».
Quando il mal di pancia può far pensare a qualcosa di serio?
«Quando il dolore è acuto, insorge improvvisamente e non passa neanche con i farmaci, si può sospettare un’occlusione, quindi è bene recarsi immediatamente dal medico o in un pronto soccorso. In generale è bene recarsi da uno specialista se si notano dei cambiamenti significativi nelle modalità di evacuazione, sia rispetto alla qualità delle feci che alla frequenza».


CONTRO LE INFEZIONI

Alcuni probiotici rafforzano la mucosa

Esistono varie infezioni note che impattano sul microbiota dei pazienti, persino l’epatite C, l’HIV e il Clostidrium difficile. «Studi premilinari portati al congresso Simit di malattie infettive – ha dichiarato Gabriella d’Ettorre, Università di Roma, La Sapienza – mostrano che la supplementazione con specifici probiotici ha interessanti effetti positivi sulla mucosa intestinale, ad esempio nei pazienti con HIV, rigenera alcune importanti caratteristiche anatomiche e funzionali».


Le armi per combattere l’infiammazione cronica

Microbiota e flora batterica hanno uno stretto legame con il sistema immunitario

La flora microbica intestinale interagisce con il sistema immunitario, e la ricerca si interessa al recupero dell’integrità della mucosa del tubo digerente. Sono indicazioni emerse recentemente dal congresso IG-IBD a Riccione. «Certi alimenti predispongono all’infiammazione intestinale », ha dichiarato Federica Facciotti dello Ieo, Istituto Europeo di Oncologia. «Chi ha una predisposizione genetica potrebbe avere maggiori problemi con una dieta ricca di sale e di grassi. Si può fare uso di probiotici, postbiotici o in alcuni casi ricorrere al trapianto di microbiota fecale». C’è un legame tra malattie croniche intestinali (MICI) e microbiota: l’alterazione della flora intestinale porta all’attivazione dei mediatori dell’infiammazione in soggetti con IBD (Infiammatory Bowel Disease). Si stanno sperimentando anche in Italia nuovi farmaci e staminali, con valide applicazioni ad esempio nel trattamento delle fistole perianali, nel morbo di Crohn.

Alessandro Malpelo


I batteri buoni ci difendono così

Pancia gonfia e malesseri generali di tutto l’organismo si riducono mantenendo in equilibrio la flora intestinale

di Federico Mereta

Pancia gonfia, rumori che paiono venire da uno spettacolo teatrale ma che invece provengono dalla pancia che brontola. A volte addirittura dolori veri e propri, con crampi che di colpo attanagliano la pancia. Ebbene, alla fonte di tutto questo, oltre a vere e proprie condizioni patologiche che vanno indagate dal medico, potrebbe esserci anche l’idrogeno presente in quantità maggiori all’interno del nostro intestino. E quindi il problema potrebbe nascere dai batteri che vivono nell’apparato digerente e dalle alterazioni che questa grande popolazione – sono molto di più delle cellule stesse del corpo umano che le ospita – può subire. «Il censimento delle cellule microbiche che albergano nel corpo umano è superiore a dieci volte rispetto a quello delle cellule eucariote – spiega Lorenzo Morelli, Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile presso la Facoltà di Scienze Agrarie, alimentari e ambientali dell’Università Cattolica di Piacenza/ Cremona –. La maggior parte di queste cellule procariote si trova nell’intestino umano, e anche sotto il profilo genetico i genomi di questi batteri contiene un numero di geni più che centuplicato rispetto a quello dell’uomo. Benché la percezione dei batteri sia prevalentemente legata a eventi patologici, la vita stessa dell’uomo è dipendente dalla presenza di batteri “buoni” che abitano diverse aree del corpo umano». Ma allora, come è possibile che i batteri possano ’sbagliare’ e creare un eccesso di idrogeno, attualmente studiato come una delle possibili cause di tanti disturbi della nostra vita di ogni giorno? «Pensate che i batteri intestinali possono arrivare a produrre 13 litri di idrogeno al giorno – riprende Morelli. Una parte di questo idrogeno è riutilizzato da altri batteri intestinali, sia per produrre metano sia altri composti. Se l’equilibrio fra batteri produttori di idrogeno e quelli utilizzatori (detti ’idrogenotrofi”) non è corretto, si hanno gonfiori, borborigmi, fino a dolori addominali». Per fortuna, è il caso di ricordarlo, un’alimentazione corretta può aiutare a ristabilire il giusto rapporto tra le varie popolazione batteriche che albergano nel nostro apparato digerente e, in questo specifico caso, a influenzare in senso positivo il rapporto tra produttori di idrogeno e utilizzatori del gas. Ma a prescindere da questo esempio, che nasce dalla ricerca più recente, sono sempre di più le evidenze che mostrano come questi ospiti’ batterici siano fondamentali nel difenderci dai loro simili ma appartenenti a tribù ’cattive’ (ovvero i patogeni), usando armi diverse, come ad esempio stimolando una maggior attività del sistema difensivo dell’organismo oppure bloccando l’adesione dei ’cattivi’, che possono dare malattia, alle pareti dell’intestino. In tutti i casi il microbiota, termine che definisce la composizione della flora batterica presente nel tubo digerente, rappresenta un campo di studio di grande interesse per la scienza. E non solo quando vogliamo ’combattere’ i piccoli disturbi passeggeri che portano al gonfiore addominale, alla digestione lenta o all’irregolarità temporanea nell’andare di corpo, magari legata allo stress. Dobbiamo abituarci a considerare questi germi come veri e propri laboratori, capaci di svolgere alcune attività enzimatiche, di favorire la la produzione di vitamine del gruppo B, e in particolare della B12, di consentirci di disporre della giusta energia. Ed allora, dobbiamo ricordarci di ’nutrirli’ a dovere, con la giusta alimentazione e il giusto apporto di frutta e verdura, aiutandoli in particolare quando un fattore esterno come una terapia antibiotica prolungata può modificarne il benessere.


L’EVOLUZIONE

Il microbiota cambia dalla culla fino alla terza età

Il microbiota fa parte del nostro benessere fin dalla nascita, se non addirittura prima. Tanto che nel neonato appare diverso se la gestante ha preso troppo peso durante la gravidanza o ha avuto un incremento ponderale accettabile. E cambia nel piccolo nato da parto cesareo rispetto a quello che invece viene al mondo per vie naturali. Poi si modifica nel corso della vita, risentendo delle nostre abitudini, dell’alimentazione, addirittura dell’attività fisica che facciamo. Per chi vuol saperne di più, anche “rivisitando” in chiave scientifica ricette semplici della nostra tradizione che possono aiutare il benessere della flora intestinale, è disponibile “Microbiota – L’amico invisibile per il tuo benessere a tutte le età” (Gribaudo Editore). «Il microbiota cambia continuamente con il passare degli anni ed in qualche modo ’dipende’ dalle nostre abitudini, rappresentando una sorta di ’chiave’ olistica di lettura del benessere della persona» spiega Antonio Gasbarrini, Ordinario di Medicina interna e Gastroenterologia all’Università Cattolica, coordinatore del libro. Gli esperti hanno declinato il tema spiegando anche le correlazioni tra il microbiota ed alcune condizioni patologiche, dall’ansia fino alle allergie, passando per l’invecchiamento cerebrale e le delicate fasi di passaggio della vita di ogni persona fino alla senescenza.


Finocchio, zenzero e Pilates aiutano il ’secondo cervello’

Evitare cibi lievitati, bere due litri d’acqua al giorno e masticare bene i cibi

«Se il gonfiore è associato a grasso localizzato o si combina a sintomi come stitichezza, diarrea o acidità gastrica, va valutato dallo specialista: potrebbe essere lo specchio di problemi più seri, come la sindrome del colon irritabile, la celiachia o altre intolleranze e allergie alimentari » sottolinea Evelina Flachi specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizionista. Altrimenti può trattarsi di alimentazione scorretta, stress o altri fattori psicosomatici. «L’intestino è il nostro secondo cervello: qui viene prodotto il 90% della serotonina (ormone della felicità), sintetizzata quando ci alimentiamo bene, altrimenti lo stress coinvolge l’apparato digerente con gonfiori e dolori» afferma Flachi. Tra le buone regole: bere due litri d’acqua al giorno, evitare cibi lievitati e il consumo continuo di chewing gum. Fondamentale mangiare lentamente. «La masticazione prepara alla digestione del cibo per l’azione di enzimi» aggiunge la nutrizionista che consiglia: «Assumere regolarmente fermenti lattici vivi con yogurt arricchito da probiotici ristabilisce la flora batterica intestinale e regolarizza le funzionalità ». Per avere il ventre piatto sono utili le tisane di finocchio, zenzero, finocchio, kiwi e melagrana e anche il fitness. Aiutano la tonicità gli esercizi specifici consigliati dal personal trainer e il metodo Pilates che rinforza la muscolatura addominale e migliora la postura.

Chiara Bettelli