I chili di troppo pesano su cuore e ossa

La ’pancetta’ aumenta il rischio di malattie cardiovascolari e diabete fino all’artrosi dovuta al carico maggiore sulle articolazioni

di Federico Mereta

I chili di troppo pesano sulla salute. Aumentano il rischio di andare incontro a malattie cardiovascolari, rendono più probabile l’insorgenza del diabete, impattano sulla salute delle articolazioni che debbono sopportare un carico maggiore, facilitando la comparsa dell’artrosi, incidono sul metabolismo e sul benessere renale. Per questo l’obesità va combattuta. Quando si altera il bilancio tra ’entrate’ caloriche dell’organismo con alimenti e consumi, sotto forma soprattutto di sforzo fisico, il corpo tende ad accumulare energia. E lo fa mantenendola a disposizione sotto forma di grasso. Il deposito porta infatti al riempimento delle cellule adipose con una ’goccia’ di grasso, che tende ad allargare il volume delle cellule stesse. Ma se questo allargamento non è sufficiente a contenere il grasso di deposito, le cellule tendono a moltiplicarsi, in un processo che si chiama iperplasia. Con conseguente eccesso numerico di cellule adipose, che possono riempirsi di nuovo. Così dice la fisiologia. Ma occorre anche capire cosa succede all’organismo quando i chili di troppo si localizzano, in particolare nella pancia. Prima di tutto le cellule adipose in eccesso nell’addome rilasciano nel sangue gli acidi grassi liberi, che si mettono in ’concorrenza’ con il glucosio e vengono utilizzati al suo posto dai muscoli. Così si può verificare un aumento della glicemia, cioè del tasso del glucosio nel sangue. In risposta a questo fenomeno si attiva il pancreas, che aumenta la produzione di insulina. Ma attenzione: anche l’eliminazione dell’insulina in eccesso da parte del fegato non è efficace, per cui si verifica un aumento dell’insulina nel sangue in presenza di iperglicemia. Questa condizione fa partire l’insulinoresistenza, per cui il corpo diventa meno sensibile all’azione dell’insulina anche in presenza di elevate quantità di insulina nel sangue. Così si apre la strada al diabete. Come se non bastasse, quando nel sangue sono presenti elevate quantità di acidi grassi liberi e compare l’insulino- resistenza il fegato tende a produrre elevate quantità di VLDL, proteine che si legano ai trigliceridi portando allo sviluppo di ipertrigliceridemia, cioè all’aumento dei trigliceridi nel sangue. Fronte colesterolo. Il fegato, in presenza di alte quantità di acidi grassi liberi, produce le VLDL che possono essere trasformate in LDL. Queste sono legate al colesterolo ’cattivo’, che rimane all’interno dei vasi, ed aumentano progressivamente. Nel contempo può calare il colesterolo che viene trasportato fuori dai vasi grazie alle lipoproteine HDL. Infine, l’eccesso di cellule adipose nell’addome può anche favorire l’insorgenza di ipertensione. Infatti aumenterebbe l’effetto dell’adrenalina sui piccoli vasi, che quindi risultano più stretti (vasocostrizione), e diminuirebbe l’eliminazione di sodio da parte dei reni. Il minerale, rimanendo nel sangue, tende a conservare all’interno dei vasi anche i liquidi, aumentando la pressione.


Non solo bellezza: mantenere la linea allontana i tumori. Occhio al verdetto della bilancia dopo la menopausa

È dimostrata la correlazione fra obesità e cancro
Il grasso abbondante ostacola anche diagnostica e chirurgia

Anche quando si parla di tumore i chili di troppo sono un rischio. Addirittura ci sono studi che mostrano come l’obesità stia attualmente superando il tabacco come principale causa prevenibile di cancro. «Pensate solo che al momento della prima diagnosi di cancro della mammella, dal 16 al 37 per cento circa delle donne presenta un indice di massa corporea superiore a 30, corrispondente ad una situazione di obesità», spiega Filippo Montemurro, direttore del day hospital oncologico multidisciplinare presso l’Irccs di Candiolo, vicino a Torino. Ma come mai esiste questa correlazione? I fattori in gioco sono diversi. «C’è sicuramente il fatto che nelle persone obese, il tessuto adiposo non solo è preponderante rispetto alla massa magra, ma va anche incontro ad una riprogrammazione metabolica – precisa Montemurro –. Questo comporta una produzione anomala di numerosi mediatori, tra cui quelli dell’infiammazione (citochine e altri marcatori pro-infiammatori). Inoltre, l’eccessiva adiposità comporta un’alterazione della fisiologia del nostro organismo, con un aumento dei livelli circolanti di insulina e glucosio. La combinazione tra infiammazione ed elevati livelli di glucosio ed insulina ha un effetto diretto sulle cellule tumorali e sul cosiddetto ’microambiente tumorale’. Nel complesso, queste alterazioni creano condizioni ottimali per la proliferazione tumorale e lo sviluppo di metastasi». Non basta. L’obesità si può associare ad uno scorretto stile di vita: muoversi regolarmente combattendo la sedentarietà, oltre a regolare l’alimentazione è quindi fondamentale in chiave preventiva. Per quanto riguarda le forme tumorali che più possono risentire dell’aumento del peso corporeo, alcune ricerche dimostrano chiaramente una spiccata associazione tra obesità e diversi tipi di cancro, come quello dell’utero, dell’esofago, della mammella in donne dopo la menopausa e del rene. Per contro, sembra addirittura esistere una minore incidenza di carcinoma del cavo orale, carcinoma polmonare e carcinoma mammario nelle donne in premenopausa in presenza di obesità. «Non bisogna poi dimenticare che questa relazione è anche specifica per il sesso, con un rischio più elevato di cancro del colon-retto tra i maschi obesi e un aumento del rischio di cancro al cervello e ai reni tra le femmine obese – segnala Montemurro –. In pazienti con diversi tipi di tumore, l’obesità è associata ad un maggiore rischio di ricadute e di secondi tumori primitivi dopo la prima diagnosi». Il peso dell’obesità, infine, si riflette anche sull’approccio terapeutico, e non in senso positivo. «L’obesità influisce negativamente nella lotta contro il cancro a vari livelli – conclude l’esperto –. Ad esempio, i soggetti obesi sono meno propensi dei non obesi a partecipare ai programmi di screening per l’identificazione precoce di tumori operabili. Inoltre, l’obesità può interferire negativamente sull’accuratezza degli esami diagnostici, che spesso possono richiedere apparecchiature dedicate non disponibili in tutti i centri. Per quanto riguarda i trattamenti oncologici, l’obesità può rendere difficili alcuni tipi di interventi chirurgici e una corretta radioterapia ed aumentarne le complicanze». L’obesità, infatti, si può legare più facilmente a diabete, ipertensione e cardiopatie, oltre a richiedere a volte una messa a punto della chemioterapia con modifiche dei dosaggi che possono influire sugli esiti delle cure.

F. M.


Quella corazza che nasconde paure e disagi

Non accettarsi e non sentirsi accettati: così il grasso diventa una barriera per la mente

di Chiara Bettelli

L’eccessivo sovrappeso, l’obesità, è il contenitore di patologie fisiche e psicologiche che ne costituiscono le cause e gli effetti. «Più che una vera malattia, l’obesità è una piaga sociale, che provoca disagio e frustrazione, oltre che problemi di salute a 360°» scrive il cardiologo Massimo Gualerzi in Super Salute (Sperling & Kupfer). Il peso eccessivo infatti può causare diabete di tipo 2, ipertensione, malattie cardiovascolari e renali, ma anche apnee notturne, problemi respiratori e osteoartriti. L’origine dell’obesità in pochi casi risiede nella genetica oppure è legata a disfunzioni metaboliche e ormonali, ma è soprattutto collegata agli eccessi alimentari, a loro volta correlati a fattori psicologici e socio-culturali. Il rapporto con il cibo – spesso nemmeno apprezzato, ma ingerito per colmare un vuoto più interiore che fisico – è conflittuale. Dal punto di vista simbolico se ‘grasso è bello’ – pensiamo alle veneri preistoriche, alle creazioni di Botero (l’artista dell’eccesso), all’uomo di ‘panza’ – perché la rotondità delle forme significa vita e abbondanza ed è rassicurante (molti uomini ne sono attratti), l’ideale estetico moderno si è stabilizzato sulla snellezza. Il grasso diventa così una corazza che, non solo protegge dalle aggressioni esterne, ma impedisce l’‘impegnativa’ relazione con gli altri: una barriera tra sè e il mondo dove l’essere esteticamente accettati (cioè magri) implica una conseguente responsabilità dell’agire e del sentire. La corazza tiene gli altri a distanza e protegge la fragilità e, con la fragilità psichica, aumenta il bisogno di nutrirsi continuamente. Poiché tra cibo e sesso vi è un legame molto forte (entrambi rappresentano le funzioni primarie per la sopravvivenza della specie), la sessualità in tutte le sue sfaccettature è un capitolo importante dell’obesità. Si tratta di una sessualità difficile perché piacersi è la condizione essenziale per avere rapporti intimi soddisfacenti, e l’obeso non si piace, presenta una grave alterazione dell’immagine corporea con un conseguente stato d’ansia. Ma vi sono anche delle difficoltà oggettive che rendono problematico compiere l’atto sessuale. Nell’uomo i genitali sono compressi dall’adipe addominale, i movimenti di entrambi sono disagevoli, così come il denudarsi, e la spontaneità è decisamente compromessa. Mentre nell’anoressia vi è un’inibizione del desiderio e si parlerà di anoressia sessuale, nella patologia bulimica e nell’obesità non è specifica la mancanza di desiderio, ma sono spesso presenti disfunzioni come anorgasmia e vaginismo nelle donne, deficit erettivo negli uomini. Di conseguenza, per attenuare la frustrazione e soddisfare il bisogno di provare piacere, si mangia ancora di più. Il cibo può servire a compensare non solo i disagi sessuali ma soprattutto i disagi affettivi: «Le persone affette da questi disturbi, infatti, hanno anche paura che i propri bisogni possano essere soddisfatti da qualcuno e che possa quindi crearsi un legame di dipendenza », scrive la psicologa Renate Gockel in ‘Donne che mangiano troppo’: analisi della dipendenza da cibo. Analogamente, in ‘Donne che amano troppo’ di Robin Norwood viene analizzata la dipendenza dalle relazioni d’amore: «Un’eventuale perdita di questo ‘qualcuno’ sarebbe per loro ben più duro da sopportare che lo stato di privazione preesistente». Così ci si rifugia in un’altra dipendenza, nello scudo del grasso – che rende difficile l’azione fisica e mentale – evitando confronti, delusioni, emozioni e speranze. Fuggendo dalla vita reale.


IN ITALIA

Il 10% dei bambini è già in sovrappeso

Purtroppo l’infanzia non è esente da sovrappeso e obesità: 40 milioni di individui sotto i 5 anni, nel mondo, sono in sovrappeso e in Italia circa il 10% dei bambini soffre di obesità. Le cause sono riconducibili, più che ad un fattore genetico, ad eccessiva e cattiva alimentazione, dunque la prevenzione deve iniziare il prima possibile, addirittura dall’allattamento. Unicef e Oms – durante la Giornata Mondiale contro l’Obesità, il 4 marzo scorso – hanno sottolineato come quello al seno sia protettivo nei confronti dell’obesità, in accordo con la Global Breastfeeding Collective che ne evidenzia l’importanza per la salute in genere.


Anche il cibo può diventare una dipendenza

I disordini alimentari vanno curati con strategie dietetiche e psicologiche

Una delle cause principali dell’obesità è da ricercare nell’alimentazione. Il problema fa parte dei disturbi alimentari come l’anoressia, la bulimia e il binge eating desorder. Quando mangiare diventa una compulsione ci si trova di fronte ad una dipendenza e la dipendenza da cibo (come da alcool, fumo di sigaretta, sostanze, gioco, internet, shopping e sesso) è una patologia che va seguita e trattata in modo adeguato. Tra l’altro, l’isolamento sociale che stiamo vivendo si associa spesso a disturbi dell’alimentazione: le tentazioni aumentano, con le scorte di cibo a portata di mano. Succede così di mangiare troppo per gratificarsi, per provare piacere, per noia e per compensare la mancanza di altre attività, compreso il movimento. Per chi è obeso la situazione è sicuramente un’aggravante. Il soggetto non deve essere abbandonato a se stesso e occorrerebbe indicargli strategie dietetiche, endocrinologiche e psicologiche adeguate.

C. B.


Un po’ sovrappeso? Meglio di no

Il 45% degli italiani ha almeno qualche chilo “in più“. Ma le conseguenze sul corpo si sentono nel lungo periodo

di Antonio Alfano

Eccedere un po’ troppo col cibo e con una dieta ipercalorica, cedere alle comode insidie di una vita sedentaria significa, anche in assenza di altre malattie metaboliche, rischiare di essere prima sovrappeso e poi obesi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), l’obesità con oltre 1,4 miliardi di adulti in sovrappeso, corripondenti al 35% della popolazione del mondo, rappresenta uno dei principali problemi di salute pubblica. Questo problema per la salute è diffuso anche nel nostro Paese. Per l’Istituto superiore di sanità, più di un terzo della popolazione italiana adulta è in sovrappeso, mentre una persona su dieci è obesa (9,8%); complessivamente, il 45,1% di persone dai 18 anni in avanti risulta in eccesso ponderale. Il rischio obesità non risparmia neanche bambini ed adolescenti. Per l’Oms oltre 340 milioni di bambini e adolescenti tra i 5-19 anni sono in eccesso di peso. Nei paesi dell’Ue, in media, è obeso quasi un bambino su otto tra i 7 e gli 8 anni. In Italia, secondo dati ISTAT, si stimano circa 2 milioni e 130 mila bambini e adolescenti in eccesso di peso, pari al 25,2% della popolazione di 3-17 anni. L’obesità è dovuta ad un accumulo di grasso – il tessuto adiposo– che provoca un aumento di peso di vario grado, dal sovrappeso all’obesità grave. Il punto di riferimento per definire la normalità, il semplice sovrappeso o la vera e propria obesità, è l’Indice di Massa Corporea (IMC), in pratica il rapporto tra peso in Kg e altezza in metri di una persona. Le classi di peso per gli adulti indicate dall’IMC e approvate dall’Oms generalmente sono: minore di 18,5 sottopeso; 18,5 – 24,9 normopeso; 25 – 29,9 sovrappeso e maggiore di 30 obesità. I rischi, che non vanno assolutamente trascurati, riguardano le malattie cardiovascolari, il diabete mellito, alcuni tipi di tumori, ecc., senza dimenticare l’aggravante del peso per le persone che soffrono di artrosi. Senza ricorrere a trattamenti invasivi, come la chirurgia bariatrica, risevata a casi selezionati di grave obesità, i rimedi sono farmaceutici tendono a limitare l’invasività. «L’obesità è un’emergenza globale – sostiene Livio Luzi, Ordinario di Endocrinologia presso l’Università degli Studi di Milano e direttore del dipartimento endocrinologia malattie metaboliche del Gruppo MultiMedica IRCCS – fornire una terapia non invasiva ai soggetti obesi è una sfida cruciale, anche dal punto di vista sociale, sia per il numero di vittime dell’obesità, in crescita costante, sia per i significativi costi che la complessità di questa patologia e delle patologie correlate rappresentano per la comunità. La continuità del nostro gruppo di ricerca su questo tema e i risultati raggiunti ci rendono fiduciosi nell’auspicare che questa terapia, facilmente somministrabile e sicura per i pazienti, diventi in un prossimo futuro una terapia d’elezione per l’obesità». Recenti studi clinici sulla obesità hanno rivolto la loro attenzione anche agli aspetti della Medicina di genere, cioè quella che valuta le differenze tra maschi e femmine, considerando pure le condizioni socio economiche e culturali e la loro ricaduta sullo stato di salute e di malattia. «Sappiamo già da tempo – conferma Livio Luzi – che l’obesità differisce nelle donne e negli uomini per diversi aspetti: la prevalenza dell’obesità è più elevata nelle donne (38,3%) rispetto agli uomini (34,3%), indipendentemente dall’età anagrafica e dall’etnia. Queste differenze di genere, rispecchiate anche nella composizione corporea, sono dovute a una molteplicità di fattori: ormonali, ambientali e anche dietetici, dato che sia i modelli alimentari sono diversi tra i sessi, sia il desiderio di cibo e la risposta cerebrale al tipo di gusto». La prevenzione il rispetto dei corretti stili di vita si dimostra uno degli strumenti più efficaci e di approccio comune per limitare gli effetti di sovrappeso ed obesità. Questi aspetti meritano particolare attenzione. Secondo recenti dati dell’ISTAT, nel nostro Paese una persona su 5 fuma, una su 10 è obesa, una su 5 consuma alcol tutti i giorni, 4 su 10 non praticano sport nè attività fisica. «Per ridurre il rischio sovrappeso e obesità e le loro complicazioni, come fattore di rischio per varie malattie croniche, come il diabete mellito di tipo 2, malattie cardiovascolari e tumori – sostengono gli esperti dell’Istituto superiore di sanità – il trattamento principale è la prevenzione. Risulta quanto mai opportuno adottare stili di vita sani. Un’alimentazione corretta e un’attività fisica adeguata aiutano a controllare il proprio peso ed evitare che siano superati i livelli a rischio».


IN QUARANTENA

Dieta mediterranea, pochi zuccheri e un po’ di movimento

Un cambiamento delle abitudini – eccessi alimentare e riduzione dell’attività motoria, come sta accadendo con la pandemia di Covid-19 – può aprire la porta al sovrappeso e all’obesità. Il problema diviene più serio nelle persone già affette da sovrappeso, obesità, diabete e sindrome metabolica, portando a un peggioramento. «Innanzitutto – consigliano gli esperti della Società Italiana di Nutrizione Umana (Sinu) – ridurre il consumo di bevande zuccherate e di altri prodotti ricchi di zuccheri e l’abuso di sale e di condimenti ricchi di grassi. Consumare frutta, verdura e legumi, favorendo i cibi più salutari e più gustosi. Mantenere una regolare, seppur limitata, attività motoria (cyclette, tapis roulant, ginnastica a corpo libero 1 o 2 volte al giorno), e se possibile, esporre braccia e gambe al sole per 15-30 minuti per favorire la sintesi di vitamina D». Bere tanta acqua: almeno 1,5l al giorno.

Antonio Alfano


Le ’terme in casa’ per sconfiggere la bilancia

Percorsi a distanza, viste le limitazioni da Covid-19: movimento dolce, frizioni fredde e bagni caldi, e semplici tecniche idroterapiche

di Alessandro Malpelo

«Spazi ristretti e limitazioni sociali impattano negativamente sul nostro stato di salute. Sono deleteri poi certi comportamenti alimentari, che ci spingono a compensare l’involontaria prigionia. Occorre reagire approfittando anche delle risorse offerte dalla rete». È sulla base di queste premesse che il professor Umberto Solimene, medico presidente della Femtec, Federazione Mondiale delle Terme, lancia una campagna, intitolata Coronavirus-Gym, per promuovere la forma fisica e mentale attraverso percorsi a distanza, viste le attuali limitazioni da Covid- 19. Sul sito della società scientifica (www.femteconline.org, nellasezione ’Coronavirus Gym) si può seguire un programma online, ribattezzato “Le terme in casa”, corredato da tutorial e video accessibili liberamente, ambientato presso palestre, centri benessere e spa, con istruttori professionali, dedicati al relax, allo stretching, allo stimolo del metabolismo e al trattamento soft delle patologie osteoarticolari. Particolare attenzione è riservata alle discipline orientali, come le ginnastiche cinesi (Tai qi o Qi kong) e allo yoga. «Sovrappeso, sedentarietà, ansia e problemi di convivenza sono gli aspetti negativi della sosta forzata da Coronavirus – ha affermato il professor Solimene – ma lo schema di training che abbiamo diffuso sul web, se opportunamente seguito, aiuterà a ristabilire un equilibrio ideale con la natura. Si accompagna a semplici tecniche idroterapiche che, avvalendosi di estratti di piante, reperibili anche in erboristeria, contribuiranno a riattivare le energie dell’organismo, stimolare il sistema immunitario, ottenere un effetto rilassante». I percorsi sono stati supervisionati da medici esperti, tra i quali figurano Erus Sangiorgi ed Emilio Minelli, coordinatori delle commissioni per la medicina termale integrata e per le medicine complementari della Federazione. Tra le proposte, frizioni fredde e bagni caldi (stimolanti o rilassanti) con essenze diverse, a seconda delle finalità, indicandone le modalità di esecuzione. Si tratta di formule da allestire in casa con l’aggiunta di essenze di piante, da quelle più comuni (arancio, lavanda) ad altre più sofisticate (astragalo, avena, uncaria, zenzero). Finita la quarantena, nel rispetto delle norme sanitarie cui occorre attenersi in modo rigoroso, avremo appreso un metodo utile per mantenersi snelli, anche all’aria aperta. I più fortunati potranno completare questo programma con un soggiorno nelle località dotate di impianti termali, soluzioni che per essere efficaci devono durare almeno 12 giorni, se a fini terapeutici. Per un programma di relax, rivolto a chi ha meno tempo a disposizione, saranno sufficienti 3-4 giorni.


La chirurgia bariatrica aiuta i grandi obesi
Meno rischi post operatori con la laparoscopia

Indice di massa corporea, età e altre patologie dei pazienti sono le variabili da considerare prima dell’intervento

Nutrirsi correttamente e muoversi con regolarità, fin da piccoli. L’attività fisica ed il controllo dell’alimentazione, seguendo i dettami della dieta mediterranea ma senza esagerare con l’introito calorico, sono basilari per il benessere. Ma quando lo stile di vita non basta a controllare il peso e si sfocia nell’obesità grave vera e propria, che mette a repentaglio il benessere dell’organismo, la parola può passare al bisturi. Una valida soluzione può quindi diventare un intervento di chirurgia bariatrica, o chirurgia dell’obesità, che aiuta i pazienti obesi con o senza altre malattie, ad ottenere significativi cali di peso. «Negli ultimi decenni, grazie all’introduzione di procedure laparoscopiche, è diventata più sicura e meno invasiva, – spiega Stefano Olmi, membro del consiglio direttivo della Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità (Sicob) e Responsabile dell’Unità Operative di Chirurgia Generale e Oncologica, Centro di Chirurgia Laparoscopica Avanzata e Centro di Chirurgia dell’obesità del Policlinico San Marco di Zingonia –. La chirurgia bariatrica è indicata a uomini e donne dai 18 fino ai 60 anni, con un indice di massa corporea (BMI con la sigla inglese) inferiore a 40 ma con almeno una comorbidità grave (ad esempio diabete mellito di tipo 2, sindrome delle apnee notturne, ipertensione, displasia dell’anca in attesa di protesi) e con BMI maggiore di 40 anche senza comorbidità identificando in questa categoria quella che viene chiamata obesità grave, come indicano le Linee Guida Sicob. Per alcuni pazienti è possibile affrontare questo tipo d’intervento fino a 65 anni, ma sempre dopo la valutazione di un team multidisciplinare che deve accertare il buono stato di salute generale del soggetto. Oggi, grazie all’adozione della tecnica laparoscopica, negli interventi di chirurgia bariatrica, si è inoltre in grado di diminuire i rischi di infezione e di formazione di ernie incisionali, il dolore post operatorio consentendo una più rapida ripresa generale del paziente». Possibili complicazioni? «È fondamentale è rivolgersi a un centro qualificato dalla Sicob, dove si eseguono molti e diverse tipologie di interventi all’anno – riprende l’esperto –. Nel 95-97 per cento dei casi la chirurgia bariatrica non presenta complicanze: le più frequenti sono l’emorragia nelle prime ore dopo l’intervento, nel 2 per cento dei casi, e la fistola con incidenza sempre molto bassa (1-2 per cento)».

Federico Mereta


TECNICHE DIVERSE

Palloncino, anello e by-pass gastrico

Lo specialista sceglie l’approccio ottimale per ogni caso, a partire dal posizionamento di un “palloncino” per ridurre la capienza dello stomaco (viene riempito in base al bisogno) che può essere posto senza intervento chirurgico. Venendo alle operazioni, si può procedere al bendaggio gastrico, che mira sempre a ridurre il volume creando un restringimento per ridurre il passaggio di cibo. Un anello di silicone si stringe intorno al viscere, poi viene tolto. Più complesso e riservato a casi specifici il by-pass bilio-pancreatico, non reversibile. Prima si elimina una parte di stomaco, riducendo la capacità del viscere. Poi si collega quella restante con l’intestino tenue, saltando il duodeno. In questo modo si riduce drasticamente e per sempre l’assimilazione dei cibi.