La pelle invia segnali di sos

Le ustioni da raggi Ultravioletti B aprono la strada alla cheratosi attinica che può degenerare

di Federico Mereta

QUANDO si pensa al sole, il pensiero corre subito ai raggi Ultravioletti A e al rischio di melanoma. Ma un’azione negativa sulle cellule della pelle può essere giocata anche dai raggi Ultravioletti B, che provocano le classiche “ustioni” e sono responsabili dell’arrossamento intenso. Queste radiazioni possono indurre delle reazioni negative sul patrimonio genetico delle cellule e dare il via alla cheratosi attinica, patologia cutanea la cui prevalenza è in costante aumento e con un’incidenza variabile a seconda della presenza di uno o più fattori di rischio (esposizione prolungata al sole, storia di ustioni solari, fototipo chiaro, segni di danno solare, pregressi tumori cutanei). Perché questa condizione va riconosciuta e tenuta sotto controllo, quindi affrontata? C’è il rischio che le lesioni possano progredire nel più frequente tumore della pelle non-melanoma, ovvero il carcinoma squamocellulare invasivo. Chi è affetto da cheratosi attinica ha una probabilità dieci volte maggiore di sviluppare un tumore della pelle nei dodici mesi successivi se paragonato al resto della popolazione. Le persone oltre i 65 anni con la malattia hanno un rischio sei volte superiore di sviluppare un carcinoma cutaneo rispetto a chi non è affetto da cheratosi attinica. Sia chiaro: non è possibile prevedere quale e quando una delle numerose lesioni andrà incontro a una progressione in carcinoma squamoso cellulare, tumore maligno. Ma è certo che occorre un pizzico di attenzione in più ai segnali che la pelle invia. La patologia cutanea, infatti, è abbastanza frequente: secondo lo Studio ita-liano sulla prevalenza della cheratosi attinica, essa sarebbe presente in circa l’’1,4 per cento tra le persone oltre i 45 anni e al 3 per cento nelle persone di oltre 74 anni. È fondamentale trattare le cheratosi attiniche come lesioni che possono evolvere in tumori cutanei invasivi non-melanoma: in questo senso la cheratosi attinica può essere considerata un indicatore prezioso dell’aumento di rischio generale del carcinoma cutaneo. La cheratosi attinica si manifesta con lesioni, spesso multiple, gialle o brune, piane o lievemente in rilievo. In genere sono ruvide perché ricoperte di squame dure, asciutte e molto aderenti. Queste sono per lo più piccole, spesso non danno sintomi. Le dimensioni delle lesioni vanno da 2 a 6 millimetri, ma in certi casi possono raggiungere i 4 centimetri di diametro. In generale le lesioni non sono accompagnate da altri sintomi, ma talvolta possono causare prurito, bruciore, sensibilità alla palpazione o dare la sensazione di avere una scheggia nella pelle; raramente possono sanguinare (traumi) o dare dolore. Non è possibile stabilire quale cheratosi attinica potrà evolvere a carcinoma squamocellulare invasivo: di conseguenza esse vanno tutte diagnosticate e trattate tempestivamente. Importante è ricordare che ci sono soggetti a maggior rischio. La cheratosi attinica infatti si riscontra in particolare negli individui adulti di genere maschile con pelle chiara, lentiggini, capelli rossi-castano chiari, esposti nel corso della loro vita ai raggi solari in maniera continuativa o ripetuta per ragioni di lavoro o attività ludiche. La patologia, sebbene in misura minore, può colpire anche soggetti di pelle scura. Le aree corporee interessate sono quelle più esposte: cuoio capelluto, viso, collo, mani, avambracci, piedi. Sul fronte delle cure, lo specialista può scegliere caso per caso il trattamento più indicato, sfruttando sia l’azione di farmaci da applicare localmente sia approcci che prevedono l’impiego di tecnologie la terapia fotodinamica, la crioterapia, il laser, la diatermocoagulazione. Oltre ovviamente al classico bisturi.


Si chiama Merkel e aggredisce la cute al sole
Il tumore raro colpisce gli uomini di mezza età

Corrono più rischi gli immunodepressi
Recidive e metastasi sono frequenti

LA PELLE può anche essere sede di tumori rari. Un esempio è il carcinoma a cellule di Merkel, una lesione aggressiva che cresce a velocità esponenziale. Questa patologia colpisce solitamente uomini di età superiore ai 50 anni. Si manifesta con un nodulo cutaneo indolore di colore rosa, rosso e/o bluastro generalmente nelle zone cronicamente esposte al sole come viso, collo, braccia e gambe. Gli individui con sistema immunitario cronicamente soppresso (come persone con infezione da virus Hiv o coloro che hanno ricevuto trapianti di organi e devono prendere farmaci immuno- soppressori) sono quindici volte più a rischio di sviluppare la lesione rispetto ai non immunosoppressi. Oltre all’immunodepressione, tra i fattori di rischio l’assunzione di medicinali che inibiscono il sistema immunitario, l’esposizione eccessiva alla luce ultravioletta e l’infezione da poliomavirus a cellule di Merkel. Purtroppo, anche dopo trattamento, queste forme tumorali danno spesso luogo a recidive e allo sviluppo di metastasi, che oggi possono essere affrontate anche con l’immunoterapia oltre che con la chemioterapia.

F.M.


IL RICONOSCIMENTO

Lesioni ambigue
Simili a eczemi o verruche

Cresce lentamente e compare soprattutto sulle aree che, giorno dopo giorno, sono esposte al sole. E’ questo l’identikit del carcinoma basocellulare, che può essere di forme diverse, presentandosi come una lesione rilevata a superfi cie lucente, di colore variabile dal roseo al marrone scuro al blu, che con il tempo può sviluppare una piccola depressione centrale. Le lesioni più superfi ciali possono assumere le caratteristiche di eczema, psoriasi o cute disidratata, ma non guariscono. Questo tumore spesso cresce per anni senza causare problemi. Se non trattato, è in grado di approfondirsi e di allargarsi, distruggendo le strutture sottostanti e circostanti. Pertanto, sebbene il carcinoma basocellulare non dia solitamente metastasi, il suo trattamento con la chirurgia, associata a terapie mediche, è d’obbligo. Diverso è il caso del tumore squamocellulare, che può originare da una cheratosi attinica non trattata, la cui superfi cie è di solito maggiormente rilevata e crostosa. Questo tumore può essere confuso con una verruca o con altre lesioni benigne, ponendo problemi di diagnosi differenziale. Al contrario del carcinoma basocellulare, il carcinoma squamocellulare è in grado di metastatizzare – seppur raramente – ai linfonodi e ad altri organi, perciò occorre arrivare presto al riconoscimento corretto della lesione. I tumori cutanei, infatti, pur essendo molto frequenti hanno caratteristiche diverse dal melanoma, ma debbono essere trattati nel modo più idoneo.

F.M.


Nei bimbi anche la cute delicata fa i capricci

La dermatite atopica è diffusa tra i piccoli, e può esordire già nei primi mesi di vita. L’irritazione da contatto invece non ha età

di Maurizio Maria Fossati

DERMATITE ATOPICA. La conoscono bene i dermatologi, i pediatri, ma anche le mamme, poiché è la patologia della pelle più diffusa tra i bambini. «E’ una dermatite cronica, ad andamento ‘capriccioso’ e recidivante – spiega Luigi Gnecchi, specialista in dermatologia e venereologia, Asst San Gerardo, Monza -. E’ l’espressione di uno stato di iperattività del sistema immunitario cutaneo, ma non è un’allergia. Può esordire dal terzo mese di vita e affl iggere i bambini fi no all’età scolare o all’adolescenza. Si manifesta con secchezza della pelle e prurito. Ha un andamento stagionale con miglioramento durante l’estate. La dermatite atopica del lattante colpisce in prevalenza il volto con lesioni di tipo eczemato-vescicolose, pruriginose; nel fanciullo (1-5 anni) le lesioni si manifestano al tronco e agli arti con chiazze eczematose che in età scolare e nell’adolescenza possono interessare le pieghe degli arti. Il primo consiglio? Cercate di preservare il manto lipidico cutaneo idratando la pelle, più volte al giorno, con una crema emolliente. Il bagnetto al bambino deve essere rapido con acqua tiepida, usando detergenti delicati e oli da bagno. Sotto stretto controllo del dermatologo, può essere utilizzata una crema cortisonica per brevi periodi e aree limitate. Nelle fasi di mantenimento, si può ricorrere agli immunomodulatori topici». Un’altra dermatite molto diffusa è quella da contatto. «Le dermatiti allergiche da contatto più frequenti sono quelle al eczemanichel, cobalto, profumi e conservanti. Spesso preceduta da una fase irritativa, la dermatite da contatto è l’espressione di una sensibilizzazione dovuta alla stimolazione del sistema immunitario da parte di antigeni che sono entrati nell’organismo attraverso la cute. E’ importante sottolineare che l’irritazione della pelle (arrossamento, eczema e vescicole che causano prurito nei casi acuti) può apparire anche in aree diverse da quelle dove è avvenuto il contatto. Ovviamente la prima cosa da fare è allontanare la fonte dell’allergia. Si utilizzano topici cortisonici e antistaminici per via orale». Pelle e occhi chiari, capelli rossi o biondi, età superiore ai 35 anni e sesso femminile: è l’identikit di una possibile paziente affetta da rosacea. «E’ una patologia infi ammatoria cronica, anche questa capricciosa e recidivante, dovuta a un disturbo vasomotorio del microcircolo a cui si è sostanzialmente predisposti. Si distinguono tre fasi: la fase del rash cutaneo (la vampata in occasione di stimoli emozionali, sforzi fi sici o esposizione diretta a fonti di calore), la fase caratterizzata dalla dilatazione dei vasi sanguigni superfi – ciali (la classica couperose), e la fase pustolosa, che colpisce solitamente la fronte, gli zigomi, il naso, il mento. La terapia deve tenere conto di un’attenta fotoprotezione perché l’esposizione al sole può peggiorare il quadro clinico. I trattamenti topici comprendono brimonidina contro il rash, ivermectina, metronidazolo per la forma papulo-pustolosa. Antibiotici sistemici (tetracicline) nelle forme più gravi».


INFIAMMAZIONE

Squame da psoriasi
A volte serve il reumatologo

LA PSORIASI è una patologia infi ammatoria caratterizzata da lesioni eritematose e desquamative che colpiscono il cuoio capelluto, i gomiti, le ginocchia e la regione lombo-sacrale.Psoriasi invertita, ungueale, artropatica sono forme complesse che richiedono l’intervento del reumatologo. Nelle forme lievi si usano prodotti topici steroidei combinati con derivati della vitamina D, cheratolitici (come urea, acido salicilico, vaselina salicilica). Nei casi più gravi si impiega la terapia sistemica: metotrexate, ciclosporina e farmaci biologici. Utile la fototerapia con raggi ultravioletti.

M.M.F.


La pelle brucia, è il fuoco di Sant’Antonio

L’herpes zoster è una forma infettiva provocata dal virus della varicella. Vaccinazioni gratuite oltre i 65 anni

di Antonio Alfano

UNA MALATTIA che viene da tempi lontani, ma ancora oggi in grado di procurare fastidi con ricadute sulle attività e la qualità della vita. La defi nizione di Fuoco di S. Antonio dell’herpes zoster è dovuta all’eremita egiziano S. Antonio Abate (250–356 circa d.C.) che nel deserto resistette agli attacchi del diavolo che lo investì con fuoco e fi amme. Fu ritrovato quasi morente e ricoperto di gravi ferite e dolorose ustioni su tutto il corpo. Così, da secoli, il suo nome è associato a tutte quelle malattie che provocano dolore e bruciore intensi proprio come l’herpes zoster. L’herpes zoster è una forma infettiva provocata dal virus varicella zoster, lo stesso della varicella, che può colpire uno o più nervi e può richiedere anche l’intervento del dermatologo. «All’infezione – secondo gli esperti dell’Istituto superiore di sanità (Iss) – si asso cia una dolorosa eruzione cutanea che, nonostante possa manifestarsi in qualsiasi parte del corpo, compare più frequentemente su un solo lato del torace o dell’addome sotto forma di una singola striscia di vescicole». Secondo dati recenti, circa il 90% della popolazione si può ammalare di varicella e il 10% di questi avere una recidiva dell’infezione nella forma del fuoco di Sant’Antonio. È soprattutto l’eruzione cutanea che consente al medico, senza molte diffi coltà, di riconoscere l’herpes e defi nire la cura necessaria. Il torace e l’addome sono le aree più colpite, ma qualsiasi parte può essere interessata, inclusi viso e occhi. Un episodio di herpes zoster dura, in genere, da due a quattro settimane. Il disturbo principale è il dolore che in alcuni casi può essere molto intenso, seguito dalla comparsa di vescicole pruriginose piene di liquido, simili a quelle della varicella. Si può registrare la presenza anche di altri fastidiosi sintomi come bruciore, intorpidimento o formicolio di una parte del corpo, sensibilità al tatto e alla luce, prurito, febbre, mal di testa e spossatezza. Pur non essendo una malattia grave, il Fuoco di S. Antonio non va trascurato. «Se si sospetta di avere l’herpes zoster – avvertono gli specialisti della Mayo Clinic nel Minnesota – è consigliabile rivolgersi al assomedico: iniziare rapidamente la cura appropriata aiuta a ridurre la gravità dei disturbi e il rischio di sviluppare delle complicazioni.» Il medico di fi ducia va contattato tempestivamente, soprattutto se sono presenti situazioni cliniche delicate, come quelle oncologiche. «Le situazioni a rischio – secondo i medici della Mayo Clinic – sono il dolore e l’eruzione soprattutto vicino agli occhi che, se non trattati, possono causare danni permanenti. Controlli accurati nei casi di indebolimento del sistema immunitario a seguito di recenti interventi chirugici; trattamenti chemioterapici per neoplasie o malattie croniche, eruzione cutanea diffusa e dolorosa. Senza dimenticare che dopo i 60 anni, aumentano i rischi di complicanze.» Sul fronte della prevenzione, come previsto dal Piano nazionale di prevenzione vaccinale, nel nostro Paese sono previste vaccinazioni anti-herpes zoster, gratuite dai 65 anni in poi.


L’elenco delle domande utili
per conoscere la malattia

Durata dei sintomi e del malessere. I rischi di recidiva

INFORMAZIONE e comunicazione aiutano a facilitare l’assistenza nei casi di herpes zoster. Gli esperti della Mayo Clinic consigliano alle persone affette da Fuoco di S. Antonio di preparare, prima della visita, un elenco di domande da porre al proprio medico. Si va dalla descrizione dettagliata dei sintomi, dei problemi di salute passati e presenti, alla lista dei farmaci che si assumono. Ecco le domande ritenute più utili dagli esperti Usa:

1. Qual è la causa più probabile dei miei sintomi?

2. Per quanto tempo dureranno?

3. Posso avere di nuovo l’herpes zoster?

4. Quale terapia mi consiglia? In quanto tempo comincerò a sentirmi meglio?

5. Cosa succede se i miei sintomi non migliorano?

6. Ci sono opuscoli, altro materiale stampato o siti web da consultare?

Naturalmente, oltre a questi, ve ne potrebbero essere altri che nascono dal colloquio tra medico e paziente durante la visita.