Fare buon viso a cattiva sorte con il bisturi

Ustioni, ferite da vetro, sfregi da acido
La chirurgia del volto affina le tecniche anche per nascondere le cicatrici

di Gloria Ciabattoni

CERTE VOLTE la richiesta che arriva al chirurgo plastico di recuperare un bell’aspetto e un viso gradevole non è frutto di vanità ma è l’esigenza di riprendersi isicamente (e di conseguenza psicologicamente) dopo un trauma. Come nel caso di lesioni provocate da un grave incidente, come un’ustione, o ferite da vetri (ad es. lo scoppio di un parabrezza dell’auto), o purtroppo anche di sfregi da acido. Ne parliamo con il dottor Maurizio Vignoli, specialista in chirurgia plastica e ricostruttiva.
Dottore, quando una persona è vittima di un trauma importante, cosa deve fare nell’immediato?
«Sconsiglio il fai da te. Una piccola bruciatura, un taglietto, possono anche venire trattati in modo casalingo, ma di fronte a un’ustione, una bruciatura da acido, o tagli dovuti a vetri in faccia bisogna correre subito al pronto soccorso, infatti la ferita va prima pulita in profondità e poi suturata, cosa che naturalmente non si può fare da soli o con l’aiuto di un familiare. Ma anche perché agire tempestivamente getta le basi per quella che sarà poi la ricostruzione».
Quindi?
«Quindi un intervento immediato, se e ettuato correttamente, protegge dalle infezioni e prepara il terreno a eventuali interventi successivi, ma ricordiamo che ci saranno fasi di goniore, di edema, di cicatrici, e il chirurgo plastico potrà intervenire solo dopo almeno sei mesi dall’incidente, quando la ferita sarà completamente guarita».
Cosa si può fare per riacquistare l’aspetto di prima?
«Non facciamoci troppe illusioni, in caso di incidenti gravi si può attenuare il danno ma senza aspettarci miracoli. Ad esempio le ferite da vetri, anche piccole, quando sono perfettamente guarite vanno trattate una per una togliendo il tessuto cicatriziale con dermoabrasioni e revisioni chirurgiche, ma può accadere che poi sulla pelle restino micro cicatrici simili a piccoli segni dell’acne».
E nel caso di uno sfregio da acido?
«È simile a una ustione: dermoabrasione, trapianto di pelle o di grasso, laser aiutano molto. Un’ustione può anche compromettere la vista, quindi naturalmente il problema è anche oculistico. Dove c’è l’ustione si formerà una vescica e, soprattutto se la lesione è importante, bisognerà aspettare che supericialmente venga via la pelle e poi si formi la crosta. Nei casi più gravi si ricorre ai centri per il trattamento degli ustionati, come ad esempio quelli di Cesena, di Parma, di Torino, tanto per citarne alcuni».
E si guarisce?
«Oggi si ottengono grandi successi nel recupero della funzionalità, ma per le cicatrici è più di icile. La plastica è una metodica che c’è da anni, si ricostruisce il “pezzetto” che manca. In caso di una grossa ustione si può trapiantare un lembo di pelle da una gamba, ma resta una sorta di “pezza”. Circa le cicatrici, se le trattiamo con dermoabrasioni o tecnologie laser anche solo ino a qualche anno fa sconosciute, o trapianti di grasso, si ottengono buoni risultati. Comunque oggi ci sono anche nuove tecniche, che vanno dall’utilizzo delle cellule staminali agli espansori cutanei, al Prp il plasma ricco di piastrine che velocizza la guarigione»


GLI ESPANSORI

Silicone gonfiabile quando la cute tira

Gli espansori cutanei – spiega il dottor Maurizio Vignoli – sono utili quando la pelle della cicatrice “tira”. Si tratta di “sacchetti” di silicone che vengono inseriti sotto la pelle in prossimità del danno cutaneo, poi vengono goniati (immettendo una soluzione isiologica) per tendere la pelle. Così l’organismo produce quell’epidermide in più che poi sarà impiegata per riparare la cicatrice. Questa tecnica si utilizza non solo per il viso ma anche per ricostruzioni della mammella, o sul collo.


Nuova vita ai tessuti dal sangue centrifugato

L’impiego del plasma ricco di piastrine rende la guarigione molto più veloce

CHE COSA è il Prp, il Plasma ricco di piastrine che viene impiegato in diversi comparti della medicina (per rigenerare i tessuti danneggiati, nel caso di ustioni o lesioni gravi, in oculistica, nel trattamento di ulcere cutanee croniche, in medicina estetica)? Come spiega il dottor Maurizio Vignoli, le piastrine vengono prodotte dal midollo osseo e sono uno dei più importanti elementi del sangue per la loro proprietà di aiutare la coaugulazione sanguigna, quindi basilari in caso di emorragie, ferite, traumi. Il Prp si ottiene prelevando sangue al paziente, per poi centrifugarlo e ottenere la produzione di una parte di plasma ad alta concentrazione di piastrine. Infatti il Prp composto ino al 95 per cento di piastrine, con solo il 4 per cento di globuli rossi e l’ 1 per cento di bianchi. Viene applicato sulle lesioni che guariranno molto più velocemente del normale.

G. C.


In cerca dell’elisir di giovinezza

La novità del momento per la chirurgia estetica è la zona labbra. In aumento i ritocchi intimi

di Chiara Bettelli

LA CHIRURGIA ESTETICA, soprattutto come ricostruttiva anche se esperimenti ‘intensivi’ per inseguire la bellezza risalgono ai tempi più antichi – nacque solo dopo la Prima Guerra Mondiale, in risposta alle lesioni isiche da battaglie di trincea. In seguito, prima negli Stati Uniti e poi in Europa, si sviluppò a macchia d’olio la chirurgia estetica – oltre a quella dedicata alla ricostruzione, per incidenti o tumori – con l’obiettivo di regalare la giovinezza ed eliminare i difetti del viso e del corpo. Ma, nel corso del tempo, è cambiata: rispetto agli anni’70/80 o re risultati più naturali e, sempre più spesso, è sostituita dalla medicina estetica. Aumentano i trattamenti preventivi di manutenzione della pelle e molti chirurghi oggi optano per i iller, le biorivitalizzazioni e la tossina botulinica. Anche questi interventi vanno eseguiti con mano leggera, senza avere come immagine di riferimento un modello irraggiungibile perché “la perfezione non esiste”: una frase recentemente recitata da Vanessa Incontrada in modo toccante (probabilmente pensando alle ragazze vittime della mancanza di autostima). Infatti, come capì Maxwell Maltz – chirurgo plastico americano, vissuto nel secolo scorso e autore del best seller ‘Psicocibernetica’ – l’immagine dell’Io è fondamentale per l’autostima. Egli scopri che dipendeva dal giudizio sul proprio aspetto se molti pazienti – che avevano ottenuto risultati estetici ottimi – dopo l’intervento non erano ancora soddisfatti. Maltz sperimentò che questa immagine si poteva cambiare attraverso la visualizzazione e le tecniche di psicodinamica, prima di intraprendere il percorso chirurgico. Ma quali sono oggi gli interventi al top? Ancora quelli per rimodellare il seno e la blefaroplastica per ringiovanire lo sguardo. Aumentano anche le richieste di operazioni ai genitali. Al femminile sulle grandi e piccole labbra vulvari, troppo sporgenti, per ridurne le dimensioni. E la terapia di ringiovanimento vaginale con il laser, per ridare tono ed elasticità alla zona. La domanda maschile è di interventi al pene per ingrandimento, allungamento e raddrizzamento. Ci sono novità, oltre alle sempre richieste tecniche di ringiovanimento del volto? L’abbiamo chiesto a Maria Gabriella Di Russo, specialista in idrologia, climatologia e talassoterapia e docente di medicina estetica al Master Università di Pavia. «Il focus attuale è sulle labbra, un elemento importante di femminilità e specchio della personalità. Con l’avanzare dell’età le labbra cambiano: si assottigliano, perdono pienezza e i contorni appaiono meno delineati. La richiesta di migliorarle, per renderle più attraenti, è comunque transgenerazionale. Infatti, sino ai 40 anni si ricercano labbra piene e naturalmente carnose e sensuali. In seguito si desidera un ringiovanimento delle labbra attraverso il ripristino di volume e della forma naturale determinata da una combinazione di proporzioni e deinizione che rispondono a precisi canoni estetici di bellezza, sulla base di etnia, età e genere» speciica Di Russo. «Qualunque sia il tipo di correzione il medico estetico deve considerare sempre il viso di ciascuna donna, nel rispetto della sua personalità e della sua espressività: un trattamento su misura, unico. Pertanto è importante selezionare il iller di acido ialuronico speci ico con il giusto quantitativo e con le proprietà ‘reologiche’ appropriate, al ine di ottenere un risultato naturale e di lunga durata. Per soddisfare questa richiesta, in occasione del Congresso Agorà di Milano, è stato lanciato un nuovo iller dinamico speciicatamente dedicato alle labbra»


Quelle impercettibili correzioni dai 30 anni
Anche l’uomo vuole la sua parte di filler

La tecnica Mascu–look è il nuovo rimedio per solchi sul viso e elasticità perduta

“L’UOMO intorno ai 30 anni richiede buoni prodotti cosmetici ed eventuali trattamenti di soft peeling e di biorivitalizzazione” a erma Maria Gabriella Di Russo. “Il quarantenne vuole trattare la perdita di elasticità cutanea con comparsa di segni di espressione: la tossina botulinica (che rilassa la muscolatura mimica) e l’acido ialuronico sono i trattamenti d’elezione”. “L’uomo dopo i 50 presenta perdita del tono cutaneo e riduzione dei compartimenti adiposi del viso e si iniziano a manifestare i primi segni di cedimento dei tessuti con accentuazione dei solchi naso labiali, del solco giugale (che divide in obliquo la guancia dalla giunzione interna delle palpebre all’angolo mandibolare) e la comparsa di borse palpebrali“. Per questo è nata la tecnica Mascu–look che si basa sull’impiego sinergico di due iller volumizzanti di acido ialuronico, iniettati in piani di erenti. Il primo è a base di acido ialuronico resiliente ad elevata viscosità: innalza l’arcata zigomatica e rende più marcata la proiezione di mento e angolo mandibolare. Il secondo è un iller dinamico Rha4 a base di acido ialuronico ad alto peso molecolare e lunga catena, che iniettato a ventaglio su un piano più supericiale, uniforma l’area dalla linea mandibolare a quella zigomatica: si adatta alle espressioni del volto, per una correzione impercettibile.

C. B.


ALTA PRECISIONE

Nasi importanti
Il profilo cambia con gli ultrasuoni

Dalla rinoplastica ad ultrasuoni al rinoiller, aumentano gli interventi di rimodellamento del naso non chirurgico, e icaci per piccole correzioni, mentre nei casi più importanti la scelta migliore resta la rinoplastica tradizionale. L’intervento ad ultrasuoni può risolvere un inestetismo della punta del naso o ridurne le dimensioni. Operazione mini invasiva, di precisione e con una fase post operatoria più breve. Si esegue tramite un manipolo collegato ad un trasduttore che, generando ultrasuoni, vibra ad alta frequenza e lavora sulle strutture solide come ossa e cartilagine risparmiando i tessuti di mucosa, muscoli e sottocute. L’American society and plastic surgeons sottolinea che gli inserti piezoelettrici (Pei) hanno la capacità di agire selettivamente sulle ossa e/o sulla cartilagine dura, senza danneggiare i tessuti molli. Con questa tecnologia si può intervenire anche su nasi già operati con tecnica tradizionale in cui sono ancora presenti difetti. Al tempo stesso, se la chirurgia piezoelettrica è molto accurata, è però più facile che si renda necessaria, in seguito, una rinoplastica di revisione.

C. B.


Il nemico ‘quasi’ invisibile

Non sempre la fibromialgia viene diagnosticata in tempi brevi: così si rallenta il percorso terapeutico

di Federico Mereta

LO STRESS CONTA. Eccome. Quasi sempre all’esordio della malattia c’è un evento scatenante sia isico (interventi chirurgici o febbre, in particolare dopo infezione da virus di Epstein Barr, quello che provoca la mononucleosi), che psicologico. Ma, per favore, non dite che si tratta di una malattia psicosomatica se parlate di ibromialgia. Sarebbe un grave torto ed un falso scienti- ico per le tante persone, soprattutto donne in età adulta, che vedono la loro vita minacciata da dolori di usi, stanchezza al risveglio, mal di testa e ansia. Sia chiaro: prima di parlare della patologia occorre che il dolore, che interessa diversi gruppi di muscoli e articolazioni, si mantenga per almeno tre mesi. Ma occorre fare qualcosa per aiutare chi ne soffre, quando invece ancora troppo spesso la diagnosi non viene fatta e la malattia non è riconosciuta, nonostante l’Oms abbia u icialmente “battezzato” il quadro già nel 1992. Così, in questa dif- icoltà, chi si trova a disagio è il paziente. E magari succede che ci si trovi sottoposti a trattamenti con antiniammatori, destinati ad avere scarso beneicio, o magari che ci si senta guardare come se tutti i disturbi fossero legati alla depressione o comunque alla cupezza emotiva, che invece è spesso una conseguenza della situazione. Insomma, bisogna fare chiarezza. Anche sui numeri di questa situazione, ancora sottovalutati. In questo senso va segnalato che al Congresso della Società Italiana di Reumatologia (SIR) tenutosi a Rimini è stato presentato il primo registro nazionale sulla malattia, un progetto realizzato dalla stessa Società scientiica con il patrocinio del Ministero della Salute. L’obiettivo è ottenere uno strumento che consenta ricerche scientiiche approfondite e favorisca lo sviluppo della medicina di precisione. «Per la prima volta il paziente è stato messo al centro, per un nuovo, ambizioso e complesso progetto, che ha visto inora la partecipazione attiva di 19 centri di reumatologia sul territorio nazionale – sottolinea Fausto Sala i, Consigliere Nazionale della SIR e delegato ai problemi legati alle malattie da dolore cronico – L’iniziativa ha consentito di ottenere quella che è, ad oggi, la più ampia casistica italiana di pazienti. I dati epidemiologici e clinici ottenuti potranno ampliare così la conoscenza della malattia, nella speranza di migliorarne il percorso diagnostico terapeutico e incentivare un approccio più personalizzato. La ibromialgia è la terza patologia reumatologica più di usa nel nostro Paese e rappresenta da sola il 20 per cento di tutte le diagnosi che formuliamo in ambito ambulatoriale. È quindi fondamentale riuscire a perfezionare l’assistenza ai malati». Nonostante la ibromialgia sia così frequente nel nostro Paese, solo il 24 per cento degli italiani ne ha sentito parlare. Anche se purtroppo, tanti conoscono il dolore causato da un nemico ‘imprendibile’, che a volte si associa con la debolezza, un sonno che non appare riposante, addirittura problemi come il colon irritabile.


I NUMERI

Un over 65 su tre utilizza farmaci antiinfiammatori

I reumatologi sono impegnati per l’informazione delle persone, per aiutare tutti a riconoscere presto i diversi quadri. «Trattiamo delle malattie in crescita che presentano numeri davvero imponenti – spiega Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) –. In totale interessano oltre cinque milioni di persone d’ogni fascia d’età e si calcola che un over 65 su tre debba assumere regolarmente farmaci antiniammatori e antireumatici. Ma non godono della stessa attenzione di altre patologie».


MALATTIE REUMATICHE

Così il dolore insopportabile cambia la vita

Il dolore, iglio dell’iniammazione, cambia la vita. Rende di icili i movimenti, complica le possibilità di avere una vita professionale soddisfacente, spesso costringe anche a viaggi della speranza nel tentativo di trovare una soluzione. È un quadro a tinte fosche quello che emerge dal rapporto ‘Qualità della vita e workability: il punto di vista del paziente a etto da malattie reumatologiche’, condotto da Anmar Onlus (associazione nazionale malati reumatici) e patrocinato dalla società italiana di reumatologia (Sir). L’indagine è stata condotta su 639 pazienti colpiti da artrite reumatoide, artrite psoriasica, spondiloartropatie sieronegative, sclerodermia, sindrome di Sjogren e morbo di Still. L’istantanea che esce è sicuramente preoccupante. Un malato su cinque lamenta un dolore estremo, il 40 per cento è costretto a rinunciare al lavoro e un altro 30 per cento è costretto a ridurlo. Più di un terzo dei malati presenta, oltre a quella reumatologica, due o più patologie che ne aggravano il quadro clinico complessivo. Il 43 per cento ha avuto problemi nell’accedere a una visita con lo specialista e il 37 per cento ha dovuto spostarsi in un’altra regione per e ettuarla. Come se non bastasse, quattro persone su cinque si sono viste costrette a ricorrere a visite private per soddisfare i propri bisogni sanitari. Purtroppo il dolore è una componente estremamente comune nelle diverse malattie reumatiche, anche se queste possono colpire un numero inferiore di persone. Basti pensare alla spondilite anchilosante, patologia che interessa soprattutto la colonna vertebrale, che può diventare addirittura rigida e sempre meno mobile, oltre ad altre articolazioni. Il mal di schiena è il sintomo più classico. Si manifesta soprattutto con il riposo mentre si attenua con il movimento. Le iniammazioni delle articolazioni colpiscono soprattutto i tendini di Achille e la pianta del piede.

F. M.


Cure su misura per l’artrite reumatoide

L’infiammazione cronica blocca le articolazioni e provoca dolore. Intervento e protesi per un paziente su cinque

di Federico Mereta

È UN ARCIPELAGO che non si vorrebbe mai visitare, quello delle malattie reumatiche. Sono tante, diverse tra loro, possono interessare tanti organi e soprattutto possono incidere pesantemente sulla qualità di vita, anche perché spesso compaiono in giovane età. basti pensare, ad esempio, all’artrite reumatoide: non ha segni premonitori, il suo esordio non è prevedibile. Si manifesta spesso con dolori articolari che tendono a persistere per più mesi: questo sintomo deve suscitare allarme, soprattutto quando si manifesta in soggetti di sesso femminile in età fertile. Purtroppo a volte la situazione viene sottovalutata e la diagnosi arriva in ritardo, con conseguente inizio delle cure non precoce. È questo il fattore su cui più si so ermano gli esperti, considerando che questa malattia colpisce circa una persona su duecento sotto i cinquant’anni. I sintomi principali sono rigidità al mattino, impaccio nei movimenti, difficoltà a svolgere le funzioni di ogni giorno. «È strettamente fondamentale che la diagnosi arrivi il più presto possibile, e una struttura come la nostra ha anche questo compito – spiega Roberto Caporali, responsabile della Reumatologia Clinica presso l’ASST Gaetano Pini-CTO di Milano, che insieme all’Università di Milano ha dato vita al programma per la continuità di cura ‘Da zero a cento’. Il nostro obiettivo è la diagnosi sotto il ritardo medio attuale, quindi sotto i sei mesi: puntiamo a entro i tre mesi. Anche perché le malattie reumatiche hanno un andamento evolutivo cronico e possono portare alla disabilità». Quanto possa ‘pesare’ la malattia, peraltro, lo dicono le cifre: si calcola che, se non curate adeguatamente e in tempo, in dieci anni la metà delle forme più gravi portano a invalidità permanente. Nel caso dell’artrite reumatoide, l’inabilità nelle mansioni giornaliere e nel lavoro colpisce il 50 per cento dei pazienti, e una persona su cinque dovrà sottoporsi a un intervento per protesi articolare. Capitolo terapie: come un prodotto di alta sartoria, la cura di molte malattie croniche si deve adattare perfettamente alle caratteristiche del malato. Lo specialista può davvero scegliere per ogni paziente il trattamento più speciico in base alla gravità del quadro, all’età del malato stesso, al sesso e ad altri fattori tipici della malattia. L’obiettivo è comunque limitare la reazione iniammatoria, sia attraverso i classici farmaci che si assumono in caso di dolore sia con medicinali più “ini” che vanno a controllare la reazione del sistema immunitario alterato. Il tutto rispettando il benessere globale dell’organismo e i bisogni: per le donne giovani, ad esempio occorre sempre pensare alla gravidanza.


Il sistema immunitario attacca se stesso
e fa entrare in scena il ‘lupo cattivo’

L’organismo ‘sbaglia’ e non riconosce più come propri cellule e tessuti che ne fanno parte

IL SUO NOME viene da un animale che, in dalle storie che si raccontano ai bimbi, fa paura. Le sfumature che si possono creare intorno alle ali del naso, infatti, ricordano quelle del lupo. Di certo c’è che, a prescindere dalle diverse localizzazioni, “morde” le articolazione, e non solo. Colpisce soprattutto le donne, come dal resto accade per diverse malattie autoimmuni. Sono queste le caratteristiche del Lupus Eritematoso Sistemico, denominato più spesso con la sigla LES, una malattia cronica autoimmune che si presenta con lesioni di tipo in- iammatorie e può colpire diversi organi o tessuti di chi ne so re. La ricerca, per fortuna, sta portando avanti approcci che consentono di controllare meglio la patologia, che deve però essere riconosciuta presto. Ancora oggi, la diagnosi, anche per le caratteristiche variabili dei sintomi, purtroppo può arrivare dopo diverso tempo. Come capita nelle patologie autoimmuni, anche nel LES pur non essendo presente una causa speciffica e diretta della malattia avviene un fenomeno di cui faremmo a meno. Ad un certo punto l’organismo “sbaglia” e non riconosce più come propri cellule e tessuti che ne fanno parte. Il sistema difensivo, a quel punto, non ha scelta e produce “soldati” che hanno il compito di attaccare proprio quelle cellule. Il risultato è ovviamente la comparsa di problemi di salute, che vedono nell’in- iammazione, fondamentale per aumentare la risposta (in questo caso non voluta) del corpo nei confronti dell’avversario che tale non è. Il processo, nelle forme più gravi, può interessare l’intero organismo: per fare un esempio, in chi è malato si possono individuare autoanticorpi diretti contro gli antigeni del nucleo cellulare. Il LES è una malattia grave, eterogenea, autoimmune e cronica con interessamento sistemico e con decorso clinico variabile e imprevedibile. Colpisce maggiormente le donne in età fertile (rapporto 9:1 femmine-maschi) e si presenta con fasi di riposo, in cui la persona sta meglio, che si alternano a momenti di esacerbazione, in cui gli organi vengono “attaccati” dalla risposta difensiva sbagliata. Oltre a presentare ovviamente una riduzione della qualità di vita, legata soprattutto al dolore, alla di icoltà a riposare normalmente ed alla fatica, chi ne so re presenta molto frequentemente problemi alle articolazioni con dolore e iniammazione, ma possono anche essere interessati, tra gli altri organi e tessuti, la pelle, il sangue ed i reni. Più rare sono le localizzazione al cuore o alle pleure e ad altre strutture dell’organismo.

F. M.


TEST E TRATTAMENTI

A cosa servono gli anticorpi monoclonali

La diagnosi precoce è fondamentale, ma non è facile da ottenere. Occorre fondamentale sospettare il quadro in presenza di segni e sintomi che interessano soprattutto le articolazioni, per poter riconoscere chi so re attraverso test speciici (in particolare autoanticorpi presenti nel sangue). A quel punto si può pensare all’approccio terapeutico che va studiato caso per caso, in base alle condizioni del paziente e al livello di gravità della malattia. Negli ultimi tempi, oltre ai classici farmaci da tempo impiegati ad azione anti-iniammatoria ed immunosoppressiva, sono stati sviluppati anticorpi monoclonali mirati per i casi più gravi, che possono essere somministrati anche a casa dallo stesso paziente.