LA DISCIPLINA INGLESE ‘RIDUCE’ SU MISURA I TRADIZIONALI PERCORSI A OSTACOLI PER CAVALLI

I cani si danno all’ippica con le gare di Agility

Ammesse tutte le razze in tre categorie legate all’altezza. Disciplina e divertimento anche per i padroni

di Gloria Ciabattoni

Si vuole giocare con il proprio cane addestrandolo ad obbedire ai comandi e divertendoci con lui? Allora l’ideale è l’Agility, una disciplina inventata in Inghilterra nel 1977 da John Varley e Peter Meanwell, che vollero riproporre le gare equestri a misura di cane: un percorso ad ostacoli (lungo fra i 100 e i 200 metri) codificato da regole, da intraprendere senza fare errori (possibilmente) e nel miglior tempo possibile. Tra gli ostacoli, da un minimo di 15, almeno 7 sono dedicati al salto, e fra quelli omologati dalla Fci (Federazione cinofila internazionale) ci sono: salto in alto, siepe, viadotto o muro, tavolo, passerella, basculla, palizzata, slalom, tunnel rigido, tunnel morbido, pneumatico, salto in lungo. Le razze più adatte sono quelle che amano correre e sono avvezze alla disciplina, quindi in molte gare di Agility i border collie sono in maggioranza, ma la Fci ammette qualsiasi razza, meticci compresi. Le categorie sono tre, e si basano sull’altezza degli animali: Small per i piccoletti alti al massimo 35 centimetri al garrese (che fu introdotta negli anni Ottanta), Medium fino ai 43 centimetri al garrese (introdotta negli anni Novanta anche se per avere una loro gara nel Regno Unito i cani medi hanno dovuto aspettare il 2005), Large per i più alti. In Italia l’Agility è arrivata nel 1988, e nel 1990 l’Enci l’ha regolamentata, adeguandosi l’anno dopo alla normativa internazionale Fci. Nel 1990 le prime gare. Oggi ci sono molti club di Agility, i principali sono quelli promossi dall’Enci e dallo Csen. L’Agility prevede quattro livelli di brevetti: debuttanti, 1,2,3. Il conduttore deve seguire il cane, impartirgli i comandi, stare con lui durante la gara, perché questo è un gioco a due, che necessita di una buona armonia tra il cane e il suo conduttore che spesso è anche il padrone. L’ideale è cominciare ad addestrare il cagnolino verso i quattro mesi di vita, giocando con lui in casa, abituandolo a uscire e a mangiare ad orari precisi, poi gradualmente lo si può addestrare (iniziando da pochi minuti al giorno) a saltare un po’ di ostacoli, a cimentarsi con lo slalom, con il salto nel cerchio e il tunnel. Importante è avere un bello spazio dove posizionare l’attrezzatura, con il fondo morbido: sabbia o prato vanno bene, no invece il cemento. All’inizio non serve comprare costose attrezzature professionali ma si può costruire un percorso usando assi ad esempio per i salti, e paletti per lo slalom, anche se in commercio ci sono set appositi (salto ad ostacoli, slalom, anello e tunnel morbido) a costi non proibitivi. Chi desidera intraprendere questa disciplina partecipando a competizioni può rivolgersi a uno dei club che sorgono in tutta Italia, ma chi vuole cimentarsi a livello amatoriale, solo per giocare, può consultare un buon centro addestramento cani, che si trovano in ogni città, oppure può chiedere un riferimento al proprio veterinario.


RICERCA USA

Muoversi a tutto yoga
L’antica tradizione è una moderna aerobica

Finito il lockdown, riprendiamo a muoverci. È il momento di sfruttare per il benessere le antiche discipline orientali, avvicinandoci allo yoga, vero e proprio amico del cervello perché lo aiuta a mantenersi ’sveglio’, oltre a favorire un miglior controllo delle emozioni. Lo yoga può sostituire passeggiate o nuotate, ma per tutti sarebbe meglio considerarlo un’intelligente integrazione da fare con le giuste indicazioni, della normale attività fisica aerobica. A fare questa similitudine è una ricerca condotta all’Università dell’Illinois apparsa su Brain Plasticity. Analizzando undici studi sul tema gli esperti americani hanno visto che lo yoga, rispetto all’attività fisica comune, avrebbe effetti specifici sul sistema nervoso, come maggior capacità di prendere decisioni, oltre a miglioramento della memoria e controllo delle emozioni. L’azione si concentra in particolare sulle dimensioni dell’ippocampo, coinvolto nella memoria e nell’apprendimento.


AL PC O CON LO SMARTPHONE

Chi ha tanti amici virtuali diventa meno aggressivo online

Secondo una ricerca israeliana, un forte flusso di messaggi fa scendere le possibilità di scontro

Chi trova un amico trova un tesoro, recita un vecchio adagio. E più più se ne hanno sui social, tanto minore sarebbe il rischio di trovarsi a far parte di conversazioni virtuali ostili e a diventare aggressivi con i propri messaggi, su Facebook o Twitter. Almeno in tempi di Covid-19 e di stress, come quelli che abbiamo vissuto e stiamo ancora affrontando. L’affermazione, controcorrente rispetto all’idea che sui social sia alta la litigiosità, arriva da una ricerca condotta all’Università Hebrew di Gerusalemme, pubblicata su Cyberpsychology, Behavior and social Networking. Gli scienziati hanno impiegato un software speciale che ha raccolto oltre 30.000 post su Twitter in Corea del Sud, dove questo social è il più popolare. Tutti i “cinguettii” sono stati lanciati nel periodo più caldo della pandemia, studiando le reazione delle persone che facevano ritorno da Wuhan.


STUDIO AUSTRALIANO SUI RITMI DEL SONNO

La futura serenità si vede dalla buonanotte
Il riposo del bebè scaccia le ansie da crescita

Genitori, imparate a mettere a letto al momento giusto il bambino piccolo, create un ambiente ottimale per il riposo e fate in modo che il suo sonno sia il più possibile sereno. Non sarà solo un aiuto immediato per il benessere del piccolo, e per l’equilibrio di tutta la famiglia. Così facendo potreste aiutare il bebè ad avere meno ansie quando crescerà ed andrà a scuola. A lanciare questo appello alle famiglie che hanno da poco avuto un erede sono gli esperti australiani che hanno dimostrato come riposare bene e per i tempi necessari nel primo anno di vita può incidere sul rischio di sviluppare ansia e addirittura attacchi di panico quando il bimbo inizierà il ciclo scolastico. Lo studio, pubblicato su Archives of disease in childhood, che ha preso in esame 1500 donne che hanno dato informazioni ogni tre mesi sui ritmi del sonno dei piccoli per il primo anno. Poi sono stati valutati i bambini di quattro e dieci anni di età. I piccoli più agitati nel sonno avevano quasi il triplo di possibilità di ritrovarsi con disturbi di comportamento già a quattro anni, ovviamente in rapporto con i neonati più tranquilli. Ed a dieci hanno avevano più spesso ansia da separazione.


PREVENZIONE

Terapie naturali contro il mal di testa

Lo yoga aggiunto ai farmaci anti-emicrania in prevenzione migliora il controllo delle crisi di cefalea, almeno nelle forme episodiche. Stando a quanto riporta una ricerca indiana pubblicata su Neurology, che ha coinvolto un centinaio di persone, quando ai medicinali si è aggiunta la pratica dello yoga con sessioni ripetute di un’ora per tre mesi si è ottenuto un calo degli attacchi di mal di testa. In particolare le crisi si sarebbero ridotte del 48% contro il 12% riscontrato dopo trattamento classico farmacologico. Come se non bastasse, gli effetti dell’antica arte e del movimento sono stati significativi anche sule bisogno di assumere farmaci per controllare l’emicrania: in chi faceva yoga la necessità di queste terapie “al bisogno” è scesa del 47%, rispetto ad un calo del 12% in chi ha utilizzato solamente i farmaci preventivi. L’importante, in ogni caso, è imparare bene lo yoga, con un’attenzione specifica per la respirazione e la lentezza dei movimenti.