Lo screening gioca d’anticipo

Fatto in base al sesso e all’età, il monitoraggio è fondamentale per poter aggredire meglio i tumori

di Federico Mereta

ARRIVARE PRESTO. È questa la regola per poter a rontare al meglio un tumore. Quanto prima si individua una lesione, tanto maggiori sono le probabilità che questa sia ancora coninata all’organo di partenza e quindi che il trattamento risulti vincente. Per questo è importante sotto porsi agli screening, quando sono disponibili, che vengono proposti dalla sanità pubblica in base alle caratteristiche della persona, prima tra tutte, l’età, visto che le patologie neoplastiche tendono a concentrarsi più frequentemente in determinate fasce. Il più noto è sicuramente lo screening mammograico che deve entrare in un percorso che vede la donna “conoscere” il suo corpo ed esercitare regolarmente l’autopalpazione del seno, in dalla giovane età. La mammograia, questo il nome del test, può consentire di identiicare una lesione anche molto tempo prima che compaiano sintomi clinici. Si tratta di una radiograia con raggi X a bassissime dosi (e per questo motivo può essere ripetuta senza particolari problemi o rischi) che permette di visualizzare le strutture interne dell’organo. Non si tratta di un test perfetto, capace di raggiungere il cento per cento di attendibilità. Ma secondo gli ultimi studi la mammograia può identi- icare un’elevatissima percentuale di tumori mammari asintomatici, e la sua e icacia sale ulteriormente nelle donne dopo la menopausa. Alla mammograia, qualora il medico lo consigli, si può associare l’ecograia, che si basa sull’azione degli ultrasuoni per evidenziare noduli all’interno dell’organo. L’esame viene spesso eseguito dopo la mammograia, ma non in alternativa. Infatti c’è il rischio che il test risulti negativo nella diagnosi precoce perché è dimostrato che su cento tumori di diametro inferiore a un centimetro la mammogra ia ne scopre oltre il 90 per cento mentre l’ecograia meno del 20 per cento. Sempre alla popolazione femminile è destinato l’altro grande progetto di screening, quello che per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Negli ultimi anni, peraltro, su questo fronte la situazione è cambiata grazie alla disponibilità del test per l’HPV (Virus del papilloma umano), che sta sostituendo soprattutto nelle donne che più sono avanti con gli anni l’arcinoto esame del Pap-Test. In genere negli studi che hanno portato a prediligere questo esame si e ettua anche il prelievo citologico (cioè la classica “spazzolata” della mucosa necessaria per fare il Pap test), ma la lettura del vetrino si e ettua solamente se il test per la presenza del virus risulta positivo. Così facendo si evita alle donne di dover tornare per un successivo prelievo se l’HPVtest risultasse positivo, evenienza che capita mediamente nel 10 per cento dei casi circa. In ultimo, ma non certo per utilità in termini di diagnosi precoce, visto che consente di arrivare presto a riconoscere una lesione che si è manifestata all’interno dell’ultima parte dell’intestino, va ricordato lo screening del tumore del colon-retto. in questo caso l’esame viene e ettuato direttamente a domicilio dal soggetto, attraverso la raccolta di un piccolo campione di feci che vengono poi analizzate per la ricerca del sangue occulto. Si tratta di un controllo del tutto indolore, che in caso di positività, non è ovviamente dirimente, come è nella logica degli screening, ma consente solamente di individuare chi deve essere sottoposto ad ulteriori valutazioni. Insomma: se il controllo dà esito positivo, non signiica per forza che è presente un tumore ma conviene comunque, in accordo con il medico, eseguire un esame endoscopico dell’ultima parte dell’intestino per scoprire da dove il sangue arriva.


Prima regola: seguire l’alimentazione giusta
E l’attività fisica è un grande aiuto

Olio extravergine, pomodori e broccoli
Controllare sempre grassi e zuccheri

ATTENZIONE A TAVOLA. Occorre controllare il peso, facendo una regolare attività isica, e bisogna seguire la dieta dei nostri nonni per prevenire il cancro. L’olio, extravergine d’oliva, ad esempio contiene sostanze antiossidanti come polifenoli, pirosolo e lignani, che contribuiscono a inibire la proliferazione delle cellule tumorali. Il licopene del pomodoro, meglio se cotto, aiuta a difendersi da tumori come quello della prostata. E da poco è stato dimostrato che il pesce azzurro, oltre a preservare il cuore, può difendere anche dal cancro, grazie all’azione degli acidi grassi. Importante è anche l’uso regolare delle spezie ricche di terpeni che proteggono le cellule dai fenomeni ossidativi, oltre a dare aroma e a permettere di limitare il sale. Per la verdura, inine, conviene puntare sulle crucifere, come cavoliori, broccoli e cavolini di Bruxelles: la regolare assunzione di questi alimenti permette di contrastare l’insorgenza di tumori correlati all’attività ormonale, come quelli della prostata e della mammella. Ultima raccomandazione: controllate il peso e gli eccessi calorici, quindi occhio alle dosi di pane, pasta e soprattutto zucchero.

F. M.


CATTIVE ABITUDINI

Cuore e polmoni, tanti danni anche da ‘poche’ sigarette

Non è vero che fumare poche sigarette al giorno non fa male. Anche i cosiddetti “fumatori leggeri” hanno un danno a lungo termine ai polmoni. È l’avvertimento che arriva da una ricerca del Columbia University Irving Medical Center, pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine. «Lo studio, e ettuato su un campione di oltre 25mila persone tra i 18 e i 93 anni – spiega Roberto Bo i, responsabile della Pneumologia dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano e autore con Donatella Barus del libro ‘Spegnila!’, BUR –, ha dimostrato che anche meno di cinque sigarette al giorno fanno male non solo a livello cardiovascolare, ma anche in termini di danno polmonare. Ma non solo. È anche emerso da ricerche precedenti che a parità di sigarette fumate in totale nella vita, sono stati riscontrati danni ai polmoni maggiori nelle persone che hanno fumato per più anni». Quindi fumare anche solo un paio di sigarette al giorno ha conseguenze dannose ed è molto più rischioso di quanto si pensasse inora. «Certamente – continua Bo i –, tutti dovrebbero essere incoraggiati a smettere di fumare per la salute globale dell’organismo e per garantirsi quel benessere generale che ci permette di avere ‘iato’ per fare sport e ‘gusto’ per assaporare meglio i cibi. Inoltre, chi fuma è accertato che ha maggiori probabilità di sviluppare broncopneumopatia cronico ostruttiva (BPCO)».

Maurizio Maria Fossati