L’aiuto ai malati parte dall’informazione

La campagna Semplicemente IO e il programma IMPACT danno sostegno sulle patologie oncologiche del polmone

INFORMAZIONE e sostegno ai pazienti con tumore del polmone: opuscoli, consigli sulla dieta e un programma di supporto totalmente gratuito. Questo l’obiettivo della campagna nazionale Semplicemente IO, promossa da AstraZeneca con il patrocinio dell’Associazione WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe). Nel progetto rientra l’attivazione del programma IMPACT per le persone con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio III non operabile, che include visite settimanali al domicilio con un isioterapista respiratorio, supporto telefonico da parte di personale infermieristico specializzato e un servizio speciale di trasporto dal centro di oncologia a quello di radioterapia. Impact rappresenta la prima esperienza in Italia di questo tipo ed è parte integrante della campagna Semplicemente IO. «L’immuno-oncologia nel tumore del polmone può incrementare la percentuale di pazienti liberi da malattia in casi particolari come lo stadio III. I trattamenti immuno- oncologici, come durvalumab – ha scritto Domenico Galetta, vidi Tommaso Strambi ce presidente Walce – sono utilizzati dopo il trattamento standard con chemio-radioterapia, riducendo le recidive e aumentando il numero di pazienti in cui la malattia non ricompare o non avanza. Durvalumab è la prima immunoterapia a dimostrare un beneicio signi icativo di sopravvivenza globale in questo stadio». Semplicemente IO include anche attività speciiche sull’alimentazione. Sono state realizzate le “Pillole di Salute” (opuscolo e social) in collaborazione con il food mentor Marco Bianchi, con consigli sulla dieta da seguire prima, durante e dopo il trattamento. Nei pazienti con tumore al polmone di stadio III non operabili, il trattamento suggerito dalle linee guida può determinare uno stato di malnutrizione dovuto a e etti collaterali come nausea e debolezza. È essenziale iniziare al meglio il percorso di cura, anche da un punto di vista alimentare: determinate sostanze e nutrienti contenuti in alcuni cibi possono o rire un contributo signiicativo alla regolazione dei meccanismi pro-in- iammatori. «Uno degli obiettivi di Walce – ha scritto ancora Domenico Galetta, – è informare, educare e supportare le persone colpite da questa patologia, fornendo strumenti anche per migliorare la comunicazione medico-paziente». Il progetto di cui parliamo, in questi mesi ha percorso vari canali: presso i centri medici (con temi come la stadiazione, la combinazione di chemioterapia e immuno- oncologia e la sorveglianza immunitaria) e sul sito www.semplicementeio. it con pagine social collegate, mentre ai clinici è rivolta la app dedicata alla stadiazione e alle linee guida.

A. M.


Il miracolo di Giniyo: dal Malawi a Pisa
per ritrovare il sorriso e la gioia di vivere

Colpito da neurofibromatosi a 8 mesi, non riusciva più nemmeno a mangiare e a bere

di Tommaso Strambi

GLI OCCHI DI GINIYO sorridono. Come quelli di un bambino di 9 anni. E anche quelli di suo padre Peter. Ma solo da poche settimane. Così, quando, i loro sguardi si incontrano è un’esplosione di felicità. Ritrovata. Già perché, quando Giniyo aveva solo 8 mesi, gli fu diagnosticata una neuroibromatosi: una rara forma tumorale benigna che gli aveva deturpato i lineamenti del viso. Non solo. Il tumore si era iniltrato nei tessuti e con il passare degli anni aveva reso complicate azioni quotidiane come mangiare o bere, ino a mettere a rischio la sopravvivenza del bambino originario del Malawi. Ma oggi gli occhi di Giniyo sono tornati a sorridere, come quelli di un bambino della sua età. Tutto grazie ad una sinergia tra la fondazione Arpa del professor Franco Mosca e della Comunità di Sant’Egidio di Pisa guidata dal dottor Michelangiolo Bartolo, la Regione Toscana e l’Azienda Ospedaliero- Universitaria Pisana che ha visto in prima linea la dottoressa Mojgan Azadegan (nella foto), responsabile del Centro di coordinamento regionale della Toscana per la Salute e la Medicina di Genere.
Lo scorso 11 novembre il piccolo Giniyo ha subito un complesso intervento chirurgico di plastica facciale all’Ospedale pisano di Cisanello. A prendere in carico il suo caso è stato un team multidisciplinare di altissimo livello composto dal professor Emanuele Cigna (chirurgo plastico), dal professor Luca Bruschini (otorinolaringoiatra), dalle dottoresse Amelia Santoro e Olimpia Mani, e dall’équipe anestesiologica guidata dal dottor Luigi de Simone.
Nonostante la complessità della patologia e la giovanissima età del paziente, tutto l’intervento è stato coordinato alla perfezione e l’operazione si è completata con successo in meno di 6 ore asportando la massa tumorale che iniltrava i tessuti di un emivolto senza comprometterne l’espressività. «Non è stato semplice – spiegano Cigna e Bruschini – isolare la massa senza danneggiare il piano dove passano i muscoli mimici del volto» ma era fondamentale garantire un risultato che lasciasse al bimbo la capacità di sorridere, bere ma anche parlare senza una alterazione dei movimenti della bocca.
Prima e dopo l’intervento, il piccolo è stato seguito con la massima attenzione e una grande professionalità dall’équipe della Clinica Pediatrica Universitaria diretta dal professor Diego Peroni, che con il dottor Giampiero Baroncelli hanno garantito un decorso perioperatorio privo di imprevisti. Che pure non sono mancati. Subito dopo il ricovero di Giniyo, infatti, il padre Peter aveva iniziato a lamentare brividi scuotenti, malessere e febbre oltre i 38 gradi. Chiari sintomi della malaria come hanno potuto constatare e diagnosticare il dottor Marco Falcone e l’équipe di Malattie Infettive di Pisa (diretta dal professor Francesco Menichetti). Così anche per lui è scattato il ricovero immediato, ma grazie alle cure del reparto di Malattie Infettive, il giorno successivo all’operazione di Giniyo, il padre Peter è potuto essere presente al momento del risveglio del iglio in Terapia Intensiva. Ed è stata una vera e propria esplosione di felicità. Soprattutto quando i medici hanno cominciato a togliere le bende dal volto del piccolo Giniyo.
Ora il bambino è rientrato in Malawi, dove continua ad essere seguito nel percorso post-operatorio dall’équipe pisana grazie al teleconsulto reso possibile dalla Global Health Telemedicine, sezione operativa della Comunità di Sant’Egidio che ha anche coperto i costi dei biglietti aerei, del vitto e dell’alloggio, nonché della degenza postoperatoria. La stessa Global Health Telemedicine che, oltre un anno fa, aveva consentito, attraverso il teleconsulto, ai medici di diverse discipline di arrivare, seppure a distanza, alla corretta diagnosi, confermata poi dalla biopsia e dalla risonanza magnetica e ettuata sempre in Malawi. Mentre per l’intervento chirurgico si è reso necessario il trasferimento in Italia, dove la sinergia tra la Fondazione Arpa, la Comunità Sant’Egidio, la Regione Toscana e l’Azienda ospedaliero- universitaria pisana ha consentito a Giniyo di tornare a sorridere. Proprio come tutti i bambini della sua età.