Tutti i prodigi della terapia genica

Alcune patologie, come la distrofia retinica, dipendono da meccanismi ereditari: la strategia è agire sul Dna

di Alessandro Malpelo

Dietro le quinte nelle tante malattie dell’occhio c’è, a volte, un meccanismo ereditario. Entrano in ballo rare mutazioni, come avviene nella retinite pigmentosa o nella coroideremia. La genetica ha un ruolo chiave anche nel determinare inconvenienti meno rari come il glaucoma o la miopia. Nel caso della degenerazione maculare dovuta all’età si calcola che il 70% del rischio di sviluppare il difetto sia legato alla genetica, e per il 30% sia invece legato a fattori concomitanti, il fumo di sigaretta, l’obesità e l’ipertensione arteriosa. Una delle strategie promettenti nella cura delle cecità, è la terapia genica, mediante iniezione diretta nell’occhio di vettori di origine virale modificati in modo da recapitare nei tessuti versioni corrette dei geni difettosi. Due anni fa è stata approvata in Europa la prima terapia genica per una rara retinopatia ereditaria, l’amaurosi congenita di Leber, al cui sviluppo hanno dato un contributo fondamentale ricercatori del Tigem, Istituto Telethon di Pozzuoli, e dell’Università Vanvitelli di Napoli. «Uno dei punti di forza dei vettori virali è che sono piccoli e diffondono bene attraverso i tessuti – spiega Alberto Auricchio, group leader del Tigem e docente universitario di genetica medica – questo però è anche un limite, dal momento che essendo piccoli trasportano limitate quantità di Dna, improponibili per il trasporto di geni di grosse dimensioni. Per questo studiamo anche nuovi approcci al problema: ultimamente ci siamo applicati nel meccanismo taglia e cuci come espediente per produrre proteine lunghe a partire da precursori più corti al fine di correggere la maculopatia di Stargardt ». Sono in corso in tutto il mondo vari trial clinici che stanno valutando i risultati della terapia genica per le malattie retiniche. Le cecità ereditarie colpiscono oltre 200mila persone solo in Europa, sono dovute nella maggior parte dei casi ad alterazioni di geni che codificano proteine localizzate nei fotorecettori, le cellule dell’occhio preposte alla visione. «La speranza è che in futuro la tecnologia che c’è dietro la terapia genica possa essere utilmente impiegata anche per altre malattie dell’occhio in cui oltre alla componente genetica c’è quella ambientale, come la cataratta o il glaucoma», ha scritto Francesca Simonelli, presidente della Società italiana di oftalmologia genetica. Ha fatto scalpore ultimamente la notizia relativa a due bambini, di 8 e 9 anni, ciechi dalla nascita a causa della distrofia retinica di Leber, che hanno riacquistato la vista con la terapia genica. Questa tecnica è stata adottata con successo nella clinica oculistica dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli” a Napoli. «Questa retinopatia – ha spiegato la professoressa Simonelli – è causata da mutazioni in un gene chiamato RPE65 e grazie alla terapia fornisce una copia funzionante del gene». La terapia per l’amaurosi congenita denominata voretigene neparvovec (Luxturna) è stata concessa dall’Aifa attraverso il fondo 5% su indicazione dei medici che hanno trattato a Napoli i due piccoli pazienti e ha ottenuto quest’anno il Prix Galien, il Nobel della farmaceutica indetto da Springer. «La rilevanza della scoperta è notevole – ha annunciato il presidente della giuria italiana, Pier Luigi Canonico – poiché finora non esistevano altre terapie approvate per le distrofie retiniche, patologie che si associano all’inesorabile deterioramento visivo, che comporta cecità in quasi tutti i pazienti fin dai primissimi anni di vita».


Glaucoma

Collirio o intervento per abbassare la pressione dell’occhio

È un nemico silenzioso che ci può portare via la vista: il glaucoma è causato da un’eccessiva pressione dell’occhio, che danneggia non solo il nervo ottico, ma tutte le strutture cerebrali sede dell’area visiva. Come si manifesta? Di solito chi ne è soggetto ha un parente che ne ha sofferto, quindi sono importantissimi i controlli dall’oculista per verificare il campo visivo, la pressione oculare, lo stato del nervo ottico, ecc, soprattutto dopo i 40 anni. Importante è evitare un attacco, che non si dimentica: feroce mal di testa che si diparte da un occhio, e che provoca anche nausea e vomito. In caso di questi sintomi, correre dall’oculista per abbassare la pressione dell’occhio. Infatti l’umore acqueo in condizioni normali viene prodotto e assorbito dall’occhio, ma se questa funzione non avviene si esercita una pressione eccessiva all’interno dell’occhio, e si può danneggiare il nervo ottico, che «trasporta» l’immagine dalla retina al cervello. Esistono più forme di glaucoma, il più frequente è quello ad angolo aperto: un ostacolo impedisce all’umor acqueo di defluire. È asintomatico, per cui ci se ne può accorgere quando il danno è compiuto, per questo sono importanti i controlli dall’oculista. Nel glaucoma ad angolo chiuso o stretto (che colpisce molte persone ipermetropi o in presenza di cataratta), l’occlusione che impedisce il deflusso del liquido è repentina e provoca un attacco acuto dolorosissimo, e se non si interviene in tempo abbassando la pressione oculare può portare alla cecità. Vi è poi il glaucoma congenito che si manifesta fin dall’infanzia. Infine c’è il glaucoma secondario può essere la conseguenza di altre patologie, quali il diabete, ma anche dall’utilizzo di alcuni farmaci. L’oculista può ordinare colliri che abbassano la pressione oculare. Vi sono poi interventi laser (trabeculoplastica), e nel caso non sia sufficiente si interviene chirurgicamente con la trabeculectomia. In caso di cataratta, la sostituzione del cristallino aiuta ad abbassare la pressione oculare e a prevenire il glaucoma.

Gloria Ciabattoni