Il vademecum del perfetto sportivo

L’attività all’aria aperta necessita di alcune regole preliminari, dalla scelta dell’abbigliamento alle scarpe

di Roberto Baldi

Nelle mille istanze del momento, che ha dimostrato più di sempre in periodo di coronavirus la disparità dei pareri, c’è un assioma valido per tutti: l’utilità di movimento all’aperto. Il periodo di «clausura» a cui ci hanno obbligato le regole della prevenzione è stato subito colmato, non appena annunziato il «liberi tutti», da un’attività generalizzata, dal neofita allo sportivo provetto, confortata anche da disposizioni (i bonus per le biciclette e per i monopattini) che esortavano in certo modo a tenere un po’ di più la macchina in garage per incoraggiare passeggiate, corse, mini gare. Le attività sportive che sono riprese anche a livello professionistico costituiscono un esempio in più di avallo motorio. Lo sport all’aperto in effetti ha mille indicazioni rivolte a migliorare le attività cardiorespiratorie, rafforzare il sistema di difesa naturale, affinare le capacità di termoregolazione, prevenire le malattie da raffreddamento, favorire apporto di ossigeno ai muscoli. Evitando in questi casi la mascherina tranne che nei contatti ravvicinati. La storia della pedagogia insegna che gli antichi docenti esercitavano la loro missione all’aperto per l’insegnamento cosiddetto peripatetico, giustamente convinti dei benefici annessi al rapporto uomo-natura, al contrario del sedentarismo dei nostri giorni a cui ci avevano costretto le lezioni online. Tutto ciò premesso, c’è però una serie di regole a cui attenersi, a cominciare dalla gradualità, dall’abbigliamento, dagli orari, dall’alimentazione. È soprattutto il neofita, considerato che lo sportivo provetto ha già assimilato istruzioni basilari, che deve porre attenzione a certe regole, in primo luogo quelle riguardanti abbigliamento e scarpe. L’abbigliamento della stagione primaverile ha da essere leggero e poco ingombrante, utilizzando tessuti (microfibra, gore-tex, pile) che non accumulano l’umidità proveniente dalla sudorazione ma che ne favoriscono la traspirazione, in quanto il sudore inumidisce i vestiti e provoca, evaporando, un rapido raffreddamento, disperdendo fino al 40% dell’intero calore corporeo (normalmente la temperatura corporea si mantiene intorno ai 36°C, con variazioni giornaliere di circa 1°C); vestirsi a strati. Le scarpe devono caratterizzarsi con calzature di buona qualità, tacco largo, alte circa 2 cm e con punta tonda, rinforzo rigido in sede plantare e suola flessibile in corrispondenza delle articolazioni metatarsofalangee. La tomaia dovrebbe avere sufficiente altezza e ampiezza per adattarsi a tutte le dita. Il supporto plantare arcuato, frequentemente prescritto, ha una scarsa utilità e riduce l’ampiezza interna della scarpa. Lo sportivo dovrebbe usare almeno due tipi di calzature per allenarsi sui diversi tipi di terreno, ricordando che non esiste la calzatura perfetta, ma quella che calza meglio al singolo individuo. Con la disponibilità recente di schiume e resine poliuretaniche, è possibile trovare calzature resistenti, protettive e leggere adatte alla maggioranza degli sport. C’è poi il problema alimentare. Una prima regola sarebbe quella dell’attività motoria lontano dai pasti, mentre ragioni di studio o di lavoro impongono talvolta il rito catartico del movimento nell’ immediato dopo pasto. Se è indispensabile occupare questo lasso di tempo, facciamo in modo almeno di limitare alcuni cibi, in particolare quelli di origine animale (wurstel, hot dog, hamburger, carne rossa), e i latticini ricchi di grassi saturi.


INCONTRI INDESIDERATI

Se si calpesta una vipera immobilizzare l’arto

In Italia l’unica specie velenosa è la vipera comune. I sintomi: dolore, tumefazione, vesciche, nausea. Immobilizzare l’arto senza limitare del tutto il flusso di sangue, slacciare i capi di abbigliamento, mantenere il soggetto fermo, pulire e bendare la ferita con acqua ossigenata (non alcol), chiamare il 118. Non praticare incisioni in prossimità del morso e non cercare di aspirare il veleno. La persona colpita non deve mangiare o bere alcolici.

R. B.


Il trekking

L’avventura calcolata
Prevedere sforzo, durata meteo, bisogno d’acqua

L’escursionismo o trekking detto all’inglese è attività motoria e sportiva che si svolge solitamente lungo percorsi più o meno agevoli, non percorribili comunque con i mezzi di trasporto convenzionali (sentieri, mulattiere, ippovie ecc.). Ha sempre più fautori, nella ricerca di ambienti salutari, ben ossigenati, lontani dalle aggregazioni cittadine e dai rumori. Richiede precauzioni preliminari che vanno dalla valutazione del profilo altimetrico a cui ci si appresta, condizioni metereologiche, durata, equipaggiamento con accessori minimi, scorte di acqua e di alimenti se è previsto un cammino protratto. Attenzione ad eventuali evenienze quali insolazione (indossare indumenti leggeri e copricapo se si cammina sotto il sole); disidratazione (lo zaino deve prevedere una scorta di liquidi), morsicature da vipere o altri animali: evitare di frugare con mani e piedi sotto pietre o nell’erba alta. Se questo è necessario, utilizzare un lungo bastone. Altri animali pericolosi: la zecca che si può trasmettere dagli animali selvatici dei boschi all’uomo e veicolare infezioni. In alcune regioni sono presenti ragni velenosi e alcune specie di scorpioni. Se si affronta sentiero ben tracciato con terreno pianeggiante o poco inclinato, vanno bene le comuni scarpe da ginnastica; se si affrontano terreni ripidi o con pericolo di cadute utile l’uso di scarponcini da escursionista. Una delle filosofie del trekkista è quella rivolta all’impatto ambientale, dove non dovrebbe mai esistere traccia del passaggio di precedenti escursionisti. Attenti soprattutto alle sigarette (l’escursionista non dovrebbe mai fumare in corso di attività motoria), causa involontaria di contrattempi che possono mettere a rischio l’ambiente e l’incolumità individuale.

Roberto Baldi