Alimentazione

Probiotici, i batteri ‘buoni’
che regolano il nostro benessere

Sono tanti i tipi di microrganismi che svolgono funzioni diverse

Federico Mereta

SIAMO A PARIGI, poco più di cent’anni orsono. Per le vie della città un ricercatore del gruppo di Louis Pasteur, tale Elia Metchnikoff faceva affiggere un manifesto per propagandare il suo prodotto. Può cominciare così, almeno in termini commerciali, la storia dei probiotici, di cui sentiamo parlare ogni giorno. «In effetti si può parlare di “probiotici” antelitteram – conferma Lorenzo Morelli, Direttore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Alimentari per una filiera agro-alimentare Sostenibile dell’Università Cattolica di Piacenza –. Gli studi di Metchnikoff avevano permesso di identificare alcune delle ‘difese naturali’ del nostro corpo, come i macrofagi, ricerca svolta a Messina per cui prenderà il Premio Nobel, e i batteri lattici dell’intestino ». Nella sua curiosa pubblicità il ricercatore ucraino trapiantato in Francia insisteva sulle caratteristiche del ceppo di lattobacillo da lui selezionato. «Metchnikoff proponeva il consumo di questo ceppo (sia sotto forma di latte fermentato che di compresse) per ridurre la presenza di batteri patogeni – precisa l’esperto –. L’idea di utilizzare i batteri ‘acidificanti’ come sono i batteri lattici gli era venuta osservando come, durante un’epidemia di colera, in una stessa famiglia vi fossero persone che si ammalavano e altre no: queste ultime sembravano avere nel proprio intestino molti batteri lattici ». Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ed oggi siamo arrivati a definire un nome per questi batteri ‘amici’: probiotico. «Ogni probiotico ha una definizione internazionale, voluta da FAO e OMS e sta a identificare una quantità di batteri vivi che possono conferire un beneficio alla salute di chi li consuma» è il commento di Morelli. Oggi, grazie alle tecnologie di ricerca, sappiamo che il nostro corpo è ‘dominato’ dai batteri. «Il censimento delle cellule microbiche che albergano nel corpo umano è superiore a dieci volte rispetto a quello delle cellule eucariote – spiega ancora Morelli. La maggior parte di queste cellule procariote si trova nell’intestino umano, e anche sotto il profilo genetico i genomi di questi batteri contiene un numero di geni più che centuplicato rispetto a quello dell’uomo. Benché la percezione dei batteri sia prevalentemente legata a eventi patologici, la vita stessa dell’uomo è dipendente dalla presenza di batteri ‘buoni’ che abitano diverse aree del corpo umano». Il termine probiotici, sempre più diffuso, grazie al crescente numero di prodotti che li contengono, indica dei microrganismi ‘viventi’ in grado di svolgere effetti benefici per l’organismo e di modificare favorevolmente la flora batterica intestinale. E non va confuso con la parola ‘prebiotici’ che segnala invece alcune sostanze non digeribili dall’uomo (fibre di origine vegetale) di cui i microrganismi hanno bisogno per crescere nel tubo digerente.

OGNI SPECIE probiotica è caratterizzata da proprie prerogative e quindi si può pensare ad un ampio ventaglio di possibili impieghi dei probiotici: basti pensare che alcuni probiotici non soltanto stimolano il sistema immunitario a mantenersi costantemente vigile e a contrastare subito eventuali aggressioni esterne, ma contribuiscono anche a riequilibrarlo, limitando la reattività allergica, dovuta per l’appunto a uno scompenso nel suo funzionamento. I probiotici possono essere assunti attraverso preparati, classificati tra gli integratori alimentari, che assicurano la quantità minima necessaria a ottenere gli effetti benefici o attraverso alimenti ‘funzionali’.


GLUCOSIO, FRUTTOSIO E GALATTOSIO VENGONO ASSIMILATI PRIMA

Miliardi di germi nell’intestino
Con le fibre lavorano meglio

LA FLORA BATTERICA è concentrata soprattutto nell’ultima parte dell’intestino, il crasso, ed è formata da una serie infinita di invisibili ‘laboratori’. Il loro numero può essere anche dieci volte superiore rispetto a quello delle cellule che formano l’intero corpo umano. Basti pensare che nello stomaco e nell’intestino tenue di va da 100 a 100.000 batteri per millilitro di contenuto intestinale, mentre nel colon si arriva a 100-1000 miliardi di germi per grammo di feci. In genere, il rapporto tra anaerobi, cioè i germi che vivono in assenza di ossigeno, e aerobi è di 1000 a 1 a favore dei primi. Quando ci ammaliamo, o comunque quando per diversi motivi i ‘buoni’ subiscono un danno – capita ad esempio quando l’alimentazione non è propriamente sana oppure in caso di malattie o ancora dopo l’assunzione di farmaci come gli antibiotici – i batteri ‘cattivi’ si moltiplicano in massa. Per contrastare il fenomeno a tavola occorre fare attenzione: normalmente i batteri si nutrono soprattutto di carboidrati ma glucosio, fruttosio e galattosio vengono assimilati dal corpo prima di giungere all’intestino crasso.

PER QUESTO è importante che i germi facciano fermentare le fibre alimentari, per procurarsi il nutrimento: ad esempio la pectina, di cui sono molto ricche le mele e le bucce della frutta, e l’inulina, presente nei carciofi, nella cicoria e in molte verdure.

f.m.


Amaranto, quinoa,
chia e grano saraceno
Ecco i ‘nuovi’ cereali

Senza glutine, sono ricchi di amido e proteine

PER I TANTI che li trovano sugli scaffali riservati al biologico e al senza glutine dei supermercati, e che ormai li consumano regolarmente attratti dalla loro diversità, sono i ‘nuovi cereali’. Ma secondo alcuni sarebbe molto più corretto definirli pseudocereali, ossia ‘falsi cereali’. Stiamo parlando del grano saraceno, dell’amaranto, della quinoa e della chia: quattro piante la cui farina è diventata sempre più di moda, sulla scia dell’incredibile boom dell’alimentazione biologica e delle diete gluten- free, per farne pasta e prodotti da forno alternativi. Miracoli del marketing. In realtà, a sentire i botanici, pare che le cose non stiamo nemmeno così: nessuna contrapposizione, dunque, fra cosiddetti cereali veri e cereali falsi. La parola ‘cereale’, infatti, non è assolutamente un termine della botanica, quindi scientifico, ma soltanto una definizione storico-letteraria. Deriva da Ceres, Cerere, la dea romana dei campi e delle messi, e può indicare tranquillamente tutte quelle piante erbacee che producono frutti e semi i quali, una volta macinati, danno farina utilizzata dall’uomo per fare pane e altri cibi. Una definizione larghissima.

DA QUESTI FRUTTI e semi, ricchi di amido, possono quindi ricavarsi paste da cuocere, pane, polente, minestre, e così via. Questo significa che, a ben vedere, non esistono gli pseudocereali. Quello che è accaduto è che si è diffuso un uso della parola ‘cereale’ come sinonimo dei soli cereali della famiglia delle graminacee, quindi: il grano (o frumento, fra cui anche il farro), l’orzo, l’avena, il riso e la segale (i famosi 5 cereali degli slogan pubblicitari, ricordate?), e poi il mais (o granturco), il sorgo, il miglio e pochi altri (detti anche cereali minori). Ma, a buon diritto, possono essere considerati cereali a tutti gli effetti anche i nostri magnifici quattro. L’unica distinzione scientifica possibile è quella fra cereali che appartengono alla famiglia botanica delle graminacee (ossia quelli tradizionali e più presenti sulle nostre tavole) e quelli ‘nuovi’, che non lo sono (sui libri di botanica, se vogliamo essere precisi, sono classificati come ‘dicotiledoni’, mentre le graminacee sono ‘monocotiledoni’).

LA FETTA di mercato occupata dai nuovi cereali è decisamente aumentata negli ultimi anni, grazie, come dicevamo, alla notevole crescita di chi ha scoperto le diete vegetariane e vegan. In comune hanno la provenienza d’oltreoceano – amaranto, quinoa e chia dalle Americhe e il grano saraceno dall’Estremo Oriente (c’è chi dice dall’Himalaya) – e l’assenza di glutine (che però è assente anche da alcuni dei cereali tradizionali: né il riso, né il mais ce l’hanno). Di certo c’è che anche i nutrizionisti li stanno imparando a conoscere, perché hanno valori nutrizionali e proprietà notevoli: in particolare hanno un contenuto proteico particolarmente elevato.


DIBATTITO NON CI SONO PROVE SCIENTIFICHE DELLA LORO VALIDITÀ

Le diete estreme che fanno discutere

UNA DELLE ragioni per cui i nuovi cereali (grano saraceno, amaranto, quinoa, eccetera) stanno vivendo una stagione d’oro, con una notorietà e una diffusione commerciale in passato sconosciute e interi scaffali di supermercati e punti vendita bio ricolmi di prodotti realizzati con le loro farine, è il diffondersi di tutta una serie di diete alternative, o comunque non ortodosse, che ne caldeggiano il consumo. Ad esempio quelle che stigmatizzano il glutine anche per chi non sia strettamente celiaco, oppure la dieta paleolitica, o ancora una delle diete che è più di tendenza negli ultimi anni: quella del gruppo sanguigno o ‘emodieta’. È però necessario premettere che stiamo parlando di regimi alimentari, per altro piuttosto diversi, i cui fondamenti teorici e la cui efficacia clinica trovano poche o nessuna conferma negli studi ufficiali, nonché la netta ostilità di gran parte del mondo accademico e della medicina ufficiale. Talvolta sono stati al centro di furiosi dibattiti sui media e persino nella aule di tribunale. Nondimeno, le pubblicazioni e il sostegno a questi stili di alimentazione è molto cresciuto, grazie anche all’esposizione di alcuni ‘eretici’ della medicina come il dottor Piero Mozzi, l’alfiere italiano della dieta del gruppo sanguigno, o il giornalista Adriano Panzironi, che con il suo metodo ‘Life 120’ propugna un ritorno a un regime alimentare primitivo (paleo) e una forte riduzione nell’apporto di zuccheri. L’emodieta nasce negli Stati Uniti da un’idea del naturopata Peter D’Adamo, secondo il quale la nostra dieta deve differenziarsi a seconda del gruppo sanguigno a cui apparteniamo. Seconda questa ipotesi, i diversi gruppi sanguigni (0, A, B, AB) sarebbero quindi responsabili delle diverse caratteristiche genetiche, fisiologiche e psicologiche, e quindi anche di corredo enzimatico e digestive, riscontrabili in coloro che vi appartengono.

Francesco Gerardi


Per dar sapore e digerire meglio
Erbe e spezie, alleate in cucina

Fra saggezza popolare e conferme scientifiche, dieci ingredienti top

L’AUTUNNO avanzato porta con sé dei cambamenti di abitudini in tavola, che si riflettono sul nostro metabolismo. L’alimentazione si differenzia, soprattutto per quel che riguarda verdure e frutta. A pomodori, zucchine, peperoni, melanzane (certo, ci sono i prodotti cresciuti in serra, ma sono un’altra cosa…) si sostituiscono zucche e cavoli, e mele e arance la fanno da padrone al posto di susine e pesche. L’alimentazione cambia e anche le carni tornano ad essere protagoniste, insieme a quei primi piatti che d’estate erano banditi perché troppo pesanti a livello digestivo. Ora via dunque a polenta, tagliatelle ben condite, risotti, pasta ripiena e tante prelibatezze che coi primi freddi corroborano e riscaldano ma non sempre sono amiche della digestione (e della linea). Ma anche e soprattutto in autunno le spezie e le erbe officinali vengono in aiuto: coadiuvano il metabolismo che coi primi freddi cambia rispetto al caldo dell’estate, e favoriscono il benessere in generale, compresi certi disturbi che con la giusta dieta trovano grande giovamento. Per lo più sono spezie che vengono da lontano, le cui virtù sono note da secoli, e oggi la scienza conferma queste proprietà. E la cucina si avvale di queste magiche piante per arricchire piatti quotidiani, che così acquistano gusto con un occhio alla salute.

VENGONO da lontano, sono utilissime alleate della salute, ma anche preziosi ingredienti di piatti semplici ma saporiti. Ecco la top ten di spezie pregiate, facilmente reperibili sia nei negozi di alimenti etnici che nella grande distribuzione.

CURCUMA
Se c’è una star emergente fra le spezie, questa è la curcuma. Fino a pochi anni fa era considerata una ‘parente povera’ dello zafferano e utilizzata soprattutto per dar colore ai piatti. Oggi invece molte ricerche scientifiche evidenziano che, ricca di sali minerali e di vitamine, vanta proprietà antiossidanti e antitumorali, e giova al buon funzionamento del metabolismo (ed aiuta anche nelle diete dimagranti). Poiché la curcuma viene facilmente eliminata dal nostro organismo, è bene abbinarla al pepe nero, poiché contiene un alcaloide, la piperina che inibisce il metabolismo delle spezie e ne aumenta quindi la biodisponibilità. Esistono integratori in commercio, ma per chi ama il «fai da te» un cucchiaino da caffè di curcuma e una puntina di pepe ogni giorno sono la dose sufficiente per beneficiare delle proprietà della curcuma.

PEPE
E’ talmente comune che spesso dimentichiamo i benefici che apporta all’organismo (e non solo al gusto). Aumenta il metabolismo, aiuta a bruciare i grassi più velocemente e favorisce la digestione, grazie all’alto contenuto di piperina che promuove la secrezione di succhi gastrici.Fin da tempi antichi viene ritenuto afrodisiaco e in grado di combattere la frigidità. E poiché porterebbe ad un aumento di endorfine, lo si ritiene un antidepressivo naturale: non a caso si dice «Mettere un po’ di pepe» quando si vuole suggerire di vivacizzare una situazione. Ci sono differenti tipi di pepe (nero, bianco, rosso, verde) e di diverse provenienze (molto pregiato è quello vietnamita dell’isola di Phu Quoc): qualunque si scelga, è bene usarlo macinato al momento, e con moderazione. Da evitare in caso di ulcera e gastriti.

CANNELLA
Utilizzata per combattere il raffreddore, la nausea, i virus intestinali, è un antibatterico naturale, allevia i dolori mestruali, è un’ottima fonte di manganese, ferro e calcio e secondo alcuni studi avrebbero anche proprietà antitumorali. È anche un’alleata in cucina, in particolare per i dolci ma non solo: una grattugiata di cannella renderà unica una semplice vellutata di zucca.

CARDAMOMO
Originario della zona orientale dei Balcani e dell’India, oggi si coltiva anche in Sri Lanka, Malaysia, Guatemala e Tanzania. Contiene (A, B1, B2, B3, B6, C), sali minerali, come manganese, calcio, potassio, zinco, ferro, fosforo, magnesio e rame. Ma è prezioso soprattutto per il suo olio essenziale che fra i componenti ha limonene, nerolo e geraniolo. Questo mix aiuta la digestione, combatte il mal di stomaco, è un toccasana contro il raffreddore, allevia i disturbi del sistema urinario, brucia i grassi, migliora la funzionalità cardiovascolare e la circolazione ed abbassa la pressione sanguigna. Si può usare per preparare dolci o tisane, per insaporire liquori (come il glogg, versione svedese del vin brulè) e bevande, prima tra tutte il caffè. In Medio Oriente si vendono miscele di caffè e cardamomo anche in parti uguali.

ANICE STELLATO
Laforma a stella lo rende richiesto per decorare molti dolci natalizi, ma non è solo gradevole esteticamente. E’ un ottimo anti-infiammatorio e antivirale grazie all’anetolo, composto aromatico che gli conferisce il tipico sapore. Ha proprietà espettoranti quindi aiuta in caso di tosse, e non a caso è una componente di molte tisane che in questi giorni di umidità e nebbie servono ad alleviare i primi malesseri autunnali. Una tisana all’anice stellato è un ottimo toccasana contro il mal di stomaco, aiuta la digestione e a combattere il meteorismo.

CUMINO
È una spezia ricca di ferro i cui benefici sono noti fin dall’antichità, e illustrati già nell’Ayurveda, la medicina tradizionale indiana. Moderni studi scientifici riconoscono al cumino proprietà benefiche in caso di diabete, nella riduzione del colesterolo e trigliceridi, per il miglioramento della risposta immunitaria e nel contrastare l’osteoporosi. Già conosciuto in cucina da Greci, Romani, Persiani ed Egizi, fu molto usato anche nel Medioevo in Europa, soprattutto per la preparazione del pane. Oggi si impiega come condimento per le patate e in marinature a base di olio extravergine d’oliva o di salsa di soia.

ZENZERO
È considerato un superfood che dall’Oriente ha conquistato il mondo. Versatile, ha mille virtù grazie soprattutto al gingerolo dalle proprietà digestive e depurative, e viene impiegato per molte tisane. Antiinfiammatorio naturale, un pezzetto di radice in acqua calda lasciato in infusione per 7-8 minuti serve anche a lenire dolori di vario genere, come mal di schiena, emicrania, giramenti di testa, debolezza, nausea, e giova a chi soffre di dismenorrea. Ha proprietà antiossidanti, quindi aiuta contro l’invecchiamento precoce, purché consumato quasi tutti i giorni (ne bastano meno di 2 grammi). Infine, questa radice tiene sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue ed è preziosa per non far salire la glicemia e per allontanare il rischio di diabete.

VANIGLIA
Preziosa pianta originaria del Messico e già utilizzata dagli Aztechi per aromatizzare la loro bevanda a base di cacao. Fu intodotta in Europa verso il 1520, e oggi si coltiva anche in India, in Polinesia, in Madagascar, a Mauritius (dove faceva parte della dote delle fanciulle!), in Indonesia e di recente anche in Cina. Ci sono diversi tipi di vaniglia (ad esempio gli esperti sanno riconoscere quella di Bourbon da quella di Tahiti), accomunati dalla presenza di vanillina, un polifenolo con proprietà antiossidanti che contribuisce a mantenere giovane l’organismo contrastando l’azione dei radicali liberi. Contiene calcio, magnesio, potassio, manganese, tutti sali minerali utili all’organismo, ma le sono anche attribuite virtù afrodisiache grazie all’apporto di ossitocina e dopamina.

NOCE MOSCATA
E’ una delle spezie più conosciute: originaria dell’Indonesia, si usa grattugiata sui cibi per arricchirne il sapore. Contiene composti chimici noti per le loro proprietà antiossidanti, antimicotiche, antidepressive, digestive e utili a eliminare i gas intestinali e lenire le coliche. È una fonte preziosa di sali minerali (come rame, potassio, calcio, ferro, manganese, zinco e magnesio) e di vitamine dei gruppi B e C, e contiene anche acido folico e vitamina A, oltre a numerosi flavonoidi antiossidanti, come il betacarotene. Fin dai tempi antichi, la noce moscata veniva usata dalla medicna cinese per le malattie collegate al sistema nervoso e all’apparato digerente, ed oggi alcuni studi indicherebbero che alcune sostanze contenute nel frutto, come elemicina e miristicina, avrebbero un effetto stimolante sul cervello e lo proteggerebbero dall’Alheimer. Da ricordare anche le sue proprietà depurative: aiuta il fegato e i reni.

CHIODI DI GAROFANO
Di origine asiatica, sono ricchi di sostanze nutritive come vitamine e minerali come iodio, calcio, fosforo e ferro. Grazie a questi componenti, sono in grado di abbassare i livelli di zucchero nel sangue e tenere sotto controllo il diabete. Fra le altre proprietà, migliorano la digestione e combattono i gas intestinali, e riducono i sintomi di acidità. Importante è anche il loro effetto nella riduzione del colesterolo, ma hanno anche proprietà antidolorifiche e antiinfiammatorie (in particolare nei dolori articolari), e grazie al loro contenuto di eugenolo hanno proprietà espettoranti.


Vegetariani e vegani
Tre motivi per scegliere
questo stile di vita

Salute, amore per gli animali e rispetto per il pianeta

SECONDO l’indagine Eurispes 2018, il 6,2% degli italiani si dichiara vegetariano e lo 0,9% vegano. Negli ultimi 5 anni il totale di chi ha optato per uno di questi regimi alimentare si è mantenuto abbastanza costante con valori compresi fra il 7 e l’8%. Ma l’impressione globale è quella di una realtà più ampia forse perché la comunicazione sull’argomento è vasta e oramai molti ristoranti, bar, paninoteche, piadinerie – persino i fast food – contemplano piatti vegetariano o vegani. Anche le mense scolastiche e quelle aziendali si sono attrezzate per rispondere alle esigenze ‘green’. Quali sono le motivazioni della scelta vegetariana, che comprende vari tipi di regimi ma che sostanzialmente elimina il consumo di carne? Le principali sono gli effetti positivi sulla salute personale e su quella del pianeta, e il rispetto nei confronti degli animali. Per quanto riguarda la motivazione ambientalista gli scienziati avvisano che fonti di inquinamento ambientale come quelli derivanti dagli allevamenti intensivi (gli allevamenti occupano il 25% della superficie terrestre) non sono più sostenibili e che una scelta alimentare saggia sarebbe quella di diminuire i consumi di carne. «Riscaldamento globale, deforestazione e vari tipi di inquinamento conducono a un massacro della biodiversità» annota Annamaria Procacci, politica attiva sul fronte animalista. «Un terzo delle risorse idriche mondiali viene utilizzato per l’allevamento, e il 70% della produzione globale di cereali finisce nelle mangiatoie degli animali da macello, sottraendo cibo e risorse alle popolazioni umane povere». Le motivazioni sulla salute. «In seguito all’allarme lanciato dall’OMS (organizzazione Mondiale della Sanità) riguardo ai rischi legati ad un consumo eccessivo di carni rosse e soprattutto di carni conservate si è assistito ad una prevedibile diminuzione dei loro consumi. Poi si è ripreso a mangiare carne rossa ma cercando fonti più sicure. Questo ci fa capire che i consumatori sono sempre più consapevoli che ciò che mangiano si riflette sul loro stato di salute e benessere» dichiara Barbara Sottocornola, biologa e Nutrizionista con dottorato in biotecnologie applicate e master in alimentazione dietetica vegetariana. «Chi consuma carne deve consumare anche verdure: sia crude che cotte svolgono un’azione protettiva. Una dieta vegetariana ben pianificata – la più completa di tutti i nutrienti è quella che include latte, formaggi e uova – è estremamente salutare in quanto si ha un maggior consumo di fibre, derivanti da cereali integrali, frutta, verdura, legumi e frutta secca, con conseguente riduzione del rischio di sviluppare tumori in particolare quelli a carico dell’apparato digerente e dell’apparato respiratorio» continua la dottoressa Sottocornola. Il dottor Fanco Berrino, epidemiologo italiano che dal 1975 lavora all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, ci tiene a sottolineare i benefici della dieta tradizionale. «Anni fa la carne era un lusso, non la si mangiava con la frequenza e sovrabbondanza di oggi, ma solo ogni tanto. La dieta mediterranea tradizionale prevedeva tantissimi cereali, ogni giorno, e frutta e verdura in grande quantità. Da tenere sempre a mente che i cereali non devono essere raffinati: quindi meglio evitare la farina 0 e 00, e prediligere quella integrale». Un altro aspetto di fondamentale importanza nella dieta è il rispetto delle stagionalità. «Il mondo funziona secondo leggi naturali – prosegue Berrino – . La soluzione individuale che abbiamo è quella di rispettare le stagioni e cibarci delle varietà di alimenti che la natura ci fornisce nei suoi cicli». Vegetariani e vegani (questi non consumano nessun alimento di derivazione animale: uova, latte, formaggi e neppure il miele) si diventa anche per motivazioni animaliste. Oggi eminenti scienziati internazionali (ricercatori cognitivi, neurofarmacologi, neurofisiologi, neuroanatomisti e neuroscienziati) hanno sottoscritto un atto ufficiale, la ‘Dichiarazione di Cambridge sulla Coscienza’ nella quale confermano che «gli esseri viventi sono coscienti e consapevoli allo stesso livello degli esseri umani». L’elenco comprende tutti i mammiferi, e anche altri animali.


PER PROVARE

Il menù ideale
per una giornata veg

I VEGANI, oltre a non consumare carni e pesce, non contemplano il consumo di nessun alimento di derivazione animale, quindi uova, latte, formaggi e neppure il miele. Ecco il menù che esemplifica questa scelta, indicato dalla dottoressa Barbara Sottocornola: Una giornata tipo prevede – colazione a base di porridge: fiocchi di cereali integrali, come fiocchi di avena o quinoa o riso integrale, frutta secca, come mandorle o noci e frutta essicata, come uvetta o albicocche secche accompagnato da un bicchiere di latte vegetale a piacere fortificato con calcio. – spuntino: un frutto – pranzo: un piatto misto composto ad esempio da grano saraceno, crema di lenticchie rosse, catalogna e carote crude grattugiate condite con succo di limone e olio extravergine d’oliva e due fette di pane integrale. – merenda al pomeriggio un frullato a base di mela, succo di limone, e un ciuffo di rucola. – cena: una vellutata di zucca seguita da un piatto di tofu strapazzato con cipolle e funghi, un’insalata verde e due fette di pane integrale.


I NUTRIZIONISTI «CI SONO AMINOACIDI ESSENZIALI CHE SERVONO PER LO SVILUPPO»

«Bambini e anziani hanno bisogno di proteine»

AGOSTINO MACRÌ, biologo e professore di Ispezione degli Alimenti all’Università Campus Biomedico di Roma, collaboratore dell’Unione Nazionale Consumatori, è favorevole al consumo di carne durante l’infanzia: «La maggioranza dei nutrizionisti dà molta importanza al consumo di carne, soprattutto nell’età pediatrica e nella vecchiaia. Nei primi periodi divita le proteine di origine animale, grazie al loro apporto in alcuni amminoacidi essenziali non presenti negli alimenti di origine vegetale, sono insostituibili per un corretto sviluppo fisico. Nei primi tre anni è importante fornire una dieta carnea (accompagnata da frutta e verdura) con una successiva integrazione ed anche una parziale sostituzione con cereali, frutta, verdura, latte e derivati, uova. Con l’approssimarsi della vecchiaia le stesse proteine sono fondamentali per ridurre i fenomeni di senescenza». Le diete vegetariane possono presentare ridotte assunzioni di vitamina B12, vitamina D e acidi grassi Omega-3 a lunga catena. In ogni caso, se si decide di non mangiare carne, sulla tavola non devono mai mancare legumi, pseudocereali (quinoa, amaranto e grano saraceno), frutta secca (in particolare noci, mandorle e semi di zucca in quanto fonti rispettivamente di omega 3, calcio e zinco) e le alghe. Tutti alimenti che comunque dovrebbero essere presenti anche per chi consuma carne e pesce.

2018-11-23T11:56:09+00:00 Argomento: FAMIGLIA|Speciale |