«LA FORZA È NEI CAPELLI»

Serena Porcelli ha inventato l’Hair-Therapy cui ha dedicato anche un libro: i suoi consigli per ritrovare una chioma perfetta dopo le ferie

di Lorella Bolelli

Da qualche settimana la Sciampista ha trovato casa in via San Vittore 14 a Milano e lo sterminato stuolo delle sue fan social (dove, appunto, è conosciuta come Sciampista) ha anche un luogo fisico dove andarsi a far coccolare il bulbo. Perché Serena Porcelli, 37 anni, a lungo nei saloni Aldo Coppola della Rinascente e di corso Europa, da due anni si è messa in proprio per seguire la vocazione olistica che ha condensato nella sua recente bibbia uscita per Rizzoli, ‘Hair Therapy – Prima, durante e dopo lo shampoo tutto quello che devi sapere per avere dei capelli bellissimi’.
Averli dopo le vacanze è un’impresa disperata?
«Va ripresa una ritualità comprendente alcune regole basiche. Innanzitutto non usare shampoo ad alto tasso di tensioattivi, quelli cioé molto schiumogeni, perché agiscono in modo troppo aggressivo sulla cheratina. Poi, almeno una volta alla settimana, è bene applicare un impacco a base di oli vegetali come il burro di karitè o la jojoba che ha una consistenza molto simile a quella del sebo naturale, oppure anche l’amido di riso che si può estrapolare dall’acqua di bollitura del riso purché senza sale».
Prima o dopo il lavaggio?
«Sia prima che dopo al posto del balsamo con posa di mezzora coprendo il capo con una cuffietta termica o un cappellino».
Il balsamo ha estimatori e detrattori…
«Il balsamo è fondamentale per chiudere le squame e si può usare anche al posto dello shampoo nel cosidetto co-wash in alternanza con i detergenti classici ».
La loro applicazione che frequenza deve avere?
«Non c’è una regola precisa, va verificato lo stato del cuoio capelluto che, essendo pelle, non va tenuto sporco per non favorire la proliferazione di germi e batteri».
Per l’asciugatura quali regole vanno seguite?
«Considero un errore pettinare i capelli da bagnati soprattutto se si usano spazzole in metallo o in plastica che strappano la cheratina. Le dita sono un ottimo mezzo per districare i nodi o, in alternativa, i pettini in legno a denti larghi, purché non abbiano scheggiature che insultino la struttura del capello».
Piega a phon o all’aria aperta?
«La piega vera e propria impone l’uso della spazzola, ma a setole tonde che scivolano sui capelli. Se vogliamo un’acconciatura ‘nature’ allora basta usare un phon a distanza di una spanna dalla testa».
Per chi ha i capelli ricci ci sono regole speciali?
«Usare il diffusore e non rovesciare la testa in giù perché poi quando ci si rialza le squame si aprono. Meglio spostare la testa alternativamente a destra e a sinistra utilizzando le dita come pettine. Basta questo e un massaggio che vascolarizzi il bulbo per sollevare le radici».
E chi si concederà ancora qualche giorno di mare?
«Vada di aloe che riporta acqua dentro il capello e, al contempo, è rispettoso dell’ambiente. Va vaporizzato sempre sotto il sole e anche dopo ogni risciacquo con acqua dolce. Evita il crespo e la scoloritura».
Gli integratori possono essere utili?
«L’alimentazione corretta aiuta anche lo stato di forma della chioma ma se in particolari momenti della nostra vita andiamo incontro a carenze vitaminiche che determinano cadute di ciocche, allora bisogna rivolgersi a uno specialista perchè i prodotti in commercio, vista la quantià di zuccheri che contengono, li definirei più delle marmellate che dei farmaci».
Le donne dopo gli ‘anta’ scontano anche le carenze ormonali che assottigliano il fusto capillare…
«Personalmente sono una fan sfegatata dell’henné. Impacchi costanti di Cassia Obovata dano corposità e volume».


TRATTAMENTI & FILOSOFIA

Approccio olistico e coccole con le erbe

Nel salone milanese di via San Vittore, la Sciampista cura cuoio capelluto e capelli con trattamenti alle erbe finalizzati al benessere complessivo della persona che si affida alle sue mani. «Faccio il colore, ma non i tagli perchè il mio progetto vuole essere un abbraccio che trasmette sicurezza alle donne»

1
UN LIBRO PER AMICO

A ogni domanda una risposta

2
ACIDO IALURONICO

Portentoso per l’idratazione

3
QUESTIONI DI LUNA

Tagliare i capelli quando è crescente


Rituali di salute da scoprire nella natura

Le proposte well-being di Palazzo di Varignana, vicino a Bologna: prevenzione e alimentazione corretta per uno stile di vita sano

di Gloria Ciabattoni
BOLOGNA

Palazzo di Varignana Resort è un gioiello unico, immerso nel verde dei colli vicini a Bologna, ideale per vacanze all’insegna del benessere psicofisico, nell’armonia della suggestiva natura delle colline circostanti il Resort, un’oasi dal microclima fortunato, dove immergersi nel relax e ritrovare il perfetto equilibrio e la propria forma fisica. La formula “In vacanza per sperimentare un nuovo benessere e migliorare la qualità della vita immersi nella natura” viene sintetizzato nel claim latino Genus Vitae in Natura Loci – un chiaro richiamo all’antica Roma le cui tracce sono presenti nei pressi della tenuta di Palazzo di Varignana, e parte integrante dell’anima del luogo, testimoniato dal mosaico claternate, uno dei più bei mosaici dell’Italia settentrionale esposto presso il Resort. In questo luogo incantevole vengono offerti piani completi di well-being per le molteplici esigenze: l’alimentazione funzionale si coniuga a specifici piani di attività fisica e di trattamenti di bellezza di una spa d’eccellenza estremamente efficaci. Per appagare il palato, la vista e il benessere, le proposte di ricercata cucina abbinano i consigli della nutrizionista dott.ssa Annamaria Acquaviva a quelle degli chef creativi dei ristoranti, il fine è ottimizzare l’efficienza metabolica, considerando l’andamento glicemico nell’arco della giornata, considerando i ritmi circadiani. Ne risultano piatti sani e dal gusto unico, cucinati valorizzando le proprietà nutrizionali degli ingredienti di altissima qualità, a partire dai prodotti a km 0 coltivati nella propria azienda agricola: nuovi oliveti, frutteti e l’orto in avvicendamento, che originano tra gli altri anche confetture, succhi e sali aromatizzati, fino ad un pluripremiato olio extra vergine di oliva, “principe” della dieta mediterranea riconosciuta patrimonio UNESCO. La passione del proprietario per il territorio, infatti, ha riportato la cultivar autoctona Nostrana, per secoli dimenticata: 120 ettari di nuovi oliveti profilano le colline circostanti il resort e originano un olio extravergine di oliva di eccellente qualità, dalle sensazioni gustative intense e di grande complessità aromatica. Spiega la dottoressa Annamaria Acquaviva, dietista nutrizionista e farmacista: «Il nostro programma è all’insegna della mindfulness, per portare armonia tra corpo e psiche, ed è altamente innovativo e basato sulle più recenti acquisizioni scientifiche; mira a stimolare l’attività metabolica, a combattere lo stress ossidativo e a supportare il sistema immunitario. Nella prospettiva olistica le proposte della SPA d’eccellenza VARSANA, diretta dalla SPA manager Jennifer Theiss, favoriscono relax e bellezza con massaggi e trattamenti estetici personalizzati, effettuati con prodotti esclusivi anche a base del nostro olio extra vergine di oliva. I trattamenti accostano le antiche tradizioni alle moderne tecnologie, in un contesto in cui il fascino e le suggestioni dell’ambiente circostante invitano a vivere in modo più sano e armonico. Senza dimenticare le tante proposte di attività fisica anche nello splendido grande parco, nei percorsi suggestivi che si snodano tra i 200 ettari di vigneti e oliveti di proprietà e nel giardino ornamentale, parte del circuito dei grandi giardini italiani. Aspettiamo i nostri ospiti per scoprire il vero valore aggiunto della vacanza a palazzo di Varignana: l’apprendimento di uno stile di vita sano, per prolungare lo stato di benessere anche una volta rientrati a casa».


Stanchezza addio nella cava di sale
Scrub e fanghi fanno bella la pelle

Tradizioni antiche e moderne tecnologie si uniscono nei trattamenti all’olio d’oliva e nelle creme al melograno

Varsana Spa diventa il cuore di Palazzo di Varignana Resort: qui si praticano trattamenti esclusivi come il Signature Treatment “Olive oil ritual massage”, con l’olio di oliva e una crema viso al Melograno entrambi della Linea cosmetica Palazzo di Varignana. I trattamenti accostano le antiche tradizioni alle moderne tecnologie, in un contesto in cui il fascino e le suggestioni dell’ambiente circostante invitano a vivere in modo più sano e armonico. Senza dimenticare le tante proposte di attività fisica anche nello splendido grande parco e nel giardino ornamentale, parte del circuito dei Grandi Giardini Italiani. Ma ci sono anche altre novità, come spiega la Spa manager Jennifer Theiss: «Abbiamo pensato a due esigenze oggi molto sentite, ovvero curare i disturbi del sonno e uscire dalla dipendenza digitale. Per questo abbiamo creato la Cava d’oro bianco e la Grotta dei Calanchi. La prima è una Grotta del sale con l’esclusivo sale di Cervia: gli ioni negativi sprigionati in questa stanza neutralizzano quelli positivi, responsabili di insonnia, scarsa concentrazione e stanchezza. Per completare il benessere, nella Grotta dei calanchi (che si rifà alle conformazioni dei calanchi presenti nel Bolognese) si può fare uno scrub al corpo con sale, e poi applicare un fango che contiene olio EVO dell’azienda agricola di palazzo di Varignana. In questi ambienti non vi è nulla di digitale, vietati i cellulari, l’unico rumore è quello di una cascatella d’acqua». Se la Spa e la pausa digital detox hanno messo appetito, si può coniugare il piacere della buona tavola con il benessere. A Palazzo di Varignana Resort l’esperienza della dottoressa nutrizionista e farmacista Annamaria Acquaviva accompagna l’ospite attraverso un iter verso il benessere, con un’attenzione agli ultimi ritrovati in ambito scientifico e nutrizionale. L’alimentazione sana e genuina è la vera protagonista dell’approccio Healthy: «A tavola offriamo non solo un menù personalizzato a base dei prodotti a marchio Palazzo di Varignana, esportati in tutto il mondo – spiega la dottoressa Annamaria Acquaviva – ma anche un approccio completamente nuovo per nutrire il proprio corpo, il mindful eating. Un’immersione nei sapori, nei colori, nei profumi e nella suggestiva natura di Palazzo di Varignana. Si potrà imparare come gestire il peso corporeo e la salute propria e della propria famiglia a partire dalla tavola. Per divenire realmente ‘nutrizionisti di se stessi’».

Gloria Ciabattoni


Lavanda, la calma vien dai campi

L’efficacia provata da uno studio che ha preso in esame l’assunzione per inalazione e per via orale

di Lorella Bolelli

Veniva usata fin dall’antichità per creare talismani e fare incantesimi d’amore, ma anche per profumare l’acqua delle terme dove immergersi tra profluvi rilassanti e ristoratori. Il linguaggio dei fiori l’associa al ricordo di un amore passato, alla nostalgia e alla malinconia. Un’interpretazione che contrasta con la joie de vivre che trasmette il tappeto viola che si ammira nelle coltivazioni provenziali e non solo. La lavanda non ha però solo potere evocativo ma anche proprietà benefiche e curative che emergono in tutta la loro evidenza nella revisione sistematica di tutti gli studi clinici randomizzati riesaminati e metanalizzati da un team coordinato dal fiorentino Cerfit (Centro di Riferimento per la Fitoterapia dell’ospedale di Careggi) e pubblicata su Phytomedicine.
«L’olio essenziale è tradizionalmente associato a funzioni calmanti ma mancava una visione d’insieme – spiega l’operazione Davide Donelli, il medico reggiano che ne ha preso parte (nella foto) -. Abbiano trovato 65 studi clinici che avevano analizzato 7993 pazienti. I sottogruppi più numerosi erano costituiti dai 1682 partecipanti che avevano inalato la sostanza e dai 1173 che avevano invece assunto capsule di olio essenziale».
E che cosa ne è emerso?
«Abbiamo avuto conferma che l’assunzione orale riduce i livelli di ansia come pure l’inalazione. In particolare, per quest’ultima modalità, è stata dimostrata l’efficacia a breve termine, in casi di ansia momentanea o legata a performance sportive o scolastiche o a procedure mediche che provocano inquietudine. Una circostanza definitivamente confermata da uno studio egiziano uscito a maggio che ha colmato alcune lacune che noi non eravamo riusciti ad affrontare con sufficiente sicurezza».
Le capsule hanno un effetto sovrapponibile?
«Quelle, invece, funzionano maggiormente nelle situazioni croniche».
Come si integrano medicina tradizionale e fitoterapia?
«Non va fatta una distinzione netta tra molecole chimiche di sintesi e naturali. Vanno studiate la loro efficacia e sicurezza. L’olio essenziale di lavanda ha effetti accertati e con pochissimi risvolti collaterali. Quindi se posso trattare un paziente ricorrendo meno spesso all’uso di benzodiazepine (che procurano dipendenza), meglio sfruttare questa opzione naturale. Se posso ridurre le dosi del farmaco, ben venga l’inalazione che è totalmente sicura. Magari come approccio iniziale prima di passare a qualcosa di più forte».
Come viene recepita dai pazienti questa possibilità?
«I medici che conoscono le evidenze scientifiche devono avere l’autorevolezza di consigliare i pazienti sulla base di prove di efficacia. Il nostro lavoro valida scientificamente e dà consistenza clinica a usi tradizionali basati su prove empiriche».
C’è qualche altro elemento naturale che state studiando?
«Sono un medico Usca e assisto i pazienti Covid-19. I casi lievi, trattati a domicilio, trovano spesso sollievo ai sintomi respiratori che interessano le alte vie aeree con l’olio essenziale di eucaliptolo assunto attraverso i classici suffumigi. Mentre è vivamente sconsigliato il mentolo che pure viene usato frequentemente in caso di raffreddore. Nel Covid può ridurre la sensazione di dispnea che invece è necessario intercettare subito, prima che sopraggiungano aggravamenti ».


Affascinanti angoli di Provenza
sono stati ricreati nel Belpaese

Tanti i terreni coltivati con la preziosa pianta da cui si ricavano creme e saponi

Trasferire angoli di Provenza nel nostro Paese non è più un’esperienza isolata o da pionieri. A Sud-Est di Pisa, lungo il confine con la provincia di Livorno, dal 1989 Mario Rosario Rizzi ha rigenerato il suo territorio rurale iniziando nel 2002 a coltivare oltre 15 specie di piante aromatiche nell’azienda Flora, sulle colline di Santa Luce, riconvertite da produttrici di grano a filiera di erbe officinali poi trasformate, attraverso la distillazione per corrente di vapore, in oli essenziali puri al 100% da utilizzare come integratori, aromi alimentari, ingredienti attivi dei cosmetici, oli da massaggio, prodotti per igiene e profumi per la persona e l’ambiente. E anche come vettore turistico. In occasione della fioritura dei campi di lavanda è stato infatti organizzato un contest fotografico mirato alla valorizzazione di tale suggestiva bellezza e che ha riversato durante i weekend una fiumana di visitatori nella piccola frazione di Pieve. Pubblicato sui social network, il centinaio di scatti è stato votato da Facebook e Instagram decretando il podio dei vincitori: Beatrice Niccoli, Gabriella Lorenzoni, Ilaria Garofoli per Instagram e Inga Mel, Marina Bellucci e Meri Guidi per Facebook. In provincia di Bologna l’esperienza visiva e olfattiva si può invece fare in via Pedagna a San Lazzaro di Savena (Podere Palazzetto) dove dal 1986 abitano e coltivano lavanda i coniugi Silvia Stanzani e Paolo Garulli. Dalle loro 1200 piante si ricavano mazzi freschi, fiori essiccati e sgranati a mano per profumare la biancheria nei cassetti od oli da trasformare in saponi e creme per mani e corpo. Nel 2017 il loro olio essenziale si è classificato primo al Palio della Lavanda, organizzato a Monteombraro (Modena) dall’IPSA Spallanzani, l’istituto di riferimento regionale per la distillazione di olio essenziale (tre litri di olio da 250 chili di lavanda). La novità di quest’anno è il Cerchio Energetico costituito da undici diverse specie. Ma il lavandeto è anche apprezzato set per matrimoni. Un sì romantico per un attimo di eterno vissuto in viola. Gli amici dei Parchi di Monteveglio e dell’Emilia organizzano escursioni anche all’azienda agricola Val di Pozzo a Madonna di Rodiano in Valsamoggia (Bologna). Vittorio Monzoni, il proprietario, che ha deciso di passare qui la sua vita da pensionato, ha investito sulla specie officinale e anche lui produce oli e altri derivati di erboristeria.

l. bo.


L’ALTERNATIVA

Pesce povero ma sano
Così le alici aiutano anche il portafoglio

di Ciro Vestita

Il terremoto più devastante e “rancoroso”di sempre fu quello di Lisbona del 1755. Il mattino del 1° novembre, festa di Ognissanti. Gran parte dei Lisbonesi era in chiesa a pregare. Alle 9.30 la terra iniziò a tremare in modo violento (grado 11 della scala Mercalli); le immense chiese gotiche si sbriciolarono in un istante uccidendo gran parte dei fedeli; dopo pochi minuti altre tremende scosse distrussero anche le abitazioni più modeste in legno. La prima cosa che i portoghesi fecero (ed era la più ovvia) fu quella di trasferirsi in massa sulla spiaggia ove non c’era nulla che potesse crollare. E qui la beffa (o secondo altri un’altra punizione divina): un maremoto con onde alte venti metri investì il litorale uccidendo in modo violento ben trentamila poveracci. Danni (anche se piu’ modesti) si ebbero anche nella vicina Cantabria. L’impatto emotivo fu devastante; molti pensarono ad una severa punizione divina con una conseguenza allucinante: la Santa Inquisizione che in tutta Europa stava scomparendo, accentuò in Spagna e Portogallo il suo potere. Una delle vittime illustri di questa follia fu anni dopo Francisco Goya, reo, secondo il clero, di aver dipinto la Maya Desnuda, opera peccaminosa che avrebbe potuto, secondo i soloni della Inquisizione, scatenare una nuova punizione divina. Dopo questo disastro il Portogallo non fu più lo stesso; venne abbandonata la politica coloniale (che riforniva cibo e spezie) ma soprattutto iniziò un periodo di carestia per un motivo semplicissimo: gran parte della economia di Lisbona era basata sulla pesca delle acciughe. Le alici Lisbonesi e quelle Cantabriche sono le migliori al mondo; ma il maremoto aveva distrutto i fondali e ci vollero più di dieci anni affinchè la pesca ritornasse produttiva. Un disastro. E giacchè ci siamo parliamo di alici elencandone i meriti: sono pesci che vivono poco e quindi non hanno il tempo di accumulare mercurio (a differenza di tonni e spada). Sono ricchissimi in acidi omega tre, gli acidi salvacuore, e costano pochissimo (8 euro al chilo contri i 40 delle spigole).