RIFIORIRE TRA I MONTI

Studi dimostrano che una passeggiata in montagna abbassa la pressione sanguigna e l’ormone dello stress

di Gloria Ciabattoni

UN TEMPO, quando le vacanze estive erano molto lunghe, luglio era il mese dedicato alla montagna (il più caldo e soleggiato), e agosto quello riservato al mare. Montagna d’estate vuol dire camminate nei boschi. Ma, soprattutto sull’arco alpino, è frequente che dopo un mattino di sole arrivi, verso sera, un acquazzone improvviso, quindi è bene partire con una giacca impermeabile e qualche indumento di ricambio: sarebbe triste dover pagare il beneicio di una passeggiata con un ra reddore. Il benessere che si ricava da un’escursione comincia dai piedi, dalle scarpe. Quelle da trekking vanno bene sui sentieri agevoli, ma per un percorso impegnativo ci vogliono scarponcini alti e robusti, con una suola che garantisca una buona presa sul terreno accidentato, e impermeabili. Nei negozi di articoli sportivi si trovano anche i calzini da trekking contro la formazione delle vesciche.
Andare per boschi è bello ma con prudenza: sotto i sassi si possono annidare le vipere, anche se il loro morso è raro, e non sempre viene iniettato veleno. Quindi esplorare il terreno con un bastone è molto utile: l’eventuale vipera scappa, è la prima ad avere paura. Nel caso di un morso, non bisogna praticare tagli o succhiare il veleno, ma occorre disinfettare e bendare l’area del morso e portare la persona in ospedale. Non si deve iniettare siero antivipera se non in ospedale, per non provocare uno choc anailattico.
Un problema può essere il mal di montagna: quando si sale in quota diminuisce la pressione parziale di ossigeno nell’aria che inspiriamo e, se si superano i 3000 metri di altitudine, questo può provocare dei disturbi. Infatti l’organismo per adattarsi alla riduzione di ossigeno aumenta il ritmo cardiaco e la velocità di respirazione, che può dare mal di testa, nausea, vertigini, insonnia. Non tutti reagiscono allo stesso modo, ma chi è sensibile (bambini sotto l’anno di età, persone con problemi cardiaci) dovrà evitare le alte quote. Ma anche per chi è in buona forma isica è consigliabile arrivare alla meta poco per volta.
Un’immersione nella natura riduce lo stress. Lo rivela uno studio italiano, registrando l’attività cerebrale di individui che hanno virtualmente visitato una foresta dell’Appennino toscano, dopo essersi immersi, in modo virtuale, in uno scenario urbano. E la riduzione dello stress è tanto maggiore quanto più itta è la vegetazione. Lo studio di Sandro Sacchelli dell’Università degli Studi di Firenze, è stato presentato ad Atene al congresso mondiale sulle Foreste per la Salute Pubblica – World Conference on Forests for Public Health: “Numerosi studi hanno dimostrato l’importanza degli spazi verdi urbani e delle aree naturali per il mantenimento e il recupero del benessere psicoisico degli individui”, spiega Sacchelli. I boschi, in particolare, hanno un e etto positivo sia sui parametri psicologici che su quelli isiologici (riduzione della pressione sanguigna e della frequenza cardiaca e diminuzione del livello di cortisolo, l’ormone dello stress) delle persone.


Corpo e mente, così l’unione fa la forma

Il Centro dNa Milano unisce l’approccio medico a quello psicologico per contrastare sovrappeso e problemi di salute

di Gloria Ciabattoni

STARE BENE in ogni fase della vita è il sogno di tutti noi, ma non sempre è facile da realizzare. Proprio per aiutare le persone in questa ricerca è sorto il Centro dNa Milano (www.dna-milano.it), nato da un’idea della dottoressa Samantha di Geso. Opera insieme a uno sta che crea una rete attorno al paziente per guidarlo e supportarlo nel di icile compito dello star bene. Con l’aiuto di due igure amministrative e la forza di dieci figure mediche, dNa Milano nasce nel 2015 e ad oggi conta 7000 pazienti l’anno supportati nel proilo psicoisico con un approccio medico, naturale e dove necessario allopatico, cioè convenzionale oltre che tradizionale. Ne parliamo con la dottoressa Samantha di Geso, biologo nutrizionista, e con la dottoressa Isabella Magniico, Psicoterapeuta.

Dottoressa di Geso, circa la nutrizione, quale tipologia di pazienti si rivolge a voi più di frequente?

«Contrariamente ormai a circa cinque anni fa, il paziente non è più solo chi è in sovrappeso, ma anche chi sente di avere qualche disturbo o semplicemente è attento alla salute. Ed ecco che si rivolgono a noi anche persone con goniori, cistiti ricorrenti, malattie autoimmuni o malattie di altro genere».

Se il paziente è una persona sana ma in sovrappeso, a quali esami, analisi, test, deve essere sottoposto?

«L’indagine principale a cui viene sottoposto il paziente è la bioimpedenziometria per avere un monitoraggio della quantità di grasso persa con il regime alimentare. Se si perde acqua e massa magra il regime è fallimentare e pericoloso. A tutti chiediamo gli ultimi esami del sangue fatti. È bene sapere almeno come lavorano il nostro fegato, reni, tiroide e pancreas».

Nutrizione in gravidanza: quali consigli per la futura mamma?

«Durante la gravidanza bisogna mirare a non intossicare il feto facendolo crescere in un ambiente sano e sereno. Mangiare tutto, ma sano, facendo attenzione a regimi alimentari speciali (vedi i vegani o i diabetici) che possono causare una mancanza di nutrimento. Una volta nato il piccolo, bisogna educare i genitori. A volte si dà loro un foglio senza conoscerne la salute (allergie ad esempio), lo storico, l’andamento della gravidanza o l’alimentazione della mamma durante l’allattamento, e questo è sbagliato».

Dottoressa Magniico, nel vostro team operano anche tre psicologi: ce ne vuoi parlare?

«Le nostre psicologhe si occupano anche di psicoterapia individuale e di coppia, lavorando in profondità, sia sui meccanismi spesso inconsapevoli che impediscono di raggiungere serenamente gli obiettivi preissati, sia sostenendo coloro i quali avvertono un disagio. Il nostro comportamento alimentare è condizionato da fattori relativi alla fase di vita e alle esperienze vissute. Spesso nel cibo vengono riversati dei bisogni che non riguardano la sfera nutrizionale, ma hanno a che fare con emozioni di icilmente gestibili. Il sostegno psicologico prevede un intervento incentrato sull’individuazione e sul potenziamento delle risorse personali del paziente».


Acque sulfuree e plancton
Fonte millenaria per star bene

Benessere e bellezza, scenari naturali e golf: le terme di Saturnia

UN PLACTON termale naturale, ricco di principi attivi, che ha sulla pelle straordinari poteri normalizzanti e idratanti: è la BiogleaTM, la sostanza organica-minerale che si trova nelle acque di Saturnia, la fonte termale più antica (le prime testimonianze risalgono a 3000 anni fa) d’Italia. Le acque sulfuree sgorgano a 37° e in ogni ogni litro di acqua sono disciolti 2,790 grammi di sali minerali, oltre a grandi quantità di gas, idrogeno solforato e anidride carbonica. Tutte sostanze che agiscono sull’apparato cardio-circolatorio, respiratorio, muscolare e scheletrico. Inoltre quest’acqua unica al mondo ha una forte azione protettiva, antiossidante e depurante; sulla pelle esercita una naturale azione di peeling con proprietà esfolianti, detergenti e idratanti.
Sono tanti i beneici che si possono trovare immergendosi nelle quattro piscine termali all’aperto, nei percorsi vascolari e con gli idromaggassi delle Terme di Saturnia. Balneoterapia, idroitness con percorsi acquatici movimentati da docce, getti e cascate, massaggio subacqueo, idropinoterapia (acqua da bere), che ha un e etto anche sull’apparato respiratorio: sono alcuni dei principali programmi medici proposti, a cui si a ianca la fangoterapia, con fanghi maturati per 12 mesi in acqua sulfurea. Il benessere e la remise en form passano anche dalla Beauty Clinic, con una serie di programmi personalizzati di cura e rigenerazione psico-isica, e dalla linea di prodotti della Linea Cosmetica Terme di Saturnia, con l’esclusivo principio attivo naturale BiogleaTM. Il tutto nello scenario del magniico parco naturale del cuore della Maremma, nel resort che quest’anno festeggia i cento anni con un importante programma di rinnovamento. E per chi ama accostare al relax l’attività isica, ci sono le passeggiate, mountain bike, tennis e il campo da golf da 70 ettari a 18 buche. E, dopo lo sport, arrivano le delizie della tavola con il 1919 Restaurant: i prodotti locali del territorio, scelti dagli chef seguendo alti criteri qualitativi, fanno provare i gusti e i sapori della vera cucina toscana.

F. F.


In vacanza con le ossa ‘ricostruite’

Protesi ortopediche: come affrontare mare e montagna, soprattutto se è passato meno di un anno dall’intervento

di Olga Mugnaini

SONO SEMPRE PIÙ NUMERO SI gli italiani che vivono con una protesi ortopedica. In Italia si stima che ogni anno ci sia un incremento di circa 220mila impianti, comprese le protesi per traumatologia, ossia in seguito a incidenti. Anca e ginocchio gli interventi più comuni, seguiti da spalla e caviglia, grazie ai quali le persone, prevalentemente anziane ma non solo, riescono a recuperare funzionalità nei movimenti, ad eliminare il dolore e a ritrovare il sorriso. Ma attenzione, nella vita di tutti i giorni e soprattutto in vacanza, è bene osservare con scrupolo alcune regole. A suggerire i giusti comportamenti per il mare o la montagna è il chirurgo ortopedico Andrea Baldini, specialista di anca e ginocchio con oltre 700 interventi all’anno, direttore dell’Istituto Ifca di Firenze e past president dell’European Knee Society.

Dottor Baldini, il sole fa bene ai portatori di protesi?

«Sì fa bene, ma con alcune accortezze. Questi consigli valgono per anca e ginocchio, ma si possono estendere anche a pazienti con protesi alla spalla e alla caviglia. Per prima cosa dobbiamo distinguere tra coloro che hanno avuto un intervento recente, ossia da 3 a 4 mesi, e chi invece è operato da più tempo, ino a molti anni. Chi ha avuto un intervento entro l’anno, deve limitare l’esposizione diretta al sole per non portare in- iammazione sulla parte operata».

Quanto tempo per volta?

«Il consiglio è non superate l’ora. Nel caso del ginocchio, la temperatura interna può essere mitigata con asciugamani bagnati da posare sulla gamba. Per l’anca invece questo problema del calore non si pone».

Si può stare in acqua?

«Non ci sono controindicazioni per il bagno, a patto che la pelle sia integra, in quanto il problema delle infezioni periprotesiche è sempre in agguato, anche se a distanza dall’operazione il rischio si riduce molto. Attenzione comunque a non procurarsi gra i o ferite sull’arto operato. E attenzione a punture di insetti che possono evolversi in reazioni estese».

Camminare sulla spiaggia è una buona attività?

«Sì, non è controindicato, ma ovviamente è legato allo stato delle altre articolazioni e all’equilibrio del paziente. Se le forze lo consentono camminare sulla sabbia fa bene in quanto aumenta la capacità di controllare le proprie articolazione ».

È vero che con la protessi all’anca si deve fare attenzione a sedersi sulle sdraio?

«In generale si deve stare attenti a tutte le sedute basse, dai lettini agli asciugamani a terra, perché si possono provocare lussazioni. Basta però seguire le necessarie accortezze, che solitamente sono spiegate dai isioterapisti che hanno seguito il paziente».

Pensiamo ora agli appassionati di montagna.

«Attenzione all’abbigliamento, specialmente se si frequenteranno sentieri nel bosco. In montagna ci si può procurare ferite, anche supericiali, agli arti operati. Quindi, meglio calzettoni e pantaloni lunghi, soprattutto se è meno di un anno che ci si è operati».

Sì a belle passeggiate?

«Sì, ma meglio camminare in pianura per non sollecitare troppo le articolazioni. Dopo un anno dall’intervento si possono fare percorsi con discese e salite maggiori. Bene i bastoncini da trekking, soprattutto nelle discese, che non vanno a rontate con passo svelto, in quanto l’impatto sull’impianto di anca o di ginocchio è simile a quello della corsa e può essere eccessivo per un’articolazione artiiciale. Chi è stato operato da 3-4 mesi deve evitare di procurarsi gon- iore all’articolazione operata perché può compromettere la lessione dell’arto».


PER OGNI EVENIENZA

Paracetamolo a portata di mano

Prima di partire per le vacanze è sempre bene mettere in valigia qualche farmaco per piccoli disturbi. Tanto più se si è subito di recente un intervento di protesi. «Consiglio di portare al mare o in montagna un piccolo kit con dei farmaci – spiega il dottor Andrea Baldini –, ad esempio un paracetamolo che ha un utilizzo esteso senza troppe controindicazioni, in caso vi fossero momenti con dolori alle articolazioni; alcuni antibiotici per prevenire un’infezione, qualora ci si fosse procurati una ferita cutanea. Non dimenticare un disinfettante, della soluzione salina e cerotti medicati».


Un ‘passaporto’ ad hoc per il metal detector

Il consiglio: viaggiare con un documento medico per evitare possibili intoppi

NONOSTANTE LE PREOCCUPAZIONI di molti, solitamente i metal detector degli aeroporti riescono a distinguere le protesi metalliche dagli oggetti pericolosi. Chi viaggia può quindi stare tranquillo, ma a volte possono esserci intoppi. Così è bene essere preparati. Le autorità aeroportuali consigliano sempre di viaggiare con un documento medico, in modo da scongiurare qualsiasi imprevisto.
«Anche se la protesi farà scattare l’allarme, gli agenti di controllo sono abituati a gestire queste condizioni dei pazienti – a erma il chirurgo ortopedico Andrea Baldini -. Spesso è su iciente avere nel portafoglio un referto medico del chirurgo che ha e ettuato l’intervento o la lettera di dimissione dall’ospedale. Talvolta al paziente è consegnato anche un documento con le generalità della protesi cosiddetto ‘passaporto protesico’. Non tutti i centri lo forniscono, ma normalmente non ci sono problemi quando viene spiegata la situazione. Specialmente per la protesi al ginocchio l’incisione è facilmente visibile, magari l’anca è più di icile da spiegare ma di solito non è mai necessario spogliarsi».

O.M.


La piccola farmacia in valigia

Pronti a tutto, dal trauma al mal di pancia. Miniguida al kit del pronto soccorso da viaggio

di Maurizio Maria Fossati

AEREO, NAVE, TRENO, AUTO O BICICLETTA, qualunque siano le dimensioni del bagaglio che porteremo in viaggio, dovremmo sempre riservare un posticino al kit dei farmaci “personali” (antipertensivi, statine, gastroprotettori e simili) e uno spazio per quei prodotti che deiniremmo “prudenziali”, cioè importanti per affrontare gli eventuali piccoli imprevisti sanitari di una vacanza. All’insegna dello stretto necessario, quindi, ecco cosa portare con sé.
Cominciamo dalla Tessera sanitaria. Non è un farmaco, ma, se viaggiate in Europa, è altrettanto importante in quanto è anche “Tessera europea di assicurazione malattia”. Se ci si rivolge a un medico o a una struttura sanitaria pubblica o convenzionata estera, la Tessera dà diritto a cure alle stesse condizioni degli assistiti del Paese in cui ci si trova. L’assistenza è quasi sempre gratuita, eccetto il pagamento di un eventuale ticket. In caso contrario, il rimborso dovrà essere richiesto all’Asl al rientro in Italia, presentando le ricevute e la documentazione sanitaria.
Ma passiamo ai farmaci. Ferite, escoriazioni e traumi sono inconvenienti frequenti. È importante quindi avere sempre con sé un disinfettante (anche in fazzolettini inzuppati), delle garze sterili, cerotti, forbici, una pinzetta, una benda e un laccio emostatico, un termometro. Utili gli “steril-strip” per unire i lembi di una piccola ferita. Nel caso di caduta, botta o comunque trauma, sarebbe invece opportuno applicare subito una busta di ghiaccio sintetico. In seguito, può dare sollievo una pomata o gel per uso cutaneo per il trattamento locale di stati dolorosi e iniammatori.
Mal di pancia, diarrea e talvolta febbre sono alcune delle più comuni conseguenze dell’ingestione di cibi, bevande o ghiaccio contaminati. È fondamentale avere antibatterici intestinali e antidiarrotici. E ricordate, in caso di diarrea, di reintegrare i liquidi persi bevendo abbondantemente acqua e soluzioni saline. Mal di testa, dolori in generale, febbre? Una confezione di paracetamolo, l’antidoloriico principe dei farmaci da banco, può contribuire a risolvere mille situazioni. Il paracetamolo è disponibile anche in bustine da assumere senz’acqua. Contro il mal di mare (cinetosi) esiste un ampio ventaglio di rimedi. Pastiglie orali, gomme da masticare, cerotti da applicare dietro l’orecchio, caramelle allo zenzero, bracciali anti-nausea che funzionano mediante acupressione, un antico principio della medicina tradizionale cinese. Nella guerra agli insetti, zanzare in particolare, i repellenti spray non devono mai mancare. Esistono prodotti speciici da spruzzare sul corpo e sui vestiti. Mare o montagna: dobbiamo fare spesso i conti con delle spine. È fondamentale toglierle con una pinzetta appena possibile e disinfettare. Se si tratta di ricci di mare o vespe, poi, si potrà cospargere l’area lesionata con una pomata antibiotica al cortisone. Chi sa di essere allergico dovrebbe dotarsi di farmaci antistaminici/cortisonici per le reazioni cutanee e di adrenalina da pronto-impiego contro l’eventualità di choc ana- ilattico.
Meduse: per neutralizzare l’azione della loro tossina urticante bisogna acidiicare la pelle cospargendola di aceto.
Sole: Oltre a partire attrezzati con occhiali scuri e cappellino, non scordate i protettivi solari ad alta gradazione e una crema idratante dopo-sole. E se bruciano gli occhi, il sollievo può arrivare da qualche goccia di collirio decongestionante e antisettico.


Le compagnie aprono
un paracadute psicologico

Corsi e programmi per conoscere aereo, tecnica e sicurezza
Dieci consigli pratici

L’AEROFOBIA, la paura di volare, secondo fonti Doxa interessa il 53,3% degli italiani. Ci sono tanti timori: la paura dell’altezza (acrofobia), delle turbolenze, degli spazi chiusi (claustrofobia), di perdere il controllo, di cadere, dell’ignoto e di avere un attacco di panico. Molte compagnie aeree hanno varato programmi appositi, come Alitalia con Voglia di Volare, per conoscere l’aereo e gli equipaggi e familiarizzare con gli aspetti tecnici e psicologici meno conosciuti. EasyJet ha un corso online per capire le turbolenze, come un aereo riesca a volare, i sistemi di sicurezza a bordo, ino ad a rontare problemi quali claustrofobia, paura dell’altezza o di perdere il controllo. Analogamente procede Lufthansa, e British Airways con Flying with Conidence suggerisce dieci consigli. Che sono: non temere le turbolenze; controllare il respiro; contrarre i muscoli; rilassarsi; conoscere come è fatto un aereo; dividere i lunghi viaggi in sezioni come leggere un libro, guardare un ilm, mangiare; idarsi dei piloti, dei controllori del tra ico e dei controlli aerei.

G. C.


NAUSEA E RIMEDI

Nuovi occhiali per non vedere il mal d’auto

D’estate molte famiglie progettano viaggi in automobile che diventano un problema se si so re di cinetosi, ovvero mal d’auto, provocato dall’ipersensibilità del centro dell’equilibrio che si trova dentro l’orecchio: causa nausea, vomito, sudorazioni, sonnolenza. Ne so re quasi un bimbo su tre, e di recente l’ospedale Bambino Gesù di Roma ha realizzato una guida con 7 regole per ovviare a questo problema. È bene viaggiare quando il bimbo ha sonno, adottare una guida regolare, evitare gli odori forti, far fare frequenti spuntini salati prima e durante il viaggio, distrarre con musica o giochi, evitare il caldo eccessivo. Fondamentale, fermarsi spesso per sgranchire le gambe. Regole che valgono anche per gli adulti, ricordando che il mal d’auto si avverte di più se si viaggia sul sedile posteriore. Ci sono in commercio caramelle, gocce, farmaci, e braccialetti anti-nausea che, premendo in un punto speciico del polso, inviano al cervello dei segnali per bloccare la nausea. E sono stati messi in commercio anche gli occhiali senza lenti: grazie a un liquido che scorre negli anelli della montatura intorno alla zona degli occhi, in senso frontale, a destra e a sinistra, avanti e indietro, ricreano la linea dell’orizzonte, per risolvere il problema sensoriale all’origine del malessere.

G. C.


La vacanza sul lettino dello psichiatra

Molti vivono la pausa con ansia. Le preoccupazioni pratiche spesso nascondono la paura del vero contatto con se stessi

di Loredana Del Ninno

IL CONTO ALLA ROVESCIA per le vacanze sta per iniziare. Per molti l’approssimarsi della pausa estiva genera tuttavia paradossalmente malessere crescente e preoccupazioni. Dietro questo stato d’animo si celano le motivazioni più disparate: aspettative esagerate, paura di non poter accedere alle sistemazioni migliori per problemi economici o perdere, assentandosi, possibili opportunità lavorative. C’è chi invece ha molta di icoltà a staccare la spina o fatica a gestire i preparativi per la partenza. Cosa fare? Lo psichiatra Paolo Crepet invoca una terapia d’urto. «Se siamo arrivati al punto che persino andare in vacanza diventa un problema, siamo davvero malmessi – tuona -. Mi sembra che ci sia la tendenza a fare diventare tutto un problema. Quasi come se si dovesse sempre e comunque stare male. Siamo stanchi del lavoro, stanchi del tran tran, stanchi di tutto e quando abbiamo invece la possibilità di tagliare la corda e di godere di un po’ di tempo solo per noi ecco che si tirano in ballo altre di icoltà. È ora di prendere le cose di petto».

Certo, ma in che modo?

«Intanto ripensare alla vita di tutti giorni, a cosa veramente c’è che non funziona, arrivando a fare quelle scelte che per paura, pigrizia o supericialità riiutiamo di fare calandoci in una quotidianità che risulta quasi ‘protettiva’. Vivere signiica farsi domande e cercare risposte che guidino a soluzioni adeguate. Mai mettere la testa sotto la sabbia».

Chi non ha un partner può vivere il periodo delle ferie come un momento di grande di icoltà perché magari non sa dove e con chi andare.

«Anche in questo caso bisogna darsi un colpo di reni e smettere di pensare che chi è single è uno sigato. La solitudine va a rontata con decisione e senza paura. Ci sono tante cose che pure da soli si possono organizzare. La mancanza di un compagno può, al contrario, diventare un momento utile per riscoprire una passione, un hobby, che può diventare foriero di nuove conoscenze. E poi passeggiare da soli magari leggendo un buon libro non è niente male».

Una maggiore disponibilità economica può inluenzare positivamente l’atteggiamento verso le vacanze?

«Potersi permettere qualche lusso in più non signiica necessariamente essere felice. La felicità non sta nel 730. Ci sono persone molto semplici che riescono a sentirsi appagate. L’importante è fare qualcosa che corrisponda ai propri bisogni, quelli veri». Di parere diverso Davide Algeri, psicologo e psicoterapeuta a Milano. «Andare in vacanza signiica sostanzialmente rompere gli schemi quotidiani – a erma – e questo per molti è intollerabile perché coincide con la perdita di controllo sulla realtà. È uno dei mali della nostra epoca. Una delle manifestazioni è, ad esempio, la nomofobia, abbreviazione di no mobile fobia, ovvero l’incapacità di separarsi dal telefonino o di non essere connessi, per la paura di rimanere esclusi. Chi teme le vacanze è di solito una persona che lavora intensamente e si concede raramente momenti per sé. Un esercizio che consiglio ai pazienti che temono le ferie è quello di ritagliarsi quotidianamente pause da dedicare a se stessi. Un altro elemento che caratterizza le vacanze è l’imprevisto, temuto in generale da chi programma la propria vita ed è abituato a mantenere il controllo. La terapia giusta diventa quindi ‘auto produrre’ piccoli imprevisti quotidiani per arrivare all’appuntamento con la pausa estiva su icientemente preparati».


PRIMA DI FARE LE VALIGIE

Andare in ferie dallo stress
I piccoli esercizi quotidiani

1 Sempliicare lo stile di vita: è importante sforzarsi di eliminare dalla giornata quelle piccole cose che rendono nervosi e tolgono il buon umore, secondo una scala di priorità.

2 Ritagliare un po’ di tempo libero per se stessi: bisogna coltivare hobby e interessi e dedicarsi a ciò che piace. Separare il tempo dedicato al lavoro da quello libero.

3 Regolare il ritmo sonno/veglia fornendo al corpo le giuste ore di riposo.

4 Seguire una corretta e sana alimentazione.

5 Prendersi cura di se stessi e della propria salute attraverso l’attività isica (è su iciente anche una passeggiata di mezz’ora al giorno).

6 Imparare a rilassarsi con tecniche distensive e respirazione controllata.

L. D. N.