Benessere

Amici per la salute
Così gli integratori ci aiutano a star bene

Per dare all’organismo minerali e vitamine

ITALIANI salutisti: credono nella prevenzione e cercano il benessere psicofisico rivolgendosi agli integratori alimentari, un mercato che in Italia ha toccato i 3,3 miliardi di euro nel 2017, con un tasso medio di crescita del 7 per cento negli ultimi 2 anni. Da un’indagine presentata nello scorso aprile a Cosmofarma di Bologna, integratori e nutraceutici sono consigliati da medici di base (27 per cento), da pediatri (16 per cento) e da ginecologi (14 per cento), seguiti da ortopedici (10 per cento), oculisti (9 per cento) e dermatologi (5 per cento). Si comprano per lo più in farmacia, ma anche nelle parafarmacie e nei supermercati. In testa nelle vendite ci sono probiotici, minerali, polivitaminici e regolatori del colesterolo. Seguono integratori per il sistema urinario, per lo stomaco, per attenuare la tosse, e poi i lassativi, i prodotti per perdere peso e quelli per facilitare il sonno. Insomma utilissimi aiuti per star bene, da non assumere però alla leggera.

E’ UNA GRANDE famiglia, quella degli integratori alimentari: comprende probiotici, minerali, polivitaminici e regolatori del colesterolo. Ci sono quelli per il sistema urinario, per lo stomaco per placare la tosse, e lassativi, dimagranti, cosmetici e così via. Ma cosa sono gli integratori? Lo stabilisce un decreto legislativo (21 maggio 2004, n. 169), che precisa non trattarsi di farmaci ma di sostanze che servono a integrare una dieta alimentare quando vi è un’effettiva carenza di alcuni elementi nutritivi. Tra gli integratori più noti ci sono quelli per gli sportivi, per evitare crampi, stiramenti, dolori muscolari, cali di energie. Poi ci sono gli integratori per il metabolismo e per aumentare la massa muscolare. Devono essere assunti in momenti specifici dell’allenamento, che varia a seconda delle discipline, così come varia la dieta dell’atleta: dunque vanno impiegati sotto la supervisione di un allenatore e secondo il parere del medico. Gli integratori di sali minerali vengono apprezzati anche da chi affronta viaggi impegnativi in Paesi caldi, o lunghi trekking, per supplire con la bustina o la pastiglia di sali minerali a quelli persi con un’abbondante sudorazione. Questi integratori contengono macroelementi come calcio, fosforo, potassio, sodio, cloro, ferro, zolfo e magnesio, e microelementi come rame, iodio, fluoro, selenio e altri. Ogni sale minerale serve a uno scopo: il magnesio per la sindrome premestruale e con il potassio allevia i crampi; calcio e fosforo sono amici delle ossa e il potassio lo è dei muscoli e del cuore; il ferro è il veicolo dell’ossigeno nel sangue ed è importante in caso di anemia sideropenica; lo iodio aiuta il funzionamento della tiroide. Tra gli integratori più popolari ci sono quelli con le vitamine. Anche se i deficit vitaminici sono rari, perché una dieta variata assicura un apporto sufficiente di queste sostanze, a rischio ci sono però diverse persone: anziani che non hanno un’alimentazione adeguata, alcolisti, pazienti sottoposti a particolari terapie o sofferenti di patologie che portano a una carenza vitaminica.

ANCHE CHI è in salute ricorre agli integratori. In vista dell’inverno, tra i più diffusi ci sono quelli con vitamina C e i complessi polivitaminici per rinforzare le difese immunitarie. E si stanno affermando quelli che con un mix di vitamine ed altri oligoelementi contrastano i radicali liberi e aiutano la bellezza della pelle. Un nemico della salute è il colesterolo nel sangue, e numerosi sono gli integratori per contrastarlo: si va dai più «tradizionali» a base di Omega 3 ricavati dall’olio di pesce a quelli con riso rosso fermentato che contiene una statina naturale, la Monacolina K, a quelli a base di estratti vegetali. E l’eccesso di peso? Anche qui la scelta è vastissima. Un ingrediente utilizzato in molti prodotti è il chitosano (ricavato dai crostacei): assorbe i grassi, che poi vengono eliminati per via naturale. Ci sono studi che ne affermano la validità anche per controllare il colesterolo. Una regola vale per ogni tipo di integratore: da solo non fa miracoli ma va abbinato ad un’alimentazione e a uno stile di vita sani. E prima di assumerlo, consultare il medico.


AUTUNNO COME AFFRONTARE I DISTURBI LEGATI AL CAMBIO DI STAGIONE

Serotonina, l’elemento chiave per il buonumore

L’AUTUNNO in alcune persone provoca malumore, tristezza, melanconia o depressione: sono malesseri che riguardano circa 12 milioni di europei, e sono definiti SAD, Disordine Affettivo Stagionale. La causa, secondo uno studio dell’Università di Copenhagen, (presentato alla XII International Conference on Neuropsychopharmacology di Londra) è nel calo di serotonina, che viene regolata dalla luce solare: in alcuni soggetti nei mesi bui il livello di questo neurotrasmettitore, detto anche ormone del buonumore, diminuisce drasticamente. L’attività fisica all’aperto e l’alimentazione (uova, banane, ananas, pesci di mare, formaggi freschi e carni bianche) danno benefici, ma ci sono anche gli integratori con serotonina o triptofano, un aminoacido che l’organismo trasforma in serotonina. Gli sbalzi di temperatura sono nemici di chi soffre di disturbi intestinali, colon irritabile, gonfiori, quindi depurare fegato ed intestino ci prepara ad affrontare le patologie invernali. Un aiuto viene dagli integratori, ad esempio gli estratti di cardo mariano uniti alla vitamina E (protegge le cellule dallo stress ossidativo) favoriscono l’eliminazione delle scorie metaboliche.

E L’INTESTINO? La flora batterica intestinale produce gli enzimi per la digestione, assimila vitamine e regola il sistema immunitario, e gli scompensi causano stitichezza, diarrea, problemi nella digestione e nell’assorbimento dei nutrienti. Per riequilibrare e rafforzare le difese immunitarie sono importanti i probiotici: la famiglia dei fermenti lattici è numerosissima e tutela il benessere del nostro intestino.


L’aria buona è l’elisir di lunga vita
Anche il fumo passivo fa male

L’importanza della prevenzione e di un corretto stile di vita

«VIVERE più a lungo? Vivere meglio? Si può, ma dipende anche dal nostro stile di vita. Nessuno deve trascurare la fondamentale importanza della prevenzione primaria: non fumate, moderate l’alcol, fate movimento fisico e osservate una dieta salutare». Lo afferma Marco Alloisio, presidente della Sezione milanese della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori (LILT). «Tutti gli studi più recenti condannano il fumo di sigaretta e lo mettono ai primi posti tra le concause di tumori, cardiopatie, malattie croniche polmonari, urologiche e neurodegenerative e così via. Il fumo e – si badi bene – anche quello passivo, fa male a tutti e contribuisce all’innesco o all’aggravio di quasi tutte le malattie. Va quindi assolutamente evitato. Dopo l’inevitabile crescere dell’età, infatti, il fumo è il fattore più importante nell’aumento del rischio cardiovascolare. Purtroppo i fumatori sono ancora tanti. In Italia, nel 2017 sono diminuiti i maschi tabagisti: 6 milioni, rispetto ai 6,9 milioni dell’anno precedente. Ma, nel contempo, è aumentato il numero delle donne fumatrici: da 4,6 milioni nel 2016, a 5,7 milioni ». «Il fumo rappresenta il principale ‘determinante’ di mortalità e di carico di malattia in Italia e in tutti i Paesi ad alto reddito », spiega Silvano Gallus, che dirige il Laboratorio di Epidemiologia degli Stili di Vita dell’Istituto ‘Mario Negri’ di Milano. «Pertanto quando vogliamo quantificare gli effetti del fumo sulla salute, dobbiamo necessariamente parlare di morti attribuibili al fumo di sigaretta e, più in generale, al tabacco ». L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha valutato che il fumo provoca nel mondo oltre 7 milioni di morti ogni anno, che equivalgono più o meno al 10% di tutte le morti. In Italia sono oltre 70.000 le persone che muoiono ogni anno a causa del fumo, circa il 12,5% del totale dei decessi nel nostro Paese. Ma vediamo quali sono le cause principali. «Il podio spetta al tumore del polmone – continua l’epidemiologo –. Questo tumore sarebbe infatti un tumore raro se non fosse per il tabacco. A causa della diffusione del fumo, invece, risulta la prima causa di morte per tumore in Italia e negli altri Paesi ad alto reddito. Il fumo di tabacco, infatti, causa tra l’85% e il 90% delle morti per tumore del polmone. Ma non solo. Oltre al tumore del polmone, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha indicato che il fumo di tabacco è responsabile di altri 14 tipi di tumore, tra i quali ricordiamo i tumori delle alte vie respiratorie e digerenti (cavo orale, faringe, laringe, esofago), ma anche altri tumori, come quello dello stomaco, retto, pancreas, rene, fegato, vescica e le leucemie. Ebbene, i fumatori hanno un rischio da 2 a 10 volte superiore, rispetto ai non fumatori, di ammalarsi di questo genere di tumori”. Le altre due grandi classi di malattie associate al fumo sono le malattie respiratorie non neoplastiche (l’80-90% delle broncopneumopatie croniche ostruttive) e le malattie cardiovascolari (ictus e infarto) che rappresentano la prima causa di morte in Italia e in tutti i Paesi ad alto reddito. Quindi, niente fumo per vivere meglio.


I LIVELLI DI CO2

Primi benifici dopo 12 ore di stop

SMETTERE di fumare (a qualunque età) corrisponde a una riduzione del rischio di mortalità. Per esempio, chi smette a 40 anni ha un rischio di morte di poco superiore a chi non ha mai fumato. Chi, invece, smette a 50 anni evita oltre la metà del suo rischio di morte da fumo. Dopo 12 ore di ‘non fumo’ i livelli di CO nel sangue tornano normali. Dopo 2-12 settimane migliora la circolazione. Dopo 1-9 mesi, diminuiscono tosse e fiato corto. A distanza di 1 anno, si dimezza il rischio di malattie coronariche. Dopo 1-4 anni, si dimezza il rischio di morte. Dopo 10 anni, si dimezza il rischio di tumore del polmone e cala il rischio degli altri tumori tabacco-correlati. Dopo 15 anni, il rischio di malattie coronariche e ictus è quello di chi non ha mai fumato.


UNO STUDIO RECENTE HA RIACCESO IL DIBATTITO SULLA ‘QUANTITÀ CONSENTITA’

Alcol, un nemico che si deve evitare
Un solo bicchiere può far danni

L’ALCOL provoca danni al cervello, al fegato, allo stomaco e al cuore. Diminuisce la memoria, rallenta i riflessi, riduce la percezione del rischio, può influenzare negativamente i comportamenti, far perdere il controllo delle proprie azioni e rendere violenti o aggressivi. L’alcol può anche procurare una perdita di coscienza. Ecco perché la legge vieta il consumo di alcol ai minori di 18 anni. E il codice della strada impone che chi ha meno di 21 anni, chi è neopatentato o esercita professionalmente l’attività di trasporto di persone o cose, può guidare solo con livello di alcolemia (concentrazione di alcol nel sangue) pari a “zero” grammi per litro. Quindi non deve assolutamente aver bevuto alcolici. Per tutti gli altri automobilisti è consentito di non superare i 0,5 grammi per litro. Ma quanto fa male l’alcol? Quanto danneggia l’organismo? Le evidenze scientifiche hanno accertato che i danni sono numerosi: l’alcol causa danni diretti alle cellule di molti organi, soprattutto fegato, sistema nervoso centrale e in particolare alle cellule del cervello. Costituisce, inoltre, un importante fattore di rischio per i tumori epatici, della cavità orale, della faringe, dell’esofago, della mammella. L’alcol, infatti, è una sostanza tossica, potenzialmente cancerogena e con la capacità di indurre dipendenza.

IL MINISTERO della Salute sottolinea che al contrario di quanto si ritiene comunemente, l’alcol non è un nutriente e il suo consumo non è utile all’organismo o alle sue funzioni. Assorbito per il 2% dallo stomaco e per il restante 80% dalla prima parte dell’intestino, l’alcol passa quindi nel sangue e dal sangue al fegato, che ha il compito di distruggerlo tramite un enzima chiamato alcol-deidrogenasi. Soltanto quando il fegato ha assolto del tutto a questa funzione la concentrazione dell’alcol nel sangue risulta azzerata. Il processo di smaltimento richiede tuttavia un tempo legato alle condizioni fisiologiche individuali. Questo sistema di smaltimento dell’alcol non è uguale in tutte le persone: varia in funzione del sesso, dell’età, dell’etnia e di caratteristiche personali e non è completamente efficiente prima dei 21 anni. Inefficiente fino a 16 anni. Dopo i 65 anni si perde gradualmente la capacità di smaltire l’alcol. Le capacità di smaltimento del sesso femminile sono sempre la metà, a tutte le età, rispetto alle capacità maschili. Si ricordi, inoltre, che bere alcol in gravidanza può creare problemi al nascituro causando malformazioni o deficit cerebrali. Le Linee Guida per una sana alimentazione consigliano cautela e indicano di non superare mai quantità moderate di alcol (corrispondenti a 10 grammi di alcol puro al giorno, ovvero a circa 1 bicchiere di vino). Un importante studio recentemente pubblicato dall’autorevole rivista Lancet ha ridotto ulteriormente la dose raccomandata, riaccendendo il dibattito tra i ricercatori.

M.M.F.


Corsa, nuoto o passeggiate?
Quel che conta è fare movimento

Gli esperti concordano: l’attività fisica è indispensabile a tutte le età

L’ATTIVITA’ fisica può allungare la vita e spesso può anche salvarla. Riduce infatti il rischio di problemi cardiovascolari, infarto e ictus. In assenza di patologie specifiche, quindi, la ricetta del benessere è molto semplice e presto detta: attività fisica o sportiva di intensità moderata ma costante e un’alimentazione sana, povera di alcol, grassi e sale, ma ricca di nutrienti come vitamine, sali minerali, fibre (quindi verdura e frutta) e di pesce. E, assolutamente non ultimo, niente fumo. Ma perché l’esercizio fisico riduce il rischio cardiovascolare? «I benefici sono riconducibili alla riduzione dello stress ossidativo e a un’azione anti-infiammatoria, con un effetto protettivo nei confronti della disfunzione endoteliale, che spesso costituisce il fattore scatenante di un evento cardiovascolare acuto – spiega Stefano Urbinati, direttore Cardiologia, Ospedale Bellaria, Azienda USL di Bologna –. Inoltre, nuovi studi ipotizzano che l’attività fisica possa avere effetti positivi sul metabolismo del calcio e del fosforo, sulla produzione di emoglobina, sulle fibre muscolari, sul metabolismo ossidativo del fegato, sulla circolazione periferica e sul sistema immunitario ». E poi, camminare aiuta a bruciare calorie e a mantenere il peso forma. »Per l’OMS, l’obesità è il problema emergente del secolo – afferma Michele Carruba, direttore del Centro Studi e Ricerche sull’Obesità, Università di Milano –. Cardiopatie, ictus, diabete e alcuni tumori dipendono spesso dall’eccesso di peso. E, purtroppo, un obeso ha un’aspettativa di vita mediamente di 10 anni inferiore a quella di un individuo normopeso». «Praticare movimento fisico moderatamente ma costantemente nel tempo è fondamentale per la salute globale dell’individuo e per ridurre il rischio di malattie cardiovascolari – spiega Roberto Tramarin, responsabile della Cardiologia Riabilitativa del Policlinico San Donato (Milano) -. Pensate che, nell’arco di 10 anni, chi percorre a piedi più di 3 chilometri e mezzo al giorno ha una mortalità per tutte le cause (quindi non solo per ragioni cardiovascolari) dimezzata rispetto a chi cammina per meno di 1 chilometro al giorno. Lo ha evidenziato uno studio nell’ambito dell’Honolulu Heart Program (Hawaii, USA). Basta camminare. Magari scendere dall’autobus un paio di fermate prima e continuare a piedi» precisa il cardiologo. Non c’è bisogno di impegnarsi in allenamenti vigorosi ed estenuanti che poi, nel tempo, per un impegno o per l’altro, la maggior parte delle persone non è in grado di mantenere. Se vi piace andare in palestra, correre, nuotare, fatelo pure. Ma tenete conto che due ore e mezzo di camminata alla settimana sono la ‘dose’ necessaria e sufficiente per ‘guadagnare’ il calo del rischio cardiovascolare. Tutto quello che viene fatto in più non porta a sostanziali ulteriori cali del rischio. Unico avvertimento: i singoli periodi di esercizio fisico o di camminata devono superare i 10 minuti. Quindi camminate spesso e con costanza, ma cercando di evitare le aree inquinate dal traffico. Camminare fa bene a tutte le età e, se il moto non viene fatto in ambito agonistico, non richiede alcuna ‘certificazione’ medica. Chi invece pratica costantemente attività sportive, seppur non agonistiche, può chiedere al medico una valutazione complessiva del rischio cardiovascolare in modo da continuare a divertirsi serenamente. In definitiva l’attività fisica è un sorta di “assicurazione sulla vita”, troppo spesso minata dall’eccesso di sedentarietà e dal sovrappeso. Pensate che le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nei Paesi occidentali: ogni anno causano il decesso di oltre 4,3 milioni di persone. E rappresentano il 48% di tutte le morti (54% per le donne e 43% per gli uomini). Una statistica che si può abbassare adottando uno stile di vita più corretto.


LA SODDISFAZIONE PERSONALE È IMPORTANTE

Addio tristezza: essere in forma dà più fiducia in se stessi

L’ATTIVITA’ fisica regolare rafforza il cuore e migliora la circolazione. Ma non è tutto. I vantaggi di una vita ‘in movimento’ sono molteplici. Tanto per cominciare chi è abituato a camminare o si impegna in qualche sport solitamente riesce meglio a tenere a bada il peso corporeo che dipende dal giusto equilibrio tra calorie introdotte con l’alimentazione e calorie bruciate con l’attività fisica. Poi c’è il fattore autostima e soddisfazione personale. Chi pratica uno sport o fa delle belle camminate, solitamente riesce ad abbattere parte dello stress accumulato durante il lavoro quotidiano. L’attività fisica contribuisce a smorzare le tensioni. E non è poco se pensate che lo stress è uno dei più subdoli ‘big killer’. «E’ stato accertato – spiega Claudio Mencacci, psichiatra e direttore del Centro per la ricerca sulla Diagnosi e il trattamento della Depressione e dell’’Ansia A.O. Fatebenefratelli, Milano –, che lo stress cronico aumenta il rischio di infarto e ictus al pari di fumo e pressione alta». Lo riporta un recente studio pubblicato su Lancet, mentre un altro studio, condotto in Nuova Zelanda e pubblicato dalla prestigiosa rivista Heart, ha persino messo in evidenza che le persone cardiopatiche sotto stress hanno il quadruplo della probabilità di morire per cause cardiache rispetto alle persone non stressate. UN ALTRO vantaggio del praticare sport sta nel fatto che, grazie all’autostima che nasce dalla consapevolezza di ‘farsi del bene’, l’attività fisica infonde serenità e buonumore. Quindi combatte la depressione: un’azione assolutamente positiva poiché i disturbi cardiocerebro- vascolari e la depressione, se si presentano congiuntamente, aumentano in maniera esponenziale il rischio di avere problemi di salute (all’origine di entrambe le patologie sussiste un fenomeno pro-infiammatorio che comporta danneggiamenti sia a livello della funzionalità endoteliale, sia del sistema immunitario). In parole povere, praticare sport moderatamente e con costanza fa bene al cuore, alla circolazione, alla linea, alla mente e di conseguenza, in un circolo virtuoso, a tutto l’organismo.

M.M.F.

2018-09-28T08:32:38+00:00 Argomento: FAMIGLIA|Speciale |