Farmacista, un amico per la salute di tutti

I professionisti sono veri ‘caregiver’, prestatori di cure a 360 gradi e preziosi intermediari fra medici e pazienti

di Roberto Baldi

C’È UN RUOLO TUTTO NUOVO oggi per il farmacista, sulla base delle istanze provenienti dagli utenti e dalle modiiche legislative. Non più e non solo l’esperto del farmaco, ma un professionista a servizio del paziente, con gli obblighi di aderenza alle terapie, di farmacovigilanza, di vero e proprio caregiver, termine anglosassone che sta a indicare, oltre alla gestione del farmaco, anche quella dell’educatore e di vero e proprio collaboratore con i familiari che assistono un loro congiunto. La farmacia viene così a dotarsi di prenotazione esami cup, prelievi, nutrizione e altro. Un articolo sulla rivista web americana «Medical Marketing and Media» (MM&M) analizza in modo approfondito i cambiamenti – in senso migliorativo – del ruolo del farmacista imposti dall’evoluzione stessa della farmacia. Gli autori sono Mark Worman, global CMO di Mc- Cann Health (la più vasta comunità mondiale di esperti di salute e benessere) e Sandra Carey, presidente di McCann Pharmacy Initiative (società di New York specializzata in consulenza di settore). «In tutto il mondo – scrivono – il ruolo della farmacia si sta espandendo dalla focalizzazione sulla catena di approvvigionamento ino all’approfondimento sulla cura primaria, dal ruolo di intermediario e rivenditore a quello di consulente esperto in salute e benessere ». Questa evoluzione è in fase di rapida accelerazione, con i farmacisti pronti a emergere per intervenire nelle cure primarie in mezzo a una conluenza di fornitori di servizi sanitari. «Oggi è imperativo, sia per ragioni economiche sia per ragioni di e icacia, che il trattamento di alcune patologie croniche largamente di use, dall’asma al diabete, venga trasferito sul territorio» conferma Andrea Mandelli, presidente della FOFI (Federazione Ordini Farmacisti Italiani). «Questo richiede che il farmacista partecipi alla cura del paziente. Per esempio, accertandosi che questo sappia a che cosa servono i farmaci che gli sono stati prescritti, valutando se riesce ad assumerli in base alle indicazioni del medico, accertandosi che non sia andato incontro a problemi, dal non riuscire a usare un dispositivo all’aver sottovalutato e etti collaterali, se non stia assumendo, all’insaputa del medico, medicinali anche da banco che possono interagire con la terapia». Ciò comporta anche un bisogno di una formazione clinica-farmacologia che migliori la capacità di interazione con i clienti. Per agevolare le farmacie nell’erogazione delle nuove prestazioni, a erma Annarosa Racca, presidente uscente di Federfarma, sono state messe a punto da tempo apposite piattaforme informatiche che consentono una gestione semplice, trasparente e controllata dei nuovi servizi, come la telemedicina e l’aderenza alla terapia.


Dagli esami alla consulenza medica
Tanti i servizi oltre la ‘solita’ ricetta

Prenotazioni cup, consigli sull’uso dei farmaci, dietologia, dermocosmesi, cura della persona

SEMPRE PIÙ SPESSO i pazienti si rivolgono al farmacista per porre quesiti su esami clinici, la loro modalità di esecuzione e l’interpretazione dei risultati. Già oggi in molte farmacie è possibile controllare parametri quali glicemia, colesterolo, trigliceridi, ed eseguire altre analisi. La legge individua i nuovi servizi erogati dalle farmacie nell’ambito del SSN, tra cui sono comprese le prestazioni analitiche di prima istanza che rientrano nell’ambito dell’autocontrollo e la consegna dei referti relativi a prestazioni di assistenza ambulatoriale e ettuate presso strutture accreditate in attesa di rivolgersi al loro medico. I valori dei vari esami vengono forniti solo come riferimento, ben sapendo che la lettura di un singolo dato al di fuori del contesto clinico ha poco valore e che la diagnosi è di pertinenza medica.
Nelle farmacie meglio attrezzate anche da noi già da tempo ormai, oltre alla distribuzione di medicinali e a connessione con l’ASL per prenotazioni, vengono forniti consigli sull’uso corretto di farmaci omeopatici e non, itoterapici, dietetici e dermocosmetici in un completo medical service. I progressi tecnologici e i cambiamenti sociali inducono a un costante adeguamento all’utenza. La stessa ricerca del singolo medicinale avviene attraverso sistemi elettronici, che in breve tempo mettono a disposizione del paziente il prodotto richiesto, intercettando i bisogni sul territorio, facendo dei farmacisti i protagonisti dei processi decisionali in un ruolo collaborazione nel cammino di cura avviato dal medico e nelle richieste del servizio pubblico sanitario. Un ruolo in armonia con la legislazione europea, con l’intento di riduzione della spesa farmaceutica ospedaliera e territoriale, con richiesta di collaborazione alle farmacie per l’erogazione di nuovi servizi assistenziali da parte dei servizi sanitari regionali. Il decreto legislativo n. 17 del 2014 di attuazione della normativa europea consente anche la vendita online di prodotti senza obbligo di ricet-ta medica: un’opportunità in più per le farmacie per farsi conoscere sul web e ampliare il proprio business, e per i cittadini, che possono confrontare i prezzi e ricevere i medicinali o gli altri prodotti sanitari di cui hanno bisogno a casa propria o in u icio. Ma la massima sicurezza per la dispensa e il corretto uso dei farmaci resta sempre a idata alla diretta collaborazione paziente-farmacista in un rapporto di diretta conoscenza del paziente e dei suoi bisogni.

R. B.


ANCHE IN CASA

Raccolta differenziata per i medicinali

La gestione dell’armadietto dei farmaci in casa deve essere oculata e attenta. Chi ha qualche patologia cronica sa benissimo cosa deve avere ‘di scorta’, mentre normalmente ci si limita a quel che può servire per tagli e abrasioni, ra reddore, inluenza, scottature, mal di stomaco occasionale ecc. Sarebbe buona regola non tenere maxi confezioni, veriicare almeno ogni sei mesi la scadenza dei prodotti farmaceutici, per evitare, al momento del bisogno, di ritrovarsi qualcosa di inutilizzabile perché scaduto da mesi e mesi. Importante: mai buttare i farmaci scaduti nella raccolta indi erenziata. Vanno riportati in farmacia e smaltiti separatamente negli appositi contenitori.


«Teniamo alto lo standard dei servizi»

Il gruppo Rekeep è leader italiano nell’integrated facility management, con oltre 350 strutture sanitarie di alto livello

di Lorenzo Pedrini

OSPEDALI VERDI, climatizzati e in grado di garantire risparmi economici, ferri chirurgici completamente ‘tracciati’ in tutte le fasi del processo di sterilizzazione e una sempre più e iciente gestione delle farmacie ospedaliere. Sono queste le nuove frontiere della sanità individuate dal Gruppo Rekeep per proseguire sulla strada della crescita, dopo una fase di apertura all’estero che ha portato il fatturato della società di servizi bolognese a siorare il miliardo di euro. Già, perché dietro una struttura ospedaliera e clinica che funziona, accanto a cure all’avanguardia e professionalità, c’è anche una gestione e icace di tutte le attività di supporto a quelle mediche, che i 17mila dipendenti di Rekeep assicurano in oltre 350 strutture di alto livello, dal Policlinico Sant’Orsola di Bologna al San Gerardo di Monza, passando per il Policlinico Gemelli. A tenere le redini del leader italiano nell’integrated facility management, invece, è il Presidente e ad del gruppo, Giuliano Di Bernardo.

Presidente, il campo nel quale operate può considerarsi un’eccellenza italiana?

«Assolutamente sì, e in particolare quando si parla di servire il mondo della sanità nei servizi più delicati. La nostra capacità di gestire processi sensibili come la sterilizzazione dei ferri chirurgici o il know-how nella conduzione di impianti in immobili complessi come un ospedale, infatti, sono premiati all’estero, dove ci viene riconosciuta una competenza assolutamente superiore alla media».

Il futuro, invece, quale direzione sta prendendo?

«Oggi il sistema della sanità italiana non ha bisogno di semplici prestazioni ma di soluzioni per generare e icienza. Pulizia e gestione impianti sono ormai sostanzialmente delle ‘commodity’ e, con elevati standard dati per scontati, noi siamo da tempo in grado di a iancare le direzioni sanitarie nel miglioramento di processi e servizi, perché abbiamo sempre saputo prevedere l’evoluzione tecnica».

Che rapporto c’è, allora, tra e icienza e tecnologia?

«Pensiamo alla logistica dei farmaci e al risparmio che la tracciatura informatizzata dalla prescrizione alla somministrazione garantirebbe, oppure a quanto impatterebbe sulle casse dello Stato una riqualiicazione attenta ai consumi di tutta l’impiantistica ospedaliera in Italia. Queste sono le scelte di innovazione che noi aiutiamo a compiere».

Tanto nel pubblico, quanto nel privato.

«Proponiamo idee e investiamo risorse nella loro realizzazione grazie a soluzioni contrattuali come il partenariato pubblico-privato. Una formula virtuosa che consente all’azienda sanitaria di realizzare consistenti interventi straordinari e al privato di rientrare degli investimenti grazie alla maggiore e icienza nella gestione del servizio».


Sicurezza e menù su misura
In ospedale il pranzo è servito

Le mense Cast forniscono ogni giorno 17,6 milioni i pasti

NATO NEL 1945 per offrire un piatto di lasagne fumanti a chi scendeva dal treno alla stazione di Bologna e divenuto oggi un colosso internazionale della ristorazione da 790 milioni di euro di fatturato, il Gruppo Camst sviluppa 83 milioni di ricavi annuali all’interno del comparto sanitario. Tra gli ospedali pubblici dove i servizi mensa sono proposti e gestiti attraverso l’aggiudicazione di gare di appalto e che rappresentano la quota più cospicua del bacino totale, le cliniche e case di cura private dove è presente da lungo tempo, i centri diurni per la terza età e i privati che usufruiscono della ristorazione a domicilio, infatti, sono 17,6 milioni i pasti che Camst imbandisce ogni giorno a chi è costretto a letto, distribuiti in oltre 181 strutture dell’Italia settentrionale e centrale. Un mondo, quello degli ospedali e delle case di cure, dove si rivela fondamentale, oltre all’accurato processo di selezione dei fornitori e alle tecniche di preparazione che spaziano dal sottovuoto all’atmosfera controllata, un approccio che sa da sempre coniugare lavorazioni classiche e innovazione tecnologica. Le pietanze cucinate in modo naturale, tenendo conto delle fragilità alimentari e allergeniche e sfruttando, in sede di trasporto, l’abbattimento termico post-cottura, risultano così perfette per le diverse necessità logistiche di ogni struttura e per comporre menu personalizzati e diversiicati che vadano incontro ai bisogni di ogni singolo paziente. Tutto questo mentre una rinnovata attenzione alla sostenibilità ambientale ed energetica e al contenimento degli sprechi contribuisce, assieme alla costante tracciabilità dei prodotti, a fare dei pasti Camst bocconi sicuri per chiunque viva in precarie condizioni di salute.

L. P.


Viaggio al centro del sistema salute

Obiettivo massima trasparenza fra sanità pubblica e imprese private: giornata a Bologna organizzata da Motore Sanità

di Alessandro Malpelo

OCCORRE MANTENERE un elevato livello di trasparenza nelle relazioni tra aziende sanitarie e imprese private. Per individuare modelli virtuosi nelle cosiddette politiche winwinsi è tenuta a Bologna una giornata di studi organizzata da Motore Sanità con il patrocinio della Regione Emilia-Romagna e il contributo incondizionato di Sanoi, Boston Scientiic, Chiesi, Gilead, Siemens, Johnson&Johnson, Takeda. Una discussione opportuna anche nell’ottica di recenti avvenimenti che hanno riportato all’attenzione dell’autorità giudiziaria, delle istituzioni e dei mass media il problema delle dinamiche interne al mondo della sanità.
“La trasparenza si pone come strumento di prevenzione e contrasto alla corruzione – ha spiegato Bruno Fedeli, sostituto procuratore della Repubblica di Bologna, nell’introduzione -. In Italia con l’emanazione del decreto trasparenza (decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, decreto legislativo 25 maggio 2016, n. 97) le pubbliche amministrazioni sono tenute a pubblicare i contenuti delle banche dati al ine di garantire prescrizioni disinteressate da parte dei medici, e favorire scelte consapevoli tra gli utenti”.
Intanto fa discutere la proposta di legge denominata Sunshine Act che prevede, a cura del ministero della Salute, la pubblicazione degli elenchi delle transazioni tra medici e Big Pharma. “Bisogna ri- lettere in modo costruttivo sul delicato rapporto tra esponenti del Servizio sanitario nazionale, aziende produttrici di farmaci e di dispositivi medici, in un contesto che non sempre rispecchia il libero mercato“, ha dichiarato Kyriakoula Petropulacos, direttore salute e welfare Regione Emilia-Romagna, ispiratrice del convegno. I farmaci non sono un bene commerciale, mentre i cittadini sono il punto focale su cui concentrare le attenzioni.
Ma i inanziamenti dell’industria farmaceutica sono vitali per la ricerca in Italia, dodicesima in Europa per stanziamenti pubblici, e ci sono di icoltà nell’accedere ai fondi europei, spesso ottenuti da ricercatori italiani, ma impiegati in centri esteri. Queste alcune criticità emerse dal convegno di Motore Sanità.
E le imprese cosa dicono? Condividono le esigenze di trasparenza e sostenibilità, fermo restando il rispetto della conidenzialità degli accordi negoziati con Aifa, accordi che hanno consentito all’Italia di disporre di trattamenti innovativi a condizioni tra le più convenienti tra i Paesi sviluppati. Occorre piuttosto conciliare le pressioni legate alla riduzione dei budget, contrapposte all’aumento di richiesta di prestazioni. Come uscire dalla tenaglia? Con un approccio che punta ai risultati. Mauro Bi i, aritmologo del Policlinico S. Orsola-Malpighi di Bologna, traduce i concetti in un esempio pratico: “Lo scompenso cardiaco, condizione comune a molte malattie cardiovascolari, impone costi rilevanti sia nella gestione acuta (11000 €/paziente) che nella fase di cronicità (1500€/paziente). Le ospedalizzazioni assorbono il 75% della spesa per scompenso. I programmi di telemedicina si mostrano in grado di migliorare la prognosi, per questo i modelli organizzativi non possono prescindere da una integrazione tra ospedale e territorio”.


IL DIRETTORE SCIENTIFICO

“Tracciabilità degli acquisti
Ma non con nuove leggi”

«Lo stanziamento per la ricerca in Italia è dell’1,2% del Pil contro la media europea del 2,03%, con il 63% supportato dalle aziende private». È comprensibile, osserva Claudio Zanon, direttore scientiico di Motore Sanità, che gran parte dei ricercatori debba ricorrere alla sponsorizzazione, nei trial, per mantenere alta la competitività internazionale della medicina in Italia. Tutt’altro discorso riguarda il costo della corruzione in sanità, 6 miliardi su una spesa tra pubblico e privato di circa 145 miliardi, solo in parte sovrapponibile a conlitto di interessi. «Nel rendere trasparenti le relazioni tra industrie farmaceutiche e professionisti, un appesantimento legislativo risulterebbe dannoso», aggiunge Zanon. I processi di acquisto devono essere tracciati, ma il sistema sia sostenibile anche per le aziende, rispettando le aspettative dei pazienti, e la legittima aspirazione del medico a prescrivere terapie e aggiornarsi.

A. M.


Terzo settore, una risorsa da valorizzare

In Italia migliaia di associazioni nell’area sanitaria e sociale. Un master a Bologna per i manager del volontariato

di Alessandro Malpelo

LA SOLIDARIETÀ in medicina è una risorsa da studiare e praticare senza improvvisazioni. Per questo il Terzo Settore in Italia è trainante, una galassia formata da 55mila associazioni, metà della quali impegnate nell’area sanitaria e sociale. Formare i manager del volontariato è lo scopo dichiarato di un corso permanente dell’Università di Bologna, concluso in questi giorni con la consegna degli attestati ai partecipanti.
«I nostri progetti comportano l’adozione di modelli organizzativi, strumenti per valutare l’impatto degli interventi sanitari in termini di qualità. Durante il corso abbiamo approfondito temi come gli esiti di salute per la popolazione, l’equità e l’economicità del sistema », ha spiegato la professoressa Cristina Ugolini, che dirige la Scuola Superiore di Politiche per la Salute (SSPS) dell’Università di Bologna. L’Ateneo, in questo senso, o re occasioni per imparare a fare squadra. trasmette competenze sulla governance del Servizio sanitario e le politiche del farmaco, aiuta a capire le modalità di presa in carico nelle patologie croniche. I nuovi manager devono saper coordinare i gruppi, e fare leva sulla comunicazione.
Una delle materie rivolte ai rappresentanti delle associazioni concerne il governo della spesa sanitaria. Le onlus hanno acquisito maggiori conoscenze sulle di namiche delle aziende farmaceutiche per quanto riguarda l’innovazione, la medicina di precisione, l’accesso ai trial e alle sperimentazioni. Lo scopo è quello di imparare a relazionarsi con l’industria del farmaco, un dialogo non sempre facile. «Gli obiettivi che ci siamo dati – commenta uno dei promotori, Ugo Viora, Direttore di Anmar, Associazione Nazionale Malati Reumatici – riguardano anche le norme etiche, la sostenibilità, ci aiutano a capire come muoverci nel rispetto dei codici comportamentali. L’auspicio è che il percorso di formazione dei manager del volontariato diventi un’esperienza permanente».
Occorre aiutare le associazioni ad avere una visione di sistema, superando le individualità, puntando sulla capacità di attrarre, dialogare e coinvolgere le istituzioni. Un programma ambizioso, avviato grazie al contributo incondizionato di Alfasigma, Amgen, Biogen, Bristol-Myers Squibb, Celgene, Fondazione MSD, GlaxoSmithKline, Lilly, Novartis, Roche e Sanoi Genzyme. Il corso semestrale ha prodotto 105 ore di didattica inalizzate a formare dirigenti del no-proit nell’area salute e tutela dei diritti. Sono state coinvolte attivamente cinque grandi organizzazioni del volontariato: FederASMA e Allergie Onlus, FeD.E.R. Federazione Diabete Emilia-Romagna, e le Associazioni pazienti con malattie reumatiche AMRER, ANMAR e APMAR, sempre in stretta collaborazione con la Scuola Superiore di Politiche per la Salute-CRIFSP (Centro di Ricerca e Formazione sul Settore Pubblico) dell’Università di Bologna. Al progetto hanno aderito anche altre sigle: AMICI, AIBAT, ALOMAR, Comitato Pazienti cannabis Terapeutica, Diabete Lazio, Famiglie SMA, FANEP e Fondazione Corazza.


Servizi agli anziani, la vera sfida
per terapie e assistenza

Ipertensione, artrosi, osteoporosi, fragilità ossea, diabete e cardiopatie
Ecco le patologie più diffuse che toccani milioni di over 65

VIVIAMO PIÙ A LUNGO, ma la scommessa è invecchiare senza acciacchi. L’Italia detiene un invidiabile record di longevità nell’Unione Europea, legata al benessere, la sana alimentazione e gli stili di vita, deve tuttavia fare i conti con i problemi che subentrano nell’anziano. Al primo posto, secondo l’ultimo Rapporto Osservasalute, igurano i disturbi depressivi, che a liggono una persona su cinque. Preoccupano poi gli scenari futuri: gli ultra 65enni, secondo stime dell’Istituto Nazionale di Statistica, tra meno di dieci anni saranno un quarto della popolazione italiana e la patologia cronica più frequente sarà l’ipertensione, con quasi 12 milioni di persone da trattare. L’artrosi interesserà quasi 11 milioni di italiani. Le persone a ette da osteoporosi, perdita di calcio nelle ossa e fragilità articolare, saranno 5,3 milioni, con un incremento di 500 mila casi rispetto al dato attuale. Gli italiani con diabete saranno oltre 3,6 milioni, mentre i malati di cuore diventeranno circa 2,7 milioni.
L’incremento dei problemi di salute con il passare degli anni avrà un impatto sulla domanda di terapie e richiederà adeguati programmi di assistenza. «Lo scenario che si prospetta – a ermano Alessandro Solipaca e Walter Ricciardi, primi autori del Rapporto curato dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane – mostra che la sida che il Servizio sanitario dovrà a rontare è legata alle crescenti fragilità degli anziani.
Occorre prevedere un cambio di paradigma rispetto all’organizzazione dei servizi di cura, deinendo nuovi percorsi assistenziali in grado di prendere in carico il paziente nel lungo termine, prevenire e contenere la disabilità, garantire la continuità assistenziale e l’integrazione degli interventi sanitari».

A. M.


«Protagonisti della nostra salute»

Fra informazione e solidarietà, diventa sempre più importante il ruolo delle Associazioni dei pazienti

di Maurizio Maria Fossati

È NECESSARIO – auspica il ministero della Salute – che gli operatori sanitari e i professionisti medici si facciano promotori di un rapporto costruttivo e collaborativo con i pazienti, incoraggiando la loro informazione e sostenendo atteggiamenti solidali e comunitari. Molti progressi, ai diversi livelli istituzionali, sono dovuti proprio alle attività di queste organizzazioni: le associazioni pazienti. Vediamo due esempi.
Un padre, Renzo De Grandi, si accorge che la iglia neonata ha qualcosa di strano, diverso. Visite dopo visite, una dottoressa formula un’ipotesi che si rivelerà terribilmente vera: sindrome di Moebius, una malattia genetica rara che impedisce qualunque espressione facciale: mancano i nervi preposti al sorriso, al pianto. Siamo nel 2000, la malattia in Italia è pressoché sconosciuta, ma questo padre non si dà per vinto. In America c’è un medico che opera questi malati, trapianta un muscolo dalla coscia al viso e così ridona l’espressività. De Grandi fonda l’Associazione italiana Sindrome di Moebius onlus (info@moebius-italia.it), porta in Italia quel medico “miracoloso” che, nel 2003, opera la bimba e insegna ai chirurghi italiani la nuova tecnica operatoria. La via è aperta. Oggi sono oltre cento i pazienti italiani che attraverso l’Associazione fondata da De Grandi hanno ritrovato il sorriso grazie a quell’intervento chirurgico.
«La nostra Federazione è nata soprattutto per migliorare la qualità di vita dei malati e delle loro famiglie », a erma Gabriella Salvini Porro, presidente della Federazione Alzheimer Italia, la maggiore organizzazione nazionale non pro- it dedicata alla cura e all’assistenza delle demenze. «Ci siamo impegnati in dall’inizio – continua – per dare supporto e sostegno alle persone con demenza e ai loro familiari. Abbiamo sempre promosso la ricerca medica e scientiica sulle cause e la cura della malattia e ci siamo impegnati a difendere la tutela dei diritti del malato in sede legislativa e amministrativa. Come? Raccogliendo tutti i tipi di informazioni relative alla malattia, le informazioni sui servizi che ci sono o non ci sono, e o rendo consulenze gratuite sulla gestione pratica, psicologica e sociale del malato. All’inizio le informazioni venivano date via telefono, oggi soprattutto per mail all’indirizzo info@alzheimer.it o via social». L’impegno è grande. Pensate che la Federazione riunisce e coordina 46 associazioni che si occupano di demenze con l’obiettivo di creare di una rete nazionale di aiuto alle persone con demenza e ai loro familiari. E in attesa della scoperta di farmaci e icaci, la Federazione Alzheimer ha cominciato a inaugurare le “Comunità amiche”: paesi e cittadine in cui le persone con demenza sono comprese, rispettate e sostenute. «Bisogna imparare a conoscere la demenza per eliminare lo stigma nei confronti dei malati e dei loro familiari – spiega la Salvini Porro -. Ascolto, comprensione e inclusione sono le parole d’ordine. Sono così stati organizzati corsi nei quali i cittadini hanno imparato ad accogliere e coinvolgere le persone con demenza in incontri divulgativi, eventi ludici, culturali e sportivi».


LEGGI FONDAMENTALI

La Costituzione mette le basi della tutela

È l’articolo 32 della Costituzione a stabilire che «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività». È toccato poi alla Legge n.833 del 1978 stabilire l’istituzione di un Sistema Sanitario Nazionale su principi di universalità, uguaglianza ed equità. Nella pratica, il Ssn promuove il mantenimento e il recupero della salute isica e psichica con un’organizzazione capillare i cui servizi sono erogati dalle Aziende sanitarie locali, dalle Aziende ospedaliere e da strutture private convenzionate.

M.M.F.


LA CARTA DEI DIRITTI

Quattordici punti per garantire la protezione

Nel 2002, su iniziativa di Active Citizenship Network e in collaborazione con 12 organizzazioni civiche di Paesi dell’Unione Europea tra cui Cittadinanzattiva (www.cittadinanzattiva.it) per l’Italia, venne stesa la ‘Carta dei diritti del malato’ che mira a garantire la protezione della salute isica e mentale, assicurando al paziente servizi di qualità elevata erogati dai diversi sistemi sanitari nazionali europei. La Carta si articola in 14 punti che sintetizziamo di seguito. Ogni individuo deve avere la garanzia di poter fruire dei servizi di prevenzione delle malattie. Deve poter avere accesso ai servizi sanitari che il suo stato di salute richiede. Ha il diritto di poter attingere a informazioni su tutto quello che riguarda il suo stato di salute, i servizi sanitari e il modo in cui utilizzarli. Deve avere diritto al consenso, tramite l’accesso a tutte le informazioni che possono metterlo in grado di partecipare attivamente alle decisioni che riguardano la sua salute. Deve poter avere libera scelta tra diverse procedure ed erogatori di trattamenti sanitari. Deve avere il diritto alla riservatezza relativa a tutte le informazioni di carattere personale. Deve ricevere i necessari trattamenti in tempi brevi e predeterminati. Deve poter accedere a servizi sanitari di qualità elevata. Ha il diritto di essere sottoposto a trattamenti sanitari che garantiscano elevati standard di sicurezza. Deve potere accedere a procedure innovative in linea con gli standard internazionali. Ha il diritto di evitare quanta più so erenza possibile. Deve potere accedere a programmi diagnostici e terapeutici il più possibile adatti alle sue esigenze personali. Ha il diritto di reclamare ogni volta che subisce un danno e ha il diritto di ricevere risposta. Ha diritto a ricevere un risarcimento adeguato in tempi ragionevolmente brevi ogni volta che abbia subito un danno causato dai Servizi sanitari.

M.M.F.