Alla scoperta dell’Ortopedia 4.0

QUANTO CONOSCIAMO della ’struttura di sostegno’ del nostro corpo? Le ossa di un adulto sono 206, ne sappiamo nominare solo una piccola parte, e di solito ci ’accorgiamo’ di loro quando succede qualcosa di spiacevole, dal piccolo malanno alla frattura o altre patologie gravi. Tendiamo a identiicare i problemi alle ossa come legati all’avanzare dell’età. E ancora: spesso abbiamo una visione ’antiquata’ delle possibili soluzioni a una frattura o a qualsiasi altra patologia ossea. Invece l’ortopedia è una delle specializzazioni dove i progressi della ricerca sono sempre più evidenti, a tutto beneicio dei pazienti. Digitalizzazione, chirurgia robotica e in un futuro non lontano intelligenza artiiciale: così tante operazioni che ino a qualche anno fa comportavano lunghe riabiliazioni, oggi vedono il paziente di nuovo in piedi in tempi ben più rapidi. Ciò non toglie che, come sempre, la prevenzione sia un’arma vincente per tutti, non solo per chi è a rischio osteoporosi. Lo stile di vita è l’arma più potente: alimentazione corretta, se necessario con l’apporto di integratori speciici come la vitamina D, e il giusto movimento per mantenere la mobilità delle articolazioni, ovviamente tenendo sotto controllo il peso. Una strategia che farà bene alle nostre ossa, e non solo.


Cesare Faldini
«Oggi la sfida è la chirurgia mini invasiva»

«Impiantiamo protesi senza intaccare i muscoli e il paziente è in piedi nel giro di poche ore. Gli obiettivi sono anca, ginocchio e caviglia»

di Donatella Barbetta

Come si mantiene la salute delle ossa? «Più che di salute delle ossa, bisogna parlare di benessere dell’apparato muscolo scheletrico e della persona – risponde Cesare Faldini, direttore della Clinica ortopedica I del Rizzoli di Bologna -. I muscoli sono le strutture che mantengono giovane e prestante il nostro isico: un esercizio regolare, misurato all’età e associato a una alimentazione varia permette di rimanere in forma. Poi è importante aver cura delle proprie articolazioni, mantenendo la postura corretta al lavoro, quindi postazioni ergonomiche, un occhio all’altezza della sedia e del monitor per chi lavora al computer, e, per chi fa lavori pesanti, al modo di sollevare i pesi. Il trucco sta sempre nella postura. Inine, non bisogna ingrassare troppo, perché le nostre articolazioni sono come le gomme delle automobili, più si viaggia carichi, maggiore è il consumo». Qual è oggi l’importanza dell’Istituto ortopedico Rizzoli nel nostro Paese? Nell’epoca della conoscenza che viaggia sul web alla velocità della luce, il Rizzoli, forte della sua tradizione ultracentenaria, è ancora il punto di riferimento indiscusso per l’ortopedia ad alta complessità. Fin dalla sua fondazione, allo Ior è stato riconosciuto di risolvere i casi altamente complessi. ‘Vada al Rizzoli!’ dicono i pazienti nel passa parola, i medici di famiglia e tanti ortopedici italiani. E a livello internazionale? Nel mondo ortopedico, europeo, americano e asiatico, si ammette che, se di una qualsiasi patologia, complessa o rara, si vedono pochi casi, al Rizzoli c’è una maggiore esperienza. In Paesi ad altissima tecnologia, come gli Stati Uniti, abbiamo portato una tecnica chirurgica innovativa di applicazione della protesi di anca per la quale siamo stati premiati nel 2014 a New Orleans e nel 2016 a Orlando. In Cina abbiamo portato tecniche all’avanguardia per le deformità vertebrali e in Africa, in particolare in Tanzania e in Camerun, insegniamo da oltre 20 anni la chirurgia delle deformità del piede. Quale sarà il prossimo obiettivo? «Puntiamo sulla tecnologia legata agli impianti ortopedici, ovvero le protesi articolari dell’anca, del ginocchio e della caviglia, e le viti per la issazione delle vertebre. Nei nostri laboratori di ricerca, in collaborazione con il professor Marco Viceconti, recentemente rientrato dall’Università di Shef- ield, del laboratorio di Tecnologia medicae del Dipartimento di tecnologia industriale dell’Università di Bologna e con il direttore del reparto di chirurgia protesica e dei reimpianti di anca e di ginocchio Francesco Traina, stiamo cercando di ridurre ulteriormente l’ingombro e quindi l’invasività degli impianti protesici». Quali sono le tecniche chirurgiche d’avanguardia? «In chirurgia ortopedica il punto principale è la riduzione dell’invasività: la conoscenza dell’anatomia richiesta nei casi molto complessi ci ha permesso di sviluppare tecniche a minore invasività in cui i muscoli non vengono sezionati, ma soltanto divaricati. Grazie alla collaborazione ultra decennale con il Dipartimento di anatomia dell’Università di Bologna, diretto da Lucia Manzoli, abbiamo studiato il modo di applicare le protesi all’anca senza intaccare i ‘motori’ dell’articolazione». Così il recupero avviene in tempi ridotti? «Certo. Oggi il paziente operato di protesi all’anca può alzarsi dal letto appena inito l’e etto dell’anestesia, salire le scale 24 ore dopo l’intervento ed essere dimesso in due o tre giorni. E’ il risultato dell’azione sinergica con il gruppo degli anestesisti e della struttura di riabilitazione». Il Rizzoli dal 2012 è presente anche in Sicilia: quali sono le operazioni più frequenti? «Il Rizzoli Sicilia è la risposta ai viaggi della speranza dal Sud al Nord. A Bagheria operiamo le gravi deformità dei bambini, della colonna vertebrale, l’oncologia ortopedica e le grandi revisioni protesiche. Finora abbiamo eseguito quasi 11mila interventi». Dal 2016 è diventato direttore della prima clinica ortopedica: qual è l’intervento che non dimenticherà mai? «La prima volta che abbiamo impiantato una protesi in entrambi gli arti, durante lo stesso intervento, su una signora di 74 anni a etta da una deformità artrosica bilaterale. Impensabile ino a qualche anno fa, e reso oggi possibile dall’evoluzione della tecnica ortopedica, ma anche anestesiologica, riabilitativa ed infermieristica. Intervento indimenticabile anche perché la paziente è la mia mamma». Nel suo studio sono esposte diverse targhe di premi ricevuti: c’è n’è una più importante delle altre? «Più che il singolo premio, direi che sono a ezionato alla continuità di produzione: l’American Academy of Orthopaedic Surgeons, la società scientiica ortopedica più prestigiosa del mondo, ha riconosciuto a me e alla mia équipe 23 premi per altrettante tecniche chirurgiche innovative. I relativi ilmati su chirurgia protesica e di revisione dell’anca, chirurgia mini invasiva del piede e delle deformità della colonna sono nella biblioteca on-line dell’American Academy: vuol dire che gli ortopedici americani si aggiornano sulle nostre tecniche chirurgiche ».


L’ISTITUTO RIZZOLI

Cura e ricerca ad altissima tecnologia
Prima banca del tessuto osteo-tendineo

Cura e ricerca: sono le due anime del Rizzoli di Bologna, l’Istituto ortopedico realizzato grazie alla donazione dell’ex convento di San Michele in Bosco da parte del chirurgo Francesco Rizzoli e inaugurato nel 1896 da Umberto I. L’integrazione tra reparti ospedalieri e laboratori è, infatti, uno dei punti di forza dell’ospedale. Lo Ior, riconosciuto nel 1981 come Istituto di ricovero e cura a carattere scientiico, Irccs, dal ministero della Salute, è anche sede di insegnamento universitario e con il Dipartimento Rit-Research, Innovation and Technology, è parte del Tecnopolo nella rete regionale dell’alta tecnologia. Il Rizzoli è ai primi posti, in Italia, per numero di protesi d’anca impiantate: 1.755 gli interventi eseguiti lo scorso anno. Nell’Istituto è attiva la Banca del tessuto muscolo-scheletrico dell’Emilia- Romagna, la prima fondata nel nostro Paese nel 1962: fornisce oltre il 50% del tessuto osteo-tendineo destinato a impianti e trapianti nel contesto nazionale.