Le sfide per il futuro

Sistema sanitario a due velocità
«Superare le disparità tra regioni»

La quota privata copre il 23% delle spese. C’è un divario da colmare

A QUARANT’ANNI dall’entrata in vigore della riforma del Sistema Sanitario Nazionale del 1978, luci ed ombre si alternano nella sanità italiana. Le buone notizie, sia chiaro, non mancano. E confermano come la scelta di un meccanismo universalistico gestito e sostenuto attraverso la fiscalità generale rappresenti una modalità in grado di offrire soluzioni, anche particolarmente complesse e costose vista l’innovazione in arrivo, ai cittadini. Solo pochi giorni fa il rapporto Health Care Efficiency di Bloomberg ha decretato per il nostro Paese un più che lusinghiero quarto posto nel mondo per efficienza del sistema stesso, con una tendenza al miglioramento, visto che abbiamo guadagnato ben due posti, rimanendo in coda solamente a Hong Kong, Singapore e Spagna. Lo studio, va ricordato, ha preso in considerazione i dati di varie agenzie internazionali considerando solamente alcuni Paesi. Fin qua, insomma, c’è comunque di che essere soddisfatti.

LA SITUAZIONE cambia un po’ quando si parla della percezione dei cittadini e delle disparità di servizi ed accesso che si registra nelle varie regioni, con la necessità sempre più pressante per le persone di ricorrere alla spesa privata. Il punto su questo tema è stato fatto alla Summer School di Motore Sanità, tenutasi nei giorni scorsi ad Asiago. Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale del Malato ha sottolineato come “in Italia la spesa privata abbia raggiunto quota 23 per cento rispetto alla spesa sanitaria totale, superando il limite del 15 per cento raccomandato dall’Oms. Per sostenere il bisogno di salute senza intaccare i redditi dei cittadini è urgente ridurre la spesa privata rafforzando così la copertura sanitaria pubblica e contrastando le attuali disuguaglianze”. Secondo Aceti “servono politiche sanitarie per l’accesso al Servizio sanitario nazionale in grado di agire fortemente sulle liste d’attesa, sulla riduzione del ticket, sull’efficienza e sull’innovazione organizzativa, sull’investimento e sull’innovazione nelle politiche del personale sanitario, nonché sulla semplificazione amministrativa”. Ovviamente, su questo fronte, va ricordato quanto è importante agire sulla domanda attraverso politiche dell’appropriatezza clinicoprescrittiva e attraverso codici di priorità, ma bisogna intervenire anche sull’offerta dei servizi. Come? Ad esempio aumentando la capacita􀌀 produttiva, attraverso l’estensione degli orari e giorni, creazione di percorsi di garanzia, presa in carico dei cronici da parte delle strutture senza che il paziente ritorni al Cup. Infine, ultimo consiglio emerso, sarebbe importante aumentare le strade per la prenotazione.

COSA CI ASPETTA per il futuro? «La nostra analisi – ricorda il Presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta – dimostra che il ‘Contratto per il Governo del Cambiamento’ non getta solide basi per mettere in sicurezza la più grande conquista sociale dei cittadini italiani». Rispetto alla crisi di sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale, il documento contiene un programma dettagliato e potenzialmente efficace per ridurre sprechi e inefficienze, ma non annuncia esplicitamente un aumento nominale del fondo sanitario nazionale, né un’inversione di tendenza del rapporto spesa sanitaria/ Pil, non prevede una ridefinizione del perimetro dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), esigibili su tutto sul territorio nazionale solo sulla carta, e non fa cenno all’inderogabile riordino legislativo della sanità integrativa che oggi, con le seducenti promesse del «secondo pilastro», favorisce derive consumistiche e di privatizzazione. «Tra le soluzioni proposte, va detto, c’è anche il regionalismo differenziato: un processo che va attuato con grande attenzione per far sì che le autonomie previste in sanità non amplifichino le diseguaglianze regionali».

F.M.


SPECIALITÀ MEDICINALI A COSTI SOSTENIBILI

Biosimilari, alternativa che piace
«Sensibili risparmi sui farmaci»

A FRONTE di una domanda destinata a salire in futuro, vista la tendenza demografica e il progressivo incremento dell’età media della popolazione, c’è una parola chiave che deve guidare il medico e deve essere condivisa dai cittadini: appropriatezza. Per offrire a ogni persona le strumentazioni diagnostiche e i trattamenti mirati, per evitare gli sprechi che poi pesano sulla disponibilità di tutti, anche alla luce delle terapie innovative presenti e di quelle che la ricerca si appresta a rendere disponibili.

UNO STRUMENTO di risparmio, che ovviamente si riflette positivamente sul sistema per il cittadino, sembra essere l’impiego dei farmaci biosimilari, del tutto simili ai loro originatori di natura biotecnologica. Il loro prezzo infatti potrebbe essere significativamente inferiore dopo la scadenza del brevetto del farmaco di riferimento. Entro il 2020 si renderanno disponibili i biosimilari di dodici farmaci biotech indicati per il trattamento di patologie importanti come i tumori e le malattie reumatiche a costi sostenibili per la sanità pubblica.

MA QUANTO sono informati e consapevoli gli italiani di questa opportunità? La risposta arriva da una survey condotta da Astra Ricerche su un campione di mille persone della fascia d’età 18-65 anni. Secondo la ricerca, solo un intervistato su cinque (20,5 per cento) pensa di conoscerli e la padronanza dell’argomento è spesso debole e non qualificata, con l’attribuzione spontanea di caratteristiche non corrette (per esempio essere a base di erbe), legata soprattutto al prefisso Bio. Comunque, in caso di prescrizione, quasi tre su cinque seguirebbero il consiglio del medico (59,8 per cento) mentre il 37 per cento cercherebbe una seconda opinione. Insomma: è il medico la variabile che guida il malato, come deve essere. Entro il 2020 si renderanno disponibili i biosimilari di 12 farmaci biotech che assicurano il trattamento di patologie importanti come i tumori e le malattie reumatiche a costi sostenibili per la sanità pubblica. Aifa riafferma il principio dell’intercambiabilità tra i biosimilari e i gli originatori, lasciando al medico la scelta se prescrivere il biosimilare o il biotecnologico corrispondente, ferma restando l’esigenza di un utilizzo appropriato delle risorse e di una corretta informazione del paziente.

MA QUALI potranno essere concretamente i vantaggi per la spesa sanitaria? Una recente analisi ha cercato di quantificare l’impatto economico che 8 importanti biosimilari, impiegati per la cura dei tumori, del diabete e delle malattie infiammatorie croniche immunomediate, avranno sulla spesa sanitaria. Al 2020, i risparmi stimati saranno tra i 750 e gli 800 milioni di euro.


Sanità digitale, vantaggi dal web
Ma il medico resta insostituibile

Boom dei dispositivi indossabili. App, orologi e braccialetti

GLI ITALIANI vedono di buon occhio la sanità digitale e i relativi vantaggi in medicina e chirurgia, ma temono intrusioni nella sfera della privacy. Sono anche aperti all’innovazione, ma resistono alla tentazione di fare autodiagnosi, e si rivolgono con fiducia al medico, per così dire, in carne e ossa. E’ il dato eclatante che emerge dalle ultime ricerche dedicate ai trend in tema di welfare. In particolare si sta cercando di capire anche in Italia quale sia la propensione all’utilizzo della rete e della tecnologia nella gestione del benessere psicofisico. E così scopriamo che il 55% degli intervistati si dice propenso a utilizzare i dispositivi indossabili, come braccialetti e orologi, che possono registrare i battiti del cuore o i chilometri percorsi a piedi.

DI QUESTI amici della tecnologia indossabile, il 47% la utilizzerebbe per monitorare i parametri vitali e fisici (come ad esempio pressione e frequenza cardiaca) anche a scopo preventivo. Per il 37%, invece, la loro utilità risiede nel supportare lo svolgimento di un’attività fisica corretta e quindi di contrastare la sedentarietà, mentre il 27% li userebbe come promemoria per l’assunzione di farmaci. Un’attenzione particolare viene riposta anche sulla telemedicina (47%), considerata un valido supporto soprattutto in caso di familiari non autosufficienti. Il vantaggio maggiore? Per il 52% la comodità, intesa soprattutto come risparmio di tempo per semplificare le procedure che la burocrazia del sistema sanitario ha prodotto in questi anni.

SOLO UNA PERSONA su cinque lamenta l’assenza del contatto personale con professionisti e addetti in grado di dare istruzioni o risolvere problemi specifici. Di una cosa siamo certi, la tecnologia viene incontro ai bisogni di salute, ma non sostituisce il rapporto medico paziente, che resta al centro del sistema.

TRA GLI ESEMPI di utilizzo delle nuove tecnologie ci sono le app. In particolare nelle condizioni di perdita della memoria, nel sospetto di una demenza senile o di Alzheimer iniziale, si sta affermando Chat Yourself, che attraverso l’utilizzo di un chatbot Messanger, aiuta a ricordare le cose. L’assistente virtuale, presentato in occasione di una iniziativa di Italia Longeva, si contatta chattando e consultando dispositivi digitali portatili, telefoni smart e tablet ed è capace di memorizzare le caratteristiche di un malato con deficit di memoria che, quando si allontana, da solo, tende a perdersi per strada, la app opportunamente interrogata indica il percorso per tornare a casa. LA APP Stroke Riskometer, altro esempio, segnalato da Alt, Associazione per la Lotta alla Trombosi, insegna a riconoscere tempestivamente i sintomi dell’ictus che non devono essere sottovalutati e fachiamare il 118 senza indugi. Se il cuore fa le bizze, c’è ora un dispositivo, il primo sistema diagnostico per l’insufficienza cardiaca, in grado di rilevare e segnalare per tempo il 70% degli episodi di scompenso di cuore, riducendo così il rischio di ricovero ospedaliero. Si chiama HeartLogic, ed è installato nei defibrillatori di ultima generazione. La Digital Health, salute digitale, migliora la qualità della vita e attraverso il sito www.pdha.it pubblica un bando di concorso per introdurre soluzioni tecnologiche nelle prestazioni sanitarie al fine di migliorare lo stile di vita.

DIALOGA con i dispositivi anche la piattaforma brainzone.it in modo da offrire uno spazio online dove stimolare le funzioni cognitive, e audio tool per il rilassamento mentale. C’è anche il Brain Challenge, un test per tenere in allenamento il cervello mediante un percorso di training ricco di suggerimenti per mantenere attive le funzioni intellettuali a ogni età.


Rete Pas, ambulatori e diagnostica
all’avanguardia e alla portata di tutti

PRESTAZIONI sanitarie di alto livello e servizi clinici, ambulatoriali e diagnostici di qualità a prezzi ‘calmierati’. E’ questa la mission di Rete PAS – Pubbliche Assistenze Sanità, (www.retepas. com), una rete di Centri medici non-profit sul territorio fiorentino. Come funziona? Semplice. Il cittadino si associa alla Rete in uno qualsiasi degli ambulatori PAS o nelle sedi di Humanitas Scandicci, Humanitas Firenze, Humanitas Firenze Nord, Croce Azzurra Pontassieve, Fratellanza Popolare di San Donnino e Pubblica Assistenza di Campi Bisenzio. Questo basta per avere diritto a prenotare visite mediche e diagnostiche a ‘tariffe sociali’ e con tempi di attesa minimi. Le prenotazioni possono essere fatte con una semplice chiamata al numero unico 055.71.11.11 oppure on line. «Nati come Fondazione 6 anni fa, dalle pubbliche assistenze – spiega Mario Pacinotti, presidente di Rete PAS –, lavoriamo in modo non-profit nell’offerta di servizi ambulatoriali diagnostici specialistici e di assistenza agli anziani, integrando il sistema pubblico e offrendo quelle che noi chiamiamo ‘tariffe sociali’, cioè prestazioni sanitarie al migliore prezzo di mercato. Tengo a sottolineare che la nostra non è una sanità ‘low cost’, bensì una sanità privata di ottima e selezionata qualità, offerta al prezzo più basso possibile. Le nostre strutture sono calate nel territorio: ‘a due passi da casa’, come recita un nostro slogan. Sono accreditate dalla Regione e dispongono di strumentazione all’avanguardia. Per esempio, i nostri ecografi e la risonanza magnetica sono di fascia alta. Nel 2017, nei nostri ambulatori abbiamo eseguito circa 170mila prestazioni, di cui l’85% private e il 15% convenzionate. Per il futuro prevediamo una crescita ulteriore».

M.M.Fossati


Appuntamento a Firenze dal 10 ottobre
con il Forum Sistema Salute 2018

CAPIRE il presente e anticipare il futuro. E’ questo l’intento del Forum Sistema Salute 2018 che si terrà dal 10 al 12 ottobre alla Stazione Leopolda di Firenze. (www.forumsistemasalute.it). Tutti i protagonisti dell’universo della Sanità sono quindi chiamati a confrontarsi sui temi dell’agenda di oggi e di domani. Il Forum affronterà argomenti quali la nuova governance del sistema e il cambiamento strategico, la gestione della cronicità, la riorganizzazione delle professioni sanitarie e dei processi, le nuove norme sulla privacy, la cyber security. «La parola d’ordine sarà ‘rete’ – sottolinea Giuseppe Orzati, amministratore di Koncept che organizza l’evento – perché il Forum si conferma come il luogo privilegiato dove stabilire relazioni importanti per cambiare il futuro». ‘Idee e progetti per lo sviluppo e la sostenibilità di tutto il settore della Salute’ propone 50 eventi, 400 relatori, oltre 3.000 persone attese. Si parlerà delle nuove opportunità gestionali presentate dalle reti cliniche interaziendali nell’’ottica di superare le criticità dei modelli ‘azienda’. Un confronto anche tra reti ospedaliere pubbliche e private. Un dibattito di cui saranno protagoniste le associazioni di volontariato e i rappresentanti dei cittadini. Si analizzeranno le reti per macro ambiti assistenziali e per setting di cura. In generale si affronterà il tema del management della Sanità e della sua capacità di anticipare le innovazioni. Il Forum si aprirà con il convegno sullo “Stato della Sanità in Italia” che tratterà aspetti politici, di governance, di equità e di sostenibilità. Sulla base di quanto emergerà si avanzeranno previsioni a due o tre anni, utili per orientare le scelte italiane nel settore della Salute.

M.M.F.

2018-09-28T09:10:36+00:00 Argomento: FAMIGLIA|Speciale |