Antonio Ciardella
«Prevenzione fin da piccoli per vederci bene da grandi»

«Grandi passi avanti per alcune patologie ereditarie. E nella microchirugia, in oculistica oggi abbiamo strumenti di grande precisione»

di Alessandro Malpelo

Antonio Ciardella ha operato a lungo negli Stati Uniti, tra New York e Los Angeles. Negli Usa ha diretto il dipartimento di Oftalmologia nel Denver Medical Center, Colorado, dove era già docente universitario. Una volta rientrato in Italia, ha riversato il frutto di anni di studi in reparto e facendo scuola alle nuove generazioni di specialisti. Spazia dalla chirurgia vitreoretinica alla retinopatia diabetica, le maculopatie, ed è spesso impegnato nelle campagne di utilità sociale per promuovere la salute della vista nella popolazione a tutte le età.
Dottor Ciardella, gli occhi sono un bene prezioso. Quali sono le grandi scommesse della clinica oculistica moderna?
«Direi che per vederci bene da grandi occorre fare prevenzione fin da piccoli».
Da dove conviene iniziare?
«Dalla diagnosi precoce della ambliopia, un calo dell’acutezza visiva slegato da alterazioni oculari e spesso causata da strabismo, ipermetropia, astigmatismo, tutti difetti correggibili, ma da affrontare senza esitazioni ».
Cosa si può fare?
«L’ambliopia andrebbe indagata già nella prima infanzia e può essere corretta con gli occhiali. Se trascurata può dare un danno permanente in età adulta non più curabile. Basti questo per capire quanto sono importanti gli screening anche prima di iniziare la scuola dell’obbligo ».
I genitori si accorgono di tali inconvenienti?
«Il più delle volte no, possono passare inosservati anche alla visita pediatrica. Per questo dico che occorre rivolgersi al medico specialista in oftalmologia fin dai primi anni».
Ma gli screening nei neonati non vengono fatti?
«A livello nazionale per quanto riguarda l’oftalmologia è obbligatorio solo l’esame che serve a fare diagnosi di cataratta congenita e retinoblastoma».
C’è grande mobilitazione a livello mondiale nella ricerca sulle malattie ereditarie, quelle che rendono ipovedenti e ciechi. Che novità ci sono?
«Per la prima volta è stato possibile correggere una distrofia retinica ereditaria, detta amaurosi congenita di Leber, con la terapia genica, trasferendo tramite un vettore virale il Dna normale per sostituire quello mutato. Si spera che presto questa terapia genica sarà possibile per una maggiore varietà di patologie e forse anche per la retinite pigmentosa, che è la malattia forse più conosciuta tra quelle ereditarie che portano alla cecità ».
Un problema sempre più diffuso tra le nuove generazioni è la miopia: si fatica a mettere a fuoco quello che è scritto sulla lavagna, o quello che appare sullo schermo del televisore, perché?
«Queste difficoltà sono spesso legate a cattive abitudini, un eccessivo impegno degli occhi da vicino, troppe ore trascorse a fissare il display del telefonino o del videogioco, troppo poco tempo trascorso all’aria aperta. Ma questo discorso vale anche per gli adulti».
Come porre rimedio?
«Gli anglosassoni raccomandano la regola detta del 20 20 20. Imparare a distogliere lo sguardo dal piccolo schermo per almeno venti secondi a intervalli regolari, minimo una volta ogni venti minuti, fissando oggetti lontani da noi venti piedi e oltre. L’American Academy of Ophthalmology raccomanda di puntare la sveglia per imparare a rispettare questi precetti».
Gli stili di vita dunque logorano l’apparato visivo. Traumi e aria inquinata fanno il resto, si finisce al pronto soccorso?
«Sicuramente, ci capita di operare persone che hanno subito insulti gravi, una signora sfortunata ad esempio è stata colpita all’occhio da un tappo partito accidentalmente da una bottiglia che teneva nella borsa della spesa. Penso anche ai tanti infortuni domestici, alle schegge da rimuovere, alle lesioni da luci laser».
Un‘altra evenienza che desta grandi preoccupazioni è il distacco della retina: si può verificare per frenate improvvise o durante la sport?
«Normalmente il distacco della retina, a dispetto del nome che può trarre in inganno, non è riconducibile a una causa traumatica. Occorre preoccuparsi nel momento in cui si nota l’improvvisa comparsa di corpi mobili scuri nel campo visivo, c’è chi vede come una mosca, una ciocca di capelli, delle ombre, altre volte si ha la sensazione di scorgere lampi di luce laterali quando si entra in una stanza buia o trovandosi alla guida di un veicolo, la notte».
In questi casi come comportarsi?
«Importante sottoporsi subito alla visita oculistica, perché nelle fasi iniziali si può curare il distacco di retina con terapia ambulatoriale laser, saldando i tessuti prima che i lembi si allontanino. Diversamente, se la retina è già distaccata, occorre trasferire il paziente in sala operatoria. Qui negli ultimi anni abbiamo strumenti sofisticati, aghi di calibro sempre più ridotti per la vitrectomia. I nuovi strumenti consentono una maggiore precisione dell’atto chirurgico, una superiore velocità di taglio, possiamo così eseguire una chirurgia microinvasiva senza bisogno di applicare alcun punto di sutura».


Colori e lettura dipendono dalla macula: i
fattori di rischio sono l’età che avanza e la miopia

Diversi tipi di maculopatie
Solo alcuni si curano con i farmaci iniettabili

Dottor Ciardella, parliamo delle manovre operatorie più sofisticate. Che cos’è, ad esempio, la vitrectomia?
«È una tecnica di microchirurgia che, mediante l’uso di sofisticati apparecch,i permette di rimuovere dalla cavità oculare il corpo vitreo, quella gelatina resa opaca in conseguenza di inconvenienti vascolari con perdita di sangue, ostruzioni circolatorie, versamenti emorragici. Permette di operare maculopatie (tipo pucker maculare o il foro maculare idiopatico) che possono causare una visione distorta detta metamorfopsia. Esistono altri tipi di maculopatia, le più comuni sono legate all’età e alla miopia patologica».
Ma che cos’è allora la maculopatia?
«La maculopatia è una malattia che colpisce la macula, l’area centrale della retina deputata alla visione nitida distinta, che ci permette di distinguere i colori e la scrittura, mentre il resto della retina fa vedere la periferia del campo visivo».
Con l’età la macula tende a degenerare?
«Si, l’invecchiamento della popolazione comporta certamente un aumento di maculopatie legate all’età. Possono essere di tipo secco o di tipo umido. Nelle forme di tipo umido osserviamo vasi sanguigni anomali che essudano».
L’edema maculare, quella patina umida di cui parliamo, può essere segno di complicanza di altre malattie, quali?
«Ad esempio la retinopatia diabetica e le occlusioni vascolari venose retiniche».
Che problemi ha il diabetico che si trascura?
«Nella retinopatia diabetica osserviamo che i vasi capillari della retina, danneggiati dalla glicemia elevata, diventano permeabili al siero. Abbiamo così l’edema, che provoca il calo visivo».
Senza entrare nella diatriba relativa alle scelte dei farmaci, quali sono in generale le molecole impiegate per trattare certi tipi di maculopatia?
«Parliamo di farmaci iniettabili all’interno dell’occhio che appartengono alla categoria degli anticorpi monoclonali diretti contro il cosiddetto fattore di crescita dell’endotelio vascolare. Questo viene bloccato e la terapia porta alla regressione dei sintomi. Assistiamo alla ricerca dI farmaci con emivita prolungata, in modo tale che invece di fare iniezioni a cadenza mensile o bimestrale si possano sfruttare intervalli più lunghi».

Alessandro Malpelo

I NUMERI DEGLI OCCHI

200mila
RETINOPATIE. Oltre 200mila persone in Europa soffrono di cecità ereditarie dovute il più delle volte a difetti genetici individuabili nei recettori

1,5 milioni
Un milione e mezzo di giovani in Italia ignora di essere portatore di una patologia visiva che scopre solo con l’età adulta

40 anni
GLAUCOMA. Malattia oftalmica con danni al nervo ottico causati da ipertensione dentro l’occhio, una delle cause più frequenti di cecità acquisita dopo i 40 anni, ha una prevalenza stimata del 2,5-3%

13%
MACULOPATIA. Compare già tra i 55 e 64 i anni. Come incidenza arriva a colpire fino al 13% della popolazione di età superiore agli 85 anni