IL PROFILO

Ferruccio Santini, 59 anni, presidente della Società Italiana dell’Obesità (SIO), è professore associato di endocrinologia all’Università di Pisa, responsabile della sezione “centro obesità” afferente alla unità operativa Endocrinologia I dell’Azienda ospedaliera universitaria pisana. Per tre anni è stato ricercatore all’Università di California Los Angeles (UCLA). È autore di oltre cento pubblicazioni su riviste scientifiche internazionali.

Ferruccio Santini
«La battaglia contro l’obesità si può vincere»

«La ricerca aiuta, ma dobbiamo tornare a uno stile di vita attivo e con una alimentazione equilibrata´ È fondamentale imparare fin da bambini»

di Alessandro Malpelo

L’obesità è una malattia influenzata da fattori genetici, ambientali e psicologici: la bilancia è come un giudice implacabile. In queste settimane capita di fare la spola tra il letto e il divano fin troppo spesso, rimanere seduti a tavola o davanti alla scrivania, per ore. Dilaga il sovrappeso, come una epidemia parallela. Possiamo difenderci? Ne parliamo con Ferruccio Santini, presidente della Società italiana dell’obesità.
Professor Santini, questi lunghi giorni chiusi in casa… pesano. Chi più chi meno, dobbiamo rassegnarci a prendere qualche chilo?
«Eviterei di parlarne in termini di condanna senza appello. Succede che abbiamo modificato le abitudini. Con tutto quello che mangiamo si tende pian piano a incrementare le nostre riserve, è inevitabile».
Verrebbe in mente un periodo di digiuno, l’ennesima dieta o una liposuzione.
«Ma noi clinici diciamo che nel perdere grasso occorre mantenere massa muscolare, integrità ossea, il termine dimagrire è fuorviante. Se perdiamo peso prendendo farmaci per digiunare, ad esempio, sarebbe svantaggioso ».
Una pillola miracolosa no?
«Quella manca, nemmeno credo che la vedremo mai. Ci vuole uno stile di vita che ci mantenga molto attivi. Perché il nostro cervello viene informato costantemente sul tipo di attività che svolgiamo e ci condiziona, capisce che non hai bisogno di fare fatica e si mette a fare scorte. Ragiona sempre come se dovessimo prepararci per future carestie ».
Si tende a essere pigri, cerchiamo ricompense golose. Dalla tv arrivano pochi stimoli…
«Più che dalla televisione, io auspicherei un messaggio educativo che parte dai banchi di scuola, che faccia leva sull’igiene personale in senso lato, sani stili di vita che in questi tempi abbiamo imparato a valorizzare. Occorre avere rispetto di noi stessi per mantenere un peso adeguato. Questo a scuola dovrebbero insegnarlo».
Mangiare troppo, in proporzione, è un problema insorto negli ultimi decenni?
«Sì, perché prima la gente per lavorare si muoveva, i bambini per giocare correvano, il dolce si mangiava alla domenica, il problema sovrappeso era assente. Oggi che lo stile di vita è cambiato, certi insegnamenti andrebbero radicati negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza ».
Un centimetro dopo l’altro, dopo i cinquant’anni la cintura si allarga.
«Anche prima dei cinquanta, perché non siamo tutti uguali, c’è una genetica che ci rende differenti. Quindi chi più chi meno tutti abbiamo la tendenza a prendere peso. Alcuni sfortunati ce l’hanno da bambini, quel problema. Per altri più resistenti il problema si pone più avanti. Pochissimi fortunati rimangono magri tutta la vita, ma sono una minoranza».
Come fate a capire in ambulatorio se una corporatura robusta è fatta di muscoli o grasso?
«Abbiamo l’ecografia, la bioimpedenziometria che valuta la composizione corporea a seconda dei distretti, tanti strumenti dicono quanto grasso c’è, dove è depositato, ma l’esame obiettivo classico, valutando peso, altezza, circonferenze e via dicendo, dice già tutto. Molto utili alcuni esami ematochimici, perché l’obesità viscerale addominale, quella che si accompagna alla predisposizione al diabete mellito, determina variazioni indicative nella composizione dei lipidi nel sangue. Gli esami uniti all’analisi dell’aspetto fisico sono sufficienti a dire se la persona presenta fattori di rischio cardiovascolare ».
Allora, grasso è bello?
«Vorrei spiegare che il grasso è costituito di cellule importanti, è un organo endocrino, che mantiene le nostre riserve».
Ma non si dice che l’accumulo adiposo nell’addome moltiplica l’infiammazione?
«Diciamo che il problema si pone quando l’adipe stravasa dal sottocutaneo e finisce in addome, nel fegato, intorno al cuore, lungo le vie respiratorie. Dopo la menopausa la donna, per via del calo degli estrogeni, riduce la sua capacità di regolare il grasso sottocutaneo, che anche a parità di peso si distribuisce come l’uomo. Insomma, il tessuto adiposo non è veleno, ma nella pancia diventa cattivo, deve stare sotto la pelle».
In che modo la ricerca potrà aiutarci?
«Date le connessioni che esistono tra eccesso di peso e malattie, nuove molecole farmacologiche potranno aiutare soprattutto chi ha una predisposizione eccessiva nei confronti dell’obesità. Tornare a uno stile di vita adeguato resta la cosa fondamentale. Dalla modernizzazione abbiamo ottenuto vantaggi, l’indice di sopravvivenza supera gli ottant’anni. Per quel che riguarda il controllo del peso abbiamo perso certe condizioni che rendevano l’uomo consono alla sua vera natura, lo mantenevano nelle proporzioni adeguate. Un ritorno al passato sarebbe fondamentale, essere piu primitivi significherebbe guadagnare in salute. Ecco perché occorre incrementare il lavoro fisico, il gioco nei bambini, e curare una alimentazione vicina a quella naturale ».


I RISCHI PRINCIPALI E LE STRATEGIE TERAPEUTICHE

Diabete, ipertensione e disagio sociale
Serve una sinergia fra medici e paziente

Le condizioni di sovrappeso e obesità sono responsabili dell’80 per cento dei casi di diabete tipo 2, del 35 per cento dei casi di malattie ischemiche del cuore e del 55 per cento dei casi di malattie ipertensive tra gli adulti. Fare attività fisica e osservare una dieta scrupolosa, facendosi seguire da specialisti, talvolta non basta. Perché l’obesità è una vera e propria malattia, eterogenea e multifattoriale, va curata affidandosi al medico, rappresenta un fattore di rischio per svariate malattie croniche. Inoltre influisce negativamente sull’aspettativa di vita, è causa di disagio sociale e spesso, tra bambini e adolescenti, accompagna episodi di bullismo, come più volte le cronache hanno riportato, tutti aspetti che concorrono a richiedere l’impegno sinergico di Istituzioni, Società medico-scientifiche e associazioni pazienti. Questo è uno dei messaggi chiave lanciati in occasione del World Obesity Day. In Italia, secondo dati Istat, una persona su dieci è obesa.