Elsa Viora «Dai progressi contro l’infertilità nuove speranze per le coppie»

«Le difficoltà nel concepire in modo naturale sono molteplici, sia per la donna che per l’uomo. Oggi abbiamo possibilità di riuscita più alte»

di Alessandro Malpelo

La difficoltà a concepire nelle donne tende a crescere con l’età, ben prima dell’arrivo della menopausa. Lo stress, le paure, le insicurezze, sono fattori che aggravano tutte quelle condizioni che possono portare all’infertilità. «Nessuna donna deve rinunciare al suo desiderio di essere madre», afferma Elsa Viora, presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri italiani (Aogoi). Abbiamo infatti gli strumenti e le conoscenze per ovviare in tanti casi alle difficoltà nel fare figli. La pandemia ha separato fidanzati e fatto saltare matrimoni già programmati, è calato il numero dei concepimenti naturali, solo da pochi giorni sono ripresi i trattamenti di procreazione medicalmente assistita (Pma) che erano stati messi in pausa. Oltre il 30% delle donne che accede alle pratiche di fecondazione ha più di quarant’anni, in questi casi il fattore tempo è decisivo.
Dottoressa Viora, partiamo dall’infertilità: che cos’è e perché si instaura?
«L’infertilità si manifesta quando una coppia cerca una gravidanza e non riesce a ottenerla con i metodi naturali. Dipende da molteplici cause, che possono riguardare la donna, l’uomo, oppure la coppia nel suo insieme. Talvolta non si riesce a identificare un motivo specifico».
Da cosa può dipendere questo disturbo?
«Nella donna l’infertilità può essere legata a problemi congeniti, anatomici, che riguardano utero, ovaie e tube. Possiamo avere fattori endocrini che portano a ovulazione discontinua, ovaio policistico, disturbi della condotta alimentare, endometriosi. Man mano che l’età della donna progredisce cala la fertilità, anche tra quante sono esenti da patologie. Abbiamo quindi una miriade di cause diverse, un elenco che non possiamo qui esaurire, ma tutte le problematiche vengono affrontate a livello specialistico nei centri Pma. Similmente a quanto accade nella donna, le considerazioni valgono anche per l’uomo e per l’infertilità di coppia».
Le terapie fanno grandi passi avanti, quali i principali?
«Le tecniche della Pma sono sempre più raffinate, abbiamo migliorato tantissimo le possibilità di riuscita. Metodiche come Fivet (fecondazione in vitro con trasferimento dell’embrione), Icsi (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo), sono sigle ormai note a tutti. La possibilità di selezionare meglio gli ovociti ha fatto aumentare la possibilità di successo. Coppie che fino a un recente passato venivano escluse oggi sono considerate eleggibili. Straordinari progressi sono stati fatti anche in tema di conservazione del tessuto ovarico, partendo dalle donne che affrontano una menopausa indotta dalle terapie per trattare malattie neoplastiche. Nell’uomo abbiamo assistito a progressi simili, cito il prelievo di spermatogoni. Come federazione delle società scientifiche vorrei ricordare a questo proposito che all’interno della Società italiana di ginecologia e ostetricia si è costituito un gruppo di interesse speciale (GISS) che si occupa specificamente di medicina della riproduzione».
L’epidemia ha scombussolato i piani ma ora si riparte.
«In Italia negli ospedali, negli ambulatori e nei centri Pma, tutti hanno preso le necessarie precauzioni. Le donne asintomatiche e negative al virus possono essere ammesse al prelievo ovocitario o al transfer di embrioni congelati».
Le titubanze riguardano anche l’esecuzione di esami come la diagnosi preimpianto.
«Questa può essere effettuata per le coppie che ricorrono alle tecniche di procreazione medicalmente assistita, in particolare nelle condizioni ad alto rischio di trasmissione di alcune patologie cromosomiche o geniche. In ogni caso le coppie vanno correttamente informate sui limiti di tale indagine, che non esclude la diagnosi prenatale, che rimane l’unico modo per essere certi che il feto non abbia la malattia ricercata».
Quali cautele deve osservare in questo periodo una donna in dolce attesa?
«L’obiettivo è sempre quello di ridurre al minimo il rischio contagio, prima e dopo il parto, come nella vita di tutti i giorni. Quindi lavarsi le mani accuratamente, mantenere sempre le distanze, coprire bocca, naso e mento in presenza di altre persone, specialmente all’interno di locali. Le mamme dovranno evitare luoghi affollati con il bambino dopo aver partorito, centellinando o meglio rinviando le visite strette di parenti e amici».
Come regolarsi per l’allattamento?
«Le mamme che allattano possono essere rassicurate. Occorre naturalmente seguire le indicazioni dei neonatologi, e rispettare le norme igieniche. Come associazione abbiamo realizzato un poster (scaricabile sul sito www.agoi.it) che risponde ai tanti dubbi sulla gravidanza con illustrazioni e consigli pratici, e che consiglio di consultare».


NUOVI PROTOCOLLI CONTRO IL CORONAVIRUS

Ripartono i trattamenti di fecondazione assistita
«Ansia da lockdown per le pazienti over 40»

Sono ripresi i trattamenti di fecondazione assistita a seguito del via libera del Centro Nazionale Trapianti e del Registro PMA dell’Istituto Superiore di Sanità. Gli specialisti della Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia, attraverso il gruppo di interesse speciale (GISS) in Medicina della Riproduzione, hanno redatto un protocollo che prevede la riorganizzazione degli spazi, delle attività, il corretto utilizzo dei dispositivi di protezione individuale, e tre triage che costituiscono check-point di verifica dello stato di salute delle coppie e degli operatori sanitari. «Oltre il 30% delle donne che accede alla PMA – ha dichiarato il professor Nicola Colacurci, coordinatore del GISS – ha più di 40 anni, e teme di perdere una opportunità. La nostra priorità era dare una risposta a quante avevano intrapreso un percorso di fecondazione assistita, o che erano in procinto di farlo, e che durante il lockdown hanno vissuto con sofferenza l’ansia del tempo che scorre».