Giovanni Pellacani
«La prevenzione è l’arma vincente per la pelle»

«Lo screening periodico serve per individuare lesioni in fase iniziale. E quando ci si espone al sole è fondamentale usare una fotoprotezione»

di Alessandro Malpelo

Medico e manager: attento, sensibile e incline al sorriso. Giovanni Pellacani, direttore della Clinica dermatologica dell’Università di Modena e Reggio Emilia, ha fatto la spola incessantemente, nei mesi scorsi, con la città di Milano e il resto del mondo. Nel capoluogo lombardo ha infatti presieduto il congresso mondiale di malattie della pelle, ribalta internazionale dalla quale scaturiscono le novità più importanti di questa disciplina.
Professor Pellacani, iniziamo da un classico: il melanoma e il rischio di esposizione ai raggi solari.
«Il melanoma è una neoplasia cutanea complessa, in cui si è avuto un netto miglioramento, come diagnosi e cura. Ma i dati di incidenza restano elevati, in costante aumento per l’abitudine di esporsi al sole in modo intermittente o irregolare, senza protezione. A questo aggiungiamo la pratica deleteria delle abbronzature artificiali».
La prevenzione è all’ordine del giorno, come comportarsi?
«Occorre avere consapevolezza dei rischi, abituarsi a controllare la pelle, affidarsi al medico dermatologo e sottoporsi periodicamente allo screening dei nei».
Come si sospetta il melanoma?
«Si manifesta come una lesione della pelle spesso pigmentata, nelle fasi iniziali, può assomigliare a un nevo con delle disomogeneità di colore».
La diagnosi spesso richiede abilità e strumenti idonei. Quali?
«Ultimamente abbiamo affiancato alla dermatoscopia la microscopia confocale, quest’ultima tecnica ci permette di ottenere una biopsia digitale senza prelievo di pelle in cui vedere la eventuale presenza di cellule maligne, e quindi discriminare meglio il melanoma dalle lesioni benigne. Si limita così il ricorso alla chirurgia, riducendo nel contempo le percentuali di errore. Inoltre questa indagine si rivela molto utile, ad esempio, per lesioni difficili, tipo quelle localizzate al volto».
Quali le novità della ricerca in dermatologia?
«Sicuramente una nuova generazione di farmaci, come quelli per la cura della psoriasi capaci di far scomparire la malattia con altissimi profili di sicurezza, cioè senza effetti collaterali di rilievo. Abbiamo farmaci sempre più validi anche in oncologia, sia per il melanoma sia per i carcinomi ».
Ma questi farmaci sono sicuri anche in tempo di Covid?
«Nessun pericolo aggiuntivo. Infatti i nuovi farmaci biologici per la psoriasi e per la dermatite atopica non sono immonosopressori ma immmunomodulatori, per cui equilibrano la risposta del sistema immunitario».
E sul versante dell’aspetto fisico, cosmetici a parte, che sorprese ci riserva la scienza moderna?
«Le nuove frontiere della medicina estetica sono evidenti, ormai non si guarda più al semplice riempimento, andiamo oltre. Lo specialista punta al rimodellamento e alla rigenerazione dei tessuti».
Torniamo ai raggi solari. Demonizzati a volte, eppure si dice che sono disinfettanti e antidepressivi naturali. La tintarella è anche sinonimo di bellezza.
«L’esposizione al Sole deve essere controllata e adeguata al tipo di pelle, ma comporta indubbiamente grandi benefici per la nostra salute. L’abbronzatura in questo senso è una espressione di difesa dell’organismo. La cute esposta ai raggi UV stimola i melanociti a produrre melanina, che assorbe le radiazioni come un filtro, e a produrre la Vitamina D necessaria a tante funzioni del nostro organismo. Basta poco sole per produrre quantità sufficienti di vitamina D, quindi una vita sana, con momenti trascorsi all’aria aperta, fa bene. Viceversa, stare al sole come lucertole fa invecchiare la pelle».
Gli inconvenienti da evitare?
«Eritemi e scottature. Nei primi giorni di esposizione al sole è fondamentale una rigorosa protezione ». Le più recenti sperimentazioni a difesa della pelle in che direzione si muovono? «La rivoluzione in atto è legata alla scoperta che esistono diversi tipi di melanoma: ha poco senso parlare di un’unica patologia, dobbiamo riferirci a un insieme di malattie, che possono differenziarsi sia per l’aspetto con cui appaiono sulla pelle, sia per la velocità con cui crescono e per la capacità di progredire. Nel melanoma metastatico ad esempio, che è la forma avanzata, la scommessa consiste nell’individuare tempestivamente la cura su misura per ogni singolo paziente. Abbiamo farmaci target, in grado di legarsi specificamente ai bersagli molecolari identificabili nelle cellule mutate, immunoterapici che fanno leva sulle difese proprie dell’organismo. Ma per impiegare al meglio queste nuove armi occorre individuare le mutazioni, come quella a carico del gene BRAF, presente nel 50% circa dei melanomi cutanei. L’individuazione della mutazione guida poi il team multidisciplinare nella scelta della terapia capace di agire in modo mirato».


INNOVAZIONE TECNOLOGICA

Diagnosi più accurate e meno falsi positivi grazie alla microscopia laser confocale

La diagnosi precoce del melanoma in presenza di lesioni sospette è un banco di prova per il medico. Accanto alle tecniche collaudate, ora si affianca la microscopia laser confocale. Uno studio presentato dal professor Giovanni Pellacani al World Congress of Dermatology ha mostrato più elevati livelli di accuratezza diagnostica in presenza di lesioni equivoche. Lo
studio, finanziato dal Ministero della Salute, ha coinvolto tre centri con oltre 6mila casi, e ha preso in considerazione due gruppi di pazienti, uno indagato con l’uso della sola dermatoscopia, l’altro anche con l’utilizzo di microscopia laser
confocale. In quest’ultimo caso la percentuale di riconoscimento di lesioni benigne, quindi di interventi chirurgici risparmiati, è risultata del 64%. «In questo modo – ha spiegato Pellacani – possiamo togliere meno nevi e più melanomi, con un risparmio stimato di 200 mila euro per milione di abitanti ogni anno per il Sistema Sanitario Nazionale