Armi affilate contro il colesterolo cattivo

All’orizzonte un profarmaco che agisce con un meccanismo diverso rispetto a statine e anticorpi intelligenti

di Federico Mereta

PIANO PIANO, fa passi avanti la ricerca di nuove soluzioni per le persone che debbono a rontare livelli troppo alti di colesterolo ‘cattivo’ (Ldl). E apre nuove strade per i circa 90mila italiani che fanno i conti con lo scompenso cardiaco, malattia che porta il muscolo cardiaco a perdere forza, dando luogo a problemi di vario tipo, dal goniore delle caviglie ino all’edema polmonare, passando per la fatica di salire una rampa di scale. Le buone notizie, in senso farmacologico, arrivano dal congresso della Società europea di cardiologia tenutosi a Parigi. Capitolo colesterolo: le nuove linee guida dicono che occorre raggiungere valori di Ldl inferiori a 55 milligrammi per decilitro e almeno dimezzare il colestero lo Ldl. Al momento con valori di 70, confermati per chi è a rischio elevato, solo il 36 per cento dei soggetti ad alto rischio che dovrebbero raggiungere questi livelli ottiene davvero questa cifra. Puntare solo sull’alimentazione per ottenere questi risultati non è possibile. Ma occorre comunque abbassare più che si può i valori del grasso ‘cattivo’ «Siamo abituati al fatto che scendere troppo può creare problemi come accade per la pressione e la glicemia, ma per il colesterolo non è così – spiega Alberico Catapano, docente al Dipartimento di scienze farmacologiche e biomolecolari dell’Università di Milano –. Ai farmaci disponibili, come le statine, ezetimibe e i moderni anti-PCSK9 (gli anticorpi monoclonali ‘intelligenti’) si aggiungerà nel prossimo futuro un nuovo profarmaco, chiamato acido bempedoico che agisce con un meccanismo d’azione ancora diverso rispetto ai precedenti». Passando allo scompenso, non bisogna mai dimenticare che ne esistono di diversi tipi e che le cure, farmacologiche e non, vanno sempre mirate caso per caso. Prima di tutto occorre riconoscere la situazione che porta il cuore a pompare meno sangue e quindi ossigeno nelle arterie. «Ci si autolimita: cose del tutto normali come salire due rampe di scale oppure riposare senza i classici due cuscini sotto la testa diventano impossibili – spiega Michele Senni, direttore del Dipartimento cardiovascolare e dell’Unità complessa di cardiologia I all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo –. Sul fronte delle cure, un farmaco per il diabete (dapaglifozin) si è dimostrato e icace nel migliorare la prognosi e la qualità di vita dei malati. Nei casi con funzione sistolica ridotta (ovvero proprio quando il sangue non viene spinto correttamente dal cuore), questo farmaco potrebbe diventare uno standard di cura».


Tecnologia spaziale allo studio
E il cuore andrà come un razzo

Prototipo senza fili per pompare sangue

SOSTITUIRE IL CUORE che non riesce a pompare sangue con una macchina intelligente. È l’obiettivo delle ricerche sul cuore artiiciale, che in futuro potrebbero sfruttare anche la tecnologia spaziale. Lo promette uno studio della China Academy of launch vehicle technology, normalmente impegnata nella produzione di razzi, che ha messo a punto un prototipo chiamato HeartCon. Il dispositivo pesa solo 180 grammi, è più piccolo di un pugno e potrà avere un funzionamento simile a quello del servomeccanismo di un razzo, azionato da una pompa idraulica. La scienza, insomma, va avanti. E già oggi per fortuna ci sono dispositivi intratoracici di assistenza cardiocircolatoria meccanica (Vad), che sempre più riescono a trarre energia da ‘centraline’ semplici. Si sfrutta in questo senso la modalità senza ili che consente di ricaricare il cuore nel giro di un paio d’ore lasciando il paziente libero di muoversi. Il malato, infatti, può ricaricare il cuore artiiciale grazie ad una cintura che invia corrente alla batteria interna del dispositivo. Questa modalità di alimentazione riduce il rischio di infezione, tallone di Achille nei sistemi alimentati via cavo, e permette una migliore qualità di vita nei pazienti impiantati con questo cuore artiiciale.

F. M.


Facciamo il tagliando cardiaco

Anche le persone sane dovrebbero controllare la pressione arteriosa almeno una volta l’anno

di Antonio Alfano

COME UN KILLER SILENZIOSO non si fa notare, ma può colpire seriamente, aprendo il varco a gravi malattie soprattutto cerebro e cardiovascolari. Mostra tutta la sua pericolosità quando appaiono i segni clinici dei danni provocati: ictus cerebrale, infarto, insuf- icienza renale ed altre malattie. Allora si scopre anche di avere la pressione alta. «La pratica quotidiana evidenzia spesso – conferma Giancarlo Casolo, direttore dell’Uoc di cardiologia dell’ospedale della Versilia e presidente regionale Toscana dell’Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri – la scarsa consapevolezza dei pazienti di fronte alle insidie dell’ipertensione arteriosa, spesso non adeguatamente trattata. Non è una malattia vera e propria, ma favorisce e etti nefasti, come nel caso di ictus, infarto e scompenso cardiaco». Anche l’Organizzazione mondiale della sanità ha rivolto più volte l’attenzione sull’ipertensione arteriosa, suggerendo un regolare controllo della pressione sanguigna, cioè la pressione esercitata dal sangue sui grossi vasi sanguigni, sotto la spinta del cuore. Quando si misura la pressione si considerano due valori la massima (sistolica), con il cuore contratto e la minima (diastolica), con il cuore dilatato. La misurazione della pressione si e ettua di solito al braccio destro, in posizione seduta, utilizzando lo sigmomanometro a mercurio e il fonendoscopio. È consigliato un corretto utilizzo dello strumento di misurazione e di e ettuare almeno due misurazioni, a distanza di qualche minuto l’una dall’altra. Il ‘Progetto cuore sulla popolazione italiana per il 2018-2019’ dell’Istituto superiore di sanità (Iss), stima che in Italia almeno 15 milioni di persone presentino una pressione arteriosa superiore o uguale a 160 mmHg o siano in trattamento con farmaci antiipertensivi. Viene considerata ‘normale’ una pressione sistolica inferiore a 120 mmHg e una pressione diastolica inferiore a 80 mmHg. Si entra nel livello di attenzione con una pre-ipertensione, una pressione sistolica compresa fra 120 e 140 mmHg o una pressione diastolica compresa fra 80 e 90 mmHg. Si parla di ipertensione arteriosa quando i valori della pressione sistolica superano i 140 mmHg o quelli della pressione diastolica i 90 mmHg. La prevenzione ed i controlli si rivelano un’arma e icace per scongiurare l’ipertensione arteriosa. Dati gli e etti, anche in condizioni normali è consigliabile misurare la pressione arteriosa almeno una volta all’anno. «Il cuore è un motore straordinario – a erma Roberto Ferrari, direttore del Dipartimento di scienze mediche dell’Università di Ferrara e coordinatore scientiico del progetto Ferrara, città della prevenzione – che gira giorno e notte 365 giorni l’anno per tutta una vita. Ma per assurdo portiamo più spesso l’auto a fare i tagliandi che non il motore della nostra vita. Data l’importanza che riveste all’interno dell’organismo è fondamentale sottoporsi regolarmente, soprattutto dopo una certa età, ad alcuni esami speciici». Opportuno rispettare corretti stili di vita, oltre all’abolizione del fumo, necessaria una corretta alimentazione, tenere sotto controllo il peso, ridurre lo stress. È anche utile moderare il sale nel cibo. Troppo sale può alzare la pressione arteriosa, anche più dell’età, come di solito si pensa.


PREVENZIONE

Sigarette addio
Non è mai inutile o troppo tardi

Forse darà fastidio ai fumatori incalliti, ma l’invito degli esperti è chiaro: smettere di fumare è la cosa più importante che un fumatore possa fare per vivere più a lungo. Non è mai troppo tardi. L’indicazione è particolarmente appropriata nei pazienti con malattie cardio e cerebro vascolari. «Se l’ipertensione arteriosa – sostiene Giancarlo Casolo, direttore dell’Uoc di cardiologia dell’ospedale della Versilia e presidente regionale Toscana dell’Associazione nazionale dei medici cardiologi ospedalieri – si associa al fumo, si rischia di moltiplicare esponenzialmente il rischio di malattie cardiovascolari ».Anche per la task force della Società europea dell’ipertensione arteriosa e della Società europea di cardiologia «il fumo rappresenta il principale fattore di rischio per le malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Sebbene i fumatori siano in calo nella maggior parte dell’Europa (in cui il divieto di fumo è e icace), essi sono ancora di usi in molte regioni e gruppi di età». Rispettare un corretto stile di vita, eliminando il fumo, soprattutto per i pazienti ipertesi, può evitare brutte sorprese per la propria salute.

A. A.


Bocca sana già prima di nascere

Il controllo della salute orale in gravidanza abbassa l’incidenza di malattie dentali nei bimbi

di Maurizio Maria Fossati

SALUTE ORALE non è solamente assenza di malattia, ma è il completo benessere isico, psichico e sociale. I denti, infatti, non servono solo per masticare, ma hanno un ruolo essenziale anchenell’articolare le parole e nella vita relazionale. El’impossibilitàdi sorridere, a causa di una bocca poco curata può rappresentare una notevole limitazione psicologica nella vita quotidiana. Ecco quindi l’importanzadi una prevenzione a tutto tondo. «Certamente – a erma Gualtiero Mandelli, specialista in odontoiatria, ortognatodonzia e pediatra –. La prevenzione orale deve essere praticata in dall’età perinatale. Il mantenimento delle condizioni ottimali del cavo orale della donna, infatti, è fondamentale per garantire la salute orale del nascituro. È accertato che il controllo delle malattie orali della madre, prima e durante la gravidanza, diminuiscel’incidenzadelle malattie dentali nel bambino. Ma non solo. O re anche il potenziale per promuovere unamiglior salute orale nella vita adulta del nascituro». Cosa signiica prevenzione nella pratica quotidiana? «Adottare precise norme di comportamento legate a pratiche di igiene orale e igiene alimentare. Inoltre, sottoporsi a periodiche visite specialistiche che permettano di individuare precocemente eventuali processi patologici». Partiamo dal neonato. «Innanzitutto il pediatra deve eseguire una valutazione del cavo orale del bambino entro il 12esimo e poi entro il 24esimo mese di vita. Se va tutto bene, il primo controllo dal dentista dovrà essere fatto a circa 3 anni di età. Ma attenzione, le pratiche di igiene orale cominciano subito, in dalla comparsa del primo dentino. La placca batterica deve essere asportata quotidianamente attraverso l’impiego dello spazzolino (2 volte al giorno per 2 minuti). È la base dell’igiene orale. Anche l’alimentazione ha un ruolo fondamentale, bisogna, infatti, cercare di contenere la frequenza delle assunzioni di alimenti ricchi di zuccheri durante il giorno ed evitare di assumere cibi o bevande zuccherate prima di coricarsi. Tale abitudine potrebbe infatti esporre il bambino al rischio di sviluppare una patologia chiamata ‘sindrome da biberon’ caratterizzata dalla presenza di carie sui denti decidui anteriori e posteriori». «È inoltre particolarmente importante – sottolinea Giorgio Gastaldi, direttore della Scuola di specializzazione in ortognatodonzia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – portare periodicamente il bambino dal dentista per una valutazione personalizzata e per instaurare con il dentista/ ortodontista un rapporto sereno e di iducia. Questo permette di scoprire precocemente ed eventualmente di pianiicare le strategie terapeutiche necessarie in caso di problemi ortopedici, funzionali e dentali». Anche in età adulta la prevenzione e la salute orale risultano di fondamentale rilevanza. «Certamente – spiega il dottor Mandelli –. È importante promuovere e favorire programmi di prevenzione e cura delle patologie più di use della bocca come carie, malattie parodontali, neoplasie al ine di evitare la perdita dei denti. Inoltre, questi tipi di prevenzione vanno considerati come una misura più ampia di promozione della salute globale dell’individuo se si considera che diversi fattori di rischio per le malattie del cavo orale (batteri, dieta non adeguata, fumo, abitudini di vita scorretti) sono comuni ad altre malattie cronico-degenerative. Risulta quindi fondamentale: eseguire una quotidiana e attenta igiene orale spazzolando i denti con tecnica corretta. L’uso di un dentifricio luorato è fortemente consigliato nei soggetti adulti a rischio di carie medio-basso. Altrettanto consigliato è l’impiego del ilo interdentale, specie per chi ha protesi isse»


Tutti dal dentista almeno una volta l’anno
Ma la gengiva che sanguina non può attendere

Non ignorare i disturbi, a rischiare è l’osso
Cure anche per la carie, non può guarire da sola

PERCHÉ dobbiamo andare dal dentista almeno una volta all’anno? «È presto detto – dice il professor Gastaldi –. Per prevenire problemi ortopedici dei mascellari, carie, gengiviti e patologie delle mucose orali. Ricordate che un dente attaccato dalla carie non guarisce mai da solo. La carie va curata precocemente. Se presa in tempo, le attuali tecniche conservative permettono la sua rimozione e la ricostruzione del dente andato perso con otturazioni di resina composita, un materiale resistente e molto simile al colore del dente». I problemi alle gengive si manifestano, invece, con goniore, sanguinamento e dolore. «Se una gengivite persiste e peggiora – sottolinea il dottor Mandelli -, può portare al riassorbimento dell’osso e, se trascurata o non trattata adeguatamente, può dar luogo a parodontite e provocare la perdita dei denti». Le gengive si curano «con strumenti manuali e ultrasonici in grado di rimuovere la placca e il tartaro sottogengivale, eliminando i batteri. A casa è bene spazzolarle, non troppo energicamente per evitare di iniammarle, e usare lo scovolino o il ilo interdentale per eliminare i residui di cibo».

M.M.F.


I CONSIGLI

Più attenzioni con l’apparecchio
Pulizia a fondo

La bocca di chi porta l’apparecchio necessita di maggiori attenzioni. Ecco gli accorgimenti fondamentali consigliati dall’Associazione specialisti italiani di ortodonzia.

1 Non dimenticare il ilo interdentale ortodontico: è leggermente diverso da quelli tradizionali perché ha un’estremità in materiale più rigido, utile per raggiungere gli spazi tra ilo metallico e dente o tra bracket e bracket.

2 Usare lo scovolino interdentale per pulire gli spazi tra dente e dente.

3 Dopo aver lavato i denti e aver passato il ilo o lo scovolino, è buona regola sciacquarsi con collutorio al luoro.

4 Evitare bevande gassate, zuccherate e scegliere alimenti amici della bocca, quali latte e derivati e verdura cruda, soprattutto quando non si può usare lo spazzolino.

5 Coloro che portano un apparecchio con elastici ortodontici, che permettono la trazione dell’apparecchio isso, dovrebbero sostituire quotidianamente gli elastici e rimuoverli durante i pasti. Se si avverte fastidio o dolore all’articolazione temporo-mandibolare, chiedere consiglio al dentista.

6 Utilizzare il sapone neutro per pulire le mascherine trasparenti. L’ortodonzia oggi si avvale anche di tecniche che consentono di allineare correttamente i denti a qualsiasi età. Superluo dire che anche gli allineatori devono essere mantenuti perfettamente puliti.

L.C.


Tre soluzioni per una dentatura perfetta

Allineatori, apparecchi, bite: le correzioni servono anche in età adulta per risolvere problemi non solo di ortodonzia

di Letizia Cini

UN TEMPO l’apparecchio ai denti era relegato all’infanzia, e la dentatura perfetta era un’utopia per chi non aveva preso provvedimenti per tempo. Sdoganata anche per gli adulti, l’ortodonzia è un trend in crescita, che ha molti pro e solo qualche contro. «Oltre ai bambini, la terapia ortodontica viene richiesta o suggerita a persone di 30 o 40 anni, a volte anche 50enni e 60enni. Prima di farlo bisogna assicurarsi che le gengive siano in salute e, naturalmente, che non vi siano carie» spiega Giulio Rasperini, professore associato di parodontologia presso l’Università di Milano ed esperto della Società italiana di Parodontolgia e Implantologia (Sidp). Riallineare i denti è utile anche da adulti, e i motivi non sono solo estetici. «Una dentatura ben allineata, infatti, – prosegue – permette all’articolazione temporomandibolare di lavorare in uno stato di equilibrio, e questo inluenza positivamente la postura generale». Inoltre permette di mantenere un’igiene orale migliore, perché «la placca viene rimossa più facilmente con lo spazzolino, i denti si cariano meno e le gengive sono meno iniammate». Tre i tipi: gli allineatori trasparenti, ovvero le mascherine, che funzionano molto bene quasi sempre, tranne alcuni spostamenti particolari, «sono un sistema semplice e non ingombrante, va tolto solamente ogni volta che si mangia e si lavano i denti», precisa il professor Rasperini. Un’altra possibilità è l’apparecchio linguale isso, che viene inserito nella parte interna dell’arcata dentale: «È estetico, ma più complicato e costoso, non si vede ma provoca un ingombro per la lingua che crea disagio. Inoltre, come quello tradizionale, può non esser facile da pulire dopo mangiato ». Inine, c’è il modello tradizionale, ovvero l’apparecchio isso applicato sulla parete esterna dei denti, che ha oggi la possibilità di avere i gancetti (brackets) in ceramica o trasparenti, meno visibili di quelli tradizionali metallici: «Certo, è il più evidente esteticamente ma ha la migliore versatilità per grandi e piccini ed è il sistema più economico – sottolinea l’esperto –. Il problema, nell’adulto, non è che i denti non si spostano, piuttosto che non si possono modiicare le anomalie ossee, come avviene invece con i pazienti giovani e giovanissimi. Pertanto, una volta allineati i denti, è necessario utilizzare delle contenzioni, che possono durare a vita se si vuole mantenere il risultato ottenuto». La contenzione può essere e ettuata tramite mascherina (in questo caso va tenuta di notte), o tramite splintaggio linguale, ovvero i denti vengono bloccati con una legatura issa interna incollata tra i denti. Un discorso a sé riguarda il bite dentale, utile quando i rapporti tra mandibola e mascella non sono adeguati: la malocclusione dentale, quando i denti dell’arcata superiore non sono perfettamente allineati con quelli dell’arcata inferiore, può ripercuotersi negativamente anche su altre sedi anatomiche. Oltre a disturbi masticatori, può provocare cervicalgia (dolore cervicale), mal di schiena, mal di testa ed acufene (ronzii agli orecchi). Chiaramente, i sintomi dipendono dalla gravità della patologia; mentre le malocclusioni dentali dipendenti da abitudini comportamentali inadeguate possono essere curate con apparecchi ortodontici mobili o issi, le forme più gravi (subordinate ad anomalie genetiche) richiedono un intervento di ortodonzia correttiva. Il bite è inoltre un valido aiuto per correggere abitudini viziate e incontrollabili, per esempio il bruxismo: in gergo, digrignare i denti inconsapevolmente durante il sonno.


Addio alle lenti: la scelta facile
e sicura per vederci bene

Nuova sede a Bologna per la Clinica Baviera, dopo Torino, Varese e Milano

di Lorenzo Pedrini

CONTROLLI E SCREENING di routine, delicati interventi correttivi e una particolare attenzione alla gestione dei decorsi post-operatori, in un’unica struttura e con l’ausilio di professionisti specializzati. È la salute degli occhi, fra prevenzione, correzione e assistenza, ad essere al centro delle attività della Clinica Baviera, l’Istituto privato leader a livello europeo nella correzione dei difetti visivi che, dopo Torino, Varese e Milano, è appena sbarcato a Bologna, in piazza VIII Agosto. Espressione di un gruppo che si occupa di oftalmologia da 25 anni, presente, con 80 cliniche, in Italia, Austria, Spagna e Germania, il centro è all’assoluta avanguardia in fatto di operazioni correttive per miopia, astigmatismo, ipermetropia e presbiopia, che gestisce con l’ausilio delle tecniche più moderne e dei macchinari più tecnologicamente avanzati. Accanto a questo, nei 600 metri quadrati di una struttura dagli arredi contemporanei ed essenziali, trovano spazio anche le visite oculistiche generali, erogate in convenzione con le maggiori Assicurazioni Sanitarie e i principali Fondi Assistenziali. «Sono soddisfatto di questa nuova apertura – ha commentato José Maria Diaz-Leante, country manager di Clinica Baviera Italia – perché ci permette di essere presenti in maniera ancora più capillare nell’Italia nord-orientale e di o rire anche qui un servizio caratterizzato da alti standard qualitativi». Un servizio, tra l’altro, sempre più improntato a criteri preventivi, con il centro bolognese che, nelle parole del direttore sanitario di Clinica Baviera Italia, Marco Moschi, «invoglierà sempre più persone a sottoporsi a controlli regolari alla vista per scongiurare l’eventuale presenza di patologie potenzialmente gravi».