I farmaci controllano il virus
La nuova frontiera: terapia più semplice e efficace

Miglior qualità della vita e meno trasmissibilità grazie agli antiretrovirali

I PAZIENTI SIEROPOSITIVI in terapia antiretrovirale ben controllata non trasmettono il virus. C’è consenso tra i medici nel ritenere che l’agente infettivo non viene trasmesso all’interno di coppie in cui un partner è HIV positivo e teral’altro HIV negativo, quando la viremia del primo non è più determinabile nel sangue, grazie alla corretta assunzione dei farmaci. Lo ha sancito la consensus indetta dalla Società di Malattie Infettive e Tropicali (Simit) e dalla Italian Conference on Aids and antiviral Research (ICAR), insieme alle associazioni di pazienti e alle istituzioni della società civile impegnate nelle tematiche HIV/AIDS presso il Ministero della Salute. La determinazione si è basata sull’esito degli studi presentati l’anno scorso al congresso mondiale Aids di Amsterdam. «Si tratta di un’evidenza rivoluzionaria, poiché permette alle coppie di avere rapporti sessuali anche senza preservativo e alleggerisce il peso sociale dell’infezione – ha dichiarato Antonella D’Arminio Monforte, professore ordinario all’Università di Milano e direttore delle Malattie Infettive nella ASST Santi Paolo e Carlo – tutto questo può contribuire a contrastare uno stigma ancora oggi molto forte». Nel mondo del volontariato la notizia è stata accolta con sollievo. «Finalmente viene riconsegnata una parte della vita importantissima come quella della sfera sessuale – ha a ermato Massimo Oldrini, Presidente di LILA – Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS. – basta con la paura o la vergogna».
Dal punto di vista dei farmaci si sempliicano ulteriormente le terapie, con combinazioni da assumere in un’unica compressa giornaliera e, in prospettiva, le terapie si potranno fare per via iniettiva, con formulazioni long-acting meno pressanti, sarà su iciente anche una sola somministrazione ogni due mesi per mantenere buone condizioni si salute. «Abbiamo la necessità di nuove opzioni terapeutiche per prevenire e combattere il fenomeno della resistenza – ha dichiarato nel giugno scorso, al congresso Icar di Milano, la professoressa Antonella Castagna, Università Vita-Salute San Ra aele, Milano – mentre si prospettano nuovi farmaci capaci di ostacolare l’ingresso del virus nella cellula con meccanismo d’azione innovativo. Abbiamo anche la necessità di nuove strategie terapeutiche, vale a dire l’inizio quasi immediato, alla diagnosi, della terapia antiretrovirale, anche come strumento per ridurre concretamente il numero di nuove infezioni».

A. M.


Perché gli antibiotici funzionano meno?

L’uso eccessivo ha creato i superbatteri, che riescono a sopravvivere. Un problema serio per tutti i tipi di malattie infettive

di Antonio Alfano

IL FENOMENO è noto come “antibiotico resistenza”, e gli e etti per la salute possono essere molto seri. In pratica, può capitare che alcuni batteri, causa di importanti malattie, si ribellino ad una necessaria terapia con antibiotici e riescano a sopravvivere, a moltiplicarsi ed infettare l’organismo.
Il problema è di ampia portata a livello internazionale. L’Istituto Pasteur di Parigi – riferimento internazionale per la Sanità Pubblica stima che in Europa il numero di decessi annui legati alla resistenza agli antibiotici siano circa 25mila. Numerosi casi di morte sono stati rilevati anche negli Stati Uniti dal Centers for Disease Control and Prevention di Atlanta, centro mondiale di controllo sulla sanità pubblica. «Lo sviluppo e l’impiego degli antibiotici – secondo l’Istituto superiore di sanità (ISS) – a partire dalla seconda metà del XX secolo, ha rivoluzionato l’approccio al trattamento e alla prevenzione delle malattie infettive e delle infezioni ritenute in passato incurabili». Gli antibiotici – per la Commissione Europea – sono essenziali per il «trattamento delle malattie infettive come polmonite tubercolosi, malaria, HIV/AIDS e delle infezioni ospedaliere. Riducono anche il rischio di complicazioni legate a interventi medici complessi, quali protesi sostitutive dell’anca, trapianti di organi, chemioterapia per il cancro e cure ai neonati prematuri, ecc.». Gli antibiotici sono importanti non solo per l’uomo, ma anche per gli animali, in quanto utilizzati in medicina veterinaria. Trovano impiego anche per ini non terapeutici come ad esempio, disinfettanti, conservanti, additivi per alimenti e per mangimi. I batteri che resistono agli antibiotici, possono causare infezioni nell’uomo o negli animali più di icili da trattare, rispetto a quelli provocate da “batteri sensibili” che non oppongono resistenza alle comuni terapie. Vi sono microrganismi che possono resistere a uno o più farmaci. In casi estremi, fortunatamente molto rari, un batterio può essere resistente a tutti gli antibiotici usati nell’uomo.
La ribellione dei batteri agli antibiotici può avere serie ricadute economiche sul sistema sanitario. Un rapporto del Governo inglese sull’impatto della resistenza antibiotica ino al 2050 è chiaro. «Le spese ospedaliere e di assistenza sanitaria pubblica potranno aumentare signiicativamente, anche in rapporto al numero di casi. A livello globale, almeno 700.000 persone muoiono ogni anno per resistenza ai farmaci in malattie come infezioni batteriche, malaria, HIV / AIDS o tubercolosi».
È necessario correre ai ripari. A livello internazionale si raccomanda il ra orzamento del ruolo della prevenzione con informazione ai cittadini, miglioramento dei servizi igienico-sanitari, riduzione dell’inquinamento da agricoltura e ambiente, miglioramento della sorveglianza globale, introduzione di diagnosi e vaccini rapidi.