Mondo bio

Cosmetici naturali o biologici?
Scopriamo insieme le differenze

Le percentuali dei componenti definiscono i diversi tipi di prodotto

Francesco Gerardi

QUELLO DEL biologico non è certo un trend limitato solo a ciò che si mangia. È sotto gli occhi di tutti: parallelamente allo straordinario successo dei prodotti alimentari e degli integratori, negli ultimi anni è definitivamente esploso anche il mercato dei cosmetici bio ed eco-bio, in omaggio al principio che ciò che usiamo sulla pelle viene in definitiva assunto dal corpo esattamente come se lo avessimo ingerito. Se c’è dunque una domanda di alimentazione biologica, dev’essercene per forza anche una, parallela, di cosmesi biologica. Al netto delle terminologie più varie e delle definizioni più fantasiose partorite dagli uffici marketing dei colossi del settore, è necessario fare alcune distinzioni importanti. Intanto quella fra cosmesi ‘naturale’, ‘biologica’ ed ‘eco-bio’, tutte espressioni che, per quanto simili, non sono affatto sinonime. Vediamo perché. I cosmetici cosiddetti naturali sono quelli realizzati con ingredienti, appunto, di natura, ossia non di sintesi, e quindi derivati da estratti vegetali. I cosmetici biologici, invece, sono un sottoinsieme di quelli naturali: si definiscono tali, propriamente, quelli formulati con ingredienti e materie prime sì naturali, ma che in più sono prodotti con i metodi e le certificazioni dell’agricoltura biologica. Infine, la denominazione di eco-bio pone l’accento su un aspetto ecologico: sono quei cosmetici naturali da agricoltura biologica che, in più, hanno una particolare attenzione all’ambiente anche nel packaging, realizzato con materiali biodegradabili o riciclati. Ma non finisce qui. C’è poi anche un aspetto quantitativo da considerare, relativo alle percentuali di ingredienti naturali presenti in un prodotto. La categoria più generale dei cosmetici naturali, infatti, contiene non oltre il 10% di sostanze vegetali pure, cui vanno sommate quantità variabili di ingredienti ottenuti dalla trasformazione di sostanza vegetali. Nella categoria dei cosmetici biologici, invece, la percentuale degli ingredienti naturali è più alta, fino al 70-90%. Ci si potrebbe chiedere: «Perché non si arriva mai (o quasi mai) al 100%?» La ragione è tecnica: è praticamente impossibile fare a meno di una serie di sostanze – dette addensanti, emulsionanti, eccetera – che non sono principi attivi ma che svolgono una funzione fondamentale nella stabilizzazione del prodotto. Per questo solo alcuni olii e burri sono puri al 100%.

COME POSSIAMO capirlo? Facile: leggendo l’INCI. La sigla sta per International Nomenclature of Cosmetic Ingredients ed è la nomenclatura internazionale per indicare in etichetta gli ingredienti di un cosmetico, obbligatoria dal 1997 a tutela del consumatore e usata nei paesi UE, negli Stati Uniti e in molti altri. Come si legge l’INCI? Gli ingredienti sono scritti in ordine decrescente di concentrazione: al primo posto c’è l’ingrediente in percentuale più alta, a seguire gli altri. Alcuni sono in latino (nomi botanici), il resto in inglese, tranne la parola francese parfum. Per i coloranti si usano le numerazioni del Colour Index (ad eccezione dei coloranti per capelli, indicati col nome chimico inglese). Se vogliamo sapere se un ingrediente è dannoso o innocuo, e in che misura, possiamo usare siti come : inserendone il nome otterremo la risposta con una simbologia a semaforo: rosso, giallo, verde.


ARCHITETTURA ATTENZIONE ALLA SALUTE E AL RISPARMIO ENERGETICO

Prove pratiche di bio edilizia
Così la casa rispetta l’ambiente

ALIMENTI, integratori, cosmetici. Il mondo del biologico sembra essere piuttosto esteso già così. Ma non è tutto: il prefisso ‘bio’, infatti, è stato fatto proprio anche da settori apparentemente lontanissimi dalla vita organica, come l’edilizia. Sì, parliamo della ‘bioedilizia’ o ‘bioarchitettura’, e anche di tutto ciò che si trova al suo interno, nelle case: ossia l’arredamento e i materiali ‘bio’. Partiamo dalla bioedilizia. Essenzialmente si fonda su tre pilastri: il rispetto per l’ambiente, la salute e il risparmio energetico. È quindi una tecnologia di fabbricazione, nata ormai da qualche tempo e sviluppatasi sempre di più (di pari passo con la sensibilità ambientale e grazie a nuove scoperte e intuizioni) che sta gradualmente affermandosi anche da noi e che punta, da una parte, a ridurre i consumi grazie alle energie rinnovabili e, dall’altra, ad abbattere gli effetti nocivi delle costruzioni tradizionali sulla nostra salute e su quella dell’ambiente naturale. Come si raggiunge questo risultato? Con diverse soluzioni: da un approccio minimalista per ridurre gli sprechi, all’utilizzo di materiali ecologici, riciclati e riciclabili, all’uso delle energie rinnovabili per scaldare e illuminare. La progettazione e la costruzione di edifici eco-sostenibili in Italia non è ancora la norma, ma in paesi del Nord Europa, o anche in Spagna, è una pratica molto più diffusa e regolata da interventi legislativi ad hoc. Per quanto riguarda l’arredo, l’uso di tessuti naturali e di materiali non tossici è il caposaldo. Nemmeno riusciamo a immaginarci quanti veleni chimici entrano nelle nostre abitazioni! Per questo, uno dei materiali naturali più usati nella bioedilizia è il sughero.

Francesco Gerardi

2018-11-23T11:18:32+00:00 Argomento: FAMIGLIA|Speciale |