È IMPORTANTE, IN ASSENZA DEI PROPRIETARI, CHE GLI ANIMALI DI CASA VENGANO SEGUITI CON AMORE E PROFESSIONALITÀ

Il dog sitter perfetto per accudire i nostri pet

Uno dei passaggi più delicati è la conoscenza prima che s’instauri il rapporto esclusivo durante l’affidamento

di Gloria Ciabattoni

Non è l’angelo del focolare ma della cuccia, è la persona che si occupa di Fido (o Micio) in assenza dei padroni e instaura con le bestiole che accudisce un rapporto non solo di lavoro ma anche di affetto: è il (o la) dog sitter. Il dog sitting può diventare un vero mestiere, anche se viene svolto per lo più come secondo lavoro da studenti o da chi ha un’altra attività part time. Il dog sitter si occupa di portare a spasso quei cani i cui padroni non possono farlo, per cui di solito il suo lavoro consiste in una passeggiata col quattro zampe ( e conseguente raccolta di «bisognini»). Ma non sempre: spesso occorre dare da mangiare all’animale, farlo un po’ giocare, senza contare che si possono verificare circostanze particolari, ad esempio dovere accudire al pet anche di notte, in assenza dei padroni, o portarlo dal veterinario. Cosa si può chiedere a un dog (o cat) sitter? Innanzitutto è opportuno stipulare un’assicurazione, perché anche il più mite dei Chihuahua può combinare guai. Ma l’importante è cominciare bene, e cioè conoscere con largo anticipo la persona. Quindi farla venire in anticipo a conoscere il (o i) cani, preferibilmente al momento della pappa, e abituare le bestiole alla sua presenza, sia nell’elargizione del cibo che nella raccolta delle ciotole vuote.

Poi guinzaglio, passeggiata, coccole: se il – o la- dog sitter ci sa fare, nell’arco di un paio di giorni i cani, in particolare (i gatti possono essere più diffidenti), avranno capito. Infatti sono animali molto abitudinari, non stupidi e forse un filo opportunisti, quel tanto da realizzare che in vostra assenza il dog sitter è un ottimo sostituto.

Come diventare dog sitter? Non essedo una professione riconosciuta, non si ci sono regolamentazioni di legge in proposito e non c’è un albo al quale iscriversi, ma ci sono centri cinofili che organizzano dei corsi. Anche se la pratica sul campo, anzi in canile, è la migliore referenza. Infatti chi vuole affidare il proprio cane a un dog sitter, di solito si rivolge a un canile comunale per sapere se ci lavorano dei volontari: chi dedica il proprio tempo libero ad accudire questi cani abbandonati e spesso problematici lo fa con una grande passione. Ma anche presso veterinari e negozi di cibo per animali si possono trovare bigliettini di dog sitter, senza contare i social network, le chat delle associazioni animaliste e naturalmente il passaparola.

Chi intende farne un vero lavoro può aprire una partita Iva, e avere un’assicurazione, a prescindere da quella che ha il padrone dei cani. Poi, quando l’interessato avrà a che fare con il pet, qualche consiglio: farsi lasciare dal proprietario il nominativo del veterinario di riferimento; nel caso ci si debba occupare del pet per più giorni avere la scorta di pappa o comunque sapere di quale marca comprarla (per evitare intolleranze); accertarsi con il proprietario di avere in casa per emergenza qualche farmaco (es. antibiotici o antistaminici) per le emergenze. E avere in tasca sempre un po’ di biscottini, che Fido apprezzerà.


VOLONTARIATO

«La salute, un diritto da difendere». Le onlus: ok alla telemedicina

«Le persone in trattamento per cancro rischiano di pagare un prezzo elevato a causa delle conseguenze della pandemia da coronavirus, ma grazie anche all’iniziativa personale di medici e infermieri l’attuale emergenza è stata affrontata con determinazione». Questo il messaggio del gruppo “La Salute: un bene da difendere, un diritto da promuovere”, coordinato da Salute Donna con 33 associazioni di pazienti oncologici e onco-ematologici lanciato nell’ambito del Forum del 18 dicembre scorso. «C’è stato un rallentamento nella gestione delle cronicità – si legge ancora nel documento conclusivo delle onlus – quindi anche nella presa in carico, assistenza e cura dei pazienti oncologici e oncoematologici, ma si è anche accumulato un bagaglio culturale nel personale sanitario, creando un precedente importante. Adesso è tempo di capire come la pandemia ha influito sulla salute delle persone che convivono con il tumore». La pandemia da Covid-19 rilancia come priorità la telemedicina e l’assistenza nel territorio.


PREVENZIONE, CAMPAGNA RIVOLTA ALLE SCUOLE

Occhio a micosi e superbatteri Ecco dove si annidano i germi

Filtro scaricabile dal web mostra l’insidia dei superbugs Una piaga che miete vittime più degli incidenti stradali

Mentre l’opinione pubblica è galvanizzata dalle notizie sul Coronavirus, le micosi fungine e le infezioni batteriche si dimostrano più aggressive, spesso indifferenti ai farmaci. Crescono così i numeri dell’antimicrobico-resistenza: nella Ue si verificano infatti, in media, 33mila decessi annui da batteri resistenti agli antibiotici, un terzo degli esiti infausti si registrano in Italia (il triplo delle vittime degli incidenti stradali). Lavarsi le mani, ricorrere ai farmaci con giudizio, secondo prescrizione del medico, sono le regole fondamentali della campagna lanciata dal sito www.stopsuperbugs.it nei giorni scorsi, accompagnata da video educazionali in partnership con Skuola.net, punto di riferimento in Italia per alunni, genitori e insegnanti. Dal profilo Instagram di Azioneprevenzione sarà possibile scaricare lo speciale filtro “Stopsuperbugs” in modo da vedere, attraverso la realtà aumentata, dove si annidano i germi.


A CAREGGI SVILUPPO DI UN’INEDITA STRATEGIA CLINICA

Una nuova app sullo smartphone per monitorare i malati urologici senza visitarli in ambulatorio

All’azienda ospedaliero universitaria di Careggi (Firenze), un gruppo internazionale coordinato dal professor Mauro Gacci ha condotto uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Prostate cancer and prostatic disease. Oggetto della ricerca: l’utilizzo di una nuova app per cellulari che permette ai pazienti affetti da patologia prostatica benigna di essere regolarmente seguiti e curati anche durante il lockdown. I professori Jean de le Rosette della Societè International D’Urologie, Stavros Gravas delle Linee guida Eau e Sergio Serni, direttore e della chirurgia urologica robotica, mininvasiva e dei trapianti renali di Careggi sono tra gli autori del lavoro. Nell’ambito della telemedicina, l’app MyBPHCare® consente ai medici di registrare le caratteristiche dei pazienti per poterli curare al meglio: sintomi urinari, funzione sessuale e qualità di vita valutati da questionari validati. Annotati tutti referti di analisi ed esami. Registrate le patologie associate. L’assunzione giornaliera di farmac viene suggerita da un promemoria. Il medico può così verificare la regolare assunzione dei farmaci indicati, ed eventualmente interagire con il paziente tramite la funzione di messaggistica inclusa nell’App. I dati personali sono scollegati dai dati clinici con cifrature e criptazione: il sistema quindi non è vulnerabile per la privacy.


RICERCA

Radioterapia, il futuro sarà personalizzato

«Le radiazioni ionizzanti aprono scenari fino a pochi anni fa impensabili nella cura dei tumori». Questo il filo conduttore dell’ultimo congresso nazionale AIRO intitolato «Radioterapia personalizzata: nuovo paradigma in oncologia». Tra le novità che avranno ricadute positive nella cura figurano l’integrazione immunoterapia radioterapia, la stereotassica, la radioterapia palliativa, metabolica e interventistica che si adattano a ogni tipo di tumore, e in ogni fase della malattia oncologica. Discorso a parte merita l’esperienza eroica della radioterapia italiana riferita al contesto dell’emergenza sanitaria da Covid-19. «La figura del radioterapista oncologo – ha affermato Vittorio Donato, direttore della Radioterapia al San Camillo Forlanini di Roma – assume un ruolo sempre più rilevante all’interno del team multidisciplinare, con l’oncologo medico, il chirurgo e altri specialisti».