Il fattore donna è un pericolo

Una su cinque può essere colpita da ictus. Ormoni, gravidanza, menopausa fanno la differenza

di Alessandro Malpelo

LA DONNA deve temere l’ictus anche più dell’uomo. Nel corso degli ultimi anni si è visto infatti come fattori esclusivamente femminili (ormoni, gravidanza, parto, menopausa) agiscano aumentando il rischio lungo l’arco dell’intera vita della donna. Ne parliamo con Valeria Caso,neurologa presso la Stroke unit dell’ospedale di Perugia, past president della European stroke organisation.

Dottoressa Caso, in che misura il sesso femminile è bersagliato dalle patologie cerebro-vascolari di cui tanto si parla?

«I numeri dicono che una donna su cinque potrebbe andare incontro a ictus nell’arco della sua vita. Considerando che la donna vive più a lungo dell’uomo abbiamo che, dopo gli 80 anni, le donne colpite da ictus sono il 20% in più rispetto ai maschi. Esistono poi specifi che condizioni che rendono il rischio molto più elevato anche nelle fasce di età più giovani».

Quali sono i fattori che fanno la differenza?

«Ne abbiamo diversi, riguardano in particolare le donne fumatrici e quelle che soffrono di emicrania con aura, cioè il mal di testa con comparsa di segni caratteristici, scintille o sensazioni strane che precedono l’arrivo di una crisi dolorosa. In questi casi si registra un rischio 30 volte maggioredi essere colpite da ictus. A questi fattori si aggiungono altre variabili ormonali, i momenti nella vita della donna in cui la vulnerabilità è più accentuata, come avviene durante la menopausa, e l’utilizzo di contraccettivi orali».

Ma i contraccettivi orali moderni sono sicuri a bassissimo dosaggio, perché questa distinzione?

«Perché le prime versioni della pillola contenevano elevate dosi di estrogeno sintetico, fi no a 150 microgrammi, e la prima associazione tra contraccettivi orali e ictus risale al 1962. Mentre la maggior parte delle pillole anticoncezionali moderne contengono tra i 20 e i 35 microgrammi appena, e in ogni caso non possono superare i 50 microgrammi. Inoltre la pillola a basso dosaggio e la formula progestinica sembrano a basso rischio».

E quindi cosa deve temere la donna?

«Quello che fa la differenza è l’interazione pericolosa con il fumo di sigaretta e altri fattori, vale a dire cheilrischio ictus aumenta sopra i 35 anni se le donne, oltre ad assumere la pillola, fumano, hanno la pressione alta o una storia di emicrania con aura, coagulopatie, diabete. Ecco che la somma di vari fattori concomitanti fa innalzare il profi lo di rischio».

Cosa fare?

«Considerando che otto casi di ictus su dieci possono essere evitati seguendo alcune regole comportamentali e alimentari adeguate, direi che occorre mantenere uno stile di vita sano. Fondamentale per ogni donna consultare il medico e il ginecologo. Da parte nostra, come specialisti, abbiamo il dovere di diffondere le informazioni corrette sulla prevenzione, sull’importanza del tempestivo riconoscimento dei sintomi, perridurre le conseguenze che comporta l’insorgenza della malattia».


La strada del recupero passa anche dalla tavola
Minerali e vitamine devono stare in equlibrio

Utile il monitoraggio dei livelli metabolici. E spesso si osservano difficoltà a deglutire

UN’ADEGUATA assistenza può arginare gli effetti dell’ictus. In molti casi sono previsti specifi ci percorsi diagnostico-terapeutici e assistenziali (Pdta). Più fi gure professionali lavorano insieme per lo stesso paziente per ridurre rischi di complicanze, tempi di ospedalizzazione e recupero funzionale. Particolare attenzione va rivolta agli aspetti della nutrizione. In situazioni complesse, vanno valutati attentamente anche i possibili casi di malnutrizione, contrastando squilibri degli elettroliti (sodio e potassio) ed evitando carenze di specifi ci minerali o vitamine. Spesso sono presenti anche disturbi della masticazione.
Per Maurizio Muscaritoli, presidente della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (Sinuc), «quasi la metà dei pazienti con ictus soffre di disfagia, diffi – coltà a controllare i muscoli della deglutizione». Il monitoraggio costante dei livelli metabolici, soprattutto nei pazienti con iperglicemia o diabete, con un controllo stretto della glicemia e dello stato nutrizionale, e ovviamente delle capacità di deglutizione, favorisce il decorso e tende a ridurre il grado di disabilità.

Antonio Alfano


CHIRURGIA

E il bisturi chiude le porte ai coaguli

Ictus: parola d’ordine prevenzione. Per arginare i suoi effetti è opportuna l’adozione di corretti stili di vita, con particolare riguardo al consumo di alcol, fumo, alimentazione, movimento. Nei casi di problemi cardiaci seri, può essere indicato anche il ricorso alla chirurgia. Tra i disturbi cronici causa di ictus c’è la fi brillazione atriale, presenza di un battito cardiaco irregolare accelerato. Nei casi accertati clinicamente, il rischio di ictus può aumentare, circa cinque volte in più rispetto ha chi non ha problemi. I disturbi del ritmo cardiaco solitamente aumentano con l’età. Non sono considerati pericolosi per la vita, a patto che vengano regolarmente controllati, proprio per evitare serie complicanze. Per prevenire gli effetti della fi brillazione atriale è possibile intervenire direttamente sui meccanismi di coagulazione del sangue. Secondo studi anche internazionali, i coaguli sanguigni che possono provocare un ictus si formano in una piccola ansa del cuore, l’appendice atriale sinistra. Questa propaggine cardiaca può essere chiusa chirurgicamente, mediante l’applicazione di un piccolo dispositivo. In questo modo è possibile evitare la formazione di coaguli del sangue, riducendo e prevenendo il rischio ictus nei pazienti che presentano disturbi seri del ritmo cardiaco.

A.A.


Coronarie in fumo con il tabacco

La nicotina è la grande imputata: nei forzati della sigaretta il rischio ictus arriva al 300%

di Roberto Baldi

IN ITALIA, e nel mondo occidentale, l’ictus è causa del 10-12 per cento di tutti i decessi per anno, e rappresenta inoltre la prima causa d’invalidità. In Italia si verifi cano circa duecentomila ictus ogni anno e ben 930mila persone ne presentano le conseguenze. Fra i fattori di rischio che si chiamano in causa (correggibili attraverso delle modifi cazioni dello stile di vita, oppure attraverso una terapia farmacologica appropriata) si possono includere ipertensione, diabete, sovrappeso (obesità), ipercolesterolemia, sedentarietà, abuso di alcol e fumo.
Il fumo, in particolare, è accertato ormai come una delle maggiori cause di malattia delle coronarie e di altri distretti vascolari, compreso il cervello. E, secondo l’American Heart Association, è il più pericoloso tra i fattori di rischio: complessivamente, infatti, l’incidenza di malattie dell’apparato cardiovascolare nei fumatori è superiore al 70% rispetto ai non fumatori. Nei forti fumatori (due pacchetti o più al giorno) l’evenienza di ictus cerebrale sale addirittura al 200-300 per cento rispetto ai non fumatori.
Ogni volta che si aspira una sigaretta la nicotina viene assorbita dai polmoni, per poi passare nel sangue circolante fi no al cervello. Con conseguenze diverse, ma tutte negative: aumenta la pressione arteriosa e l’aggregazione piastrinica, cioè la tendenza delle piastrine ad attaccarsi tra loro e a formare coaguli nelle arterie. Un ulteriore effetto negativo è quello sull’attività della parete interna dei vasi sanguigni (endotelio), di cui il fumo impedisce il normale funzionamento: ciò porta all’aterosclerosi, che è strettamente correlata all’ictus.
Grande imputata la nicotina, un alcaloide di origine vegetale, particolarmente concentrato nelle foglie del tabacco (Nicotiana tabacum). La concentrazione di nicotina nel tabacco (1-8 per cento) cambia in base alla varietà, alle tecniche colturali e all’andamento stagionale. In una normale sigaretta se ne ritrovano quantità variabili tra il milligrammo ed il milligrammo e mezzo, che vengono assorbite tramite il fumo in misura del 90% circa. Da qui passa nel sangue e nel giro di pochissimi secondi raggiunge il cervello. Al di là della concentrazione in nicotina, gli effetti dannosi sono dovuti soprattutto alle sostanze che si sviluppano durante la combustione della sigaretta: tra le quattromila riscontrate nel fumo di tabacco, ve ne sono almeno un sessantina di cancerogene.
L’augurio è che accada a tutti quello che successe al grande direttore d’orchestra Arturo Toscanini: «Ho baciato la prima ragazza e fumato la prima sigaretta nello stesso giorno – diceva -. Da allora non ho avuto tempo per il tabacco ». Per i forzati della sigaretta c’è la raccomandazione di un uso il più possibile moderato, tenendo tuttavia presente che l’associazione con altre patologie e stili di vita incongrui espone a pericoli aggiuntivi per la circolazione in genere e per quella cerebrale in particolare.


STOP AL VIZIO

Volontà ferrea e pillole per smettere

C’è un presupposto fondamentale, di carattere individuale, per abbandonare la sigaretta: è la scelta maturata o suggerita da circostanze e persone di abbandonare il tabacco per i danni a questo connessi. Solo nei casi in cui la forza di volontà non è suffi ciente, si possono individuare altre strade quali la terapia farmacologica e/o il supporto psicologico, tenendo presente che in assenza di una decisa scelta, ogni rimedio rischia di diventare ineffi cace.
Fra i farmaci che possono essere usati a supporto di chi ha ferma volontà di smettere, ci sono le terapie sostitutive con nicotina, che prevedono la somministrazione di dosi di nicotina sempre minori attraverso compresse masticabili, compresse sublinguali, gomme e cerotti transdermici. Altri farmaci a base di bupropione, nortriptilina e simili rientrano nel conto degli antidepressivi utili per diminuire il bisogno di fumo e ridurre i sintomi secondari derivanti dalla sindrome di astinenza,da prescrivere eventualmente solo dal medico dopo valutazione attenta.
Un ruolo suppletivo è fornito anche dal supporto psicologico del medico, della famiglia, di gruppi di aiuto scelti in base alle proprie caratteristiche o preferenze, di metodi di counselling (un’attività relazionale svolta da personale specializzato fi nalizzata a orientare, sostenere e sviluppare le potenzialità di persone momentaneamente in diffi coltà) a distanza attraverso il telefono, gli sms o le app degli smartphone, sulla cui validità scientifi ca persistono ancora riserve.
Interrompere l’abitudine al fumo porta all’inizio a contrattempi anche negativi (irrequietezza, aumento di peso ecc…), ma l’insieme delle conseguenze è fortemente positivo, una volta superato lo stallo frequente nei primi giorni di un desiderio a tutta prima insopprimibile di tabacco, il cui acme si determina in circa 5 minuti di crisi da astinenza.

R.B.


Otto domande

Ictus, prima e dopo: cosa bisogna sapere

Ogni paziente ha le proprie specifi cità, ma ci sono linee guida generali sul recupero e sulle normali attività quotidiane

1- Ho la pressione alta, devo stare attento?

SÌ, LA PRESSIONE ALTA non controllata rappresenta un fattore di rischio sia per l’ictus ischemico, sia per quello emorragico. Quindi, il controllo della pressione è fondamentale in termini di prevenzione. Nel caso di ipertensione arteriosa è necessario rivolgersi al medico curante per assumere l’adeguata terapia anti-ipertensiva. In ogni caso è consigliato a tutti seguire uno stile di vita salutare che preveda un po’ di attività fisica quotidiana, un’alimentazione sana e varia (tipo la dieta mediterranea) e l’astinenza assoluta dal fumo di sigaretta.

2- Il rischio recidiva si può controllare?

SÌ, IL RISCHIO di averne un altro nei primi cinque anni è sicuramente più alto rispetto a quello della popolazione in generale. Rassicura il fatto che questo rischio si riduce signifi cativamente nel caso che il paziente segua in maniera attenta quelle che vengono defi nite le misure di “prevenzione secondaria”. In pratica, devono essere assunti farmaci antiaggreganti o anticoagulanti a seconda della natura dell’ictus e si devono tenere sotto controllo i cofattori della malattia cerebrovascolare: l’ipertensione, il livello di colesterolo nel sangue e quindi l’eventuale diabete.

3- Lo sport fa bene? Quali praticare?

TENDENZIALMENTE non esiste una proibizione all’attività fi sica. Ma è chiaro che lo sport deve essere praticato sotto un attento e costante controllo medico e sottoponendosi a tutte le visite necessarie. Ovviamente l’attività che si intende affrontare deve essere adatta alle condizioni fi – siche e neurologiche del paziente. In ogni caso, è fondamentale per la buona salute che tutti i pazienti che hanno avuto un ictus si impegnino in attività fi siche di tipo aerobico come, per esempio, una bella passeggiata a piedi almeno quattro-cinque volte alla settimana.

4- Le gite in montagna sono sconsigliate?

NESSUNA controindicazione per le gite e le passeggiate in montagna, a patto che si evitino le altezze superiori ai 3mila metri per i rischi cardiovascolari che queste alte quote possono comportare. Per quanto riguarda le immersioni subacquee non ci sono vere e proprie controindicazioni, ma in questo caso i controlli medici e la valutazione dei rischi sono fondamentali in quanto dobbiamo mettere in conto anche le eventuali situazioni impreviste (correnti, mare agitato) che possono richiedere al subacqueo sportivo condizioni di impegno e sforzo particolare.

5- Posso rimettermi alla guida?

OVVIAMENTE SÌ, ma dipende da quali sono stati gli esiti dell’ictus. Se il paziente è tornato esattamente com’era prima dell’evento cerebrovascolare non c’è alcun problema. Altrimenti per potere guidare bisogna rivolgersi all’Asl per una visita di controllo. Il ritorno alla guida deve comunque essere concordato con il neurologo che, in qualche caso, potrebbe consigliare o richiedere una valutazione della Commissione patenti. Ci sono patenti speciali e ausili studiati appositamente per permettere di condurre un’auto in sicurezza anche alle persone che hanno mobilità limitata.

6- Devo rinunciare alla vita sessuale?

NON VI È alcuna controindicazione ad avere una normale attività sessuale, sempre a patto che ci sia anche un regolare controllo anti-ipertensivo. In ogni caso, qualunque tipo di sforzo fi sico deve sempre essere correlato a quelle che sono le capacità fi siche residue del paziente. Le cosiddette “pillole dell’amore” sono dei vasodilatatori e anche in questo caso vanno assunte dietro stretto controllo medico alla luce delle potenziali interazioni farmacologiche e degli effetti collaterali di tipo cardiovascolare che potrebbero avere a seguito dell’assunzione.

7- Mi fa male un po’ di vino?

PER QUANTO riguarda l’ictus ischemico è stato accertato che bere un bicchiere di vino al giorno non crea alcun tipo di problema, anzi, come accade per tutte le patologie vascolari, potrebbe addirittura offrire un effetto protettivo. Nell’ictus emorragico, invece, l’uso di alcolici è assolutamente sconsigliato. Ovviamente, la moderazione dovrebbe essere una regola assoluta. L’eccesso di vino o l’assunzione di superalcolici è sconsigliata a tutti anche per l’interazione che potrebbe avere con i farmaci prescritti e per eventuali problemi a livello epatico.

8- Esporsi al sole provoca danni?

ASSOLUTAMENTE NO. L’esposizione al sole non è sconsigliata a patto di esporsi evitando le ore più calde della giornata e le situazioni più afose. Sappiamo che una corretta esposizione al sole aiuta la sintesi della vitamina D. E alcuni studi hanno mostrato che questo metabolismo è da considerare protettivo nei confronti dell’attività cerebro-vascolare. L’importante è che l’esposizione al sole avvenga con criterio, nelle ore del mattino e del tardo pomeriggio per non creare squilibri circolatori e nei valori della pressione arteriosa del paziente reduce da ictus.