Sanità

Medico-paziente, rapporto difficile
«Serve una formazione ad hoc»

Molti elementi concorrono a mettere in crisi la fiducia dei malati

LE COPPIE in crisi sono tante, ma questa, dal rapporto messo a dura prova, è speciale perché è formata da medico e cittadino. La relazione è in difficoltà e Tribunale del malato-Cittadinanzattiva, che riceve da 8 cittadini su 10 segnalazioni di poca disponibilità nell’ascolto da parte del loro medico, ha dato vita alla campagna ‘Cura di coppia’. «Nonostante il tempo dell’ascolto sia definito come tempo di cura – osserva Tonino Aceti, coordinatore nazionale di Tribunale del malato- Cittadinanzattiva – nella realtà di ogni giorno questo principio viene sacrificato perché l’organizzazione lavorativa dei medici, cadenzata su orari impressi dal Servizio sanitario nazionale, rischia di diventare una sorta di catena di montaggio, incrinando il rapporto di fiducia tra i camici bianchi e i pazienti». Aceti entra nel dettaglio: «Nel percorso di laurea del medico manca ancora una formazione specifica sulla comunicazione e questo traspare dalle nostre rilevazioni. Infatti, una persona su tre trova nel dottore scarsa disponibilità a orientarla nei servizi, una su quattro si confronta con un linguaggio troppo tecnico e poco comprensibile, una su cinque ha vissuto scarsa attenzione al dolore». E l’altra metà della coppia? Per un medico su tre non solo il tempo a disposizione per la cura è insufficiente o inadeguato, ma trova anche difficoltà per mancanza di personale, mentre in un caso su cinque osserva una cattiva organizzazione dei servizi. ‘Cura di coppia’ non si ferma a una raccolta di dati, ma punta a un cambiamento e per questo la campagna è stata condivisa con la Federazione nazionale degli ordini dei medici. Nelle regole condivise, anche il medico chiede di essere rispettato, «anche quando la persona assistita apprende notizie o informazioni sul web» e si rivolge pure alle istituzioni: «Mi aspetto di poter lavorare senza turni di lavoro stressanti e restrizioni burocratiche che contrastino con l’appropriatezza clinica e le esigenze di cure personalizzate del singolo paziente».


IN OSPEDALE TEMPI RIDOTTI AL MINIMO DURANTE L’ATTIVITÀ AMBULATORIALE

La visita dura in media dieci minuti

IL CONTO è stato fatto: solo dieci minuti o poco più. Questo è il tempo che in media un medico ospedaliero può dedicare alla visita di un paziente durante l’attività ambulatoriale. In 600 secondi i camici bianchi devono verificare analisi e referti, prescrivere la terapia, spiegarla al paziente ed eventualmente all’accompagnatore, rispondere a domande su prognosi, effetti collaterali, timori, perplessità. E intanto in ambulatorio vi sono altri venti o più pazienti in attesa, ciascuno con le proprie paure, ansie, con la necessità di sentirsi accudito. Inoltre, il poco tempo disponibile amplifica i problemi relazionali fra medico, paziente e familiari, facendo sì che questi ultimi avvertano freddezza e distacco. Una situazione cui si aggiunge spesso la difficoltà dei sanitari di comunicare in modo semplice ed empatico. Tutti questi temi sono stati al centro di un recente appuntamento, ‘L’ematologia, l’oncologia e la medicina del dolore tra umanizzazione delle cure e precision medicine’, che si è svolto a Napoli, nella sede della Croce Rossa. C’è, però, chi combatte contro le visite con l’orologio alla mano. «Sono un medico ospedaliero – attacca Giovanni Leoni, vicepresidente Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri) – e so che questi conti vengono fatti dividendo le varie attività dei medici: c’è il lavoro in corsia, in sala operatoria, le guardie, le notti e anche l’ambulatorio per gli esterni. È così, ma non bisogna dimenticare che al primo posto viene la dignità del paziente che, prima della visita, deve esporre i sintomi o i problemi, poi spogliarsi, essere visitato, rivestirsi, ascoltare l’esito della visita, gli eventuali esami da fare o la terapia che dovrà seguire. Senza dimenticare che ci sono pazienti giovani, ma anche anziani o disabili e non tutti impiegano lo stesso tempo per compiere questi atti. Dieci minuti? Con queste affermazioni si ridicolizza la sofferenza dell’uomo, riducendola al minutaggio, non si tiene conto del processo diagnostico, la base della nostra professione, che ha bisogno di un particolare tempo specifico».

d. b.

2018-11-23T13:30:51+00:00 Argomento: FAMIGLIA|Speciale |