ANCHE AI QUATTROZAMPE SERVONO GLI INTEGRATORI DI VITAMINA E I SALI

In cucina per Fido: attenti ai cibi proibiti

Molti alimenti per ‘umani’ sono pericolosi per i cani. Ecco cosa evitare quando si prepara la pappa

di Gloria Ciabattoni

QUANDO IN CASA arriva un cane una delle prime preoccupazioni consiste nell’alimentazione: cibi confezionati o pappe casalinghe? Chi sceglie queste ultime dovrà considerare che possono servire integratori per un giusto apporto di vitamine, sali minerali e altri nutrienti, come avverte Silvia Ascari, medico veterinario.
C’è da ricordare il vecchio detto: “il cane non è la pattumiera di casa”, quindi no agli avanzi dei nostri pranzi o cene. Niente cibi grassi, unti, fritti, salumi, dolciumi. Un conto è infatti dare a Fido un po’ dei nostri spaghetti in bianco o un pezzetto della carne del brodo, e un altro riempire la sua ciotola con frittata e mortadella: sono nocive per via dei grassi che contengono e perché il sale danneggia i reni, organi particolarmente delicati nel cane tanto che i cibi umidi o secchi non lo contengono. Bene invece una pappa di carne magra, o salmone o tonno ricchi di Omega3, e riso (o pasta) e verdure. Si può pensare che il latte faccia bene al cane: sbagliato, perché l’adulto non ha enzimi per digerirlo quindi può avere diarree o allergie. Anche l’amido della pasta può rallentare la digestione di Fido, quindi se si vuol dargli maccheroni o spaghetti (ma anche riso) per uso umano, bisognerà risciacquarli a lungo sotto l’acqua.
Ci sono poi cibi che sono autentici veleni, primo fra tutti il cioccolato: contiene la teobromina, sostanza per la cui sintesi il cane non possiede gli enzimi. Quindi no non solo all’avanzo dell’uovo di Pasqua ma anche a biscotti e dolci al cacao. Perfi no la frutta secca, per noi benefi ca, non lo è per Fido, anzi per lui è tossica. E la cipolla (ma anche aglio e cavolo), che per gli umani è un toccasana, per il cane è un quasi-veleno: in piccole dosi non fa male, ma il tiosolfato che contiene può distruggere i globuli rossi dell’ animale. Patate e pomodori sì ma in piccole dosi perché contengono la solanina, una sostanza non metabolizzata dal cane che può causare problemi all’apparato digerente, tachicardia e tremori. Verdure amiche del quattro zampe sono carote e zucchine. Venendo alla frutta, no all’uva che causa danni irreversibili ai reni, e niente avocado che contiene una molecola tossica fungicida chiamata persin, che provoca nel cane problemi all’apparato digerente. Sì invece a banane, angurie, pere, e anche a ciliegie, mele, albicocche, ma solo la polpa perché i semi contengono l’altamente tossico (anche per l’uomo) cianuro. Quindi frutta ma con moderazione, perché apporta zucchero quindi fermenta nello stomaco e può causare qualche problema.
Infine, un fi lo di olio d’oliva a crudo nella pappa servirà alla bellezza del pelo, ma anche a mantenere forte il sistema immunitario, e poi dà un ottimo sapore a quel che c’è nella ciotola.


INNOVAZIONE

Naso perfetto senza bisturi

Rimodellare il naso (e altre cartilagini) senza bisturi e in pochi minuti: lo consente la nuova tecnica di rimodellamento elettromeccanico (Emr), per ora provata sugli animali, con l’uso di minuscoli aghi e corrente elettrica, presentata al congresso della Società americana di chimica dai ricercatori dell’università della California. Le parti del corpo fatte di cartilagine, possono essere rimodellate evitando tagli, punti e cicatrici e utilizzando solo l’anestesia locale. La cartilagine è composta da minuscoli fi lamenti di una proteina – il collagene – uniti insieme da altre piccole proteine. È fl essibile e mantiene la sua forma. Con la tecnica dell’Emr si fa passare la corrente elettrica lungo il tessuto, attraverso dei piccoli aghi, per renderlo modellabile. Sui conigli i ricercatori sono riusciti a cambiare le orecchie da dritte in curve. In ogni caso saranno necessari più test prima di arrivare a sperimentare la tecnica sull’uomo.


RICERCA ANGLO-TEDESCA

Sei di cattivo umore?
Lo zucchero non consola

Può rendere meno vigili e più stanchi

«VEDRAI che un dolce ti risolleva l’umore!» ma in realtà non è così. Una ricerca delle Università inglesi di Warwick e Lancaster e della tedesca Humboldt-Universit, pubblicato su Neuroscience & Biobehavioral Reviews avverte: un picco di zuccheri non ci rende felici ma tristi, non migliora l’umore e può renderci meno vigili e più stanchi dopo il consumo. Lo studio ha approfondito l’effetto dello zucchero su vari aspetti dell’umore, tra cui rabbia, stato di allerta, depressione e stanchezza. I ricercatori hanno utilizzato i dati di 31 studi per un totale di 1300 adulti coinvolti, anche considerando fattori come la quantità e il tipo di zucchero consumato, e l’eventuale impegno in attività mentali e fi siche. Risultato: il consumo di zucchero non ha praticamente alcun effetto sull’umore, indipendentemente dalla quantità consumata o dal fatto che le persone intraprendano attività impegnative dopo averlo assunto.


SEQUENZIATO IL GENOMA

Nemo, quasi ‘immortale’
Nei pesci pagliaccio il segreto della longevità

Analizzate le differenze con altre specie

Forse sarà Nemo, il pesce pagliaccio reso celebre dai fi lm della Disney, a spiegare il meccanismo dell’invecchiamento. Lo stabilisce uno studio di un gruppo di ricercatori guidati da Alessandro Cellerino, professore di Fisiologia della Normale di Pisa, e pubblicato dalla rivista Bmc Evolutionary Biology. Distribuendo un questionario a tutti gli acquari pubblici in Europa, i ricercatori hanno scoperto che gli esemplari più vecchi dei pesci pagliaccio (Amphiprion ocellaris) avevano oltre vent’anni ed erano ancora in grado di riprodursi regolarmente. In pratica, sono fra gli animali più longevi, e per identifi care le basi genetiche della loro maggiore durata di vita, gli studiosi hanno sequenziato parte del genoma confrontandolo con una specie molto affi ne, ma che non ha sviluppato simbiosi con gli anemoni di mare: il pesce Chromis viridis (comunemente detto castagnola o damigella). Il risultato è che le proteine contenute nel mitocondrio (l’organello all’interno della cellula che produce energia) e nel lisosoma (l’organello che si occupa di distruggere le componenti danneggiate della cellula) si sono modifi cate in maniera signifi cativa durante l’evoluzione.


LA SCOPERTA

La coppia di enzimi che ‘nutre’ l’obesità

C’è una coppia di enzimi ‘traditori’ che frenano l’azione amica del grasso bruno, quello ‘buono’ che ci aiuta a stare in forma. Si chiamano Suv420h1 e Suv420h2, agiscono in risposta a stimoli ambientali come una dieta scorretta e possono essere ‘spenti’ con farmaci ad hoc. La scoperta – possibile promessa di nuove, future terapie contro l’obesità – è fi rmata su ‘Science Advances’ da Simona Pedrotti del gruppo guidato da Davide Gabellini all’Irccs ospedale San Raffaele di Milano. In laboratorio i ricercatori hanno dimostrato che, bloccando attraverso l’uso di farmaci l’attività dei due enzimi nelle cellule di grasso dei topi, si osservano diversi benefi ci, in particolare frenando il metabolismo in risposta a un cambiamento della dieta o della temperatura. Gli scienziati hanno osservato un aumento della respirazione mitocondriale (il consumo di energia), una migliore tolleranza agli zuccheri e una riduzione del tessuto adiposo bianco, quello che aumenta se assumiamo più calorie di quelle che bruciamo.