IL PESCE È BENESSERE

Gli Omega 3 difendono cuore, arterie e cervello. Non solo: contrastano infiammazioni, depressione e malattie autoimmuni

di Federico Mereta

IL SEGRETO DEL BENESSERE per il cuore, le arterie e il cervello (e non solo) è nascosto tra le onde del mare. Può assumere dimensioni e forme diverse. Si chiama pesce e, anche se a volte lo snobbiamo, anche quello ritenuto più povero come il pesce azzurro può rivelarsi una formidabile sorgente di benessere. Ce lo ricordano i dettami dell’alimentazione mediterranea, che si è dimostrata in grado di aiutarci a mantenere il benessere e di consentirci di preservare i vasi sanguigni. I pesci, sia pure con quantitativi diversi, contengono infatti gli acidi grassi Omega 3. Questi sono costituenti delle membrane cellulari e assumono un ruolo da protagonisti in diverse azioni di grande importanza, come la riduzione dei trigliceridi e un miglior controllo della tendenza a formare trombi perché aiutano a ridurre la tendenza delle piastrine, le cellule della coagulazione, a riunirsi tra loro. Come se non bastasse, ci aiutano a contrastare l’iniammazione e, oltre che per il cuore, potrebbero quindi essere d’aiuto anche nella prevenzione di malattie come la depressione, le degenerazioni nervose o patologie autoimmuni come l’artrite reumatoide. Come possiamo “rifornirci” di questi grassi? Basta mangiare 100 grammi di salmone o 200 grammi di acciughe per coprire il fabbisogno giornaliero di Omega 3, che è di circa 3 grammi. L’unica raccomandazione è la modalità di cottura: la frittura, pur se buona per il palato, può inluire su questo aspetto. Attenzione però: non bisogna pensare che il pesce sia solo una fonte di grassi “buonI”. Consente infatti di fornire al corpo proteine di elevato valore biologico, sali minerali, vitamine ed ha inoltre un basso contenuto di colesterolo. L’importante è però qualche semplice regola, se si sceglie il pesce fresco. Tenete presente che il pesce quando conservato a temperatura ambiente si danneggia in breve tempo. Sempre in termini generali la conservazione e icace arriva ad una settimana circa quando il pesce viene mantenuto ad una temperatura di 0 gradi, e ovviamente può durare molto più a lungo se congelato. La sensibilità del pesce alla temperatura è legata alla natura stessa della sua composizione, che, pur variando tra le varie specie anche in relazione all’ambiente acquatico, prevede comunque la presenza di colonie di batteri localizzate soprattutto sulla parete esterna dell’animale e nel suo intestino. La proliferazione di questi batteri è rapidissima dopo la morte dell’animale e se non viene arrestata dalle basse temperature può condurre ad un altrettanto repentino deterioramento delle carni. Nel momento in cui si sceglie di acquistare un pesce occorre quindi informarsi sulla sua conservazione, oltre che sul tempo trascorso dalla pesca all’acquisto. Ultimo consiglio: per chi teme i potenziali danni da contaminanti del pesce, come ad esempio il mercurio, sappiate che possono essere ridotti togliendo la pelle ed il grasso di supericie prima della cottura: parola degli studiosi dell’American heart association.


Mettiamo in tavola le vere erbe di campo

Portulaca, tarassaco, finocchio e mente selvatici: come riconoscerli e come utilizzarli per insalate, pietanze e tisane

di Gloria Ciabattoni

CRESCONO spontanee nei campi, anzi chi abita in campagna se le trova che spuntano fra i sassi, quindi le cataloga come infestanti, le taglia e le butta via. Invece farebbe meglio a portarle in tavola: sono erbe spontanee non solo commestibili e anche buone, ma anche con proprietà beneiche. Ed essendo spontanee non necessitano di fertilizzanti quindi sono “bio” per natura. Nei negozi di frutta e verdura è dificile trovarle, qualche volta si possono reperire nei mercatini rionali e presso i contadini che effettuano la vendita diretta dei loro prodotti, ma è più semplice andare a raccoglierle nei campi, così si può abbinare anche una salubre giornata all’aria aperta. Cominciamo con la portulaca, diffusa in tutta Italia, una piantina semigrassa dalle foglie piccole e pienotte. In realtà è una vera pianta infestante ma nell’antico Egitto era considerata una specie oficinale, e nel Medioevo si pensava addirittura che allontanasse gli spiriti cattivi. La si consuma cruda, per arricchire un’insalata alla quale darà un gusto piccantino. Ma anche leggermente lessata è molto buona, condita con olio evo e un goccio di aceto. Ma la portulaca è anche amica della salute: le si ascrivono proprietà depurative, dissetanti, diuretiche e antidiabetiche. La si usava anche per curare diarrea, vomito, emorroidi, ma è anche una fonte vegetale di acidi grassi polinsaturi del tipo omega 3, insomma quelli che aiutano nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. E un impacco di quelle foglioline è utile in caso di foruncoli, punture di api ed eczema dovuto al sole. Un’altra piantina che è facile incontrare nelle gite in campagna è la menta selvatica. La si trova lungo i fossi, ma anche in luoghi asciutti, ed è l’ideale per aromatizzare un tè: un po’ di queste foglioline in un tè messo in frigorifero, con un po’ di zucchero e di limone, daranno una bevanda squisita e dissetante. E qualche rametto di menta selvatica sarà perfetta per profumare una teglia di zucchine saltate con un po’ di olio, aglio e rosmarino. La menta aiuta la digestione, quindi un infuso di foglie con acqua calda è beneico in caso di stomaco appesantito. Ma anche nella vasca da bagno un pugno abbondante di foglie di menta ha un effetto rilassante, così come un infuso di acqua e menta può essere di sollievo alle iniammazioni gengivali. Il dente di leone, o tarassaco, è fra le piante più comuni che si trovano nei campi. Ha foglie amare con alto contenuto di ferro, e quando sono giovani sono molto buone da mangiare in insalata, mentre le rosette delle foglie basali si mangiano cotte, condite con un goccio di olio evo. Questa pianta è nota per le sue proprietà diuretiche. Anche il inocchio selvatico cresce spontaneo nei prati, iorisce in luglio e in agosto, si mangia sia crudo in insalata che cotto, come verdura di contorno. I germogli sono ottimi per preparare il “coniglio in porchetta”, un’antica ricetta toscana. E con i semi, che si raccolgono verso ine estate, si possono preparare ottime tisane digestive.


Dna e percorsi personalizzati
Così il benessere è su misura

La metodologia IUNIC integra analisi mediche biochimiche e genetiche

LE TENDENZE più innovative della medicina moderna si spingono sempre più verso un approccio olistico e integrato in grado di disegnare su misura il percorso più funzionale per ciascun paziente. Conseguire salute e benessere “su misura” è l’aspirazione di molti di noi, ed oggi è possibile con IUNIC, il nuovo progetto di Synlab, che grazie allo studio del DNA e alla corretta interpretazione dei dati associati a particolari esami del sangue, può orientare lo stile di vita e mettere in campo strategie preventive per conservare la salute e migliorare l’equilibrio psicoisico (https://specialisti. synlab.it/). Volendo descrivere IUNIC in poche chiare battute, potremmo deinirlo un percorso completo di benessere che integra analisi mediche di ultima generazione (biochimiche e genetiche) con la supervisione di uno specialista per qualsiasi necessità. I test previsti dal protocollo IUNIC combinano le capacità predittive della genetica (test del DNA) e la puntualità delle informazioni ematochimiche, disegnando un tracciato personalizzato. Questi test si e ettuano in maniera molto semplice e o rono allo Specialista IUNIC tutte le informazioni utili per costruire un piano alimentare su misura: una soluzione tanto innovativa quanto strettamente funzionale rispetto alle esigenze di ciascuna singola persona. Bisogna far da parte l’idea che la medicina sia utile solo in fase di cura. Il test del DNA si fa una volta sola, mentre lungo il percorso lo specialista potrà ripetere gli esami del sangue e misurare il mantenimento o il raggiungimento di determinati traguardi. IUNIC è il nuovo progetto di SYNLAB: una linea di benessere unica, come unico è ognuno di noi.

G. C.


Smoothie, l’estate è nel bicchiere

Frutta, verdura e ghiaccio: è un dissetante frullato meno calorico, ideale come rompi-digiuno

di Gloria Ciabattoni

È LA PAROLA D’ORDINE DELL’E STATE: smoothie,termine inglese che sta a designare una bevanda preparata con frutta o verdura, che si contraddistingue per essere leggera. Cosa di erenzia uno smoothie da un frullato? In verità non molto: il primo è più leggero, a base di frutta o verdura frullata con acqua o yogurt (e aggiunta di zucchero a seconda dei gusti), il secondo è con frutta e latte, o anche gelato, quindi più calorico. Diverso invece è il centrifugato, che, come dice la parola, è ottenuto con una centrifuga che separa il succo dalla polpa e dalla buccia di frutta e verdura. Si ottiene così una bevanda ricca di vitamine e sali minerali, pochissimo calorica e depurativa. Ci sono in commercio frullatori appositi per gli smoothie, ma qualsiasi frullatore va bene, così come è adatto ogni tipo di frutta e di verdura (anche combinati insieme). Queste bibite, meno caloriche rispetto ai frullati appunto perché prive di latte o gelato, sono ottime come rompi-digiuno a metà giornata, ma anche come detox, soprattutto se con barbabietola rossa (che va leggermente lessata), carota, mela. Queste bevande vanno consumate subito, per evitare che perdano le loro proprietà beneiche, che sono tante: apportano infatti preziose vitamine e altrettanto preziosi sali minerali, che d’estate tendiamo a disperdere con la sudorazione. E apportano ibre, molto utili per favorire la motilità intestinale. Ad esempio possiamo preparare un mix di fragole, lamponi, mirtilli, una banana, yogurt magro e ghiaccio, ma anche frutta di stagione come pesche, albicocche, melone, o se si vuole una bevanda più esotica, mango, ananas, papaja. Negli smoothie viene talvolta impiegato il latte di soia, adatto anche ai vegani, e per addolcire si può usare un cucchiaino di miele, ma non sempre è necessario soprattutto se si usa frutta dolce come la banana o il mango. Qualche accorgimento per uno smoothie molto gustoso? Un po’ di limone (utile anche per l’apporto di vitamina C) e un pezzetto di zenzero contribuiscono a dare ‘sprint’ quando si impiegano, ad esempio, verdure come sedano o carota, ravanelli, cetrioli, peperoni: ipocalorici certo, ma non troppo saporiti. Anche unire frutta e verdura aiuta: con solo frutta si tende ad avere una bevanda troppo calorica (a meno che non si utilizzino melone e anguria, che sono di stagione e apportano poche calorie). Se poi si vuole dare una bella cremosità, da non dimenticare una banana, un avogado, latte di soia, yogurt. Inine, se lo smoothie sarà sostitutivo di un pasto, si può aggiungere un pizzico di frutta secca (mandorle, noci, nocciole), che è fonte di vitamina E (dal potere antiossidante, contro i radicali liberi, quindi buona per contrastare malattie cardiovascolari, invecchiamento e varie forme tumorali), di minerali (le mandorle in particolari sino ricche di calcio), di ibre, di Omega 3 e Omega 6, acidi grassi essenziali contro le malattie cardiovascolari, in quanto aiutano a ridurre il colesterolo LDL e i trigliceridi.


I DETOX

Acqua e natura
Reidratazione a calorie zero

Sono le grandi amiche dell’estate: dissetano, fanno bene alla salute e non apportano praticamente calorie: sono le acque fruttate, facilissime da preparare in casa. La più nota è la detox water, da bere alla mattina a digiuno: un bicchiere di acqua con dentro mezzo limone spremuto. In alternativa, prendere un limone bio, tagliarlo e farlo bollire per 3 minuti in mezzo litro di acqua. Poi si schiaccerà il limone e si iltrerà l’acqua che si berrà durante il giorno. In queste acque sta bene anche l’aggiunta di un pezzetto di zenzero. Per preparare le acque aromatizzate serve poco: frutta ed erbe come ad esempio la menta o il basilico, un vaso di vetro o una brocca. Si metteranno acqua e frutta nel contenitore per qualche ora (non più di 12) poi si iltrerà. La frutta si potrà poi utilizzare per un frullato o una macedonia. La dose di frutta da usare è soggettiva, il sapore può essere intenso o più soft. Si può comunque iniziare con un terzo di frutta e il resto di acqua. Magari abbondando con la frutta se si sceglie l’anguria, di stagione e molto rinfrescante, ma anche parecchio acquosa. Qualche fettina di cetriolo e di limone saranno perfette per un’acqua dedicata a chi ama le bevande un po’aspre, magari con l’aggiunta di qualche foglia di menta, che peraltro si abbina bene con tutta la frutta. Pesche, albicocche, melone e ciliegie (insomma tutta la frutta di stagione) possono venire impiegate con lo stesso procedimento. Queste acque sono anche dette detox per la capacità depurativa della frutta impiegata, ma non bisogna aspettarsi miracoli, perché l’apporto di sali minerali e vitamine che la frutta può rilasciare in acqua è modesto. Invece è interessante la capacità di queste bevande di dare un senso di sazietà con un apporto calorico modestissimo, quasi zero: quindi sono ottime per reidratarsi senza far piangere la bilancia.

G. C.