Mangiare sano allunga la vita

I ‘longevity food’ non escludono il piacere della buona tavola: parola di scienziati e chef stellati

di Antonio Alfano

UNA BUONA e sana alimentazione, aiuta ad invecchiare meglio e a vivere più a lungo. Mangiare ‘bene’ non significa sottoporsi a massacranti diete, fatte di sforzi immani ed insopportabili privazioni, ma scegliere i prodotti alimentari giusti. Molti cibi, come ad esempio, legumi, uova, verdure a foglie verdi, frutta, olio extra vergine di oliva, pesce grasso come salmone selvatico, aringhe, sgombro e sardine, ecc. sono ricchi di sostanze antiossidanti naturali in grado di proteggere la salute. I benefici di una dieta attenta ad un allungamento della vita sono letti con maggiore interesse se a prenderli in considerazione, come stile personale, è uno scienziato Nobel nel 2004 per i suoi studi sulla cromodinamica quantistica. «Nella mia dieta sono presenti – sostiene il professor Wilczek – insieme con specifici integratori e multivitaminici, anche frutti di bosco, salmone, broccoli e altri alimenti sani e comuni. Sono sicuro dei loro benefici». I consigli della scienza ad alimentarsi in maniera giusta puntando a vivere più a lungo e più sani, non escludono i piaceri della buona tavola. Lo conferma l’esperienza di Luigi Fontana professore di Medicina e Nutrizione presso l’Università degli Studi di Brescia e alla Washington University di Saint Louis, dove dirige il programma di ricerca “Healthy Longevity”, che ha scritto, con lo chef stellato Vittorio Fusari, un libro dal titolo emblematico ‘La felicità ha il sapore della salute. La via della longevità tra scienza e cucina’. «Se basiamo la nostra dieta – sostiene Fontana – su prodotti di qualità, locali e stagionali, poco processati e scelti soprattutto tra verdure, cereali e legumi, il nostro benessere ne gioverà. Fa bene anche un digiuno intermittente ed una riduzione mirata delle calorie, senza rinunciare ai piaceri della tavola». Alimentazione corretta è anche efficace prevenzione. Fino all’80% delle malattie cardiovascolari e dei casi di diabete e il 40% dei tumori si possono prevenire a tavola, con un’opportuna attenzione alle materie prime, di cui dobbiamo conoscere le proprietà, la storia e le tecniche di cucina. Grazie ad una buona educazione alimentare, è utile mangiare meno e meglio – riducendo circa il 20% delle calorie – e rendere sempre più consapevoli e piacevoli le scelte legate alla nostra dieta. Per aiutarci a vivere più a lungo conta molto la quantità delle sostanze alimentari. Giusto ridurre zuccheri e proteine animali, magari riprendendo abitudini antiche: pasta, legumi, verdure e carne, poca e solo in occasioni speciali. «Il cibo sano, il cibo vero, è un fattore importante di salute e di longevità», conferma Franco Berrino, epidemiologo di lungo corso, già al Dipartimento di Medicina Preventiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. «Il Codice Europeo contro il Cancro – continua Berrino – raccomanda di mangiare quotidianamente gli ingredienti presenti nella dieta mediterranea tradizionale: cereali integrali, legumi, verdure, frutta, compresa la frutta a guscio e, saltuariamente, pesce azzurro. Studi su centinaia di migliaia di persone, condotti in Europa e negli Stati Uniti, hanno dimostrato che a parità di età e di altri fattori che influenzano la mortalità coloro che seguono questo stile alimentare muoiono significativamente di meno, non solo di cancro ma anche di malattie del cuore, dei polmoni, dello stomaco, dell’intestino, e pure di malattie infettive». È importante non trascurare neppure le modalità di cottura e conservazione dei cibi perché, secondo recenti studi, la quantità di elementi importanti come, ad esempio, vitamina C e licopene, presenti in alimenti conservati o cotti a lungo, possono risultare inferiori rispetto al prodotto fresco.


Guerrieri invisibili contro l’invecchiamento
Cosa sono e come agiscono gli antiossidanti

Neutralizzano i radicali liberi che insidiano le cellule

QUANTE VOLTE sentiamo dire che un certo alimento è ‘ricco di antiossidanti’? E perché è così importante avere il giusto apporto di queste proprietà? (attenzione: giusto non significa in eccesso). Nelle nostre cellule avvengono continuamente processi che producono energia ma rilasciano anche ‘materiali di scarto’ che con-tengono ossigeno in varie associazioni chimiche. Sono i famigerati ‘radicali liberi’, che a loro volta vanno a interagire con le molecole circostanti, ossidandole. E il processo di ossidazione produce danni cellulari di tantissimi tipi, a cominciare da invecchiamento e infiammazioni per arrivare a patologie vascolari, cardiache, nervose. Ci sono poi altri fattori che possono ‘spingere’ i processi di ossidazione, come virus, allergie, malattie autoimmuni e stress. A questo punto è chiara l’importanza degli antiossidanti: neutralizzare la fonte dei radicali liberi per bloccare questi meccanismi. Gli antiossidanti sono di vari tipi: carotenoidi, vitamina A, C ed E, licopene, polifenoli, acido lipoico e alcuni oligoelementi come selenio, rame, magnesio e zinco. A seconda della tipologia, sono più o meno presenti in verdura, frutta, carne e pesce.

F.F.


SMART FOOD

Cibi ‘intelligenti’ che si comportano come farmaci

Smart food è una felice combinazione di parole che ispira sani stili di vita. Protagonista di questo programma è una selezione di alimenti freschi naturali, una top 30 di prodotti intelligenti per fermare i chili di troppo e fare prevenzione. La dieta smartfood è il titolo di un testo di successo della Rizzoli, ed è pure un marchio scientifico legato a progetti dello Ieo di Milano. «Si è capito che alcuni alimenti si comportano come farmaci, capaci di curare e proteggere l’organismo», ha scritto Eliana Liotta, autrice con Pier Giuseppe Pelicci e Lucilla Titta del libro sui prodotti della natura che allungano la vita. Parliamo di alimenti noti, dalla lattuga ai cereali integrali, dalla frutta rossa alla frutta secca. Sui social si parla ormai di smartfood per estensione, anche fuori dal contesto originale. «L’approccio innovativo consiste nel promuovere il consumo di cibi sani, incoraggiando di pari passo l’attività fisica e sociale», ha commentato Giuliano Binetti, dell’Irccs Fatebenefratelli di Brescia, parlando di smartfood e funzioni intellettuali. «L’Alzheimer ad esempio non si cura, ma un regime in accordo con le linee della dieta mediterranea è un grande fattore di prevenzione, può influenzare la funzionalità e l’integrità del sistema nervoso. D’altra parte un deficit o un eccesso di specifici nutrienti, vitamine o metalli ha un rapporto di causa effetto ben definito con determinate patologie neurologiche».

A.M.


Vivere ‘bio’: scelta facile e consapevole

Alimentazione genuina e a km 0, fitocosmesi, cura naturale del corpo, integratori: lo stile di vita ecosostenibile è diventato realtà

di Francesco Gerardi

AGRICOLTURA bio, cure naturali e uno stile di vita ecosostenibile fanno ormai parte integrante della nostra vita, ve ne sarete accorti. Basta fare un giro nei supermercati e nei negozi per rendersi conto che quello del biologico è un comparto sempre più in crescita e di moda e che, come raccontano tutte le indagini di settore, è esploso definitivamente. Un mondo che attrae e rassicura consumatori e clienti spaventati dall’inquinamento e dalle più ampie ricadute sulla salute dello stile di vita moderno, e quindi sempre più sensibili all’irresistibile richiamo di prodotti che promettono di essere salutari e genuini. Insomma, quello che solo qualche lustro fa era uno sparuto manipolo di pochi e, ammettiamolo, forse anche un po’ bizzarri cultori dell’alternativo, oggi si è trasformato in una grande platea che aff olla le corsie dei prodotti bio dei centri commerciali, le erboristerie, i tanti eventi e fiere a tema che si organizzano in giro per l’Italia tutto l’anno. Per non parlare dei luoghi virtuali: gli innumerevoli siti internet che fanno e-commerce e informazione in questo campo. Un pubblico dunque più consapevole ed esigente, più critico e sempre a caccia delle ultime novità in fatto di benessere, cure alternative, cibo sano e soluzioni ecosostenibili. Ma quello a cui ci si riferisce, per brevità, come al ‘mondo del biologico’, è in realtà un oggetto estremamente variegato ed eterogeneo, composto di tanti filoni e realtà diversissime. Vediamoli più da vicino. Innanzitutto c’è il comparto dell’alimentazione biologica. Le indagini più recenti sulla grande distribuzione e sui punti vendita specializzati dicono che la rivoluzione è avvenuta nell’ultimo decennio, con l’ingresso in questo poderoso business dei grandi marchi e delle catene di discount. Bio Bank, la banca dati del bio, ha da poco pubblicato ‘Tutto Bio 2019’, l’annuario del biologico, da cui emerge che il settore continua a crescere, certo, ma soprattutto nei supermercati, dove di fatto si realizza il 45% delle vendite contro il 24% delle catene specializzate. Un completo ribaltamento dei canali della distribuzione, perché 10 anni fa erano invece i negozi specializzati a vendere il 45% degli alimenti bio, contro il 29% della grande distribuzione. Le stime di questo giro d’aff ari sono un po’ ballerine, ma l’ordine di grandezza sfiora i 5 miliardi di euro. Poi c’è un altro grande filone: quello della cosmesi bio e in generale della cura naturale per il corpo, la cui domanda è costantemente in aumento da anni e che, secondo i dati del Centro Studi di Cosme-tica Italia, vale grossomodo un miliardo. Un altro importantissimo settore del mondo bio è quello della fitoterapia e delle medicine naturali, ossia di tutto ciò che oggi troviamo sui banchi delle erboristerie e delle parafarmacie, oltre che delle farmacie vere e proprie. Si tratta di diverse tipologie di prodotti, dalle specialità medicinali con o senza obbligo di ricetta ai preparati galenici e agli integratori. Un mercato che si sta facendo sempre più rilevante di pari passo con la richiesta di cure con principi attivi naturali: calmanti, antidolorifici, regolatori dell’intestino, eccetera. Anche qui il volume d’aff ari è vertiginoso: 2,5 miliardi di euro nel 2018.


«Siamo tra i leader della produzione mondiale»

Dal 6 al 9 settembre a Bologna c’è SANA, il salone del biologico e del naturale

IL BIO italiano ha una casa: è il SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale. Giunto alla trentunesima edizione (che alzerà il sipario dal 6 al 9 settembre) e organizzato da BolognaFiere con Asso-Bio e FederBio, il patrocinio del ministero dell’Ambiente e il supporto di Italian trade agency, il SANA è diventato il grande appuntamento di riferimento per il settore. Un luogo di business ma anche di confronto culturale. L’edizione 2019 vedrà la partecipazione di mille aziende espositrici da 30 paesi. «Siamo a un passaggio strategico nel quale agricoltura biologica e biodinamica stanno diventando il riferimento per il futuro, in grado di conciliare sostenibilità economica e ambientale», spiega Maria Grazia Mammuccini, presidente di FederBio. «Siamo tra i leader della produzione biologica a livello mondiale le fa eco il presidente di AssoBio, Roberto Zanoni -: un primato che ci carica di responsabilità per il nostro ruolo di rappresentanti del settore più performante dell’agro-alimentare italiano».

F.G.


GLI STATI GENERALI

Due giorni di incontri per fare il punto

‘DALLA rivoluzione verde alla rivoluzione bio’ è la nuova iniziativa che si terrà il 5 e 6 settembre a Palazzo dei Congressi, a Bologna, anticipando l’apertura del SANA, il Salone internazionale del biologico e del naturale. Due giornate di ‘Stati generali del bio’, un’occasione di incontro tra gli operatori del settore, esperti internazionali e le istituzioni per favorire il confronto e, soprattutto, off rire un quadro sempre aggiornato sulle opportunità di mercato e le sfide future. L’iniziativa si concluderà con la consegna del Manifesto del bio 2030


Non si butta neanche una briciola

Sperimentazione per ricavare prodotti salutari dagli scarti della lavorazione agroalimentare

di Gloria Ciabattoni

COME TUTTI I SETTORI produttivi, anche l’industria agroalimentare genera ogni anno grandi volumi di rifiuti e sottoprodotti derivanti dalle fasi di raccolta, lavorazione e produzione di alimenti, come latte, frutta e verdura, la cui rimozione ha un impatto negativo sull’economia aziendale e lo smaltimento in discarica genera eff etti dannosi sull’ambiente e sulla salute. La ricerca scientifica universitaria non rimane insensibile al nuovo obiettivo di sfruttare le risorse agroalimentari in modo e iciente e sostenibile e, negli ultimi anni, il Dipartimento di Farmacia dell’Università di Salerno ha avviato una sperimentazione congiunta fra mondo accademico e aziende del settore per creare prodotti che possano contribuire alla salvaguardia della salute umana. La ricerca ha un approccio innovativo, realizzando prodotti salutistici che si avvalgono delle proprietà e delle caratteristiche farmaco nutrizionali di rifiuti/sottoprodotti di filiere agro-alimentari caratteristiche della regione Campania, quali trasformazione di frutta a guscio (nocciole, castagne) o agrumi e filiera lattiero – casearia. «Il riutilizzo di rifiuti/sottoprodotti delle filiere agro-alimentari, così come da tutte le complesse matrici vegetali o alimentari, come fonti di molecole bioattive» – dice la dott.ssa Teresa Mencherini – richiede la messa a punto sia di opportuni processi di estrazione, che di metodi analitici per ottenere il fingerprint chimico quali-quantitativo e di indagine biologica, in base alla potenziale destinazione d’uso, per esempio come ingredienti cosmetici e nutraceutici, o per realizzare film edibili per il packaging di alimenti». «La produzione di sistemi di veicolazione via spray drying, come micro o nano particelle – sottolinea la dott.ssa Francesca Sansone – è una strategia per superare alcune criticità legate all’uso in formulazione degli estratti, quali le sgradevoli caratteristiche organolettiche, la bassa idrosolubilità e la stabilità critica nel tempo, convertendoli, attraverso lo sviluppo dell’opportuno processo tecnologico, in ingredienti funzionali stabili, facilmente manipolabili e adatti ad essere incorporati in forme di dosaggio orali o topiche». «L’incorporazione di estratti ricchi di polifenoli, con comprovate proprietà biologiche, tal quali o tecnologicamente trasformati in film polimerici commestibili destinati al packaging alimentare, in prodotti per l’integrazione alimentare, in formulazioni cosmetiche o in alimenti addizionati, rappresenta un valore aggiunto. In particolare, nel caso dei film edibili, il caricamento con i fitoestratti, permette il miglioramento delle caratteristiche tecno-funzionali del film, rallentando l’ossidazione e il deterioramento microbico degli alimenti, promuovendone il prolungamento della scadenza» conclude la dott.ssa Tiziana Esposito.


I SUPER FOOD

Una marcia in più da bacche, radici e alghe speciali

Più sono esotici e più ci attirano. Sono bacche, radici, alghe ricche di oligoelementi: sono i superfood tanto in voga. Cosa li rende speciali? Contengono vitamine, sali minerali, acidi grassi essenziali, sono antiossidanti, combattono i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare, hanno proprietà digestive, e così via. Va detto che in una dieta squilibrata non servono molto, ma con un’alimentazione a base di frutta, verdura, carne, pesce (insomma sana) sono un buon aiuto. Ogni tanto c’è superfood diventa di moda: qualche anno fa ci fu il boom delle bacche di Goji, ricche di vitamine, che continuano ad avere numerosi estimatori. Negli ultimi tempi è lo zenzero ad essere al top, anzi lo scorso anno al SANA è risultato il più votato da visitatori nel settore alimentazione. Lo zenzero aiuta la digestione, combatte la nausea, riduce la glicemia, calma tosse, raff reddore e mal di testa. Un altro superfood di successo è l’alga spirulina dalla quale si ricava una polvere ricca di proteine e vitamine A e E: aiuterebbe per la salute delle le ossa, contro le infiammazioni, a prevenire il colesterolo alto. Sta conoscendo successo anche in Italia il jackfruit, grosso frutto tropicale dal gusto di mela, mango, banana e ananas, ma cotto ha un sapore simile a quello della carne, e viene apprezzato da vegani e vegetariani: contiene fibre e quasi tutte le vitamine e i minerali che ci servono. Un’altra pianta super è l’aloe vera, il cui succo ha proprietà lassative, cicatrizzanti, e potenzierebbe il nostro sistema immunitario. Ma anche in Italia abbiamo ottimi superfood: noci e mandorle. Sono ricche di sali minerali, vitamine (soprattutto E), acidi grassi omega 3, acido ellagico (con effetti anti cancerogeni). E secondo un recente studio spagnolo pubblicato sulla rivista Nutrients noci, nocciole e mandorle hanno un eff etto-Viagra: ne bastano 60 grammi per avere un miglioramento del desiderio sessuale.

G. C.


L’APPUNTAMENTO

Il recupero e l’utilizzo dei sottoprodotti

«Sviluppo di nuovi prodotti per la salute umana da sottoprodotti e scarti della filiera agro-alimentare: caratterizzazione chimico biologica e approccio tecnologico» è l’appuntamento di SANA Academy in calendario domenica 8 settembre, ore 10.30 12.30, a BolognaFiere, nella Sala Bolero Centro Servizi, 1° piano, Blocco B. Teresa Mencherini, Francesca Sansone e Tiziana Esposito, ricercatrici del Dipartimento di Farmacia dell’Università degli Studi di Salerno, illustreranno le ricerche svolte nell’ambito dell’utilizzo e il recupero di scarti e sottoprodotti delle agro-industrie.


I NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE

Sana e nutriente: la pappa è a regola d’arte

Cibi preparati in casa, oppure scatolette e crocchette: ecco cosa non deve mancare in entrambe

di Gloria Ciabattoni

IN QUEST’EPOCA di attenzione a ciò che mangiamo, anche l’alimentazione degli amici a quattro zampe cambia: oggi anche per loro è tempo di pappe sane, nutrienti e soprattutto adatte alle loro specifiche esigenze. I padroni di cani in particolare, si dividono in due categorie: chi preferisce cibi casalinghi e chi invece sceglie scatolette e crocchette. Alle prime ricorre soprattutto chi ha cagnolini di piccola taglia e magari un po’ capricciosi: carne magra, bianca o rossa, cotta ma senza sale (nocivo per il cane), pesce, zucchine e carote lessate, riso o pasta ben scolate e sciacquate perché Fido non digerisce bene l’amido, e un filo di olio (fonte di Omega3) rappresentano un’alimentazione classica. Bene anche la frutta come mele, banane, pere. La pappa fatta in casa potrebbe portare a carenze di zinco, rame, vitamine E e D, EPA e DHA, e in questi casi sarà il veterinario a consigliare integratori, ma è raro che ciò si verifichi. Se l’animale ha problemi di allergie, reni, cuore, con un’alimentazione casalinga è più facile selezionare ciò che è più indicato, ad esempio molti cani allergici vengono nutriti con carne di agnello, molto digeribile e che non dà problemi. Chi sceglie i prodotti commerciali dovrà fare attenzione a leggere bene l’etichetta, perché se il cibo è di scarsa qualità si possono avere problemi di peso, di dermatiti, di intestino, di digestione, di reni, di fegato. In etichetta troviamo elencati per primi gli ingredienti presenti in misura maggiore, che dovrebbero essere carne o pesce. Si trova anche la dicitura “carne e derivati” (o “farina di carne”), ma questi ultimi possono essere unghie, pelle, pelo, insomma sì proteine ma non certamente nobili. Nel cibo secco i cereali vanno bene ma non in quantità eccessiva. Crocchette o umido con il 20 per cento di proteine e il 10 per cento di grassi sono una buona combinazione per un animale adulto, sano e in buona salute. I grassi sono importanti: aiutano il metabolismo e trasportano le vitamine (A,D,E e K). Vitamine e sali minerali sono sempre presenti nel cibo industriale, quindi da quel lato è di icile che si verifichino carenze. La sempre maggiore attenzione alla salute dei pet ha portato i produttori di cibo a porre molta attenzione nell’uso di conservanti, coloranti, aromatizzanti. Oggi la scelta di alimenti pronti è vastissima, e non solo per cani che abbiano patologie, o problemi dovuti all’età, ma anche intolleranti o celiaci (ci sono cibi privi di farine e di glutine). L’ultima frontiera sono in croccantini a base di insetti come unica fonte proteica animale, e sono dedicati ai cani che soff rono di allergie alimentari, al posto di coniglio, cavallo, agnello.


SALUTE

Una prugna al giorno contro il colesterolo

Mangiare prugne come snack può portare interessanti vantaggi: la conferma arriva da uno studio condotto dal dipartimento di scienze motorie e della nutrizione della San Diego State University, recentemente pubblicato su Nutrition Research: l’uso di prugne come snack può aiutare a migliorare i livelli di assunzione di fibre e potassio e a ridurre il colesterolo LDL. Questi risultati, ottenuti su un gruppo di adulti sani in sovrappeso, sono di particolare interesse dal punto di vista della prevenzione, in quanto elevati livelli plasmatici di colesterolo LDL e una bassa assunzione di fibre possono essere fattori di rischio per malattie croniche verso cui il sovrappeso espone già a un rischio aumentato. I partecipanti, donne e uomini di età tra i 20 e i 65 anni, hanno ricevuto due volte al giorno per 8 settimane una porzione di prugne secche o un mu in a basso contenuto di grassi (snack ricco di carboidrati ra inati), in quantità corrispondenti a 100 kcal in entrambi i casi.


TREND

Italiana, a km 0 e di qualità:
la carne è tornata in tavola

Bistecche e fettine di manzo in testa alle classifiche di consumo

TORNA LA BISTECCA sulla tavola degli italiani, con un aumento del 6% della spesa per la carne bovina nell’ultimo anno. È quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat: nel 2018 gli italiani hanno speso oltre 500 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente in bistecche e fettine di manzo, che da sole assorbono un terzo del budget complessivo per carni e salu-mi. «Si tratta di un trend spinto da un profondo cambiamento spiega Coldiretti con una svolta verso la qualità e la sostenibilità dell’allevamento che vede il 45% degli italiani privilegiare la carne proveniente da allevamenti tricolori, il 29% scegliere carni locali e il 20% quelle a marchio Dop, Igp o con altre certificazioni di origine, secondo un’indagine Coldiretti-Ixè. Quasi 2 italiani su 3 (63%) sarebbero inoltre disposti a pagare di più per carne ottenuta rispettando al massimo il benessere degli animali».


GUSTO E INNOVAZIONE

Panna e cioccolato, addio! Fiori e spezie,
così il gelato si rinnova e ti cambia l’umore

Si fanno strada gli ingredienti bio, vegani, halal e kosher

I gusti tipici continuano a determinare il successo del gelato artigianale. Si fanno strada secondo una indagine di CNA Agroalimentare i sapori rispettosi di altre culture e delle prescrizioni alimentari di altre religioni: bio, vegani, halal, kosher. Continua il successo dei gusti ai fiori edibili: sambuco, gelsomino, begonia, calendula. E non si arresta il filone del gelato salato, tutt’altro. Ma non solo, c’è anche il gelato che si ‘adatta all’umore’, secondo il vademecum stilato da Michela De Petris, medico chirurgo, specializzata in scienze dell’alimentazione: quando sei giù di corda consiglia la nutrizionista basterà una coppetta di ‘Vitalità’: cioccolato crudo con radice di maca, zenzero, peperoncino e cannella. Un cono di ‘Longevità’ annovera mango con curcuma, pepe nero, zenzero e menta. Per essere sempre giovane un’iniezione di ‘anti-aging’ da un mix di ingredienti ricchi di anti-ossidanti per combattere l’invecchiamento cellulare tra cui pistacchio, Té Matcha, bacche di Goji e Nibs di fave di cacao crude.


DIETA MEDITERRANEA

Gravidanza più ‘leggera’ e senza diabete

La dieta mediterranea è un ottimo alleato anche durante la gravidanza: potrebbe ridurre il rischio di ingrassare troppo nei nove mesi e anche il rischio di sviluppare il diabete gestazionale. Lo suggeriscono i risultati di ESTEEM, un progetto di ricerca della Queen Mary University of London che ha coinvolto 1252 gestanti, tutte con fattori di rischio metabolici che sono state suddivise in due gruppi per tutto il periodo della gravidanza. A 627 donne è stata assegnata una dieta mediterranea con abbondanza di frutta e verdura. Le restanti 625 gestanti hanno solo ricevuto raccomandazioni secondo le linee guida britanniche. A fine gravidanza le donne del primo gruppo avevano preso mediamente solo 6,8 chili contro gli 8,3 chili in media del gruppo di controllo e il rischio di sviluppare il diabete è risultato del 35% inferiore.