Le Cantine Capetta tra Langhe e Astigiano dal 1953 si tramandano di padre in figlio
mantenendo immutata la filosofia originale: sostenibilità e innovazione al servizio della qualità

La terra ricoperta dalle “vigne ben zappate” di cui parlava Cesare Pavese che era di queste parti; la iducia di oltre 300 vignaioli che ad ogni vendemmia conferiscono le proprie uve Moscato perché diventino uno dei celebri vini piemontesi; una cultura imprenditoriale che ha fatto dell’innovazione e della sostenibilità le proprie cifre identitarie; e una famiglia che ha scritto pagine importanti del mondo vitivinicolo a Santo Stefano Belbo, terra di mezzo tra Langhe e Astigiano.
Un’evidenza: c’è tanta narrazione nella storia delle Cantine Capetta, gruppo avviato da papà Francesco nel 1953 e oggi gestito dai igli Riccardo, Gabriella, Maria Teresa e Carla Capetta. Perché i vini sono eloquenti: sanno parlare. Hanno fatto di questa azienda una leader nel segmento dei vini piemontesi a livello nazionale e del Duchessa Lia (5 milioni di bottiglie l’anno) il “premium brand”, espressione dei terroir più prestigiosi della regione e gamma di Doc e Docg che il pubblico ha imparato ad apprezzare nella grande distribuzione.
A cominciare da quelli irmati da Germano Bosio, storico enologo di casa Capetta, come il “Galanera”, Barbera d’Asti Superiore, rosso profondo tendente al granato e fragranze di frutti di bosco, prugna e spezie, o come il Nebbiolo d’Alba con il suo sapore armonico e corposo. Senza scordare il Brachetto d’Acqui, spumante rosso dal perlage ine, l’iconico Barbaresco Docg di Duchessa Lia dai caldi rilessi aranciati e dal bouquet etereo. E, ovviamente, il Moscato d’Asti che quest’anno – conferma l’enologo Paolo Bussi – si è presentato con “uve sanissime, ricche di zuccheri e aromi senza eguali”. Storia e storie. Come quelle portate sui media dalla campagna pubblicitaria “Nobili Vini del Piemonte” ideata l’estate scorsa da Mimmo Beltramone per indicare il mood inclusivo di casa Capetta e marcare il proilo volutamente non elitario dei grandi vini Duchessa Lia.
Operazione geniale di Instant Advertising: fare dei consumatori i veri ambasciatore dell’azienda, a idando ai volti di persone qualsiasi e dalle professioni più disparate, lo slogan “#io brindo al futuro”, con la carica anche simbolica che una frase simile poteva e continua ad avere in un Paese fortemente segnato dalla pandemia e desideroso di credere alla rinascita. Questione di riconoscibilità a cui la maison di Santo Stefano Belbo sembra tenere molto assieme ai valori portanti di Duchessa Lia e dei suoi “Nobili vini del Piemonte”. Lo conferma lo stesso Riccardo Capetta, presidente delle Cantine di famiglia: “Il palmares di premi assegnati ai nostri vini è ricchissimo. Ma ce n’è uno che è più prezioso degli altri: la iducia che ci assegnano i nostri clienti”.
Paolo Galliani

Galanera Barbera d’Asti
Superiore 2017

Moscato d’Asti
2019

Nebbiolo d’Alba
2018