Una selezione di etichette delle migliori cantine umbre espressione di una regione che vanta tradizioni millenarie. I Grechetti di Todi e di Orvieto sono i vitigni simbolo tra quali esiste un legame di parentela pur differenziandosi per qualità e tempi di maturazione

a cura di Paolo Pellegrini

RENAIA
Morami

Chi ha letto “Le Braci” di Marai può immaginare i due personaggi in poltrona davanti al camino con un calice in mano. Potrebbe esserci, dentro, un taglio bordolese vigoroso e potente, intenso e complesso come questo, che nel rosso rubino intenso nasconde profumi terziari.

2014 • Umbria Rosso Igt • Merlot,
Cabernet Franc, Cabernet
Sauvignon • 28 euro • Taglio
bordolese classico

VITIANO ROSSO
Famiglia Cotarella

La sontuosa veste di rubino intenso e profondo annuncia quello che nelle intenzioni dell’azienda è un rosso giovane di esplosiva e succulenta fragranza aromatica. Un rosso versatile, di pronta beva per una godibilità piena ma immediata, e tuttavia non povero, anzi: il bouquet di aromi si propone intenso e complesso, si avvertono sentori di frutto e di spezie, con il Cabernet che regala le consuete note erbacee, per inire in un tocco di cacao. In bocca scende armonico e persistente, con buon corpo e carattere deciso.

2017
Umbria Rosso Igt
Sangiovese, Merlot, Cabernet
10 euro

MONTEFALCO SAGRANTINO
Tenuta Alzatura Famiglia Cecchi

Il lungo riposo in barrique e in bottiglia regala struttura e robustezza a un vino che si lascia assaggiare con un sorso lungo, avvolgente, elegante: complesso e intenso, sostenuto da tannini importanti ma non scorbutici, è vellutato ma importante, con tanta “ciccia” in un corpo che non rinuncia alla freschezza. E prima avremo goduto la ra inatezza di un bouquet ben celato dalla livrea di granato scuro: ci sono note fruttate di more e prugne, ca è e vaniglia, cuoio e spezie nere.

2013
Montefalco Sagrantino Docg
Sagrantino
19 euro

COLPETRONE PASSITO
Tenute del Cerro

Dolce e pieno, persistente ma senza stuccare, regge da solo una bella chiacchierata davanti al fuoco, oppure chiede di accompagnare sapori di bella piacevolezza come crostate di frutta, strudel, o semplicemente frutta secca. L’uva appassisce su graticci a temperature controllate, poi diventa un nettare dal colore rubino intenso.

2015 • Montefalco Sagrantino •
Passito Docg • Sagrantino • 25 euro

MONTEFALCO ROSSO
Arnaldo Caprai

L’uvaggio è quello classico del Rosso di Montefalco, con la prevalenza del Sangiovese che porta tannini giovani e vivaci. Siamo comunque in presenza di un vino importante, per nulla “secondario” rispetto al fratello maggiore più blasonato, che nel blend con il Merlot e il Sagrantino riacquista la giusta morbidezza in bocca.

2017 • Montefalco Rosso Doc •
Sangiovese, Sagrantino, Merlot
• 11 euro

LAMPANTE
Castelbuono – Tenute Lunelli

Sotto il Carapace, la cantina-scultura disegnata per la famiglia Lunelli da Arnaldo Pomodoro, matura con un lungo a inamento questo bellissimo vino vestito di rubino in lieve virata sul granato, che è fatto con uve rigorosamente biologiche. Vino di grande struttura ed eleganza, che si annuncia intrigante per le sensazioni di violetta e di ciliegia sotto spirito, per la dolce speziatura con sfumature balsamiche su un fondo minerale di graite. Vigoroso e morbido, con una trama tannica strutturata ed equilibrata.

2014
Montefalco Rosso Riserva Doc
Sangiovese, Sagrantino, Cabernet, Merlot
17,50 euro

FRANCESCO
Azienda Agricola Regno Verde

Il lungo a inamento in botti di rovere regala al blend, in cui domina il Sagrantino, piacevole acidità e leggero tannino con un buon corpo e profumi di rosa, ciliegia e prugna e nuances di pepe nero, tabacco e cioccolato. Vestito di un bel rosso rubino, si apre al naso con eleganti traccianti di frutta rossa e nera, amarena, prugna scura, ribes e mora ma anche marron glacé, per sfumare nella menta e nel pepe nero, tabacco, cioccolato scuro. Indicato con timballi, pasta al ragù, carni rosse e formaggi importanti

2014
Igt Umbria Rosso
Sagrantino, Cabernet-Sauvignon,
Merlot, Alicante
18 euro

BIANCO DEL CAVALIERE
Cantina Todini

Dedicato al fondatore dell’azienda, questo bel vino giallo paglierino riassume alla perfezione le caratteristiche del blend di uve che vede predominare il Grechetto, vitigno principe di zona e “cult” della cantina. Ne nasce un insieme di profumi e sapori che al naso si annuncia complesso ma nitido e fresco, con la delicatezza dei iori bianchi tipica del Viognier.

2018 • Grechetto di Todi Doc •
Grechetto, Chardonnay, Viognier
• 15,50 euro

IL BIO
Lungarotti

Rosso di struttura da medio e lungo invecchiamento, è il primo “bio” prodotto dalla famiglia Lungarotti nell’azienda di Turrita di Montefalco integralmente con uva Sagrantino, il vitigno principe della zona, che imprime a questo vino dal colore rubino intenso e brillante una buona complessità di profumi per un ampio ventaglio olfattivo in cui si avvertono note di liquirizia e cannella, resina di pino e tabacco dolce, spezie dolci e confettura.

2015 • Umbria Rosso Igt • Sagrantino
• 7,70 euro

25 ANNI
Arnaldo Caprai

Un vino potente ma morbido e di sorprendente complessità: lo si avverte già dal calice, con il suo abito di un rosso rubino dalla trama itta e impenetrabile, con rilessi granato scuro. L’aroma è ampio, pieno, ricco, ci senti la confettura di more ma anche i petali di rosa, speziature di pepe, di chiodo di garofano e di noce moscata, freschezze balsamiche di menta e resina di pino. Scende in bocca fresco ed elegante grazie a un tannino composto e suadente, che crea potenziale per un lungo invecchiamento.

2015
Montefalco Sagrantino Docg
Sagrantino
55 euro


TRA I VITIGNI DELL’ALTO TEVERE

Pregiate varietà s’incontrano partendo dalla valle a nord di Perugia e poi via via scendendo

Il viaggio in Umbria non può che iniziare dall’Alta Valle del Tevere, posta a nord di Perugia, lunga circa 70 chilometri e larga 20-30. Un areale interessante che accoglie la Denominazione dei Colli Altotiberini DOC, che si propone nelle tipologie Bianco, Spumante, Rosso, Rosato e Novello. Tipologie che si ampliano se in etichetta è riportata la menzione del vitigno, cosa che può avvenire solo se le uve dello stesso sono utilizzate per un minimo dell’85%; vitigni quali il Grechetto e il Trebbiano Toscano e come il Cabernet Sauvignon, Merlot e Sangiovese a bacca rossa che possono fregiarsi anche della dicitura Riserva.
La zona di produzione comprende parte dei territori comunali di San Giustino, Citerna, Città di Castello, Monte Santa Maria Tiberina, Montone, Umbertide, Gubbio tutti in provincia di Perugia e Perugia stessa. Un areale che si estende lungo le colline di entrambe le sponde dell’alta valle del Tevere ino alla periferia di Perugia, dove i vigneti sono coltivati su terreni con tessitura siliceo-argillosa e calcareo-argillosa. Il Bianco venne citato anche da Plinio il Vecchio e poi da Andrea Bacci nel XVI secolo che espresse parole d’ammirazione non solo per il vino, ma anche per la cura riposta nei vigneti. Il Colli Altotiberini DOC Bianco viene ottenuto utilizzando le uve del Trebbiano Toscano per un minimo del 50% cui si possono sommare per un massimo del 50%, quelle di altri vitigni a bacca bianca, autorizzati. Il vino, di solito, ha un colore giallo paglierino brillante, mentre al naso si propone con sentori caratteristici e gradevoli; in bocca è asciutto, armonico di buon equilibrio, piacevole e beverino. Le uve invece che contribuiscono, disgiuntamente o congiuntamente, alla realizzazione del Colli Altotiberini DOC Spumante sono quelle dei vitigni Grechetto, Chardonnay, Pinot Bianco, Pinot Nero e Pinot Grigio per un minimo del 50%, con un saldo di quelle di altri vitigni autorizzati. La base ampelograica utilizzata per le tipologie Rosso, Rosso Riserva, Rosato e Novello vede l’uso delle uve del Sangiovese per un minimo del 50%, cui si sommano come saldo quelle di quelle di altri vitigni autorizzati. Fra le denominazioni più importanti della regione vi è senza dubbio Torgiano Rosso Riserva DOCG, alla cui base vi sono le uve del vitigno Sangiovese presenti almeno per il 70% con un eventuale saldo, ino a un massimo del 30%, di uve a bacca rossa di vitigni autorizzati. L’areale di riferimento interessa il territorio del comune di Torgiano, un antico castrum romano con una posizione strategica su un colle nei pressi di Perugia, alla conluenza del Chiascio nel Tevere. Borgo antichissimo che forse prende il nome dall’antico torrione del castello dedicato a Giano, il dio bifronte. Qui si incontrano la valle umbra e la media valle del Tevere. Il vino ha un colore rosso rubino dalla solida ed elegante struttura, con sentori di marasca e mora e delicati richiami alla violetta e alla mandorla, con un inale speziato e intrigante. In bocca di solito ha una grande concentrazione, è fruttato e leggermente balsamico, ha tannini morbidi e un inale lungo e persistente. Ottimo con arrosti di carne rosse, brasati e formaggi stagionati. A est di Perugia si trova invece l’Assisi DOC che copre un piccolo territorio che parte dalle pendici del Monte Subasio e arriva ino alla prima parte della piana alluvionale della Valle Umbra, sulle pendici esposte a sud-ovest. La fascia pedemontana si caratterizza per i terreni sciolti permeabili su conglomerati calcarei, mentre la zona collinare vede la presenza di terreni marnoso-argillosi e ricchi di arenarie. Un areale che sin dal Medioevo era particolarmente lorido, come testimonia lo statuto del comune di Assisi del 1459, nel quinto libro De damnis datis, dove sono elencate una serie di disposizioni miranti alla salvaguardia dei frutti e in particolare a quelli della vite, predisponendo provvedimenti molto rigorosi verso i ladri e verso coloro che arrecano danni alla vigna: “Guai a chi sarà trovato in possesso di uva senza avere viti!”. Alla base della Denominazione Assisi DOC Bianco vi sono le uve del Trebbiano, dal 50 al 70%, oltre a una minima parte di quelle del Grechetto, dal 10 al 30%, prevedendo un saldo massimo del 40% delle uve di altri vitigni autorizzati. Denominazione che contempla anche altre tipologie come Assisi DOC Rosso anche Riserva, Rosato e Novello.


I vitigni a confronto

Grechetti di Todi e di Orvieto

Sono i vitigni-simbolo della viticoltura umbra, sia per i riferimenti storici che per il ruolo che hanno esercitato anche in un passato recente, sulle caratteristiche dei vini di questa Regione. Appartengono alla famiglia dei Greci che, oltre a distinguersi per le caratteristiche ampelograiche, nel Medioevo venivano utilizzati per produrre vini simili a quelli importati dal Mediterraneo orientale. La distinzione nei due Grechetti (quello di Todi o gentile o Pignoletto e quello di Orvieto o Spoletino) è assodata da tempo anche se solo con l’apporto della biologia molecolare è stata accertata in modo univoco. Tra i due Grechetti comunque esiste un legame di parentela genetica. Quello coltivato nell’orvietano è il Grechetto appunto di Orvieto. Presenta una buona tolleranza all’oidio,ha una maturazione abbastanza tardiva ed una buona produttività, che lo distingue dall’altro Grechetto, meno produttivo per il grappolo dalle dimensioni minori,considerato peraltro più qualitativo. Inoltre i suoi acini sono più rotondeggianti rispetto a quelli, leggermente allungati, del Grechetto di Todi. Viniicato, sebbene raramente in purezza, fornisce un vino di buona struttura, con una elevata alcolicità ed una discreta acidità,con sentori di iori bianchi, camomilla, lime. A causa del grappolo spargolo, nelle vendemmie tardive e negli ambienti adatti, è facilmente colpito dal marciume nobile, che in passato aveva reso famosi i vini di Orvieto. O re le sue prestazioni migliori, data la scarsa produttività, in ambienti collinari con terreni poco argillosi, calcarei e freschi. Il vino ha profumo delicato, fruttato, secco, armonico, asciutto e persistente, con scarsa acidità.


Trebbiani toscani e di Spoleto

Il Trebbiano è spesso accompagnato da aggettivi che richiamano il suo luogo di origine o di maggiore coltivazione (modenese, romagnolo, spoletino, toscano, d’Abruzzo). Un numero elevatissimo di sinonimi rendono problematica la sua attribuzione al omonimo gruppo varietale. Anche l’origine del nome è molto discutibile. Plinio cita nella Naturalis Historia, il Vinum Tribulanum prodotto in agro tribulanis presso Capua, ma già in epoca romana erano noti altri vini prodotti con questo nome in Etruria e in Umbria. Una recente interpretazione linguistica lega il nome Trebbiano al termine franco draibjo (forza interiore, rampollo, germoglio) e va attribuita al ruolo svolto dai Longobardi e Franchi nella ricostruzione della viticoltura medioevale. Foneticamente, la derivazione di Trebbiano dal vocabolo franco draibjo, è plausibile. Le fonti storiche e letterarie relative a questo vitigno sono molto precoci e numerose, a testimoniare l’importanza che questo vitigno ricopriva in passato anche al di fuori dell’Italia. Portato in Francia al tempo della “cattività avignonese” prese il nome di “uni”, con il signiicato in lingua provenzale, di uva precoce o Ugni blanc, dal greco eugenie (di nobile origine) varietà citate da Plinio. Le citazioni più antiche (XIII-XIVsec.) e frequenti sono prevalentemente di origine toscana ed emiliana che descrivono il vitigno ed il vino, come un prodotto di lusso accomunandolo spesso ad altri vini famosi quali le Malvasie, i Greci, le Vernacce. La prima citazione del Trebbiano spoletino è del 1878 e recenti ricerche molecolari ipotizzano una certa parentela con il Trebbiano d’Abruzzo.


ETICHETTE E CANTINE DEL NORD EST

Caratteristiche e varietà dei vitigni che s’incontrano in un territorio così vasto e differenziato non consentono generalizzazioni ma al contrario msottolineano una varietà che è sinonimo di ricchezza e di una cultura maturata nel corso dei secoli che si è consolidata

SINEFINIS REBOLIUM
Gradis’ciutta

Due aziende e due Stati ma un unico vino, senza conini. L’italiana Gradis’ciutta e la slovena Ferdinand uniscono sforzi e uve per celebrare il Collio e il suo vitigno principe, la Ribolla Gialla, con uno spumante transfrontaliero che è probabilmente un unicum mondiale.

25 euro

RABOSO DEL PIAVE
Casa Roma

Rosso granato, consistente dai luminosi rilessi. Presenta sensazioni fruttate di ciliegia e mora anche sotto spirito, segue il loreale di rosa canina e le note speziato di cannella, pepe nero. Il inale richiama il tabacco, il tutto avvolto da un’a ascinante suggestione eterea. Il sorso è di buon equilibrio con la freschezza a sostenere la percezione calorica e dotato di un tannino ammorbidito, ma non ancora del tutto domato. Sapida persistenza con chiusura amaricante. La maturazione del vino avviene in botte grande per 24 mesi, poi in bottiglia per altri 8.

2012
Vini del Piave DOC
Uve: 100% Raboso Piave
13 euro

PERTÈ
Castello di Spessa

Ottimo come vino aperitivo, perfetto a tutto pasto e in particolare con pesce crudo, pesce fritto, risotto di zucca, formaggi freschi grassi, come mozzarella di bufala e ricotta di pecora. Colore giallo paglierino con perlage ine e persistente. Fresco e delicato ha una lunghezza aromatica piacevole

Ribolla gialla metodo Charmat
13 euro

RUIO
Malibràn

Specializzata nella produzione di Prosecco Superiore da generazioni, Malibran è una piccola azienda agricola di tredici ettaria conduzione familiare. La cantina propone tutte le tipologie del Valdobbiadene DOCG, con una spiccata cura nella produzione di vini Brut a basso residuo zuccherino. Il Ruio, in particolare, è un vino espressione territoriale di molteplici vigne incastonate nelle colline tra le zone di Susegana e San Pietro di Feletto. Tale caratteristica dona complessità e pienezza aromatica.

2018
Valdobbiadene Prosecco DOCG Brut
Uve: Glera
15 euro

FERRARI MAXIMUM BLANC
DES BLANCS
Cantine Ferrari

Trentodoc di grande personalità, si caratterizza per freschezza, fragranza e inezza. Le uve 100& Chardonnay sono raccolte con vendemmia manuale alle pendici dei monti del Trentino ino a 600 metri. Di grande intensità, presenta note di frutta matura in cui si riconoscono sentori di crosta di pane e nocciola. Il sorso è invitante e appagante.

Trentodoc
Uve: 100% Chardonnay
www.ferraritrento.com
15 euro

NOSIOLA
Cantina La Vis

Unico vitigno autoctono trentino a bacca bianca, la Nosiola trova sulle colline di Pressano e della Valle di Cembra, il suo luogo di elezione.

Nosiola Trentino DOC
Uve: Nosiola

AMARONE ALLEGRINI
Allegrini

L’Amarone è il frutto di tutta la sapienza della famiglia Allegrini un vero classico della denominazione, un rosso che riassume in sé tradizione, territorio e sapienza contadina. Corvina, Corvinone, Rondinella e Oseleta vengono lasciate appassire almeno ino a dicembre controllandone quotidianamente la sanità. Dopo un lungo a inamento ne esce il rosso diventato emblema dell’enologia nazionale assieme a Barolo e Brunello di Montalcino. Il proilo è di grande spessore e profondità, tanto negli aromi di frutto maturo e spezie, quanto al palato, dove l’alcool trova nell’acidità e nei ra inati tannini i giusti compagni di viaggio.

2015
Amarone della Valpolicella
Classico DOCG
Uve: Corvina Veronese
45%, Corvinone 45%,
Rondinella 5%,
Oseleta 5%
65 euro

MALVASIA
Ronco dei Tassi

Il colore è giallo paglierino intenso con leggeri rilessi dorati. Il profumo elegante e leggermente aromatico. Particolari e ricercate note speziate che ricordano la cannella e la noce moscata

2018
Collio Doc
Malvasia
14,50 euro

MASO WARTH
Cantine Moser

Prodotto da uve coltivate nei terreni collinari della tenuta Maso Warth ad una altitudine di 350 / 400 metri e nel comune di Lavis, presenta un colore rosso rubino molto intenso con rifessi violacei. Al gusto si rivela particolarmente pieno e corposo con tannino maturo e inale persistente. Profumo fruttato con note di prugna, more e frutti di bosco, integrati da sentori di cioccolato.ù

2016
DOC Trentino Lagrein
Uve: 100% Legrein

CORPORE
Villa Sandi

Rosso rubino intenso e itto con ampi e luminosi rilessi granati. Ricca la consistenza. Ampio e complesso, con note di fruttato evoluto, loreale e speziato. Ha sentori di confettura di more e prugna, di rose, di terra arata, di pepe, di cannella e lievemente di noce moscata. In bocca si presenta equilibrato, pieno e caldo; i tannini morbidi e rotondi sono ben presenti

2013
Montello Rosso DOCG
Uve: 100% Merlot
33 euro


COSÌ LA RIBOLLA FINIVA SULLE TAVOLE DEI VENEZIANI

Il Friuli Venezia Giulia è da sempre uno dei poli commerciali principali per la viticoltura sviluppatasi in pianura e anche in collina

È una regione magica quella del Friuli Venezia Giulia. Segreta, schiva, di icile, delicata, educata, aperta e ospitale come lo sono i suoi vini e la sua gente. Èterra di conine e cerniera tra l’Occidente e l’Oriente che nel tempo ha subito l’inluenza dell’Impero Romano e poi dei Longobardi, dei Veneziani, degli Austriaci; un mix che ha condizionato tutto, anche la viticoltura. Con la fondazione d’Aquileia da parte dei Romani si piantano le prime vigne: Tito Livio e Strabone, testimoniando con i loro scritti come la città di Cividale, chiamata Forum Iulii da cui il toponimo Friuli, fu uno dei poli commerciali viticoli più importanti del nord dell’Impero. Plinio il Vecchio nella sua Historia naturalis del I secolo d.C. da testimonianza della longevità dell’imperatrice Livia, per merito del vino Pucino prodotto sul Carso, forse il Terrano o il “chiaretto Prosecco”. Importanti informazioni si possono trarre dai documenti notarili del Medioevo, nei quali sono citate donazioni e compravendite di vigne, dove sono indicati i vitigni allora coltivati come la Ribolla, Malvasia, il Terrano e il Pignolo. Nel XIV secolo i friulani erano i maggiori fornitori delle cantine dei veneziani: era la Ribolla il vino più usato per le pubbliche relazioni a Venezia, insieme anche al Pignolo, proveniente dalle vigne di Rosazzo, già commercializzato con documentazione scritta a partire dal 1398. Il XIX secolo consacra a livello mondiale la vitivinicoltura friulana, in particolare quella isontina e goriziana, grazie al lavoro dell’aristocrazia terriera mitteleuropea. Sono gli anni in cui arriva in Friuli, presso la Tenuta Villanova nel goriziano, lo scienziato Louis Pasteur, ospite di Alberto Levi, nobile illuminato e mecenate con la passione per la viticoltura.Negli anni ’30,dopo le devastazioni delle Prima Guerra mondiale, si conclude la ricostruzione post illosserica con l’introduzione di molto vitigni stranieri quali i Cabernets, il Merlot, il Sauvignon, vicino a quelli autoctoni quali il Tocai, la Malvasia istriana, al Ribolla gialla. La viticoltura per il 70% si è sviluppata in pianura e per un 30% in collina, interessando le zone di media latitudine,quali le zone dei Colli Orientali del Friuli e delle Grave, con un clima tipico della regione Padano- Alpina e più a sud quella del Collio che vantano un clima temperato sublitoraneo. Il territorio è protetto a nord dalle Prealpi Giulie e aperto a sud ai beneici effetti del clima marino. I lysch dell’Eocene (50 milioni di anni fa) sono i substrati geologici più di usi per i di collina e sono costituiti da strati sovrapposti di arenaria e marna, non molto fertili, soprattutto nella zona del Collio dove sono chiamati localmente “ponca”. Il territorio dei Colli Orientali è invece costituito da un’alternanza di strati di marne, argille calcaree, arenarie e sabbie calciicate, dall’aspetto molto tipico. Verso Trieste si incontrano degli altipiani formati da calcari del Cretaceo, chiamati Carso Triestino, dove è possibile trovare i vigneti solo nelle zone più pianeggianti, nelle doline. La regione presenta numerosi corsi d’acqua che, pur avendo greti alluvionali grandi, spariscono nell’alta pianura e ricompaiono nella bassa pianura. Nei larghi alvei sassosi dei iumi, detti “le Grave”, si riescono a coltivare vigneti proprio grazie al buon drenaggio dei terreni.


SENZA GLUTINE

Birrificio Gritz, due boccali da podio

Con la chiusura del 2019, arriva un importante riconoscimento per il Birriicio Gritz di Claudio Gritti: si aggiudica, infatti, il primo e secondo posto del Premio “Best Italian Beer 2019” per la sezione Birre senza Glutine. Il premio è organizzato da Federbirra – Federazione Italiana Birra Artigianale, è patrocinato dal Ministero dell’Agricoltura ed è rivolto a tutti i produttori di Birra Artigianale Italiana e ai produttori non industriali. Molte le categorie per cui concorrere, dalla Berliner Weisse alla Belgian White, dalla German Pilsner alla Oktoberfest ed anche quella delle Birre senza Glutine. Il primo posto nella categoria Birre senza glutine, La Weiss della Barbara di Gritz Brewing Company: si tratta di una Weiss Bier (5,5% vol.) dal sapore delicato, che ricorda la banana, e dalla piacevole acidità. I suoi sentori fruttati e le note di chiodi di garofano conquistano assaggio dopo assaggio. Una birra ad alta fermentazione, delicatamente fruttata al naso e dal colore giallo paglierino, si distingue per la caratteristica torbidità e per la schiuma voluminosa. Ma non è tutto: al Birriicio Gritz spetta anche il secondo posto con La Birra di Natale, la prima birra di Natale artigianale al mondo gluten free.