IN FESTA CON I TAPPI IN GABBIA

GUERRIERI
EXTRA DRY ROSÉ
METODO CHARMAT
SPUMANTE BRUT
Azienda agricola
Guerrieri

Acqua di rosa e fragoline di bosco in questo spumante che unisce freschezza a fine perlage, con piacevole sensazione fruttata e floreale anche al gusto, e note di piccoli frutti di bosco vivi.

Sangiovese
13 euro

PERTÈ
Castello di Spessa

Ottimo come vino aperitivo, perfetto a tutto pasto e in particolare con pesce crudo, pesce fritto, risotto di zucca, formaggi freschi grassi, come mozzarella di bufala e ricotta di pecora. Colore giallo paglierino con perlage fine e persistente. Fresco e delicato ha una lunghezza aromatica piacevole

Ribolla gialla metodo Charmat
13 euro

FRANCIACORTA
DOSAGGIO ZERO
CASTELLINI
Al Rocol

Il Franciacorta millesimato Dosaggio Zero metodo classico si ottiene dalla selezione della migliori uve provenienti dai vigneti della famiglia Castellini. Le uve di Chardonnay, raccolte a mano, subiscono un processo di pressatura soffice e una prima fermentazione
in acciaio di circa 7 mesi. Un minimo di 36 mesi di seconda rifermentazione a contatto con i lieviti, sono necessari a conferire al Franciacorta millesimato intensi e complessi aromi diversi per ogni annata.

Chardonnay
20 euro

IL BORRO
Bolle di Borro

Rosé di Sangiovese metodo classico che si affina per 60 mesi sui lieviti. Ne sboccia un perlage fine e persistente, con un naso ricco che esplode in un croccante effluvio di crosta di pane e rivela un animo fruttato; in bocca è cremoso, con una tessitura avvolgente e setosa accompagnata da una vena acida e succosa, tipica dell’uva.

Sangiovese
45 euro

CUVAGE ASTI
DOCG
Acquesi

Medaglia d’oro nella categoria spumanti aromatici allo Champagne & Sparkling Wine World Championship 2019, questo spumante metodo classico si distingue per il perfetto bilanciamento fra dolcezza e freschezza.

18 euro

MONTELLORI
PAS DOSÉ
Fattoria di Montellori

Giallo paglierino luminoso con screziature sul verde e lampi d’oro, presenta un bouquet fresco e diretto con spunti tra il burro e la nocciola, i fiori e gli agrumi, il muschio e le erbe aromatiche. L’assaggio, ricco di carattere e personalità, regala un impatto sapido e fresco, con l’acidità vibrante della susina gialla.

Chardonnay
• 21 euro

COLLE B
Colle Bereto

Trenta mesi sui lieviti per questo Pinot Nero con la livrea di uno splendente rosa buccia di cipolla. Il profumo richiama note di pasticceria, un po’ come avere sotto il naso un bigné alla crema impreziosito da piccoli frutti rossi. In bocca spicca il suo carattere che però non rinuncia a una notevole finezza, tra note di cedro e mandorla.

Pinot Nero
22,50 euro

BLANC DEL BLANC
Tenuta Santa Lucia

Sosta sui lieviti per 24 mesi, profumo croccante di cedro e crosta di pane.

Famoso bianco • 18 euro

CONTE GIULIO
Bruscia

Vino vero con cremosità effervescente e sentori di acacia e miele.

Bianchello del Metauro • 20 euro


BOLLICINE D’ITALIA

Il variegato mondo dello spumante italiano non teme di confrontarsi con la produzione d’Oltralpe Il mercato del Prosecco cresce del 16 per cento nel 2018

di Riccardo Cotarella presidente Assoenologi
e Union Internationale des Oenologues

In Italia le produzioni di vini spumanti sono in crescita per le richieste sia dal mercato interno che estero. Questo mercato è dominato dal Prosecco con e etti competitivi nei confronti delle produzioni di spumanti metodo classico, che si collocano in una fascia di prezzi più elevati per i maggiori costi di produzione. Tra Italia e Francia nel confronto tra i rispettivi punti di forza e debolezza, in un gioco di specchi, per l’Italia la dipendenza dell’export dall’andamento non sempre positivo sui tre grandi mercati di Usa, Germania e Uk, con margini commerciali insu icienti anche per le dimensioni delle nostre aziende non su icienti a presidiare certi mercati. La Francia, invece, ha nella notorietà e nella storia dei suoi marchi e delle sue denominazioni uno dei principali punti di forza, insieme alla grande capacità commerciale che le permette di essere il primo esportatore mondiale per valore. Di erenze complementari, ben rappresentate dall’andamento della spumantistica: se è vero che la Francia, trainata dallo Champagne, è lontanissima per prezzi medi dell’Italia, con il Prosecco, il nostro Paese, cresce molto di più (+16,4% a valore nel 2018 contro il 4% dei francesi). Quando nasce lo Champagne. Alla ine del XVII secolo il vino della Champagne diviene presto il modello di riferimento per un consumo di elite e spinge molti produttori di altri Paesi europei ad imitarne la tecnica della sua produzione, attraverso l’adozione di alcuni vitigni, i Pinot, in primis e i principi della rifermentazione in bottiglia,complici le scoperte di Pasteur sull’attività dei lieviti. Il riferimento al classico si riferisce soprattutto alle modalità tradizionali della rifermentazione del vino, per distinguerlo da quelle innovative, che vengono realizzate in grandi recipienti, le autoclavi. Per questo non esiste un solo spumante classico e questo non è solo lo Champagne. La rifermentazione in bottiglia non si cura del luogo dove essa viene fatta e neppure dei vitigni che sono stati utilizzati per produrre il vino base o dei terroir dove questi sono coltivati e neppure delle innovazioni biotecnologiche che sono state via via introdotte nel processo nel corso dei secoli. Contrariamente al giudizio reazionario che rimprovera allo spumante italiano prodotto con il metodo classico la mancata identiicazione in una tradizione che appartiene ad altri, il variegato mondo dello spumante italiano che si cimenta nella produzione di uno spumante classico, non teme di confrontarsi criticamente con i cugini d’Oltralpe. Il metodo cosiddetto italiano. Il piemontese Martinotti nel 1895 brevetta un metodo rivoluzionario di spumantizzazione in autoclave, ma che prenderà il nome di un francese, Charmat, che lo di onde nel 1907 nell’industria enologica transalpina. Lo sviluppo delle tecnologia applicata alla produzione di vini rifermentati in autoclave è da questo momento un susseguirsi di piccole innovazioni. A Conegliano nel 1868 nasce la Società Enologica Trevigiana, grazie all’opera di un grande pioniere, il dottor Antonio Carpenè. La società individua tra i vitigni locali da valorizzare il Prosecco. Tra le due Guerre, Etile Carpenè a Valdobbiadene introduce nella tecnologia della produzione del Prosecco alcuni perfezionamenti che rendono il sistema di spumantizzazione più rapido. I risultati qualitativi di questa tecnica hanno avuto tanto successo che ormai i vini ottenuti in autoclave sono tra i vini spumanti più di usi sui mercati mondiali: basti ricordare l’Asti spumante, il Moscato d’Asti e i vini aromatici in genere, il Prosecco, i Sekts tedeschi. La denominazione Conegliano Valdobbiadene Prosecco DOCG racconta non solo un territorio, ma anche il perlage di un vino e i suoi profumi intensi, loreali, vinosi, oltre a un nuovo stile di bere giovane che ha conquistato il mondo. Una DOCG incastonata fra la dorsale prealpina dell’Alto Trevigiano e la Laguna di Venezia, in una zona la cui origine si deve all’orogenesi alpina che ha creato un sistema collinare, detto a “cordonata”, che risulta l’unico esempio in Europa per estensione e per speciicità geologica. La conformazione dei rilievi collinari, la costituzione dei suoli, che cambia profondamente a pochi metri di distanza, il sistema stratigraico antico e complesso, arricchito da una diversità microclimatica, viste le innumerevoli


valli presenti, concorrono a formare un quadro pedoclimatico molto variegato. Le varietà come Verdiso, Bianchetta e Perera, insieme al vitigno principe della Denominazione che è la Glera, rappresentano un tesoro varietale inestimabile che si condensa dentro gli uvaggi e le cuvée realizzate in cantina, apportando delle sottilissime e piacevolissime velature organolettiche che di erenziano enormemente la produzione del Prosecco da zona a zona. I vini Prosecco DOCG possono essere proposti nella versione Tranquillo, Frizzante e Spumante, senza l’obbligo della menzione “Superiore”, né del nome “Prosecco”. La DOC Prosecco è una Denominazione tra le più importanti a livello europeo con un trend di crescita continuo, un successo voluto, ricercato dagli oltre 10.000 viticoltori che operano su oltre 20.000 ettari vitati, dai 1.300 viniicatori e dagli oltre 300 imbottigliatori che hanno dimostrato come la sperimentazione e il miglioramento delle tecniche di viniicazione e spumantizzazione sono i segreti di vini dal profumo loreale e fruttato e dal sapore fresco e leggero.


LA DIMENSIONE 2 DELLE NOSTRE AZIENDE NON AIUTA A SFONDARE
IN ALCUNI MERCATI ESTERI MENTRE LA FRANCIA HA NELLA NOTORIETÀ DEI SUOI MARCHI
UN PUNTO DI FORZA

1 Prosecco o Glera

Il vino Prosecco compare la prima volta alla ine del ’700 in una memoria dell’Accademia di Conegliano. Questa presenza che si può deinire tardiva rispetto ad altri vini prodotti nella Marca trevigiana, è giustiicata dal nome con il quale era conosciuto, Glera, vitigno proveniente dal Friuli e in particolare da Trieste, dove esiste un paese denominato Prosecco. Alla ine dell’800 il vitigno inizia a di ondersi sulle colline di Conegliano e vengono individuati alcuni biotipi, il cosiddetto Prosecco Balbi (dal nome del suo selezionatore il conte Balbi-Valier) ad acini tondi, leggermente aromatico e dal grappolo spargolo ed acinellato, il Prosecco di Piave, dall’allegagione di icile e quindi poco coltivato, il Prosecco lungo anch’esso poco produttivo e il Prosecco gentile ad acini ovali. Va inoltre ricordato il sinonimo Serprina con il quale la Glera era chiamata sui Colli Euganei, dalle caratteristiche assimilabili al Prosecco tondo.In Dalmazia era anche presente un Prosecco rosa. Sulle colline di Conegliano ino ai primi del 900 era presente anche un Prosecco detto nostrano che si identiica nella Malvasia lunga del Chianti. Attualmente il Prosecco è costituito da una popolazione di vari biotipi che sono riconducibili al Prosecco tondo, selezionato per eliminarne l’acinellatura e dal Prosecco lungo, due varietà distinte dal punto di vista genetico anche se con un grado di parentela molto elevato.

2
Pinot Nero

Al governo dei Franchi ai tempi di Carlo Magno, che assegna le terre coltivabili e da boniicare agli ordini monastici, va attribuito il recupero dei vecchi vigneti ed alla creazione di nuovi dopo la caduta dell’Impero romano in Borgogna. L’analisi del dna, non solo ha chiarito le origini del vitigno ma ha anche evidenziato il contributo del Pinot nero alla creazione di altri vitigni europei. Infatti il Pinot è il risultato di un incrocio spontaneo tra il Traminer ed un Pinot meunier, così chiamato per la tomentosità delle sue foglie, vitigno considerato un ancestrale dei Pinots. Il Pinot quindi, a contatto con alcune varietà provenienti da oriente, ha dato origine allo Chardonnay e con lui altri quindici vitigni della regione borgognona tra quali i più importanti sono il Melon ed i Gamays. Champagne e Borgogna si contendono il luogo di origine del vitigno.

3 Franciacorta

La Franciacorta, si trova a ovest di Brescia delimitata dal iume Oglio che fa da conine con la bergamasca e a sud dal colle isolato di Montorfano. Si giova di un clima sublitoraneo-padano dovuto all’inluenza del lago d’Iseo, mentre allontanandosi verso occidente, diventa più signiicativo il carattere della Pianura Padana e delle Alpi. La Docg Franciacorta è riservata ai vini Metodo Classico e si propone nelle tipologie Franciacorta, Franciacorta Satèn, Franciacorta Rosé, Franciacorta Millesimato, Franciacorta Riserva. La base ampelograica è costituita dai due vitigni principe, Chardonnay e Pinot Nero, e la percentuale di Pinot Bianco è minima, ma su iciente per dare rotondità all’insieme. I Franciacorta Brut Millesimati massima espressione della Denominazione si presentano nel bicchiere con un colore giallo paglierino con rilessi brillanti che arricchiscono un perlage ine, itto e persistente. In bocca risultano ini, eleganti, freschi, in un equilibrio armonioso che si crea fra le percezioni olfattive e quelle gustative, che unite a una bella sapidità rendono il Franciacorta piacevolmente bevibile, lungo e persistente. È importante ricordare che i Millesimati sono produzioni del tutto particolari che si ottengono con almeno l’85% del vino dell’annata di riferimento e solo in annate particolarmente favorevoli.

4 Alta Langa

DOCG Il cuore delle Langhe, posto a destra del iume Tanaro si divide nell’Alta Langa e nella Bassa Langa. La denominazione interessa i vigneti Pinot Nero e Chardonnay, posti sopra i 500 metri sul livello del mare e utilizzati come base per questo spumante che matura in bottiglia per almeno 30 mesi, 36 per la Riserva. Si presenta, di solito, con un bel colore giallo paglierino dai rilessi dorati molto brillanti e con un perlage minuto, ine e continuo. Al naso è piacevole ed equilibrato, anche se non molto intenso: propone note di biscotti alle mandorle e di crostata di mele, piacevoli percezioni di frutta a polpa gialla (susina e pesca) e a pasta bianca (mela e pera), oltre a nuances speziate, di aranci canditi e nocciola. Un bouquet loreale di glicine e sambuco chiude lo spettro olfattivo.

5 Oltrepò Pavese

L’Oltrepò Pavese Metodo Classico docg, è una denominazione che valorizza le produzioni di eccellenza del Pinot nero, presente da più di un secolo su queste colline. Include le tipologie Oltrepò Pavese Metodo Classico, Oltrepò Pavese Metodo Classico Rosé, Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero e Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Rosé. Nel primo caso è previsto un impiego minimo del 70% di uve Pinot Nero, mentre nel secondo caso la percentuale sale all’85%; ad entrambi si aggiungono poi a saldo uve Chardonnay e/o Pinot Grigio e/o Pinot Bianco. Per le tipologie Rosé della DOCG Oltrepò Pavese Metodo Classico è stato coniato recentemente un nuovo termine collettivo intorno al quale identiicare questi vini: Cruasé, una parola formata dalla fusione tra “cru” (selezione) e “rosé”.

6 Chardonnay

Il cuore delle Langhe, posto a destra del iume Tanaro si divide nell’Alta Langa e nella Bassa Langa. La denominazione interessa i vigneti Pinot Nero e Chardonnay, posti sopra i 500 metri sul livello del mare e utilizzati come base per questo spumante che matura in bottiglia per almeno 30 mesi, 36 per la Riserva. Si presenta, di solito, con un bel colore giallo paglierino dai rilessi dorati molto brillanti e con un perlage minuto, ine e continuo. Al naso è piacevole ed equilibrato, anche se non molto intenso: propone note di biscotti alle mandorle e di crostata di mele, piacevoli percezioni di frutta a polpa gialla (susina e pesca) e a pasta bianca (mela e pera), oltre a nuances speziate, di aranci canditi e nocciola. Un bouquet loreale di glicine e sambuco chiude lo spettro olfattivo.

7 Trento DOC

Dalle colline attorno alla piana Rotaliana inizia il territorio vocato alla produzione di quelle “bollicine” che stanno alla base della notorietà della produzione spumantistica del Trentino, forte di una tradizione di oltre cento anni. È infatti dal 1902 che qui si producono spumanti con il metodo classico, da quando un giovane enologo dell’Istituto Agrario di San Michele all’Adige, Giulio Ferrari, dopo un viaggio di studi in Francia, ebbe l’intuizione di produrre spumante trentino Metodo Classico per alcune a inità che aveva ravvisato fra la Champagne e il suo territorio di appartenenza. Il successo ottenuto gli dette ragione e la produzione di Spumante in queste terre è proseguita ininterrottamente con un costante aumento di produttori, che ha determinato la nascita, nel 1993, della Denominazione Trento Doc.