di Riccardo Lagorio

Infiniti i monumenti da elencare, infinita la storia gastonomica, straordinaria e unica la qualità delle materie prime

Il Pisano è un Campo dei Miracoli. Gastronomici, s’intende. A partire dall’arte bianca, che non è seconda a nessuna contrada del Paese. Alla rinomanza del pane di Montescudaio, che trasuda storia, risponde quello di Montegemoli (panedimontegemoli.it), la cui tradizione è assai più recente ma altrettanto a ermata. E la celebrità dell’amaretto di Santa Croce sull’Arno, elaborato con farina di mandorle, zucchero e uova, da sgranocchiare con vini liquorosi, è almeno pari a quella della torta co’ bischeri, una sorta di crostata caratterizzata dalla presenza di pinoli e riso nella farcia, che si ritrova nei forni di Pontasserchio. Per restare in tema di farine, anche le sagre porgono il proprio contributo alla tradizione. Come a Guardistallo, che ha da poco celebrato la Polentata targata numero 53. Ininiti i monumenti da elencare, ininita la storia gastronomica. Un luogo su tutti: San Miniato. Servirebbe buona parte delle pagine di questo inserto per raccontare nel dettaglio la Fiera del tartufo e dei suoi preparativi. E nulla si direbbe del suo olio, del mallegato, del carciofo, dei fegatelli. E chissà di quant’altro ancora.

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OLIO DEI MONTI PISANI

Verde, profumato d’erba appena falciata, di corpo pieno ma non grasso. Proviene dal semicerchio a nord est del capoluogo un olio che ha reso giustamente famosi i frantoi che costellano le colline del Monte Pisano (stradadellolio. it). Conoscerli è facile. Durante la Giornata nazionale della camminata tra gli olivi, issata per il 27 ottobre, alcuni Comuni, tra i quali Buti e Vicopisano, hanno selezionato un tragitto tra gli olivi per conoscere l’ambiente dove nasce questo prodotto spoglio d’ogni acidità e la sua storia. La passeggiata si conclude proprio in aziende olivicole e palazzi storici dove viene o erta una degustazione di olio Toscano IGP sottozona Monti Pisani al ine di inserire il prodotto nel contesto ambientale. Un’iniziativa concreta che lega il prodotto alla cultura materiale dei luoghi.
camminatatragliolivi.it

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PATATA DI SANTA

Fritta, bollita, ma anche in conserva dolce, praticamente una confettura. La patata di Santa Maria a Monte, la Tosca come viene denominata localmente, oltre alla preparazione di gnocchi, insalate e frittate si presta a preparazioni culinarie anche impensabili. La versatilità di queste patate a pasta gialla è possibile grazie ai terreni, sciolti e collinari, ricchi di sali minerali delle Cerbaie. Quelle precoci, saporitissime, raccolte nei terreni più caldi, si consumano durante la sagra di metà agosto, che nel 2020 taglierà il traguardo del mezzo secolo di vita. Le zone vocate alla coltivazione del tubero forniscono circa 500 quintali di prodotto, perlopiù dissodato dalle poche aziende agricole ma dalle numerose famiglie che destinano alla patata gli orti domestici.
valderatoscana.it

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PECORINO DELLE BALZE
VOLTERRANE DOP

Volterra e le sue balze, le biancane (i rilievi dolci e rotondeggianti a forma di cupola, dal colore grigio azzurro), i calanchi, le cave di alabastro. Un panorama emozionante e immenso, austero e superbo. Si trasfonde, questo paesaggio, nei cibi locali per i quali gli aggettivi usati calzano a pennello. Esempi: le pappardelle con la lepre e il panforte. Altro vessillo che sventola alto sui monumenti cittadini il Pecorino delle Balze Volterrane DOP, formaggio ottenuto aggiungendo al latte crudo il caglio ricavato dalle iniorescenze del cardo o del carciofo selvatico. Il retrogusto vegetale si attorciglia intorno al sapore intenso, che si accentua con il trascorrere delle settimane, e sa fondersi con la cucina locale, accanto ai salumi e agli ortaggi sott’olio o grattugiato sui piatti di pasta con ragù di selvaggina. La denominazione Pecorino delle Balze Volterrane DOP è ammessa in cinque Comuni del territorio sud-orientale di Pisa, tra i quali appunto Volterra.
ruminantia.it

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TARTUFO BIANCO
DI SAN MINIATO

San Miniato scese in campo 49 anni fa per rimarcare il proprio primato come terra di raccolta di tartufo. Si teneva la prima iera del tartufo. Bianco e nero. I primi esemplari di tartufo bianco, pregiato, si affacciano già a ine agosto, qui deiniti la marcia. L’escalation verso lo splendore e l’inimitabilità del tartufo bianco di San Miniato si perfeziona a partire da ottobre con le sagre di Corazzano, Balconevisi, Ponte a Ègola, località ben note ai raccoglitori. Sino agli ultimi tre ine settimana di novembre quando si celebra la Mostra mercato nazionale del tartufo bianco di San Miniato. Ma la stagione del tartufo continuerà sino a marzo con il ritrovamento del tartufo nero. Così che a ben guardare questa contrada d’Italia è una delle capitali indiscusse del tartufo
sanminiatopromozione.it

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MARRONE DI RIVALTO

Da queste parti ottobre è tempo di marroni, castagne arrostite e ballotte, come si dicono quelle lessate. Il profumo del frutto cucinato nelle tante maniere che la tradizione ha consolidato proviene da un borgo nei pressi di Chianni, Rivalto. La scarsità di territorio utile alla coltivazione di cereali rese, nei secoli passati, l’allevamento di castagni la più importante attività economica di queste colline. La sensibilità di alcuni giovani locali ha fatto nascere un’associazione, gli Amici di Rivalto, che ha intrapreso una corsa contro il tempo per salvare il borgo rilanciandone il prodotto più caratteristico. La sagra si è appena tenuta, il 12 e 13, ma c’è ancora tempo di accaparrarsi una piccola scorta di marroni e prodotti spalmabili a base del gustoso frutto rivaltino.
marronedirivalto.it


NON SOLO PIAZZA DEI MIRACOLI

Pisa è uno scrigno di tesori a partire dagli Arsenali medicei per continuare con i capolavori che si affollano sui lungarni E le colline nei dintorni riservano altre incredibili sorprese

di Irene Carlotta Cicora

Andare alla scoperta di Pisa vuol dire tu arsi in un viaggio indietro nel tempo, nei vicoli della città della Torre Pendente dove sono incastonati capolavori d’arte sacra e architettura moderna. Ma signiica anche esplorare le sue colline, profumate di olive e castagne, guidati dal gusto per la Storia e la bellezza. Pisa, oltre a sfoggiare la piazza dei Miracoli come il suo più appassionato biglietto da visita, è uno scrigno di tesori ed esperienze senza eguali. A partire dal Museo delle navi antiche ospitato negli Arsenali medicei, che conta 800 reperti esposti in 8 sezioni: un luogo che ha fermato il tempo, grazie ai ritrovamenti avvenuti nel 1998 durante i lavori alla stazione di Pisa San Rossore.Arte antica e moderna sembrano poi fondersi a meraviglia in uno dei più rinomati contenitori culturali, quello dell’elegante Palazzo Blu. Che schiude le sue porte ai maestri del Futurismo in una mostra che prenderà il via l’11 ottobre per concludersi il 9 febbraio del 2020 e che metterà in ila Balla, Boccioni, Marinetti e molti altri. Colpo d’occhio che toglie il iato, quello sui lungarni costellati di piccoli grandi capolavori come la chiesa gotica di Santa Maria della Spina, completamente rivestita di marmi policromi, e la chiesa romanica di San Paolo a Ripa d’Arno recentemente restaurata. Perché spiritualità e arte sacra avvolgono il centro storico, là dove il romanticismo incontra la movida: strade e vicoli che sono custodi silenziosi del grande fermento culturale che da secoli anima la città. Ma Pisa fa rima anche con benessere e vita sana: basta allontanarsi pochi chilometri dal centro storico per intraprendere un itinerario fatto di coccole per il corpo e la mente che inizia dalle iconiche terme di San Giuliano. Proseguendo verso Buti,si imbocca poi la ‘Strada dell’olio dei Monti Pisani’ dove si può degustare l’extravergine di oliva attraversando Vicopisano per raggiungere inine Calci con la sua Certosa monumentale da esplorare un giorno intero e, a un solo chilometro di distanza,la pieve romanica dei Santi Giovanni ed Ermolao.


PISA

Nell’antico monastero ceramiche e codici miniati

Il Museo nazionale di San Matteo si trova nell’antico monastero benedettino femminile di San Matteo in Soarta (XI secolo), di cui oggi restano visibili solo alcune murature medievali alterate da trasformazioni di epoca moderna e dai restauri del secondo dopoguerra. Nel 1949 nacque il polo museale, oggi sede della raccolta artistica più ampia delle città che conta una ricca collezione di ceramiche medievali e codici miniati.

Museo di San Matteo
Piazza San Matteo
in Soarta 1, Pisa
www.terredipisa.it


CALCI

Alle pendici del monte il complesso della Certosa

La Certosa di Calci è un vasto complesso monumentale che sorge alle pendici del Monte Pisano, a pochi chilometri da Pisa. Ospita due musei: il Museo nazionale della Certosa monumentale di Calci e il Museo di storia naturale dell’Università di Pisa.Lavisita del Museo nazionaleè un viaggio nel mondo dei certosini, mentre il Museo di storia naturale ospita collezioni di zoologia, paleontologia e mineralogia, oltre agli animali che si trovano nel più grande acquario d’acqua dolce d’Italia.

Certosa di Calci
via Roma 79
www.msn.unipi.it/it/la-certosa/


MONTI PISANI

Castagnacci e bruschette il menù delle colline

Caldarroste e bruschette tipiche non possono proprio mancare nel gustoso menù delle colline pisane. Specialità autunnali come i castagnacci sono i re della festa, soprattutto in questo periodo dell’anno quando si saluta l’estate e le foglie cadono. Si va da Molina di Quosa, con i suoi castagneti secolari, ino a Buti e Vicopisano a intrecciare la ‘Strada dell’olio dei Monti Pisani’: degustazioni gourmet sempre garantite.


DA CASCINA

Lungo la via del vino

La Strada del vino delle colline pisane si sviluppa lungo un percorso che da Cascina conduce ino a Montecatini Val di Cecina, risalendo poi in direzione di Ponsacco, Casciana Terme e altre località turistiche. Una realtà che coinvolge aziende e Comuni con l’obiettivo di valorizzare il territorio e i prodotti di eccellenza. Nella “Strada del vino” si crea un percorso che mette in rete un territorio dedito alla produzione vitivinicola, che dalla Valdera e dal Valdarno arriva in Val di Cecina.

Strada del vino
delle colline pisane
stradadelvinocollinepisane.it


A SAN MINIATO IL RE TARTUFO

di Irene Carlotta Cicora

Un tempo tappa obbligata per i pellegrini che andavano per la Via Francigena, oggi meta dorata per buongustai

Sono tesori nascosti sotto la terra generosa: i tartui, frutti preziosi e inconfondibili, sono i re dell’autunno toscano. Cultura e tradizioni sono l’ingrediente segreto della ‘via dei tartu- i’, disegnata su una mappa del gusto che attraversa quel tratto di territorio pisano prediletto dalla natura che da San Miniato tocca Palaia e Peccioli per poi spingersi a sud, ino alle balze di Volterra. È in queste terre di antica origine tufacea che il pregiatissimo tartufo bianco insieme ad altri tartui (il bianchetto, lo scorzone e anche il nero) trova l’habitat perfetto. Il faro è puntato su San Miniato, luogo di eccellenza del tartufo bianco e un tempo tappa obbligata dei pellegrini lungo l’a ascinante Via Francigena. Non a caso è nata proprio qui una delle prime associazioni del tartufo in Italia, quella dei ‘Tartufai di San Miniato’, per favorire la tutela dell’ambiente, la raccolta, la produzione e la valorizzazione del prezioso frutto della terra. Le strade del centro storico risuonano da mezzo secolo delle voci che animano la Mostra mercato nazionale del tartufo bianco, un evento che celebra ‘sua maestà’ per tre ine settimana di novembre. A San Miniato tartufo e buona cucina abbracciano la cultura e il relax: la prima tappa del tour è il simbolo del centro storico ovvero la Rocca Federiciana, una potente fortiicazione originariamente costruita nel XIII secolo e che in epoca medievale permetteva il controllo del territorio. Fu poi distrutta dai tedeschi nel 1944, in seguito ricostruita fedelmente e oggi visitabile. Dalla cima il panorama è mozzaiato, un invito a godere della bellezza delle passeggiate all’aria aperta in una itta e apprezzata rete sentieristica. Attraversando il centro di San Miniato si incontra poi il Museo diocesano d’arte sacra: da qui si accede alla Torre di Matilde, dalla quale si gode un altrettanto bel panorama sui dintorni. E poi ancora l’Accademia degli Euteleti e il Museo della memoria, mentre a Palazzo Ro ia è possibile visitare la collezione dell’Arciconfraternita della Misericordia, che raccoglie dipinti e sculture pregiati. Ma la scia del gusto avvolge anche i paesi sulle vicine colline di Corazzano, Cigoli e Balconevisi. Qui si fanno feste, sagre e degustazioni tutto l’anno,anche se più concentrate a ottobre e inizio novembre.


SAN MINIATO

Alta qualità in bottega

Passeggiando per San Miniato tra le tante botteghe con prodotti tipici e di qualità c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Si va dal tartufo al vino dei produttori dell’Associazione Vignaioli al pregiato olio di oliva, magari del Frantoio Sanminiatese (www.frantoiosanminiatese. it) che dal 1964 produce un extravergine a freddo.


PALAIA

Il Bianco abita qui

Il clima, il terreno, la vegetazione fanno sì che anche nella vicina zona di Palaia si trovi in particolare il tartufo bianco. Si fa una sosta all’azienda Savini Tartui, che da quattro generazioni si occupa di tartui, tra Forcoli e Palaia (infowww.savinitartui.it). Lungo la strada merita una sosta il paese disabitato di Villa Saletta.


MOSTRA MERCATO

Il meglio in vetrina

Quella di quest’anno è l’edizione numero 49 della Mostra mercato nazionale del tartufo bianco di San Miniato, un’occasione durante la quale si danno appuntamento le altre eccellenze del territorio, come il vino e gli altri prodotti dell’Associazione Vignaioli, oppure realtà importanti come la Savitar (infowww. savitar.it). La stagione del tartufo bianco di San Miniato culmina con la Mostra mercato. Iniziative ed eventi sono disseminati tra borghi e centri storici.

Mostra Mercato
www.sanminiatopromozione.
it/tartufo-bianco


PECCIOLI

Nel giardino dei suoni

A Peccioli, nel piccolo e vivace borgo di Ghizzano, c’è il caratteristico giardino all’italiana (‘Giardino sonoro’) della Tenuta di Ghizzano, una delle aziende agricole più antiche del territorio e anche una delle più innovative (info www.tenutadighizzano. com). Sempre a Ghizzano si incontra anche la piccola azienda biologica a conduzione familiare i Tartui di Teo, che sposa l’idea della iliera corta del tartufo.

Peccioli
www.visittuscany.com/it/localita/
peccioli
www.itartufiditeo.com


VOLTERRA

Che Gusto

Volterra, con la sua storia millenaria che risale all’epoca degli Etruschi, punta molto sul tartufo. L’associazione tartufai dell’alta Val di Cecina ha come scopo la conservazione e la tutela del territorio e ogni anno organizza la rassegna gastronomica ‘Volterra Gusto’, che celebra il tartufo marzuolo, quello nero e quello bianco in tre distinti periodi dell’anno. Grazie alla Volterra Card è possibile visitare le principali attrazioni.

Volterra Card
www.terredipisa.it/percorso/duemila-anni-di-storiacon-la-volterra-card/


LE IMPERDIBILI ECCELLENZE

di Riccardo Lagorio

I due volti della provincia si caratterizzano per la produzione di salumi da stagionare e per i formaggi tipici dell’area appenninica

Campi, orti e giardini fertili, adatti alla crescita dei migliori vegetali, coronano le due rive del Po. Riso a nord, frutta e verdure a sud. L’Oltrepò Pavese rivela due volti di una provincia, Pavia, ponte di cultura alimentare tra l’esperienza longobarda dei salumi da stagionare, perlopiù soavi, e delle pratiche casearie appenniniche, dai sapori decisi. Il culto del peperone a Voghera, in abbinata come insalata con la cipolla dorata, risale a tempi andati, sin nella prima edizione della Guida Gastronomica d’Italia del Touring Club Italiano. Correva l’anno 1931. Ma subito lo stretto spazio pianeggiante creato dal Po si increspa e diventa Appennino. Sulle prime colline pesche e ciliegie (con Bagnaria e Godiasco capitali indiscusse) hanno ceduto il passo ai vigneti. Più a sud alla tradizionale attività agricola si sostituisce l’allevamento ovicaprino. Con esemplari risultati (oranami.it). Chi desidera lasciarsi trasportare dai profumi dei boschi d’autunno segue il calendario dei raccoglitori di tartufo (artopoltrepo. it). Per annusare quelli di Alchemiaverde (alchemiaverde.it), elaborati con erbe spontanee, si dirige verso lo spaccio dell’eremo di Sant’Alberto di Butrio, tra colori e paesaggi da iaba.

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BRASADÈ DI BRONI

In tempi andati il brasadè veniva regalato ai cresimandi e a coloro che sostenevano la prima comunione, i matrimoni o per altre importanti occasioni. Era un biscotto che serviva come dono rituale o erto al festeggiato in segno di buon auspicio. Il valore simbolico si è perso nel corso degli anni e il brasadè ricopre il ruolo di piccolo dolce da sgranocchiare in ogni momento della giornata. Per la sua preparazione si utilizzano farina di frumento tipo 0, burro, zucchero ed eventualmente uova. Una volta ammorbidito il burro, si impasta con gli altri ingredienti ottenendo una massa malleabile. Da questa si staccano piccole quantità lavorate a cilindro e, annodate le estremità, si creano anelli dal diametro di circa 5 cm. I brasadè vengono prima bolliti e poi cotti al forno. Quando sono ben dorati si inseriscono lungo un ilo di cotone di colore bianco in numero di 15. Questa sorta di collana veniva messa intorno al collo del festeggiato. I brasadè risultano essere friabili, con un piacevole retrogusto di burro
comune.broni.pv.it

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NISSO DI MENCONICO

La tortuosa area appenninica a cavallo tra Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria serba, per i più avventurosi gourmet, un singolare prodotto ottenuto dalla colonizzazione del cacio da parte delle larve della Piophila casei, la mosca del formaggio. Durante le sue due settimane circa di vita, la larva si nutre avidamente del formaggio riducendolo, grazie all’azione dei suoi enzimi digestivi, ad una pasta molle. Per stimolare l’infestazione si procede talvolta alla aggiunta di panna al latte durante la caseiicazione e alla creazione di piccoli buchi sulle croste nel periodo tra maggio e luglio. Il sapore e l’aroma della crema che si ottiene, il nisso, specialità che Menconico ha fatto proprio, sono distinti e decisi, caratterizzati dal piccante e dai profumi delle erbe dei pascoli montani. La natura di PAT (Prodotto Agricolo Tradizionale) che gli è stata assegnata ne consente la produzione, sottoposta a sorveglianza degli organi sanitari e in attesa degli sviluppi delle direttive comunitarie sui nuovi alimenti, i cosiddetti novel food.
ruminantia.it

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CIPOLLA DORATA

La cipolla Dorata ricopre un ruolo di prim’ordine nella fama di Voghera. Possiede forma rotondeggiante, leggermente schiacciata, la buccia di colore dorato intenso. Si tratta di un’antica varietà, il cui salvataggio si deve a Gianluigi Stringa che alcuni decenni fa chiese di conservare il germoplasma presso l’Unità di Ricerca per l’Orticoltura di Montanaso Lombardo (crea.gov.it). Con queste premesse dal 1991 funziona il Consorzio dei produttori della cipolla di Voghera (che ha sede nella cittadina, in via Pietro Nenni), il quale ha stabilito modalità di allevamento e tutela della Dorata. Le aziende agricole associate, una dozzina, hanno una produzione annua di circa 5000 quintali. Ultimo arrivato (2014) il riconoscimento nel Registro nazionale delle varietà delle specie agrarie e orticole nella sezione varietà da conservazione. Della cipolla dorata di Voghera si apprezza l’elevata conservabilità mentre trova uso nella cucina contemporanea farcita con formaggio e passata al forno, come base per zuppe ma anche ingrediente dei fondi per i ragù a base di carne.

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MICCONE DI STRADELLA

Per versatilità e longevità il Miccone di Stradella ha raccolto tanto apprezzamento da essere conosciuto anche come Miccone Pavese. Appartiene alla famiglia dei pani, molto numerosa, fatti per durare più giorni. Si conserva infatti anche per una settimana e migliora sino a tre giorni dopo averlo fatto. L’impasto del Miccone Pavese deve essere lavorato a lungo e lasciato lievitare una prima volta, quindi lavorato ancora. Dall’impasto vengono ricavate, in seguito, delle forme tondeggianti dal peso di circa 1 kg, che sono incise trasversalmente sulla parte superiore e lasciate lievitare ancora per diverse ore. In origine questo pane nacque di grano tenero e integrale. Solo in tempi recenti, a ine Ottocento, i mulini più organizzati iniziarono a produrre farine prive di crusca per ottenere il pane bianco come in parte si presenta oggi. Il Miccone di Stradella, o Pavese come dir si voglia, si esalta con salumi stagionati e piuttosto dolci, come la coppa, la pancetta e il Salame di Varzi DOP.

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SALAME DI VARZI DOP

Sono 15 i comuni sui quali svetta dal 1996 il logo del Salame di Varzi DOP. Tutti in provincia di Pavia, nell’Oltrepò. Una decina le aziende che fanno parte del Consorzio di tutela e promozione. Ne vengono venduti complessivamente per 18 milioni di euro e il marchio potrebbe funzionare da reale attrattore per un turismo gastronomico che ancora non è riuscito a spiccare il volo malgrado le buone potenzialità nascoste tra queste colline. I maiali impiegati devono rispondere a precise caratteristiche genetiche. In particolare può essere utilizzato il cosiddetto suino pesante, risultato di una lunga serie di incroci e di ricerche grazie ad un’alimentazione e a tecniche di allevamento che garantiscono ottimali accrescimenti giornalieri. La giusta maturazione delle carni è strettamente collegata alle caratteristiche dell’animale. La grana grossa del salame e la buona stagionatura ne fanno un prodotto estremamente goloso.
consorziovarzi.it


NEI CASTELLI TRA STORIA E LEGGENDA

di Manuela Marziani

Nei borghi medievali tra torri e manieri che raccontano dei diversi domini che si sono susseguiti nel corso dei secoli alimentando molte leggende

Un paesaggio molto simile a quello della Toscana, incastonato tra le province di Alessandria e di Piacenza. L’Oltrepo Pavese, conosciuto anche come “Vecchio Piemonte”, insieme alla Lomellina e al Pavese è una delle tre aree territoriali della provincia di Pavia. Diviso dal resto territorio a grappolo d’uva dal corso del Po, si estende per circa 1100 chilometri quadrati, una piccola parte dei quali sono in pianura e la parte restante ripartiti tra collina e montagna con una piacevole varietà di paesaggi. L’intera area è composta da 78 Comuni, ognuno dei quali è ricco di storia con i suoi borghi medioevali, le torri e i castelli che si stagliano sulle colline costellate di vigneti di pregio. Da Voghera a Zavattarello, sono almeno otto i castelli che raccontano ancora i diversi domini della zona, dai Longobardi a Napoleone passando per Sforza e Visconti. Proprio Zavattarello insieme a Fortunago rientra inoltre nell’elenco dei borghi più belli d’Italia, con la loro atmosfera d’altri tempi, i vicoli stretti e gli ediici storici in pietra a vista. A Zavattarello, piccolo centro a 600 metri sul livello del mare, che risale alla metà del XIII secolo, quando proprio in questo paese della Val Tidone l’attività prevalente era quella dei ciabattini, una passeggiata dal centro porta al famoso castello Dal Verme, che si trova in cima alla collina. E proprio in quell’antico manieri si dice abiti il fantasma di Pietro dal Verme. All’ultimo piano si trova una stanza, dove sono avvenuti numerosi strani eventi che restano tutt’ora senza una plausibile spiegazione. Sono attribuiti allo spirito di Pietro Dal Verme, che in quella camera da letto dormiva nel XV secolo. Dante Alighieri, invece, fu ospite nel castello di Oramala, dopo il suo passaggio in Lunigiana dai Malaspina. Il Castello, ma soprattutto Obizzo Malaspina, fu dimora di cortigiane e trovatori provenienti dalla Provenza. Un altro luogo in cui sembra che il tempo si sia fermato è Varzi. Da poco è aperto al pubblico anche il castello Malaspina, centro dell’intero paese, che dopo diversi secoli è stato restituito alla comunità dagli eredi Malaspina. Da non perdere anche Fortunago è un piccolo paese d’altri tempi dove si respira un’atmosfera magica. Forse anche per questo a Fortunago sono state girate


TORRICELLA VERZATE

Nel santuario che vollero i Templari

Risalgono alla fine del Medioevo le origini del santuario della Passione di Torricella Verzate che venne fatto costruire dai Templari a ine 1700 i quali fecero erigere una cappella consacrata a Santa Maria, per lungo tempo punto di riferimento per la comunità religiosa locale. Oggi il santuario da cui si gode un panorama mozzaiato, è un’opera artistica unica: le 14 cappelle contengono 52 statue in ceramica policroma, opera di Pietro Ferroni, che raccontano la passione di Gesù, dall’ultima cena alla croceissione, al centro del sagrato si trova un croceisso di legno.


VARZI

A casa Barbarossa

Il castello di Varzi è sempre stato proprietà della famiglia Malaspina che, nel 1164, lo ottenne in feudo dall’Imperatore Federico Barbarossa con i territori che vanno dalle colline di Rivanazzano ino a Oramala. Aveva funzioni difensive e, per molto tempo, rappresentò il potere commerciale ed economico del borgo. Nel 1983 i proprietari dell’ediicio hanno cominciato un restauro che 30 anni dopo ha dato nuova vita al castello con l’obiettivo di creare un progetto culturale ed economico che vuole valorizzare non solo il bene architettonico in sé ma il territorio tutto. Fa parte del complesso architettonico anche la Torre Malaspina, nota acome torre delle streghe oggi di proprietà comunale. Visite su richiesta: 3469588786.


ZAVATTARELLO

Da sempre invincibile

Splendido esempio di architettura militare la cui fun zionalità gli ha permesso di resistere a numerosi assedi senza mai venire espugnato, il castello di Zavattarello ha prigioni scavate nella roccia e una torre di avvistamento, da cui si gode un panorama mozzaiato delle vallate circostanti. Unico nel suo genere è il sistema interno di livelli, collegati da numerosi passaggi e scale secondarie, quasi un labirinto. Il castello è aperto sabato, domenica e festivi dalle 14 alle 18 (ultimo ingresso alle 17) con visite guidate ogni ora. Biglietto d’ingresso 6 euro, ridotto 4.


BUTRIO

Gli affreschi dell’eremo

Vicino a Ponte Nizza si trova l’eremo di Sant’Alberto di Butrio, un luogo magico di preghiera dalle origini antichissime con numerosi a reschi, fatti eseguire nel 1484 dal cardinale Nicolò Fieschi. Costruito su un poderoso costone roccioso a quasi 700 metri di quota, o re una splendida vista su tutta la pianura padana. Attualmente vi abitano solo sei frati che producono articoli naturali come miele, elisir, creme e caramelle. L’eremo è aperto nei giorni feriali dalle 7 alle 16,30 e festivi dalle 10 alle 16,30.


A PIEDI, IN BICI E ANCHE A CAVALLO

di Manuela Marziani

L’Oltrepò si lascia scoprire in modi molto diversi Strade e sentieri di lunghezze e di diverse dff icoltà si snodano tra splendidi paesaggi dove la natura regna incontrastata

In bicicletta, a piedi, in moto, in auto o magari pure a cavallo. L’Oltrepo si lascia scoprire in modo molto diversi. I più sportivi apprezzerranno di sicuro l’allenamento completo che possono e etturare sulle strade ricche di salite e discese tanto più se il percorso, di qualunque lunghezza e di icoltà, si snoda tra splendidi panorami. Tra gli itinerari consigliati, rientra l’Anello dell’Oltrepo Pavese, un tragitto molto appagante, con salite non troppo impegnative. Si parte da Casalnoceto, zona delle pesche e si sale tra i vigneti incontrando borghi tranquilli, tra i quali merita una visita Zavattarello. Numerosi anche i sentieri immersi nel verde da percorrere a piedi in tragitti che possono durante più giorni. Il parco del castello Dal Verme ha tra i percorsi il “Bosco incantato” e il “GiroGioco dell’oca”, con numerose sorprese per grandi e piccini, ma percorrendo a piedi la via del mare si può arrivare ino alla provincia di Genova. In auto o in moto si parte da Voghera alla scoperta di un percorso che esplora tutto l’Alto Oltrepo e la zona montana dell’Oltrepo. Dalla pianura si sale verso le colline e poi sempre più su in dove sono i boschi a dominare il paesaggio. Un percorso tutto costellato da borghi e castelli da visitare, ma anche da diversi piatti tipici da gustare. Uno dei modi migliori per immergersi nella natura dell’Oltrepo, però, sono le escursioni a cavallo. Ci si può rivolgere all’Asd “La Rovere” o all’agriturismo “La Valle” per escursioni di varia durata e di icoltà e lezioni di equitazione. Pure il Sentiero dei Briganti, chiamato così per le grotte che compaiono lungo il sentiero e che pare ospitassero, nei tempi passati, i briganti che si nascondevano pronti ad assalire i passanti, è un suggestivo itinerario in provincia di Pavia. Si risale in auto la Valle Sta ora ino alla frazione di Fego, nel comune di Santa Margherita Staffora. Si può lasciare l’auto sulla strada provinciale in prossimità del bivio per Fego e salire in direzione del paese dove si trova ancora una moltitudine di enormi sassi di granito che pare venissero usati dai briganti come rifugio e nascondiglio per assalire i passanti. Il sentiero passa in mezzo ad alcune grotte e continua sempre in piano portandosi sulla sponda del rio Montagnola. Prosegue poi lungo il torrente e passa accanto ai resti del Mulino dei Cognassi per arrivare a Brallo e al “bosco dei giganti”, un bosco di castagni secolari.


STRADELLA

Fisarmonica d’autore

Per decenni Stradella è stata tra i principali centri di produzione della isarmonica al mondo. Una delle prime isarmoniche fu prodotta nel 1876 da Mariano Dallapè che veniva dal Trentino. Il successo del prototipo lo convinse ad aprire una bottega. Il suo esempio fu seguito da altri artigiani che aprirono prima delle semplici botteghe e poi vere e proprie fabbriche. La storia della isarmonica a Stradella è ampiamente documentata nel “Museo della isarmonica”.


SAN ZENONE PO

Gianni Brera e il Barbacarlo

Gianni Brera, nato a San Zenone Po, sulla riva sinistra del grande iume, alla conluenza dell’Olona conosceva bene la sua provincia e i prodotti che è in grado di dare. Tra questi spicca il Barbacarlo, un vino unico per il quale Brera stravedeva: «Basta mescerlo per vederlo montare in superbia – sosteneva il giornalista – e quel mussare di spume ini e veloci sembra una risata cordiale; poi è buono altro che storie!»


IL MUSEO

Cavatappi tra passato e presente

Oltrepo, terra di vino che al vino da almeno due millenni ha legato la storia delle sue valli. E soltanto su queste colline poteva nascere un museo dedicato ai cavatappi. Ci ha pensato Montecalvo Versiggia che lo ha allestito in una parte della vecchia canonica della chiesa parrocchiale di Sant’Alessandro appositamente ristrutturata. L’esposizione raccoglie oltre 200 utensili che coprono l’arco temporale di 300 anni: a leva singola, a leva doppia, con manico a farfalla, a campana, “a tempietto”, “a pantografo” e tanti altri. Una collezione importante e curiosa, che cattura l’interesse non soltanto degli appassionati ma anche per chi vuole ammirare il panorama che si gode dalla terrazza del museo.

Museo dei Cavatappi
Per visite: 0385 951008
www.comune.montecalvo.pv.it


LA PISTA CICLABILE

Un corridoio ecologico
da Voghera a Molino del Conte

Coinvolge un’ampia porzione dell’Oltrepo pavese. La Greenway Milano-Voghera-Varzi è un corridoio ecologico storico e ricreativo di 112 chilometri che corre lungo il corso del torrente Sta ora e il tracciato dell’ex ferrovia Voghera- Varzi (che ne costituisce la spina dorsale raggiungendo l’intera Alta Valle Sta ora). Connette i territori vicini, i quali, pur non essendo direttamente interessati da questo percorso ciclo-pedonale, sono profondamente uniti fra di loro da un punto di vista turistico e ambientale. Per e ettuare il percorso si parte dalla velostazione di Voghera e si attraversano i comuni di Codevilla, Retorbido, sino a Rivanazzano Terme; si può proseguire poi nel tratto urbano del comune di Godiasco e per una parte anche in quello di Ponte Nizza sino ad arrivare alla frazione Molino del Conte.

Greenway in Mountain bike
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