I NOSTRI AMICI A QUATTRO ZAMPE

Fido e Micio danno sprint anche alla terza età

Non solo compagnia: avere un animale in casa obbliga a restare attivi per occuparsi delle sue necessità

di Gloria Ciabattoni

Quando l’età avanza, i figli sono indipendenti e il tempo libero non manca perché si è in pensione, un cane o un gatto sono un’ottima compagnia ma non solo: sono un antidepressivo naturale (regalano amore h24), uno stimolo per la memoria, una «ginnastica» (perché nel caso di un cane occorre portarlo fuori per i suoi bisogni almeno tre volte al giorno) e un’occasione per socializzare (al parco, nelle zone per i cani, si finisce per fare tante amicizie). Nella scelta del cane per chi non ha più vent’anni e non ha la forza di portare a spasso un animale che «tira» al guinzaglio, occorre valutare la razza ma non solo. Ad esempio un Golden Retriever è un concentrato di affetto ma ha bisogno di spazi e di movimento (sennò tende ad ingrassare) e se si vive in un appartamento piccolo bisognerà mettere in conto di portarlo fuori spesso. Idem per gli altri cani di grossa taglia come gli splendidi Pastori Tedeschi. In caso di vita in condominio un animale piccolo è preferibile, ma non sempre la dimensione ridotta è sinonimo di tranquillità: un Chihuahua è un abbaione nato che può mettere in difficoltà con i vicini, un Jack Russel è una molla che corre sempre. Un Barboncino, un Maltese, un Carlino sono più tranquilli. Un cucciolo è tenerissimo ma impegnativo, nei primi mesi di vita ci vuole pazienza per educarlo a fare i «bisognini », e poi serve energia per fargli fare lunghe passeggiate e sfogare la sua esuberanza. Un esemplare adulto è molto indicato per una persona non più giovanissima, i canili abbondano di cani «dimenticati» e buonissimi, di tutte le taglie, di tutte le razze, e anche i meticci possono essere bellissimi. Se si prende un cane al canile (ci chiederanno le referenze che controlleranno prima di darcelo definitivamente) cerchiamo di conoscerne la storia, se va d’accordo con altri animali, coi bambini, se è stato traumatizzato, se soffre di qualche patologia, ecc. Nella maggior pare dei casi si tratta di cani adulti abbandonati per svariati motivi: non chiedono altro che di trovare un po’ di affetto, e sono talmente grati di andare in una famiglia che non danno nessun problema. Anche un gatto è un ottimo compagno: indipendente, non ha bisogno di fare passeggiate, può restare solo anche alcuni giorni purché non gli si facciano mancare acqua, cibo e la lettiera pulita. Quale razza? Qualsiasi, anche un trovatello darà tante soddisfazioni. Ma se si vuole unire bellezza felina con affettuosità e dolcezza, la razza è il Ragdoll: tenerissimo, casalingo, bellissimo con il suo con il pelo folto, cerca sempre il suo amico umano al quale chiede protezione e affetto. Ragdoll significa «bambola di pezza» perché quando lo si prende in braccio si adagia e ci guarda con i suoi occhioni azzurri. E ci conquista per sempre.


CAMPAGNA INFORMATIVA

Spegnere la sigaretta rimette in carreggiata il cuore e le arterie

Quando si smette di fumare occorrono 15 anni per riportare il rischio cardiovascolare a livelli paragonabili a quelli di chi non ha mai acceso una sigaretta. Associamo il tabacco al rischio bronchite cronica e tumore del polmone, ma occorre salvaguardare allo stesso modo il benessere di cuore e arterie. «Ormai è assodato il ruolo giocato dalle sostanze sprigionate dalla combustione delle sigarette», avverte Enrico Arosio, presidente della Società italiana di medicina vascolare (Simv). Gli angiologi italiani hanno promosso una campagna informativa itinerante, con il sostegno incondizionato di PMI Science, rivolta ai medici che hanno pazienti che stentano a dire addio alla nicotina. A livello internazionale prende piede una impostazione legislativa regolatoria imperniata sulle politiche di riduzione del danno. «Le sigarette, come pure il fumo passivo – aggiunge lo specialista – hanno un impatto negativo sulla salute dell’apparato cardiocircolatorio. Per questo occorre integrare le politiche di prevenzione e controllo»


RICERCA AMERICANA

Con cinque porzioni a settimana, la frutta secca combatte i tumori

Il consumo regolare di prugne, fichi e datteri riduce i rischi a pancreas stomaco, vescica e colon

Il consumo di frutta secca come prugne, fichi e datteri è stato collegato a una riduzione del rischio di alcuni tumori, secondo un recente studio americano pubblicato sulla rivista ’Advances in Nutrition’. Per i ricercatori, «l’aumento del consumo di frutta secca a 3-5 porzioni a settimana può avere effetti benefici per la salute correlata al rischio di alcuni tumori, compresi i tumori del pancreas, della prostata, dello stomaco, della vescica e del colon». La revisione sistematica degli studi, scritta dal dott. Valeri Mossine, ha anche dimostrato che la frutta secca sia più efficace nella prevenzione dell’assunzione di frutta al naturale o intera. Sebbene non sia possibile trarre conclusioni definitive dalla revisione, i suoi autori l’hanno evidenziata come un’opportunità per gli scienziati di approfondire l’associazione tra frutta secca e uno stile di vita sano.


STUDIO SU 160.000 GIAPPONESI

Dolce o salato? Pizza o legumi? Tè o caffè?
Sono i geni nel Dna a decidere cosa ci piace

Preferisci il tè o il caffè, la carne o il formaggio, le verdure o i legumi? Le preferenze a tavola per cibi e bevande sono scritte nel tuo Dna. Lo rivela un maxi-studio giapponese condotto presso il Riken Center for Integrative Medical Sciences (IMS) e la Osaka University, pubblicato sulla rivista Nature Human Behavior. Lo studio ha coinvolto oltre 160 mila individui il cui Dna è stato mappato nell’ambito del Progetto Biobanca Giapponese. Gli individui hanno compilato questionari su stili di vita e preferenze alimentari ed hanno ‘incrociato’ le informazioni con i dati genetici di ciascuno. In questa maniera hanno scoperto ben nove ‘geni’ associati con la preferenza per il caffè, per il tè, per lo yogurt, il formaggio, la soglia fermentata (natto), il tofu, il pesce, le verdure e la carne. Molte delle varianti genetiche (‘mutazioni’) associate al consumo di un certo cibo o bevanda si associano anche al consumo di altri cibi, ad esempio la ‘passione’ per gli alcolici si collega alla preferenza per tutti i cibi dal gusto amaro. Altri geni si ritrovano preferenzialmente nel Dna di coloro che amano sia lo yogurt sia il formaggio (quindi ‘definiscono’ la preferenza di certe categorie di cibi come i latticini), e altri ancora nel Dna di coloro che amano la carne e il pesce.


SPORT

Un po’ di musica pop per sentir meno la fatica

Fare esercizio fisico senza patire troppo la fatica si può. C’è un trucco: sentire musica con un ritmo pop. Questo infatti, permette di ridurre la percezione dello sforzo fisico e ne aumenta così i benefici. A dirlo è una ricerca che ha coinvolto le università italiane di Verona e Milano e dell’università eCampus che è stata pubblicata su Frontiers in psychology. La musica ha una sorta di effetto distrazione e aumenta la partecipazione all’esercizio fisico. I ricercatori sono arrivati a queste conclusioni iniziando a studiare l’effetto del ritmo di un brano musicale su persone che eseguivano un esercizio di resistenza (camminare su un tapis roulant) o un esercizio ad alta intensità (usando un leg press, che permette di fare pressione con le gambe). L’ascolto di musica ad alto ritmo durante l’esercizio fisico ha comportato la più alta frequenza cardiaca e un più basso sforzo percepito rispetto al non ascoltare la musica.