Passeggiando per le strade di Pesaro ci si sente accompagnati dalle note dell’immenso Rossini. E spostandosi dalla costa verso le colline ci si cala nelle magiche atmosfere rinascimentali che regalano piazze e palazzi dell’incantevole Urbino

Se c’è una provincia dove il mare lambisce la campagna questa è Pesaro-Urbino. Bastano pochi chilometri per ritrovarsi dalla spiaggia alla collina. Ciò significa che si può visitare un territorio ricco senza annoiarsi. O, meglio, annoiandosi nel modo giusto, ovvero riposandosi. Non siete nel ‘divertimentificio’ romagnolo, ma in un luogo dove ci si muove in punta di piedi camminando sulla bellezza e sulla bontà. Il primo acuto che arriva è quello di Rossini, che suona a Pesaro a tutte le ore. Basta passeggiare dalle parti di casa sua, in via Rossini appunto, specie in queste serate estive, per rendervene conto: cantanti che sbucano dal terrazzino dell’abitazione-museo (a proposito, è stato appena inaugurato il museo a lui intitolato in via Passeri), o giù in strada, per intonare i suoi brani tra siparietti di folla plaudenti. Rossini è il «la» per visitare la provincia bella. Pochi chilometri, pochi minuti e siete a Urbino, che fa suonare la pittura, l’architettura e le arti. I torricini sono un simbolo vivente del Rinascimento, nel senso che qui, a Urbino, l’armonia è eterna e la prospettiva è la sua regola. Perdersi nel palazzo Ducale è molto piacevole e terapeutico. Può comportare una guarigione interiore ai mali della frenesia e della «telefoninomania» che forse a‑ ligge un po’ tutti. Staccare gli occhi dal Iphone e piantarli su Raff aello può giovare molto alla vista dell’animo. Possiamo dire che Pesaro e Urbino sono i due estremi di un triangolo che chiude con Gradara e il Castello medioevale di Paolo e Francesca: dentro e fuori questo triangolo ci sono località non meno belle. Da scoprire metro per metro. Girate pagina.

NOTE, COLORI E SAPORI
DELLA PROVINCIA BELLA

Dal colle di Pavarotti per i sentieri verso il porticciolo di Valentino Rossi sulla spiaggia della Vallugola. E poi pedalando da Pesaro lungo la ciclabile che fiancheggia la costa fino all’arco di Augusto a Fano. Per poi salire e incantarsi a Urbino

Piccoli grandi tesori nascosti in un territorio da vedere e da gustare. La provincia di Pesaro-Urbino è un giacimento di emozioni da scoprire, a volte sconosciuta al grande pubblico. Dici, ad esempio, mosaici e ti vengono in mente quelli di Ravenna. Ma non tutti sanno che il Duomo di Pesaro ne ospita di non meno preziosi. Quando, ad esempio, il grande Federico Zeri li visitò, li descrisse «tra le meraviglie mai viste». Storie su cui camminare. Storie da ascoltare e qui la scoperta si fa più semplice. Perché Rossini a Pesaro è dappertutto e adesso anche nel nuovo museo interattivo a palazzo Montani Antaldi, vicino al Conservatorio, a lui dedicato. E cascano ancora, sulla città le note di Pavarotti, cadono dall’alto del parco San Bartolo che è il colle del tenore e dove potete perdervi (ma ritrovarsi è facilissimo) nei sentieri che buttano giù verso la Vallugola, verso il porticciolo di Valentino Rossi. Nel mezzo ci sono un paio di soste dove mangiare il mare stando (a picco) sul mare: il ristorante Gibas, con il suo fritto di paranza e la zuppetta di mazzancolle, seppiolini, lime, zenzero e lemongrass. E poi la Taverna del pescatore con le grigliate, i cannelli gratinati e i passatelli al sugo pescatora che la signora Marcella Baldelli a 84 anni tira a mano ogni giorno. Si può arrivare a Fano in due modi alternativi: a piedi, lungo la spiaggia, o in bicicletta, lungo i dodici chilometri di pista che collega le due città lungo la costa. Spettacolare, anzi, trionfale, visto che la pista sbuca a poca distanza dall’arco di Augusto, tra le mura e il teatro di epoca romana e un centro storico in miniatura, dove concedervi anche una pausa vera alla osteria La Peppa che in questo periodo propone il menù della trebbiatura a base di oca: cremosi crostini con crema contadina, gnocchi al ragù di oca e arrosto con la sua crosta profumata. Piatti di altri tempi. Non fermatevi alla costa perché l’entroterra è una sorpresa. Un esempio? La chiesa di Sant’Egidio a Sant’Angelo in Lizzola ospita una collezione unica di dipinti del Venanzi, primo pittore di corte dei Farnese di Parma. Questo luogo ben presto diventerà museo aperto per l’accordo tra la famiglia Cacciaguerra Perticari e il comune di Vallefoglia. La chiesa ospita anche un prezioso crocefisso ligneo dell’intagliatore veneto Francesco Pianta, nonché il fortepiano di Rossini che qui, alla corte dei Perticari, era di casa. Di Urbino apprezzerete l’intreccio di vie rinascimentali, la casa di Raff aello e i paesaggi di Piero della Francesca, oltre i quali spingervi. Fino a Casteldurante, oggi Urbania, con il suo suo splendido Barco ducale. Qui Michelangelo Buonarroti aveva poderi da qui si faceva spedire a Roma, mentre aff rescava la cappella Sistina, squisiti formaggi che gli portava il sensale Francesco Amatori, detto l’Urbino. È nata così la casciotta d’Urbino, formaggio da latte ovino e vaccino oggi a denominazione di origine controllata. In queste valli, e in direzione della vicina Romagna, vengono prodotti anche i formaggi di fossa poi etichettati con la denominazione di origine protetta Sogliano. Sono formaggi stagionati che fermentano, sapidi, con leggera vena piccante, da accompagnare anche a confetture. La terza dop della provincia è quella del prosciutto Carpegna, località che si trova vicina a San Sisto: un piccolo borgo sede della fiera regionale del fungo da 51 anni e dove si coltivano ceci e lenticchie in purezza di eccellente qualità. La provincia si snoda tra pievi e castelli, fino ad Acqualagna, capitale del tartufo tutto l’anno con il museo ad esso dedicato, e fino al monastero di Fonte Avellana citato da dante nella Divina commedia e fondato da San Pier Damiani, con lo straordinario scriptorium, la biblioteca, la chiesa medioevale, i silenzi.


TOP 5 DI PESARO E URBINO

1 ROSSINI È OVUNQUE

Nella casa natale che si può visitare, nel nuovo museo di via Passeri per «rivivere» il grande compositore, e poi nello storico Conservatorio e naturalmente nel Rossini opera festival fino al 23 agosto al teatro Rossini e alla Vitrifrigo Arena.

2 BIANCHELLO DEL METAURO

È il vino della provincia, che secondo la tradizione costò ai Cartaginesi, ebbri di questo nettare bianco, la sconfitta contro i Romani nella celebre battaglia del Metauro contro i Romani, nel 207 a.C. Oggi nove produttori si sono consorziati sotto la sigla «Bianchello d’autore»

3 IL PALAZZO DUCALE

Ideato dal Duca di Urbino Federico da Montefeltro, venne costruito nel corso del XV secolo in fasi successive ed è una delle perle del Rinascimento. In questo momento ospita la mostra «Da Raffaello a Raffaellino del Colle» curata da Vittorio Sgarbi.

4 IL PARCO DEL DUCA

Alle porte di Urbania si trova questa splendida residenza voluta nel 1465 da Federico da Montefeltro, poi uno dei luoghi preferiti di Francesco Maria II Della Rovere. Un parco venatorio per lo svago del Duca.

5 LA TERRA DEL TARTUFO

Pesaro-Urbino è la provincia regina del tartufo italiano, con il record di commercializzazione grazie a tre fiere nazionali nel giro di pochi chilometri: Acqualagna, Sant’Angelo in Vado e Pergola


COLLI PESARESI
UNA DOC ORIGINALE

Alla base almeno per i rossi le uve del Sangiovese ma il territorio si distingue per il Pinot Nero vinificato da diverse aziende

di Riccardo Cotarella presidente Assoenologi e Union Internationale des Oenologues

Partendo dal confine nord, i territori di Pesaro e Urbino, si identificano con la Denominazione Colli Pesaresi DOC, alla cui base vi sono, almeno per i rossi, le uve del Sangiovese per quella contaminazione che ha portato il vitigno dalla confinante Romagna nelle Marche, anche se nella DOC vi è un’interessante ed originale presenza del vitigno Pinot Nero le cui uve sono vinificate sia in bianco che in rosso da diverse aziende. Quando è vinificato in rosso, di solito, si propone con un bel colore rosso rubino vivace, mentre al naso risulta elegante, con note fruttate di ribes nero, fragoline selvatiche e lampone, con un’apertura a percezioni di petali di rosa e cassis. In bocca ha una bella struttura, elegante, importante, seducente, con una buona sapidità che lo rende fresco e in armonia con una fibra tannica setosa; lungo e persistente al retrogusto. La DOC si propone in diverse tipologie: Colli Pesaresi DOC Bianco, Biancame, Trebbiano toscano (localmente chiamato Albanella), Rosso, Rosato, Spumante e Sangiovese. L’areale contempla tre sottozone alla cui base vi sono anche altri vitigni oltre quelli inseriti nella Denominazione: la sottozona di Colli Pesaresi Focara DOC si propone nelle tipologie, Pinot Nero vinificato in rosso ,in bianco e Spumante; quella dei Colli Pesaresi Roncaglia DOC nelle tipologie Pinot Nero vinificato in rosso , in bianco e Spumante; quella dei Colli Pesaresi del Parco Naturale Monte San Bartolo DOC nelle tipologie Sangiovese e Cabernet Sauvignon. Tra le varietà bianche presenti nell’area nord regionale va segnalato il Biancame, vitigno a cui è dedicata un’altra Denominazione, quella del Bianchello del Metauro DOC alla cui base vi sono appunto le uve del Biancame, per un 95% , con cui concorrono per un 5% quelle della Malvasia bianca lunga. Vino che si presenta con un bel colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, mentre al naso off re profumi di frutta a pasta gialla, come pesca e susina, che lasciano poi spazio a note di fiori di acacia, gelsomino e ad altre di macchia mediterranea, con nuances minerali. In bocca ha un’entratura elegante, rotonda, equilibrata, con buona sapidità e grande freschezza, caratteristiche che rendono il vino lungo e persistente. Sempre nella parte nord della regione insiste anche la Denominazione Pergola DOC, dall’omonima cittadina dell’entroterra pesarese contesa nel Medioevo dai Malatesta di Rimini, che ha come base le uve dell’Aleatico, vitigno che, prediligendo terreni silicei, calcarei, di collina, sassosi e ben esposti, dà origine a un vino rosso rubino brillante, con riflessi di porpora e una complessità aromatica dovuta a note speziate, sentori floreali come rosa e viola passite ed essenze di frutti rossi del sottobosco che emergono al naso, mentre al palato è equilibrato e armonico, anche grazie ai suoi tannini dolci che rilasciano sensazioni di morbidezza.


I vitigni a confronto

Bianchello o Biancame

Al di là del mito che collega il vino di Bianchello alla sconfitta dei Cartaginesi ad opera dei Romani nella battaglia del Metauro nel 207 a.C., poco si sa sulla sua origine e storia. Confuso con il Trebbiano toscano (o Procanico in Umbria) è da considerare vitigno distinto, anche se imparentato con questo. Pianta vigorosa, con i grappoli medio-grandi, maturazione tardiva. Caratterizzato da una buona freschezza, profumi di mela e fiori bianchi, va consumato giovane.

Vernaccia Nera

Nel 1893 viene citata per la prima volta con il nome di “Vernaccia di Serrapetrona, vitigno che non appartiene alla ampia famiglia delle Vernacce, ma è il Grenache. Predilige terreni collinari marnosoarenarei, su cui la produzione è abbondante, ma che deve essere controllata per garantire una buona qualità dell’uva. Il vino che si ottiene dalle cosiddette tre fermentazioni, presenta un colore rosso rubino, aromatico, vinoso, gradevolmente amarognolo.

Aleatico

A Pier de Crescenzi, illustre agronomo bolognese del XIV secolo, contemporaneo di Dante, va attribuita la prima descrizione del vitigno, che in ambito culturale toscano,veniva allora chiamato Livatico, dal termine latino. Forse originario della Grecia, indagini molecolari hanno confermato l’identità dell’Aleatico con il Moscatellone nero, con la Vernaccia di Pergola e cosa molto curiosa con la varietà ungherese Halapi. Necessita di un leggero appassimento dell’uva per liberare i terpeni dal legame con gli zuccheri.

Verdicchio

Vitigno vigoroso, a maturazione medio-tardiva, con una spiccata sensibilità per la botrite per la buccia sottile e il grappolo compatto, anche se l’uva può essere conservata vantaggiosamente in fruttaio e, nelle annate favorevoli, anche in pianta per ottenere vini da uve sovramature. Ama le posizioni collinari. Nei vini d’annata prevalgono le componenti floreali (fiori d’acacia), agrumate, amare (mandorla), mentre in quelli di più anni appaiono sentori che richiamano il cherosene e la pietra focaia.