IL CAMMINO
DEI SANTUARI

Sentieri poco battuti dove lunghe camminate si concludono in impagabili momenti di silenzio e di riflessione Nei giorni di festa a riappropriarsi di questi luoghi è la gente del posto

Sono i luoghi della spiritualità e della devozione popolare che affonda le sue radici in un territorio incantevole ed aspro. Capace, con le sue suggestioni, di gratificare l’anima ma anche di chiedere sacrificio e sudore a chi voglia vivere qui, aggrappato ai declivi terrazzati strappati alla montagna. La storia delle Cinque Terre è stata per secoli questo e poco altro. Oggi è terra di turismo (quasi) di massa ma off re anche angoli meno battuti dove la ricompensa di una lunga camminata sono impagabili momenti di silenzio e riflessione. Sono i santuari, che si animano soprattutto nei giorni della festa – ogni chiesetta ne ha una tutta sua – quando a riappropriarsi di quei luoghi è soprattutto la gente del posto. I più cari alla comunità locale sono cinque e offrono un itinerario tutto da scoprire grazie ai sentieri percorribili senza troppa fatica, con interessanti tappe nelle cantine con le specialità più rinomate. Si può partire da Nostra Signora di Montenero (chiesa antichissima: risale al 1335), iniziando il percorso in località Lavaccio nella parte alta di Riomaggiore: 3,5 km da percorrere in un’ora e mezza. Lungo il sentiero 13 edicole dedicate alla Madonna. Una volta raggiunta la meta si scoprirà una chiesetta con un bel dipinto della Vergine. Il secondo percorso è quello di Nostra Signora della Salute di Volastra che inizia a Manarola, vicino al parcheggio: un’ora per raggiungere la chiesa dove si venera la Madonna incoronata nel 1861. Stesso grado di difficoltà per raggiungere Nostra Signora di Reggio, a Vernazza, dove la festa si celebra la prima domenica di agosto. Il percorso parte vicino alla stazione e sale lungo la scalinata del sentiero 508. A Corniglia c’è invece Nostra Signora delle Grazie, il cui santuario, a quota 390 metri, venne edificato agli inizi del ‘900. La leggenda narra che nel ‘700 gli abitanti di Corniglia, recatisi nell’edificio sacro per restaurare un dipinto della Madonna, lo trovarono miracolosamente intatto. La festa l’8 settembre. Alla chiesa si arriva in un’ora e mezzo col sentiero Sva direzione Vernazza, partendo da fuori l’abitato di Corniglia. E infine il quinto itinerario, quello che porta a Nostra Signora di Soviore, fra i più antichi della Liguria. Si sale da Monterosso, parte finale di via Roma, e si cammina per un’ora e mezza. Lungo il percorso, dopo una fontanella, una cappelletta a ricordo del luogo dove venne rinvenuta una statuetta della Madonna. Nel santuario hanno sede la Casa religiosa di ferie e un ostello per giovani. La festa il 15 agosto.


UN’OASI BIO
IN VAL DI VARA

Modello da imitare offre produzioni e ospitalità di prima qualità. Attraversare la valle significa tuffarsi in un mondo di profumi e sapori spesso dimenticati

Dal passo delle Cento Croci, che fa da spartiacque fra l’entroterra ligure e il versante emiliano dell’Appennino, il verde del paesaggio off re infinite tonalità, che spaziano da quelle intense dei boschi e della macchia fitta, a quelle più tenui e sfumate dei pascoli e dei campi coltivati. La Val di Vara da lassù, a mille metri di altitudine, si abbraccia tutta con lo sguardo. È un’oasi rimasta incontaminata che, dopo anni di abbandono e spopolamento, sta cercando il suo riscatto puntando su agricoltura a misura d’uomo e biodiversità. È qui che è nato uno dei primi distretti del biologico (345 km quadrati) che ora si propone come modello, off rendo produzioni e ospitalità di prima qualità. Attraversare la valle significa tuff arsi in un mondo di aromi, profumi e sapori, spesso dimenticati: la carne, i formaggi, i frutti del bosco, il miele, le antiche farine, le erbe aromatiche e le essenze, riscoperte per tisane e gustosi condimenti. Da dove cominciare? Un possibile itinerario, suggerito da Alessandro Triantafyllidis, presidente di Aiab Liguria, l’associazione italiana agricoltura biologica, potrebbe iniziare a Rocchetta Vara dove si può assaggiare una varietà di pane di cui è persa memoria – lo produce un’azienda artigianale della zona – impastato con la farina di grani antichi. Poco oltre, Zignago, comune dell’Alta via, off re la carne dei bovini autoctoni (allevati dai soci della cooperativa locale che ha il suo spaccio a Varese Ligure), dal sapore inconfondibile. Come lo specialissimo formaggio di capra, altrettanto apprezzato. Proseguendo verso l’interno si incontra Carro, paese del Festival Paganiniano, con i suoi agriturismi e le rinomate castagne (ma c’è anche la pasta fresca biologica, altra specialità con garanzia di sapore e genuinità), mentre a Sesta Godano si può assaggiare miele pregiato, capace di accontentare anche i palati più esigenti, assieme a succhi di frutta e ottime confetture, in una ineguagliabile galleria di sapori. E che dire della birra artigianale? Qui se ne trova una speciale: la produce un birrificio di Torza (Comune di Maissana) utilizzando ingredienti come la farina di castagne, i grani antichi di Suvero e i frutti di bosco. A Varese Ligure, vera “capitale” del biologico, irrinunciabile l’assaggio dei piatti di carne della Cooperativa San Pietro Vara, proveniente da bestiame allevato solo all’aperto, e dei formaggi dell’altra cooperativa, la Casearia. Nel centro storico anche i dolci tipici del Cibo Slow Food, magari da gustare insieme ai canestrelli della vicina Brugnato. E allungando un po’, in Val Graveglia (Riccò del Golfo), c’è anche l’opportunità di un assaggio delle sfiziose torte salate della Val di Vara. Tentazioni bio senza fine.


DAL 31 AGOSTO A SARZANA

Festival della Mente per parlare di futuro

Quale sarà il futuro che ci attende? Per immaginarlo e raccontarlo nei diversi aspetti, dalla vita reale alla letteratura e alle arti, ecco il Festival della Mente che si tiene a Sarzana dal 30 agosto al primo settembre. Un centinaio gli ospiti, italiani e stranieri, che saranno protagonisti dei quaranta incontri, degli eventi per bambini e ragazzi, nonché di sei workshop didattici. Nel corso delle tre giornate s’indagherà sui cambiamenti, i fermento creativi e le speranze della nostra società con un linguaggio chiaro e comprensibile, al pubblico ampio e intergenerazionale che è da sempre la vera anima del festival giunto alla sedicesima edizione. Ad aprire le giornate di Sarzana Amalia Ercoli Finzi, ingegnere aerospaziale, che da oltre venticinque anni si occupa di dinamica del volo spaziale e progettazione di missioni spaziali. Parlerà di tecnologia, ma anche di menti visionarie, indispensabili per affrontare nuove sfide. Quelle, ad esempio, di cui si occuperà lo scrittore, fotografo e regista Alberto Giuliani: dagli astronauti della NASA che simulano la vita su Marte alla ricerca genomica in Cina, dai laboratori di crioconservazione umana e di clonazione ai padri della robotica umanoide. Ma se l’universo scientifico vedrà molti altri ospiti illustri chiamati ad affrontare anche il tema della sostenibilità delle nostre scelte per salvare il pianeta, una parte altrettanto significativa del festival sarà dedicata alla salute mettendo in relazione psiche e nostri comportamenti quotidiani: fino a che punto gli uni sono in relazione agli altri? Si parlerà di riscaldamento climatico, deforestazione, urbanizzazione selvaggia e sfruttamento indiscriminato delle risorse, alimentati dai nostri attuali modelli di sviluppo e di consumo. Il filosofo della scienza Telmo Pievani lancerà una sfida: provare a immaginare come sarebbe la Terra senza la pervasiva presenza dell’uomo, per ritrovare la consapevolezza della nostra fragilità. Il Festival della Mente vedrà tra i propri ospiti anche lo psicanalista Massimo Recalcati che si dedicherà a un tema a lui caro inoltrandosi nel labirinto della vita amorosa, identificando i nostri limiti, le aspettative che più o meno consciamente determinano le nostre scelte. Attesissimi, come ogni anno, i tre appuntamenti con lo storico Alessandro Barbero, che chiude ciascuna delle serate del festival con le sue lezioni in Piazza Matteotti. Il ciclo quest’anno è dedicato alle rivolte popolari nel Medioevo, che hanno cambiato il corso della storia. Venerdì si parla dei Jacques, i contadini dell’Île-de-France, che, a metà del 1300, a causa delle continue disfatte che i nobili francesi riportavano nella guerra dei Cent’Anni, si ribellarono al dovere di mantenerli con il loro lavoro. Sabato è la volta dei Ciompi fiorentini, che nel 1378 occuparono le piazze della città per ribadire il loro diritto a essere coinvolti direttamente nel governo della città. Si chiude domenica con la rivolta dei contadini inglesi del 1381, gli ultimi a essere liberati, in Europa, dalla servitù della gleba. Tra gli altri ospiti illustri l’attore Umberto Orsini che racconterà dei suoi lavori con Fellini, Visconti, Zeffirelli e Ronconi.