Da Punta Mesco a Capo Montenero i borghi di Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore spiccano dalle rocce per a­ffacciarsi sul Tirreno. La luce di fine estate li illumina come se fossero dipinti

Ora che Ferragosto è un ricordo e ci si avvia verso il sole di settembre, le Cinque Terre diventano la meta ideale per non dimenticare l’estate. Qui dove il mare e il cielo si confondono, i sentieri e la natura si illuminano di una luce che non ha eguali. Ora che i turisti non li assediano, i cinque borghi marinari compresi tra Punta Mesco e Capo Montenero si offrono nella loro bellezza senza tempo. Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, arroccati come sono sulle scogliere, sembrano dipinte e le dimore colorate incastrate l’una nell’altra come fossero tessere di un mosaico immaginato da un grande artista. Prendete tempo, dimenticate i ritmi imposti dal turismo mordi e fuggi e calatevi nell’atmosfera incantata dei luoghi. Lasciate che sia l’istinto a indirizzarvi tra i vicoli, fermatevi nelle botteghe, ammirate i paesaggi dalle terrazze sul Tirreno. In questo nostro itinerario vi proponiamo il meglio di quanto il territorio off re a proposito di vini e di prodotti eccellenti che questa terra aspra ma generosa regala. A partire dalla Vernaccia, vino che prende il nome da Vernazza, e che sin dai tempi delle repubbliche marinare era considerata preziosa merce di scambio in contrapposizione alla Malvasia, vino simbolo della Serenissima. Non perdetevi l’olio che ancora si produce, così come assaggiate il miele e la torta di riso che a Manarola è un’arte tramandata generazione dopo generazione. Così come i limoni non hanno nulla da invidiare a quelli di Sorrento e le acciughe sotto sale sono un fiore all’occhiello di cui a Monterosso ci si continua a vantare. Andate alla scoperta della via dei Santuari di cui vi raccontiamo, un pellegrinaggio nella bellezza che porta ristoro all’anima se ci si lascia cullare dal silenzio e inebriare dai profumi. Non bastasse ecco la Val di Vara, spartiacque tra l’entroterra ligure e il versante emiliano dell’Appennino. Un angolo dove ancora si produce nel rispetto della natura e dove bio non è soltanto un’etichetta, ma una scelta di vita.

TRA IL MARE
E IL CIELO
LE CINQUE TERRE

Il paradiso in terra è qui come ci ricordano scrittori e poeti da Byron a Montale: un lembo di costa sulla Riviera Ligure di Levante dove la mano dell’uomo ha realizzato miracoli Una meta da sogno se la si avvicina senza farsi fretta

Due cose. Primo. Le Cinque Terre non sono “il mare”. Sono “al mare”, o “sul mare”. Ma non “il mare”: la spiaggia intesa nel senso tradizionale c’è a Monterosso, la “terra di pianura”, l’ultima laggiù in fondo verso Genova. Il resto è altro. Un bagnetto lo puoi fare, qualche chiazza di simil-spiaggia c’è pure, qua e là, o magari ti prendi la barchetta e il battellino – ne noleggiano, e ci sono anche escursioni e gite, vuoi che manchino, dai – e vai a farti un tuffo. Dove si può, perché le Cinque Terre sono Parco. E area Marina Protetta. Danno e beffa al visitatore? No, casomai lezione, casomai invito, casomai suggerimento. E allora, secondo: ci si può anche scordare la macchina, per qualche tempo. Ci si può anche venire in treno, e attrezzati magari per farsi una vacanza che non sia “il mare”, o non solo quello. Le Cinque Terre – per chi non li ricorda, da La Spezia in là: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso – sono anche e soprattutto tanto altro. Quadri naturali. Tableaux costruiti con una poderosa stretta di mano tra la natura e l’uomo, entrambi irriducibili in un braccio di ferro che è anche una stretta d’amore, in fondo le migliaia di chilometri di muretti a secco che cosa sono se non un sistema di difesa, antica ingegneria di gente semplice ma geniale, per l’uno e per l’altra, o viceversa se volete. E infatti, con i muretti che cadono sgretolati se ne va anche la tutela della natura, se ci sono le frane che fanno chiudere la Via dell’Amore… La via dell’Amore, già. È quasi solo un ricordo, per chi l’aveva nel tempo percorsa intera, ne è risparmiato appena un chilometro, uno dei più suggestivi, e magari, diciamoci la verità, il più comodo e frequentato. Poco, ma meglio di niente, in attesa di poter ripercorrere per intero questo incredibile serpente aggrappato alle falesie a picco sul mare, che sarebbe oltretutto patrimonio dell’umanità per l’Unesco: poco, ma vuoi mettere, davanti a un bel tramonto in un sabato sera di maggio, in mezzo a una scia di profumi, un aperitivo mano nella mano e occhi negli occhi? Ecco. Il paradiso in terra è qui, lo sapevano scrittori e poeti, da Byron a Montale. Cinque Terre. Un lembo di costa sulla Riviera Ligure di Levante, dove la mano dell’uomo ha realizzato miracoli. Quasi una corsa continua di emozioni, quei cinque borghi a grappolo dall’alto giù fino al viola del mare, una dozzina di chilometri da un capo all’altro se si segue il Sentiero Azzurro (a pagamento, ma non protestate: è l’unico modo per mantenerlo…), e si attraversano ponti e boschi profumatissimi. Le terrazze delle vigne, in qualche tratto scoscese fino all’impossibile: se ci riuscite, provate a farvi trasportare anche solo per qualche breve tratto sui “trenini” a cremagliera che usano i contadini per trasportare l’uva, in certi punti sembra proprio di tuffarsi direttamente in questo incantevole mare viola. Sentieri. Sono quaranta, per visitare le Cinque Terre dal mare ai monti. Se ci si prende il tempo, diventa una vacanza da sogno. Da vagabondi. Per dormire magari una notte nella Foresteria del Santuario di Soviore (uno dei cinque che dall’alto vegliano su ciascuno dei borghi), per andare a caccia di immagini da rubare. O anche dei sapori tipici. Dalle vigne che regalano un nettare prelibato, anzi più d’uno (ne sapevano già Dante e Petrarca…): il Cinque Terre bianco, dagli aromi marini e floreali, e poi Sua Maestà lo Sciacchetrà, passito morbido dalle note di frutta secca e miele, albicocca e spezie, da bere con dolci e formaggi. Da non perdere poi le acciughe al sale, il “pan du ma” (pane del mare), come pure il miele e i limoni. E anche lo zaff erano di Campiglia, lassù verso i declivi che guardano Porto Venere. Da dove potrete partire per una gita in battello. Tu chiamale, se vuoi, emozioni.


TOP 5 DELLE CINQUE TERRE

1 DODICI CHILOMETRI DI EMOZIONI Sono quaranta i sentieri per visitare le Cinque Terre dal mare ai monti. Tra tutti il Sentiero Azzurro, dodici chilometri di emozioni

2 UNA FOTO DA INCORNICIARE Il borgo di Vernazza off re scorci irripetibili ed è meta irrinunciabile per chi è alla ricerca di scartti fotografici da incorniciare

3 IL BORGO PREFERITO DAL POETA Monterosso “paese roccioso e austero, asilo di pescatori e contadini”, è tra i luoghi cari al poeta Eugenio Montale

4 ANTICHI E MODERNI FRANTOI La produzione di olio di oliva: manoscritti e libri antichi riportano l’esistenza di tre frantoi a Corniglia e due a Vernazza

5 UN’OASI BIOLOGICA La Val di Vara è un’oasi rimasta incontaminata che sta puntando su agricoltura a misura d’uomo e biodiversità


CINQUE TERRE DOC
ETICHETTE E CANTINE

Alla scoperta dei vini della riviera di Levante ovvero della zona Doc delle Cinque Terre. Una distesa di muretti a secco contiene il terreno e protegge i vigneti dalla salsedine e dai venti freddi

a cura di
Paolo Pellegrini

CINQUE TERRE SCIACCHETRÀ Terenzuola Mille bottiglie che si esauriscono in un amen per il vino che è un vero monumento a una viticoltura resistente ed eroica, e ha un background nobile nel nome per essere stato inventato dal pittore macchiaiolo Telemaco Signorini che prese in prestito il verso “sciacàa”, schiacciare. Un vino di tradizione millenaria: questo, realizzato da Ivan Giuliani, è complesso ed elegante, regala profumi ra inati e di bella persistenza come gli agrumi, la pesca, l’albicocca. In bocca si propone dolce ma non stucchevole, con una buona freschezza e una precisa mineralità a sostenere il buon corpo e la lunghezza. 2016 Cinque Terre Sciacchetrà Doc Bosco, Albarola, Vermentino 55 euro

TELEMACO Azienda agricola Campogrande Cantina piccola e ben attrezzata, nel centro di Riomaggiore, pronta ad accogliere le uve del “Cianun”, appunto il “Campogrande”, dove la geometria del terreno concede un eff etto meno vertiginoso alla vigna e alla sua coltivazione. Vigna di età avanzata, in uno dei migliori terroir dell’intera zona: al vino conferisce un ampio ventaglio di profumi, aromi e gusti. 2017 Bosco, Albarola, Vermentino Igt Liguria di Levante 50 euro

SCIACCHETRÀ RISERVA Soc. Coop. Agr. Cinque Terre Intriganti riflessi con nuances color topazio nel giallo ambrato, luminoso e denso con cui questo nettare scende nel bicchiere lento e denso. Il naso propone una discreta varietà di ricordi: c’è la freschezza degli agrumi canditi, c’è il grasso della frutta secca, oleoso e quasi caramellato, e poi ci sono fini accenti di erbe aromatiche, quelle che dominano il panorama delle Cinque Terre. Un sorso, delicato e centellinato, off rirà come un film gustativo di questo splendido panorama. 2007 Cinque Terre Sciacchetrà Doc Bosco, Albarola, Vermentino 49 euro

VIN DE GUSSA Cantina del VinBun di Luciano Capellini Una tecnica antica, questa del “rinfursat” o “refursat”, che somiglia a quella del “ripasso” in Valpolicella perché sono le bucce degli acini destinati a diventare Sciacchetrà che accoglieranno, sul fondo di una botticella, una quantità di vino di poco inferiore allo stesso Sciacchetrà. Vino del contadino, insomma, ma non vino povero. Senza annata Cinque Terre Passito Bosco, Albarola, Vermentino 25 euro

SCIACCHETRÀ RISERVA Terra di Bargòn Quasi un quadro di Mondrian, con quei riflessi aranciati che si insinuano e complice la luce schiariscono uno sfondo tra il ramato e l’ambrato di un tramonto caldo d’estate. Una Riserva che nasce dalle migliori uve selezionate e subito stese al vento, protette dal sole e dalla pioggia in un accastellamento di graticci. Dopo due mesi i grappoli appassiti sono sgranati a mano. Nel naso resta il ricordo del cesto della frutta secca natalizia. 2015 Cinque Terre Sciacchetrà Doc Bosco, Albarola, Vermentino 55 euro

COSTA DE SERA Litàn Il classico bianco delle Cinque Terre, che insinua riflessi dorati nel giallo paglierino. Il profumo è pulito ma intenso e ben strutturato, tra le freschezze degli agrumi, gli aromi grassi del fico d’India e quelli fruttati della nespola. 2018 Cinque Terre Doc Bosco, Albarola, Vermentino 25 euro

CINQUE TERRE BIANCO Terenzuola Dai vigneti terrazzati che si spingono a picco sul mare con ripidità e pendenze quasi proibitive nasce questo vino che abbina grande freschezza a una componente sapida che regala una beva sottile e agile. Le viti, allevate ad alberello o a pergoletta, raggiungono anche gli ottanta anni di vite: poca resa ma sicuramente un profilo netto del vino che alterna sensazioni minerali a note di agrumi e frutta a polpa bianca, tra mela e pera. Il sorso è energico e fresco, con una grande piacevolezza e una precisa espressione sostenute dalle chiara progressione minerale. 2018 Cinque Terre Doc Bosco, Vermentino, Albarola 19 euro

COSTA DA’ POSA Soc. Coop. Agr. Cinque Terre Sono i fiori di campo il primo avvolgente e inebriante e luvio che investe quando si accosta il naso a un calice di questo bianco che si propone con un bel colore giallo paglierino intenso con suadenti riflessi dorati, cristallino e di buona consistenza. Ma il bouquet rivela altre piacevoli sensazioni, in altalena tra il miele d’acacia e la ginestra che tuttavia sfociano in fini sensazioni marine. 2016 • Cinque Terre Doc • Bosco, Albarola, Vermentino • 17 euro

CAMPOGRANDE ROSSO Azienda agricola Campogrande È raro il rosso in una zona dichiaratamente bianchista come le Cinque Terre, per vocazione di clima e territorio. Poi arriva l’esperienza di un piemontese come Elio Altare a dimostrare che con uve di territorio si riesce a realizzare un vino solo in apparenza complementare. Vino Rosso • Canaiolo, Sangiovese, Ciliegiolo, Bonamico • Azienda agricola Campogrande • 20 euro

FOCUS

CANTINA SASSARINI ROSSO NATALE Ancora uno sconfinamento nel rosso, con la gioia di aprire una bottiglia ben vestita dall’etichetta disegnata dall’artista Hélène Barraud. Mix di uve che si confrontano sempre da protagoniste, e conferiscono intanto un bellissimo colore rubinoviolaceo, per lasciare poi spazio alla piacevolezza dell’olfatto e del gusto. Nel naso avvertiamo sentori decisi di frutti rossi, amarena e mirtillo, ma anche terra bagnata ed erbe aromatiche, primi segnali olfattivi di questo che al sorso ci investirà con la sua potenza, proponendo come segno distintivo una morbida ampiezza gustativa, il suo segno distintivo sostenuto da una buona acidità. 2017 Liguria di Levante Igt Sangiovese, Merlot Cantina Sassarini 13 euro

BUCCE Un bianco esplosivo per energia ed eleganza, ricchezza di profumi e pienezza di gusto. Il consueto aspetto (colore giallo paglierino intenso) sposa un naso con sentori di agrumi canditi, fiori di ginestra, finocchietto selvatico e con delicate sfumature di alloro. In bocca è sapido e al tempo stesso fresco, e il finale sorprende per sensazioni retroattive di zenzero; ma si avvertono anche gesso e idrocarburo, e pure sale e conchiglia tritata. Pieno, succoso e ben allungato, sarà un sorso ben sostenuto da struttura e tensione. 2018 Cinque Terre Doc Bosco, Albarola, Vermentino Cantina Sassarini 16 euro


UVE E VITIGNI
IN TERRAZZA

Settemila chilometri di muretti a secco, vera ingegneria rurale dal 1997 patrimonio Unesco, hanno consentito nei secoli il di­ ondersi della viticoltura favorita nel suo sviluppo da un clima ideale

di Riccardo Cotarella presidente Assoenologi e Union Internationale des Oenologues

La Liguria ha una conformazione a mezzaluna suddivisa tra la Riviera di Ponente ad ovest e la Riviera di Levante ad est. Dal punto di vista geologico la riviera di Levante appartiene alla catena appenninica. L’orografia è particolarmente accentuata con quote altimetriche importanti, nel volgere di poche centinaia di metri. I terreni delle Cinque Terre, sono rappresentati da substrati rocciosi costituite da rocce sedimentarie, che hanno dato origine a terreni calcareo-argilloso-siliceo nel promontorio del Mesco nel comune di Monterosso per poi passare verso Vernazza e Corniglia a massi erratici di arenaria. A Manarola e Riomaggiore si incontrano cave di arenaria in massi ancora più disgregati. Il paesaggio è dirupato e scosceso, con coste a picco sul mare e la viticoltura è caratterizzata da pendii rocciosi e con pochi ripiani naturali ed piccoli vigneti sono terrazzati sorretti da muri a secco. L’alto reddito che garantiva la produzione dell’uva associato alla scarsità di terre coltivabile, aveva indotto gli abitanti, fin dal Medievo a intervenire pesantemente sull’ambiente naturale per ridurre la pendenza delle pendici attraverso la creazione di strisce di terra coltivabile che si chiamano ciàn, sostenute da muretti a secco la cui lunghezza complessiva supera i 7mila chilometri ed è pari alla Grande Muraglia cinese, opera di grande ingegnerìa rurale. Dal 1997 sono patrimonio mondiale dell’Unesco. Il clima è molto favorevole alla coltivazione della vite perché il territorio è riparato dai venti freddi del Nord e temperato dalla vicinanza del mare. Macaia è una parola della lingua ligure, che indica una particolare condizione meteorologica che si verifica in Liguria quando l’umidità dell’acqua del mare viene trasportata da venti meridionali, spesso scirocco o libeccio e va a sbattere contro l’Appennino ligure: il cielo rimane coperto e con un tasso di umidità elevato con piogge molto violente. La riviera di Levante è caratterizzata dalla zona a DOC Cinque Terre. L’areale di coltivazione è sistemato a terrazze di piccole dimensioni a picco sul mare, fino ad un’altitudine di 600 metri con esposizioni da est a ovest. Le terrazze sono sostenute da una sequenza ininterrotta di muretti di pietra a secco con viti allevate a pergoletta bassa, per proteggere la vegetazione dai danni della salsedine. Il lavoro è attualmente facilitato grazie all’utilizzo di funicolari e monorotaie che consentono il trasporto dell’uva ove le pendenze sono significative. La zona di Monterosso ha terreni più compatti e qui si producono vini più alcolici rispetto a Riomaggiore, dove i terreni sono più sciolti e leggeri. La storia della viticoltura delle Cinque Terre aff onda le sue radici nel medioevo ed ha il suo momento di grande notorietà durante la Piccola Glaciazione con la produzione di un vino, la vernaccia, che prende nome dal porto di Vernazza, dal quale partivano le navi dirette verso i mercati del nord Europa. La produzione delle Vernacce, controllata dalla Repubblica di Genova, si contrapponeva a quella delle Malvasie, vino simbolo della Repubblica di Venezia. Nel 1488 la Repubblica di Genova per proteggere le produzioni pregiate ma costose dei vini delle Cinque Terre introduce la cosiddetta “gabella della pinta”, una tassa sulle importazioni di vini forestieri. La fama di questo vino è tale che diviene un modello emulato in molti territori viticoli a occidente della Liguria e della Sardegna. Anche le Vernacce medievali che si producevano in Toscana si rifacevano allo stile ossidativo delle Vernacce delle Cinque Terre ed erano per questa caratteristica atte a lunghi trasporti via mare.


I vitigni a confronto

Vermentino (o Pigato o Rollo)

Il vitigno predilige luoghi ben soleggiati, di collina con terreni asciutti specie quelli in vicinanza del mare dove dà le migliori produzioni. La produzione è buona e costante, potatura corta in zone collinari. Tipico vitigno delle zone litoranee dove altri vitigni sarebbero danneggiati dai venti salmastri e dalla prolungata siccità. Sensibile alle gelate ed alle brinate, a causa del germogliamento precoce nella stagione. Entra nella DOC Cinque Terre.

Rossese bianco

Il vitigno è originario della Liguria orientale; dove era citato già dal 1825 per l’ottimo vino che si produceva nelle Cinque Terre. Il nome probabilmente deriva dal colore della sua bacca, dal colore bianco con riflessi rosei o da Monterosso (SP) dove era maggiormente diff uso. Dal 1900 il vitigno è andato scomparendo a causa delle malattie da virus che ne avevano ridotto la produttività. Oggi si trova nella zona dell’Albese e nella zona del Levante Ligure.

Bosco

Il nome deriverebbe dal fatto che sarebbe stato importato nelle Cinque Terre, attraverso tralci prelevati nel bosco della Villa dei Marchesi Durazzo a Genova, da ciò, il nome Uva Bosco. Si adatta a terreni collinari non particolarmente favorevoli e in particolare asciutti. L’uva è adatta all’appassimento sui graticci per la produzione di vini passiti, usato assieme all’Albarola, Vermentino e Bianchetta. Entra nella DOC Cinque Terre, e Cinque Terre Schiacchetrà.

Albarola

L’Albarola è un antico vitigno originario di una vasta zona che va dalla Riviera di Levante fino al Sarzanese, molto vicino geneticamente alla Bianchetta genovese. Si adatta a zone fresche, ben esposte e arieggiate; la produzione è buona e regolare. L’uva è particolarmente adatta all’appassimento sui graticci per la produzione di vini passiti quale lo Sciacchetrà utilizzato assieme ad altre varietà quali Vermentino e Bosco. Entra nella DO Cinque Terre, e Cinque Terre Schiacchetrà.