Il cuore del Belgio meridionale e francofono è tutto da scoprire e ricco di piacevoli sorprese. Percorrendo le strade attraverso le vallate e i borghi che sembrano dipinti si scoprono prodotti tipici di qualità impareggiabile

di Paolo Galliani

Difficile sfuggire ai cliché. Sono spesso rassicuranti: riducono in sciocchi stereotipi le cose, le persone e i Paesi che non si conoscono. E quando arrivi in Vallonia, Belgio meridionale e francofono, pare che tutti i luoghi comuni debbano per incanto svanire. Meglio così. Non c’è niente di più sciocco della sempliicazione con cui spesso si immagina la gastronomia locale: frites et chocolat, patate fritte e cioccolato. Salvo poi scoprire che la cucina da quelle parti è una cosa seria, come lo sono i formaggi di capra, i salumi, le ricette tradizionali proposte da deliziosi ristorantini. Niente di più banale dell’idea che il famoso “plat pays”, Paese piatto, sia noioso e uniforme, come raccontato da qualche viaggiatore del passato che scriveva “Il n’y a rien à voir” (non c’è nulla da vedere), per poi scoprire che qui i iumi scavano deliziose vallate; che il paesaggio è punteggiato da borghi fotogenici, dimore eleganti e giardini curatissimi; e che se la Vallonia era famosa per il duro lavoro nelle miniere, oggi lo è per cunicoli e grotte (come quelle di Han) che stalattiti e stalagmiti hanno trasformato in cattedrali sotterranee per turisti in cerca di emozioni forti. Se è per quello, il più di icile da sradicare è proprio il cliché anche più legittimo: come non pensare alle mitiche birre locali, specie a quelle “trappiste” prodotte nei complessi monacali di Orval, di Rochefort e Chimay? Ma – come dire? – ci sono viaggi esplorativi che hanno il dono di sorprendere. E a sud di Bruxelles, nella bella Wallonie amata da René Magritte e George Simenon, si inisce per ammirare vigne e cantine che, sempre loro, gli stereotipi, avevano sciaguratamente lasciato in ombra. Una vera scoperta. Perché se la viticoltura di questa grossa porzione del Belgio – come spiega Fabrizio Bucella, docente all’Université Libre di Bruxelles e grande esperto di enologia locale – non sfodera numeri esagerati, rivela una personalità estremamente interessante. Grazie ovviamente alle famiglie che hanno creduto nella possibilità, anche nel Nord dell’Europa, di trarre il meglio da vitigni tradizionali come Chardonnay e Pinot Nero e da quelli ibridi come Johanniter, Solaris e Regent. Ma anche alla visibilità internazionale di bianchi e spumanti che ancora pochi anni fa sarebbe stata impensabile. Curiosa sorte per una Vallonia che ancora agli inizi degli Anni Novanta produceva poche migliaia di litri di vino. Oggi supera largamente la produzione di 1 milione di bottiglie e può contare sull’attivismo di 150 aziende. Poca roba, certo, nella comparazione con Francia e Italia. Ma il vino locale sta entrando nell’immaginario collettivo e negli scafali di market ed enoteche. Giusto per ricredersi. A Mons, a Namur, a Charleroi e a Waterloo, i luoghi meno sorprendenti sono davvero i “luoghi comuni”.


BOLLICINE VINCENTI
IN UNA TERRA DA PEDALARE

di Paolo Galliani

Il turismo lento ben si addice alla Vallonia dove oltre al girovagare in bicicletta si può optare per rilassanti crociere lungo il corso del fiume Mosa

Non è un campo di battaglia per chi ha iato, gambe e voglia di pedalare. Non lo è nemmeno a Waterloo, che pure si porta addosso un nome che è Storia pura e nemmeno tanto paciica. Meglio arrendersi: in Vallonia i tempi lenti sono naturali, peraltro aiutati dal buon umore tipicamente belga e da una geograia dominata più dalla campagna e dai piccoli centri urbani che da città obese e nevrotiche. E allora, basta il minimo pretesto per fare del sano ciclismo nella terra che ogni anno celebra l’eroica “Flêche wallonne” e l’altrettanto popolare a Liegi-Bastogne-Liegi. Uno su tutti: andare a vedere dove sono nate le “bollicine” che nel maggio scorso hanno sbaragliato tutte le altre al Concorso Mondiale degli Spumanti davanti a 342 giudici internazionali. Un’etichetta che è diventata già una bandiera: Cuvée Prestige 2014 Brut Blanc de Blancs prodotto nella tenuta “Chant d’Eole”, premiato come “Migliore Rivelazione Internazionale” davanti a concorrenti agguerriti e perino a 200 Champagne. Come dire: okay, si parte. E si comincia proprio da lì, dal paesino di Quevy-le-Grand, poco lontano dalla frontiera francese, ovvero dall’azienda del “Canto di Eolo” comparsa sul mercato quattro, cinque anni fa grazie a Filip Remue e al gruppo Ewbank, una decina di ettari dove lo Chardonnay è il sovrano assoluto, oltre 100mila bottiglie prodotte e vigne che macchiano il paesaggio ino a lambire Mons. Una manciata di chilometri e ad Haulchin fa le sue presentazioni la “Vignoble des Agaises”, casa madre del Ra us Brut, altro sparkling premiatissimo. Ed è un viaggio che si alimenta di curiosità e dettagli: dalle tre grandi “appellations” di origine controllata (Côtes de Sambre et Meuse, Crémants de Wallonie e Vins mousseux de Qualité de Wallonie) ai distillati più popolari della Vallonia, come il Maitrank, a base di asperula macerata. Tant’è. Per inerzia si punta a nord, verso Waterloo, nel cuore della provincia del Brabant Wallon. E la sosta a Baulers diventa occasione per scoprire l’altra faccia dell’enologia locale alla Ferme du Chapitre e la versatilità di un rosso Saint-Rémi. Di nuovo verso sud, lambendo la tenuta del Ry d’Argent. E più in là, è lo storico Castello di Bioul a prendersi la scena, location teatrale della viticoltura vallone e metafora di un’arte dell’accoglienza che diventa percorso interattivo, degustazione e piacere di regalare tempo al tempo. Quello che serve: una crociera serale sul iume Mosa, a Namur, oppure il gran inale in un locale di Dinant, ascoltando della musica-live a pochi metri dalla maison dove è nato l’inventore del sassofono, Adolphe Sax, sfogliando fumetti di Tintin e Spirou e ripensando all’omaggio dello scrittore russo Alain Bosquet al Belgio dove era andato a vivere: “In questo Paese ci sono più poeti per chilometro quadrato che nel resto del mondo”. Santa verità. Da ricordare davanti a un buon aperitivo. Bollicine della Vallonia, ça va sans dire!


TOP 5 DELLA VALLONIA

1
FOLON, L’ARTISTA
DELL’IMMAGINARIO

Poco lontano da Waterloo, vale la pena visitare il parco Solvay e il castello ottocentesco della Hulpe dove ha sede la Fondation Folon, con centinaia di acquarelli, incisioni e sculture del grande artista dell’immaginario e del sogno.

2
PROSCIUTTI
E FORMAGGI

Se nel mondo sono famose le sue birre, la Vallonia è nota anche per i prosciutti (specie quelli delle Ardenne) e per i formaggi di capra in abbinamento con lo sciroppo di Liegi, una melassa di pere e mele. Tra i dolci, il gaufre di Liegi e il biscotto “Cocque de Dinant”.

3
LE ORIGINALI
PATATE FRITTE

Le patatine fritte fanno parte del patrimonio culturale del Belgio ma sarebbero nate esattamente in Vallonia nel 1781. E infatti, le curiose baraques à frites, i baracchini che le vendono, sono delle autentiche istituzioni a Mons, Liegi, Namur e Charleroi.

4
NELLE CASE
DI VAN GOGH

Nei borghi di Cuesmes e Colfontaine, alla periferia di Mons, si possono riconoscere le case dove visse per quasi due anni Vincent Van Gogh. Pare anzi che il suo talento pittorico si sia sviluppato ispirandosi al paesaggio e ai minatori e contadini che incontrava.

5
LE MITICHE
BIRRE TRAPPISTE

Le mitiche birre trappiste vengono prodotte solo e unicamente in dodici complessi monacali del mondo. Sei si trovano in Belgio e tre in Vallonia: a Orval, a Chimay e a Rochefort. Sono certiicate dal marchio “Authentic Trappist Product”.