La classica città italiana che tutti conoscono ma che molti nonostante l’incantevole bellezza non hanno mai visitato meta per un weekend

Arte, storia ed eventi nell’estate di Novara

di Paolo Galliani

Certe città sono come le persone di cui si sente spesso parlare: diventano familiari anche senza esserci mai stati. Meglio così: anche perché Novara è davvero la “porta accanto” (www.turismonovara. it). E se il vero lusso è il tempo, mezz’ora d’auto da Milano e meno di 3 ore da Bologna sono una ragione ottima per fare le presentazioni. Del resto facili, in una polis raccolta ma che si rivela vulcanica quando c’è da valorizzare cultura e patrimonio storico. E allora, è il momento di sfruttare l’estate ritrovata dopo il lockdown da Covid. Si parte da piazza Cavour con i resti delle Mura d’epoca romana e si fa tappa nella medievale piazza Cesare Battisti per poi raggiungere piazza Repubblica, passaggio obbligato per accedere al Chiostro della Canonica, ai Musei della Canonica del Duomo e al complesso architettonico composto dal Duomo (opera di Alessandro Antonelli) e dal Battistero paleocristiano. Sosta al Broletto, agorà urbana su cui si a accia il passato e dove ha sede la Galleria d’Arte Moderna Paolo e Adele Giannoni, prima di ammirare Piazza Martiri della Libertà presidiata dal Castello Visconteo-Sforzesco, monumento che celebra i legami con Milano e contenitore di rassegne artistiche (dal 2/7 al 7/9, “Estate Novarese”, con decine di eventi di musica, teatro e letteratura). In cerca del gran inale, si inisce col rendere omaggio all’icona di Novara, meta turistica dal crescente appeal, anche grazie all’impegno dell’Atl e del suo presidente Maria Rosa Fagnoni: la Basilica di San Gaudenzio, con il suo campanile settecentesco e la cupola alta 121 metri, in futuro sempre più accessibile. Lo conferma lo stesso sindaco, Alessandro Canelli: “Per il momento è visitabile ino a 45 metri. Grazie ad un lungimirante ed innovativo progetto, i visitatori potranno salire ino a 98 metri, attraverso un percorso museale che consentirà di contemplare la bellezza e la suggestione dell’opera di Antonelli”. Come dire: la “porta accanto” è sempre più aperta.


NEI DINTORNI

Pedalando tra i vigneti

Lo chiamano “Spanna” ma è solo la dizione locale del Nebbiolo, vitigno che da queste parti si declina nelle DOC Boca, Fara, Sizzano, Colline Novaresi e nella DOCG Ghemme. Poi c’è lui, Alessandro Antonelli, architetto geniale che qui la lasciato cuore e irma in santuari (come quello del Santissimo Croceisso di Boca) e dimore, come la sua casa a Maggiora. Senza contare il fotogenico abbinamento tra boschi, riserve naturali e vigneti dove le degustazioni in cantina celebrano l’accoglienza tipica delle Colline Novaresi. Come dire: la formula “BicinVigna con Antonelli” è istigazione pura al turismo slow, peraltro lungo strade sterrate e solo brevi tratti asfaltati dove il tra ico è comunque relativo. Si parte da Romagnano Sesia, più esattamente da Villa Caccia e dal suo Museo Storico Etnograico della Bassa Valsesia. E le sorprese abbondano. Tra le tante, i vigneti cosiddetti “a maggiorina” nei territori del Parco Naturale del Monte Fenera, sistema di coltivazione arcaico perfezionato sempre da lui, dall’Antonelli, dove i tralci sono disposti a raggiera verso i quattro punti cardinali. Una meraviglia! www.turismonovara.it


PARCO DEL TICINO

Tra borghi e antichi mulini

Contano la voglia, una discreta dose di iato, e possibilmente, scarpe sportive o una bici comoda e leggera, elementi preziosi nella itta rete di percorsi ciclo- pedonali di cui è ricco il Parco del Ticino, specie la sponda occidentale, quella novarese. Ma più di tutto, conta la curiosità. Perché quello che si sviluppa tra boschi, prati, ghiaieti, lanche e rami secondari del iume è un viaggio esplorativo che rende omaggio all’incredibile biodiversità di questa area protetta luviale. Ma che valorizza anche borghi, rocche, vecchie chiese e mulini della Valle del Ticino: tra gli altri, il Mulino Vecchio di Bellinzago ancora funzionante, la cinquecentesca Villa Picchetta a Cameri (sede del Parco), il castello Visconteo-Sforzesco di Galliate, Villa Soranzo a Varallo Pombia e la chiesa romanica di San Michele a Oleggio. parcoticinolagomaggiore.com


Da Brescia a Milano passando per la Bergamasca l’autostrada A35 non è solo un agevole collegamento ma può essere una via per conoscere il territorio

Tesori dell’arte ai margini della Brebemi

Meglio la scoperta tardiva che la colpevole tesi di chi considera un’autostrada semplicemente come una lunga e ampia striscia d’asfalto da percorrere solo per abbreviare la percorrenza tra una località e l’altra. In genere lo è e in fondo è anche il suo grande valore: rendere la mobilità più agevole. Ma un’autostrada è anche una passerella attraverso paesaggi boschivi, porzioni di campagna, borghi e città. Ancora meglio: è istigazione pura a cogliere il bello dei territori che si attraversano, campanili, fortezze del passato, aziende agricole, riserve naturalistiche e piccole località che forse nascondono grandi tesori. E allora, ogni casello può diventare il pretesto per una deviazione, una sosta, una pausa, una piccola scoperta. Come capita lungo la Brebemi, l’autostrada A35 di nuova generazione che da 6 anni collega Milano a Brescia attraverso la Lombardia centrale, quella dove la pianura padana sembra andare a corteggiare i primi rilievi, specie quelli della Bergamasca, che fanno mostra di sé verso Nord. Un modo inedito di fare del turismo esplorativo ripagato con un rosario di sorprese e che la stessa Brebemi ha voluto marcare installando lungo la tratta Milano-Brescia totem informativi e postazioni multimediali nelle aree di servizio Adda Nord e Adda Sud. Tant’è. Bastano poche decine di chilometri e il pretesto è già ottimo: uscire a Caravaggio e andare ad ammirare la storica e basilica di Santa Maria del Fonte, meta di un continuo pellegrinaggio in ricordo di un’apparizione della Madonna che sarebbe avvenuto nel lontano 1432. Poco più in là, verso est, il casello di Bariano invita a raggiungere Pagazzano e a visitare il suo bel castello con fossato che ospita il pregevole Museo con i reperti archeologici emersi nella zona proprio al momento della costruzione della Brebemi. La chicca? A Romano di Lombardia, casello e passaggio obbligato per visitare la locale Rocca viscontea e, nei pressi di Cascina Risorta, il sorprendente Parco regionale del Serio, una delle aree verdi più sorprendenti di questa fetta di Lombardia. Finale doveroso a Chiari, ad un passo da Brescia, splendida cittadina dove il Medioevo si sublima nel Duomo, nei palazzi nobiliari, nella Torre Civica e nelle 4 quattro antiche vie del centro storico. Lo spirito? Quello di un viaggio lento, accezione che può sembrare paradossale ma non lungo un’autostrada che peraltro ha deciso di scommettere sulla mobilità ecosostenibe. È la novità di queste ultime settimane: la Brebemi (www.brebemi.it) riserva una riduzione tari aria del 30% ai veicoli Full Electric (auto completamente elettriche) e ai camion a gas naturale liquido (LNG). Come dire: in autostrada con un occhio all’ambiente. Ed un altro alla grande bellezza che le sta attorno.

Paolo Galliani