Alla scoperta di tre simboli dell’ospitalità partenopea, dal cuore della città alla costiera amalfitana fino all’isola più amata sin dai tempi dell’Antica Roma

Emozionarsi a Sorrento fra Dalla e Caruso

di Letizia Magnani

Qui dove il mare luccica, a strapiombo su quella enormità azzurra, fra l’andare e il venire delle onde, coi gabbiani che volano in cielo liberi e le cicale, sulla roccia, aspra, ma mai matrigna, c’è uno degli hotel che hanno segnato la storia culturale della Campania e del Paese. È il Grand Hotel Excelsior Vittoria di Sorrento, quasi due secoli di storie, amori e bellezza. L’hotel nasce infatti nel 1834. Con la sua maestosa linea, le stanze, la terrazza, i balconi sul mare, il Grand Hotel Excelsior Vittoria ci ricorda ogni giorno quanto possa essere sublime e alla ine persino semplice la vita. Anche nei momenti più di icili, come la guerra, la malattia, o questo tempo nuovo, venuto dopo il tempo sospeso dei mesi passati.
Lucio Dalla, che all’Excelsior Vittoria di Sorrento ha trascorso qualche notte, quasi per caso (era in crociera nel Mediterraneo e la sua barca, per un’anomalia, si è dovuta fermare, così il cantante ha dormito a terra, scoprendo un mondo), amava raccontare che solo quando si è seduto al pianoforte di quella suite, la 448, nella quale aveva soggiornato per alcuni mesi, nel 1921, a ine vita, il maestro Enrico Caruso, aveva capito qualcosa, davvero, dell’emozione e dell’amore. È la stessa che proviamo ancora ascoltando quella romanza bellissima che è “Caruso”, “qui dove il mare luccica”, appunto e si racconta di un amore fra il tenore, in un tempo strano e dolente della propria vita, 48 anni e la morte vicina, e una giovane corsista a cui lui dava lezioni di canto. Un amore, per dirla con Dino Buzzati, da ine vita, l’ultimo, il più bello, il più struggente, forse bello perché struggente e mai vissuto davvero. Qui dove il mare luccica e tira il forte il vento, dove la carne resta sogno e l’amore si fa arte, è possibile dormire regalandosi l’emozione del mare. Un lusso alla portata di quasi tutti, almeno una volta bella vita. Sul sito ci sono molte o erte, come quella in corso, basta prenotare e pagare due notti, per godere di tutta quella bellezza una notte in più (a partire da 455 per una camera doppia vista giardino. Per soggiornare nella suite Caruso o nella nuovissima suite Dalla si va invece da 3mila euro circa in su).


A NAPOLI

Alta cucina nella terrazza sul Golfo

Una cena al Caruso Roof Garden, il ristorante sulla terrazza all’ultimo piano che si a accia sul Golfo di Napoli, è fra le emozioni da vivere almeno una volta della vita. D’altra parte, non poteva che essere intitolato al tenore partenopeo, Enrico Caruso uno dei due ristoranti del cinque stelle lusso più a asciante e ricco di storia di Napoli, il Vesuvio. Proprio di fronte a Castel dell’Ovo, il consiglio è di passarci almeno una notte (a partire da 230 euro) in una camera con vista sul golfo per apprezzarne la maestosa ampiezza. L’hotel abbraccia chiunque, ricordando la propria storia, databile nel miglior Ottocento, nel breve Novecento e poi anche oggi, fra oggetti antichi, come candelabri e ceramiche, stucchi e arredi originali, ma anche una reinterpretazione attuale degli spazi, con servizi di grande qualità e attenzione alla sicurezza. Fra gli altri si segnalano la disponibilità di Audi con autista o di personal shopper.


A CAPRI

Camera con vista faraglioni

Il Quisisana non è solo un hotel di straordinaria bellezza, con vista mozzaiato sui Faraglioni e servizi al top, al centro di Capri, è il centro di Capri. Dalla Piazzetta, a piedi, questo cinque stelle lusso si raggiunge in soli tre minuti e non serve chiedere, perché tutti a Capri sanno dove si trova, tra via Camerelle, la Certosa di San Giacomo e i Giardini di Augusto. Per chi desidera staccare qualche giorno e riscoprire l’Italia più autentica, ancora vuota di turisti stranieri (una “rarità rarissima”, per citare Gabriele D’Annunzio), Capri è sicuramente la destinazione più consigliata, magari non la più economica. Se non si può dare un prezzo al sogno, si può di sicuro attribuirgli un colore: il bianco, il colore della purezza, che si ritrova in tutte le stanze, compresi gli appartamenti extralusso, perché, dicono i proprietari, occorre sobrietà per godere a pieno dei colori dell’isola, il verde e l’azzurro più intensi del Bel Paese.


Camonica, Sabbia e Trompia: itinerari tra storia e natura percorrendo sentieri immersi in paesaggi di rara bellezza

Marcia trionfale nella meraviglia delle valli bresciane

Semplici, impegnativi o riservati ai professionisti del trekking, i sentieri che si diramano tra la Valle Camonica, la Valle Sabbia e la Valle Trompia nel Bresciano (www.visitbrescia.it) non sono soltanto un parco divertimenti per i camminatori ma anche una costellazione di spunti storici che solleticano la curiosità e attivano la memoria. Tra i rifugi disseminati in paesaggi sensazionali e le testimonianze della Grande Guerra, ecco le tappe obbligate – o almeno consigliate – di un itinerario da percorrere a piedi o in mountain bike per toccare il cielo con un dito. Sentiero dei Fiori. Un’esperienza riservata a esperti in materia di ferrata o a escursionisti determinati a raggiungere la vetta in compagnia di una guida alpina, magari spezzando il tratto con una notte al Rifugio Mandrone o scegliendo di servirsi della cabinovia verso il Passo del Tonale. Chi invece aggredisce la salita al Passo Paradiso può apprezzare il meraviglioso panorama sulle Alpi e sulle valli sottostanti che si gode dal Passo del Castellaccio, a 3029 metri sul livello del mare. Da qui, il kit da ferrata diventa uno strumento necessario per a rontare canaloni e rocce a strapiombo sulla Val Sozzine ino a Cima Lago Scuro, dove il famoso bivacco della Capanna – normalmente chiuso – fa da spartiacque tra chi decide di proseguire in direzione del Passo del Maroccaro e chi, già soddisfatto, preferisce tornare sui propri passi. Sentiero dell’Adamello. Sono sempre gli escursionisti allenati e ben equipaggiati con kit da ferrata i destinatari del richiamo lanciato dal Sentiero Numero 1 dell’Adamello. L’imponenza degli ambienti attraversati tra i 2 e i 3mila metri di quota e una vegetazione particolarmente varia durante tutto l’anno, ne fanno uno dei percorsi più interessanti e suggestivi del bresciano. Gli amanti della natura e della fauna montana non possono che rimanere stregati da questo itinerario di circa 70 chilometri, con partenza da Rifugio Tassara in Località Bazena e arrivo a Edolo, che si insinua nel territorio del Parco dell’Adamello e tocca alcuni degli angoli più selvaggi delle Alpi. Sentiero della Grande Guerra. Gli appassionati di storia militare che vogliano unire la ricerca delle tracce delle battaglie passate all’escursionismo in una natura testimone di eventi epici possono creare un itinerario personale sui luoghi toccati dalla Grande Guerra, da percorrere in più tappe durante tutto l’arco dell’anno. Dalla Piana di Malga Lavedole, dopo aver superato i laghi d’Avio, si giunge ad esempio al famoso Calvario, per poi proseguire verso il Rifugio Garibaldi, dal quale è possibile ammirare una delle zone più selvagge e ampie del Parco dell’Adamello, in una corona di cime che incornicia il Ghiacciaio del Venerocolo. Verso i rifugi. Sono oltre trenta i rifugi della provincia di Brescia sparsi lungo gli itinerari di trekking in alta quota. Uniti dalla comune attenzione alla sostenibilità ambientale, tutti si impegnano per offrire agli ospiti una calda accoglienza e cibi tipici. Per una lista completa scaricare Sentieri Bresciani, gratuitamente on line.


Profumi di Sardegna
Universo che cambia con il trascorrere delle stagioni

A fine inverno è il mandorlo in piena estate la lavanda ma è l’elicriso a incarnare lo spirito autentico dell’isola

di Riccardo Lagorio

L’olfatto trasforma il piacere isico in piacere spirituale e poche regioni riescono a tradurre questo concetto in fatti meglio della Sardegna. La prima sensazione che viene stuzzicata arrivando sull’isola prende il via proprio dal naso. Perché allora non fare un cammino sinuoso tra gli odori della natura in ogni momento dell’anno? A ine inverno il profumo del mandorlo conduce ai vicoli lastricati di Oliena, nel Nuorese. Le mandorle stanno alla base di molti dolci sardi, che spesso richiamano la forma di gallinelle e pavoncelle, animali che possiedono la virtù magica di allontanare i mali e procurare ricchi raccolti, decorate con ghiaccia e colori. Già dalla primavera le fragranze di timo e origano prendono il sopravvento a cala Feraxi, nei dintorni di Muravera, dalla sabbia bianco- dorata. Qui la costa ha un fondale basso e arenoso, il mare ricorda i paradisi da cartolina con il suo colore verde e turchese, ideale anche per bagni fuori stagione. A Berchidda, sulle pendici granitiche del monte Limbara, dove trovano privilegio gli amanti del trekking e della mountain bike, in estate si cede al profumo della lavanda. Alligna nei campi della Foresta demaniale Limbara sud, attrazione per escursionisti e fotograi. Seguendo il percorso Sommità, studiato dall’ente regionale Forestas (sardegnaforeste.it), si attraversa il giardino del Pavari, ricco di specie vegetali esotiche. Il lago Coghinas è vicino e o re la possibilità di praticare sport d’acqua come canoa e sci nautico. L’autunno è il periodo di raccolta dello za erano, il cui aroma si di onde nelle strade di San Gavino Monreale, nel Medio Campidano, capitale di questa spezia con oltre 200 kg di stigmi raccolti. A poca distanza tre cascate sbracciano fra boschetti di lecci e agrifogli. Anche Gabriele D’Annunzio rimase colpito dalla Spendula, deinita una lama d’acqua che fende la roccia e trapassa una foresta rigogliosa e profumata. Ma è il profumo dell’elicriso a incarnare più di tutti gli altri lo spirito della Sardegna. Quelle sue note legnose che ricordano la liquirizia mista a camomilla e menta hanno impregnato per secoli l’abbigliamento del pastore, che portava l’aroma a casa rientrando dalla campagna, una sorta di profumo del buon ritorno che ancora oggi accoglie i turisti all’arrivo nella terra dei nuraghi.


LENTISCO

Balsamico e pungente

Il suo profumo è intenso ed erbaceo, a tratti pungente e balsamico. Di certo riconoscibile al primo impatto sotto il naso. È l’olio di lentisco, ottenuto dalla spremitura delle bacche e pressoché sconosciuto al di fuori della Sardegna. Nel Sulcis lo considerano irrinunciabile per friggere i funghi e i nutrizionisti lo stanno riscoprendo per le sue doti salutari. Nel Ristorante Letizia di Nuxis viene usato anche per condire verdure.


IL CIRCUITO

Sette giardini da visitare

Riunisce sette giardini isolani con l’obiettivo di farli conoscere al mercato del turismo botanico, che interessa e muove tanti appassionati in Italia ed Europa. Ne fanno parte il Parco di San Leonardo di Siete fuentes (Santu Lussurgiu), il Parco inglese dell’ingegner Benjamin Piercy (Bolotana), l’Orto botanico Patrizio Gennari (Cagliari), il Giardino all’italiana di Ignazio Aymerich (Laconi), l’Isola giardino di Giuseppe Garibaldi a Caprera (La Maddalena), il Giardino degli agrumi dello stabilimento Pernis-Vacca (Milis) e il Parco di Monserrato (Sassari).


CORBEZZOLO

La pianta tricolore utilizzata per il miele

Fiori bianchi, frutti rossi e dolci, dal profumo delicato. Il corbezzolo ospita contemporaneamente iori e frutti maturi, cosa che la rende particolarmente suggestiva. Si ottiene un miele caratteristico, dall’odore e dal sapore intenso, persistente in bocca e con una forte componente amara e astringente. Alcuni torroni sardi vengono elaborati con il miele di corbezzolo.


MIRTO

Liquore e pianta simbolo

Simbolo della Sardegna, la pianta è particolarmente aromatica, non soltanto per i suoi iori dolcemente profumati, ma anche per il gambo e per le foglie lucide, intrise di una fragranza speziata. Bacche e foglie esaltano il sapore della carne cotta alla brace. I iori possono arricchire una macedonia di frutta. Il mirto è anche l’ingrediente centrale del celebre liquore sardo.


Le sfogliatelle del convento a cinque stelle

Il Monastero Santa Rosa Hotel&Spa a ridosso di Amalfi nel 2020 miglior hotel in Europa e tra i dieci più belli nel mondo

Il Monastero Santa Rosa di Conca dei Marini, piccolo borgo poco distante da Amali e che si incontra percorrendo la spettacolare strada che corre lungo la costiera, ha un rapporto davvero particolare con il destino. Nella sua secolare storia, questo magniico luogo dalla suggestiva architettura mediterranea oggi luxury resort tra i più celebrati del pianeta (la rivista Condé Nast Traveler l’ha inserito tra i dieci hotel più belli del mondo) è stato a suo modo partecipe della storia e delle tradizioni non solo campane. A partire dalla nascita della sfogliatella, uno dei dolci più rappresentativi della cucina italiana, che avrebbe debuttato proprio qui per merito delle monache che abitavano il convento. Questa la storia che si tramanda. Le religiose erano solite preparare il pane occorrente ai bisogni della comunità con cadenza quindicinale. Un giorno, poiché era rimasto inutilizzato un piccolo quantitativo di impasto lievitato, invece di disfarsene provarono ad aggiungervi sugna, zucchero (ingredienti di cui abbondavano le loro dispense) e un bicchiere di vino bianco San Nicola, di loro produzione e gelosamente conservato nelle fresche cantine del monastero. Dopo aver spianato l’impasto, lo divisero in due dischi del diametro di una normale pizza. Al centro di una di esse posero del “bianco mangiare” (una sorta di crema fatta unicamente con semola di farina, latte e zucchero), alcuni pezzetti di frutta secca (soprattutto pere e albicocche, che producevano in abbondanza nei loro orti e che nelle caldi estati provvedevano ad essiccare con cura sulle luminose e piatte terrazze), alcuni frammenti tostati di nocciole e, come grazioso tocco inale, un paio di amarene. Coperto il tutto con il secondo disco e modellato a mano l’impasto per dargli la caratteristica forma di conchiglia o di cappuccio monacale, il dolce fu inalmente inilato nel forno caldo. E così è nata la sfogliatella Santa Rosa, denominazione che ad Amali e dintorni si mantiene intatta. Ancora oggi i fortunati ospiti del Monastero Santa Rosa Hotel&Spa ogni mattina possono gustare questa prelibatezza, che nel tempo si è andata raf- inando rispetto alla ricetta originale, a colazione. Nella versione che propone Christoph Bob, che proprio grazie al ristorante Il Refettorio interno al Monastero, si fregia dal 2018 della Stella Michelin.