di Paolo Pellegrini

Weekend a Prato tra golosità e arte

Ogni fine settimana del mese di ottobre appuntamenti con la buona tavola e passeggiate in luoghi storici

Riscoprire i sapori camminando. Naso per aria a caccia di scorci e angoli suggestivi, di soste golose e relax nel verde. Tour urbani tra autori della letteratura e storia del cinema, a zonzo per le campagne sulle antiche vie, quella della Lana e della Seta che attraversa l’Appennino ino a Bologna, quella Medicea in un itinerario attraverso ediici, ville, campagne, castelli. Sette week end (il programma è partito a metà settembre) ino alla ine di ottobre, con un il-rouge tra mille esperienze e suggestioni: ecco l’edizione 2020, l’edizione post-Covid di EatPrato, appuntamento tra i più golosi dell’autunno. Già, perché Prato non è solo l’inferno dei telai e degli orditoi raccontato da Francesco Nuti in “Madonna che silenzio c’è stasera”, o la città con la più grande Chinatown d’Italia. È tanto altro. Luoghi come il Castello dell’Imperatore costruito da Federico II di Svevia o il Duomo romanico-gotico con il pulpito di Michelozzo decorato da Donatello e il ciclo di a reschi di Filippo Lippi, oltre alla celebre reliquia del Sacro Cingolo, e la singolare basilica di Santa Maria delle Carceri voluta dal Magniico. I musei: Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, il ricchissimo Museo di Palazzo Pretorio e il signiicativo Museo del Tessuto, per citarne alcuni. La cultura con i teatri (notevole il Metastasio), oltre a 28 biblioteche e quattro archivi storici. Ma Prato è anche città e terra del gusto. È la patria dei famosi biscotti alla mandorla, capoila di una “Strada”, la più dolce d’Italia, che conta anche i brutti boni (ancora pasta di mandorle), gli amaretti e i carmignanini a Carmignano, dove nasce vino da una delle doc più antiche oltre a rinomati ichi secchi, gli zuccherini di Vernio e Montepiano, i Sassi della Calvana, i “mangia e bei” ripieni di sciroppo. Vanta un Vermouth bianco con ricetta del 1750, un suo pane detto “bozza” e una sua mortadella, dolci come le tradizionali “pesche”, ricette come il sedano alla pratese. C’è tutto, dentro questo itto e ricco cartellone di EatPrato con la sua formula “walk around tasting”. Tour guidati, il sabato pomeriggio a 12 euro (o 22 compresa la cena) alla scoperta delle “chicche” in città: Prato e Malaparte il 3 ottobre, Prato & Contemporanea il 10, Prato e il Cinema il 17, Prato&Teatro& Vino il 24. Tour della domenica a 17 euro fuori porta, in un territorio ricco di scoperte golose. A chiudere, giornata di trekking urbano il 31. A tutto sapore.
Info su www.eatprato.it

SULLA COLLINA DI FIESOLE
L’EX CONVENTO È UNA FAVOLA

E per un week end da favola c’è un antico convento, sulla collina di Fiesole. Da dove si gode una vista incomparabile di Firenze con i suoi gioielli, ino agli Appennini e perino alle Apuane. C’è l’elegante ediicio principale, e a acciate sul silenzio di un giardino all’italiana circondato da boschi di lecci, le junior suite e parte delle camere, tra il chiostro del bar e la piscina. Villa San Michele, boutique hotel della catena inglese Belmond, oggi passata a LVMH, colosso francese del lusso: 45 stanze di cui 25 tra junior suite e suite, alcune esclusive come la Donatello, la Michelangelo, la Limonaia e la Villa con la piscina privata, la camera per gli honey mooner in una cappella nel bosco. Arredi classici di grande gusto per il massimo del comfort, bar fornitissimo, e il ristorante La Loggia nella scenograica altana, con la brigata guidata dal giovane chef Alessandro Cozzolino e la sua idea di cucina “di gusto”, all’insegna di una toscanità inserita in concetti moderni. Da 527 euro per la doppia classic ai 2.199 delle suite.
Info 055 5678200 www.belmond.com/it


di Nicoletta Magnoni

«Scoprire l’Appennino affidandosi all’istinto»

Franco Faggiani racconta l’avventuroso viaggio attraverso l’Italia per salvare alcune opere d’arte durante la Seconda guerra mondiale

Il suo ultimo romanzo è un invito al viaggio, fuori e dentro di sé. Già, perché, come scriveva il Thomas Eliot della Terra desolata, “non smetteremo di esplorare e alla ine del nostro andare ritorneremo al punto di partenza. Per conoscerlo per la prima volta”.
“Ecco, è un po’ quello che accade ai protagonisti di ‘Non esistono posti lontani’ di Franco Faggiani: il giovane, scanzonato Quintino e l’anziano archeologo Cavalcanti incrociano il loro futuro a Bressanone. Partono da qui, decisi a mettere in salvo in Vaticano alcune opere d’arte per sottrarle alla razzia dei tedeschi che, proprio in quel momento, stanno tracciando la Linea Gotica. Fortuna e avventatezza tracciano un rocambolesco viaggio nel cuore dell’Italia, con la capacità di guardarsi dentro per intuire come siamo e come potremmo essere.”
Faggiani, “Non esistono posti lontani” suggerisce che non esistono traguardi irraggiungibili?
“Sì, sicuramente. Mi piacciono le metafore. Penso che per andare avanti si debba sempre un po’ rischiare e non fermarsi, se non alla ine”.
I monasteri, da Camaldoli a Fonte Avellana, sono le tappe principali. Il monastero evoca lo spirito della viandanza e del cammino anche interiore?
“Sono luoghi sempre a ascinanti, che ci riportano indietro nel tempo, a un’idea di cammino e di introspezione. Ne ho visitati diversi quando ho fatto personalmente questo viaggio con un’idea del libro che, tornato a casa, ho cambiato radicalmente, dopo aver parlato con la gente che vive in quei posti. Nei monasteri sono andato per curiosità e, lasciata l’auto al parcheggio, mi sono trovato all’improvviso in una dimensione di pace e quiete, tanto che ho deciso che i miei personaggi da lì dovevano passare”.
Lungo la strada spuntano paesini sconosciuti, ognuno dei quali ha una propria bellezza. Ha voluto far emergere un’Italia nascosta?
“Ho voluto far conoscere questi posti bellissimi, paesaggi appenninici che colpiscono come non accade neanche sulle Alpi. L’ Appennino si sta spopolando e il mio è un invito a visitare questi posti prima che scompaiano dalla carte geograiche e prima che muoiano i grandi vecchi che custodiscono la memoria della guerra e della storia locale. È per questo che al libro è allegata la cartina del viaggio”.
I protagonisti del romanzo avanzano in parallelo sulla strada di un legame, apparentemente improbabile, che diventerà un’amicizia. Il percorso isico diventa il cammino di un’educazione sentimentale?
“Il viaggio non è spostarsi da un posto all’altro. Il cammino è condivisione, rilessione, è una cornucopia da cui escono lo scambio, magari i contrasti, il raccontarsi”.
Scrive: ‘Vagare, perdersi, sidare l’ignoto era stato l’unico modo per ritornare a casa’. I suoi personaggi attraversano terre incognite come due novelli Ulisse?
“In realtà non ho pensato ad Ulisse. La mia idea è che, quando vai in posti che non conosci, devi abbandonare la razionalità e a idarti all’istinto”.
Il viaggio è scoperta o ricerca?
“Il viaggio porta sempre e comunque a conseguenze e per questo ha il valore più della scoperta che di una ricerca. Per il professore che si era abbandonato al tempo che passa, è un tornare a vivere perché scopre che non esistono posti lontani, appunto”.
Tappa dopo tappa, emerge dal libro il concetto del tempo piccolo, l’istante che può cambiare una vita. È un’altra scoperta on the road?
“Il tempo piccolo è il momento che precede una decisione. Pochi secondi che possono cambiare il corso delle cose, come le sliding doors, le porte scorrevoli della vita. Magari ponderi a lungo una decisione, poi, pochi secondi prima, cioè nel tempo piccolo, la cambi alla cieca. Per andare avanti bisogna rischiare”.