Il Rinascimento bolognese è iniziato e che si sia aperta una nuova era lo dimostra il numero crescente di turisti che arriva da ogni angolo del Paese e del mondo. Merito dell’alta velocità e dell’aeroporto dove atterrano voli low cost provenienti da tutta Europa Una meta che punta sulla bontà della cucina e la bellezza del centro storico

Dopo gli infuocati anni Settanta che nel bene e nel male l’avevano portata alla ribalta, Bologna pareva essersi addormentata e vivere in una sorta di limbo. Rari i turisti che si incontravano per le vie del centro e altrettanto episodici gli eventi culturali che facevano accendere i rilettori sulla città simbolicamente rappresentata dalle Due Torri. Poi, improvviso e in parte inaspettato, il risveglio. Oggi, in qualunque mese dell’anno, il centro di Bologna è a ollato quanto altre città turistiche di primo piano. Trovare una camera nei weekend negli alberghi e nei B&B non è a atto scontato e conviene muoversi per tempo se si intende soggiornare per più di un giorno. Oltre all’indiscutibile, originale bellezza che inalmente si può ben dire essere stata apprezzata, ad attirare tanti turisti sono stati principalmente due fattori: i treni dell’alta velocità, che la collegano rapidamente a Milano e a Firenze, e i voli low cost della Ryanair. Per forza di cose, da meta di passaggio si è trasformata in un luogo accogliente dove far tappa. Un numero in costante crescita si spinge fuori da aeroporto e stazione per scoprire un universo sconosciuto e per molti versi sorprendente. D’altronde è ben nota la qualità della cucina petroniana, lo era meno l’originalità dei luoghi del centro storico che propone autentici imperdibili gioielli. A tutto questo si aggiunge un altro aspetto, per nulla secondario: Bologna è una città facile da visitare, ideale anche per chi non ama a rontare gli inevitabili problemi che si incontrano in una metropoli. Tutto è a portata di mano, non si impiega mai più di dieci minuti a piedi per spostarsi da un luogo all’altro all’interno della cerchia di quelle che erano le antiche mura della città di cui restano solo le porte d’accesso. Così passeggiando sotto i portici il vociare è divenuto un crogiuolo di lingue, i bolognesi si concentrano dietro i banconi delle innumerevoli osterie e le vetrine gri ate del centro storico sono meta anche di chi vuole fare shopping senza necessariamente spingersi in via Montenapoleone a Milano. La luccicante, calda Galleria Cavour, a due passi da Piazza Maggiore, ospita le vetrine di Vuitton e di Gucci, oltre a Ti any, Armani e molti altri. Insomma il Rinascimento bolognese è appena iniziato e conviene approittarne per una vacanza che si rivela per i più sorprendente. E non solo per mortadella e tortellini.


Al centro di una regione che è la food valley del Paese, con la maggior concentrazione europea di prodotti dop e igp, campioni di export come parmigiano reggiano, aceto balsamico e salumi, la città è crocevia delle migliori tradizioni gastronomiche

di Lorenzo Frassoldati

Perché visitare Bologna e il suo territorio? Per i portici, per il Quadrilatero delle botteghe medioevali, per i musei, per il fascino dei palazzi nobiliari nelle viuzze del centro storico, per la collezione Giorgio Morandi, per il Polittico di Giotto, per le Sette Chiese e piazza Santo Stefano, per il Compianto di Niccolò dell’Arca? Anche. Ma i turisti che sempre più numerosi affollano il centro storico, consacrando un boom di presenze senza precedenti per una città che viveva (una volta) di turismo solo ieristico e congressuale, sono attratti pure da una cucina che è bandiera del made in Italy nel mondo. Al centro di una regione che è un po’ la Food valley del Paese, con la maggior concentrazione europea di prodotti a marchio dop e igp, con campioni di export come parmigiano reggiano, grana padano, aceto balsamico, salumi, Bologna è crocevia di tradizioni gastronomiche che fanno sintesi fra le tradizioni emiliane del bollito, della pasta fresca, del tortellino, del burro, dei fritti e quelle romagnole della carne ovina, dei formaggi di pecora, dell’olio d’oliva, della piada, del pesce azzurro. Al traino della tavola trionfante del capoluogo emiliano si è disvelata anche una tradizione enologica che un pugno di appassionati vigneron insediati sui colli che circondano la città ha coltivato con caparbietà. Il giacimento enologico che piano piano è venuto alla luce si chiama Pignoletto, uva a bacca bianca (Grechetto gentile) di territorio che si è ormai deinitivamente a rancata dal suo status di Cenerentola delle bollicine, con un successo crescente nella versione frizzante sugli sca ali dei supermercati di tutta Italia. La nouvelle vague delle bollicine ha lanciato il Pignoletto come alter ego in bianco del rosso Lambrusco ad alleggerire una cucina un po’ grassa e bisognosa di ’coadiuvante’ liquido. Negli ultimi anni il Pignoletto è al centro di un progetto-qualità che ha portato alla Docg – il marchio di eccellenza – per il prodotto fermo o frizzante coltivato e imbottigliato nel territorio dei Colli, governato dall’omonimo Consorzio, mentre sulla più vasta area del Pignoletto doc da Faenza a Modena, vigila il Consorzio Pignoletto Emilia Romagna. Una sinergia fra piccoli produttori artigianali dei Colli e le grandi cantine pedecollinari che sta facendo bene a entrambe le denominazioni. Non solo Bologna-city quindi al centro di una grande (ri)scoperta da parte di turisti e media: anche i Colli Bolognesi vivono una stagione decisamente lorida, grazie al trend positivo del turismo slow sulle vie del trekking, alla scoperta di natura e paesaggio, ma anche in virtù della straordinaria o erta enologica e gastronomica nel segno della qualità e dell’accoglienza. I Colli bolognesi si protendono sulla pianura tra Bologna e Modena come balconate naturali, punteggiate da pievi e abbazie, ma anche sorvegliate da solide, paciose case rurali. A tratti morbidi, ma anche aspri di calanchi, di inestricabili boschi. Qua e là spuntano tra gli alberi secolari anche ville e palazzi nobiliari. Qui la vigna è vecchia di secoli, quasi quanto il buen retiro collinare delle ricche famiglie bolognesi, dedite ai commerci o alle professioni liberali. Fin dal 1700 qui produrre vino è anche passione e necessità delle famiglie dei mezzadri e dei coltivatori dell’area, che ai proprietari ’di città’ – gli Albergati, i Marescalchi, i Ranuzzi, i Malaspina, i Cavazza Isolani – conferivano oltre che latte, burro, carne, polli e uova anche tante bottiglie di bianco e rosso per accompagnare i piatti della succulenta cucina petroniana. Luoghi di deliziose villeggiature ma anche di operosa vita in campagna, e di appassionate sperimentazioni vitivinicole. Enoturisti e gastronauti qui troveranno vini di territorio e dall’ottimo rapporto qualità/prezzo accanto a prodotti tipici come il tartufo bianco di Savigno, i salumi artigianali, il Parmigiano-reggiano, specialità come crescentine e tigelle. Le antiche ville sono diventate in molti casi agriturismi dove la vacanza è ’slow’ e si può gustare una cucina di territorio davvero ’a chilometri zero’.

TOP 5 DI BOLOGNA

1
IMPERDIBILE
COMPIANTO

Il Compianto sul Cristo morto è un capolavoro di Niccolò dell’Arca conservato nella chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna.

2
IL MEGLIO
A FICO

Fico Eataly World a Bologna propone un viaggio attraverso le eccellenze gastronomiche di tutto il Paese.

3
I MERCATI
IN CENTRO

In centro da visitare il Mercato delle Erbe in fondo a via Ugo Bassi e le vie Pescherie Vecchie e Clavature.

4
AULE
ANTICHE

La zona universitaria che dalle Due Torri si estende lungo via Zamboni è popolata da studenti da mattina a notte fonda.

5
A PIEDI A SAN LUCA

Una passeggiata sotto i portici che dal centro di Bologna portano fino al santuario della Madonna di San Luca